«Escalation»

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Roberto Crivello ha scritto:Però attento: deve inquadrare le due parole ciascuna nel suo periodo storico (p.es., solo giornali al tempo di bar, una rete telematica mondiale oggi) e alla luce dei mutamenti avvenuti nel sentimento della norma linguistica degli italiani.
È proprio ora di citare quel che tempo fa, privatamente, m’aveva inviato il mio carissimo amico Ladim (considerazioni di Anacleto Verrecchia sul noto Schopenhauer):
Un libro di saggezza come questo [Verrecchia sta parlando dei Parerga e paralipomena di Schopenhauer] non invecchia mai, sia perché il filosofo vede le cose sub specie aeternitatis, sia perché l’uomo, in qualsiasi epoca, sotto qualsiasi cielo e a qualsiasi latitudine, rivela in fondo sempre gli stessi bisogni e le stesse pazzie. Sarebbe improprio, dunque, parlare qui di attualità o inattualità. Quelli che storicizzano tutto, magari anche la metafisica o le idee platoniche, hanno perso la facoltà di pensare. Costoro credono che l’uomo cambi radicalmente a seconda delle epoche e delle circostanze; ma Schopenhauer risponde che “ogni realtà, vale a dire ogni presenzialità inverata, consta di due metà, il soggetto e l'oggetto, sia pure così imprescindibilmente e intimamente associati come l'ossigeno e l'idrogeno nell'acqua”. Ora, se la metà oggettiva della realtà è nelle mani del destino e quindi mutevole, “la metà soggettiva siamo noi stessi: essa è dunque, in sostanza, immutabile. Perciò la vita di ogni uomo, a dispetto di tutti i mutamenti determinati dal di fuori, mostra costantemente il medesimo carattere, ed è paragonabile a una serie di variazioni su un unico tema. Nessuno può uscire dalla propria individualità” [...] Infine, come scrive Schopenhauer, “i saggi di tutti i tempi hanno sempre detto le medesime cose, e gli stolti di tutti i tempi, vale a dire la stragrande maggioranza, hanno sempre fatto le stesse cose, cioè il contrario; e così sarà anche in futuro”.
E mi richiamo alla struttura della lingua italiana, che solo occasionalmente ammette terminazioni consonantiche. Ma non starò qui a farle una lezione di storia della lingua, visto che quel che a lei preme è piuttosto come la gente percepisce i fenomeni.
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Federico
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Intervento di Federico »

Lei, Marco, crede che escalation non possa scomparire? Ma non è altro che una malattia che affligge (principalmente) giornalisti e compagnia bella: attualmente è epidemica, ma non escludo affatto che sia possibile rintuzzarla e ridurla a uno stato endemico.
E questo perché vedo già individui resistenti, anche se nel nostro caso non possono essere valorizzati dalla selezione naturale in quanto i deboli non vengono affatto eliminati: ad esempio ho sentito il discorso alla Camera di un politico che ha parlato qualche minuto della situazione in Medio-Oriente usando due volte (o tre?) spirale e neanche una escalation, mentre un giornalista, svolgendo una rassegna stampa, in un tempo paragonabile ha trovato modo di usarlo nientepopodimeno che quattro volte, di cui solo due in riferimento a una guerra!
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Segnalo che la Crusca ha pubblicato una scheda su escalare ed escalazione: a quanto pare, i due adattamenti non sono usati soltanto nell’accezione generica delle scienze politiche (‹intensificazione, inasprimento, ecc.›), ma anche in àmbito aziendale, nel quale risultano piuttosto opachi a chi non è addentro a questo gergo.
sempervirens
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Intervento di sempervirens »

Posso dire che non ho mai usato escalation nei discorsi né in quelle poche e sporadiche traduzioni personali che facevo fino a qualche anno fa.
Per esperienza di vita, e per questione di punti di vista, dico che nella maggior parte dei casi bellici del dopoguerra dove è coinvolta una superpotenza e un altro Paese belligerante non mi farei scrupoli ad usare la parola rappresaglia invece delle tante parole adatte a sostituire escalation, poiché è di rappresaglia che spesso si tratta.

Faccio un esempio. Una masnada di guerriglieri, o terroristi, o soldati regolari, o altro ancora, lanciano un razzo su un accampamento militare, o su una colonna in movimento, o su un altro obiettivo strategico, e fanno fuori una decina di soldati. La risposta spesso è di maggior brutalità e altamente repressiva. Sovente vengono impiegate tecnologie per meglio annientare la vita (tutta) del luogo responsabile dell'offesa.
Io nella mia lingua ci credo.
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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

E allora è una retaliation, non una escalation. Quindi è giusto dire rappresaglia ... in questo caso.
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Escalation»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Riesumo il filone perché mi sono imbattuto in un termine che sta a metà strada fra la traduzione e il calco, in un comunicato stampa del ministero della difesa (grassetto mio):

Le possibilità di intervento della nave, anche attraverso l’eventuale impiego del solo elicottero, sono pertanto state precluse sia dalle​ distanze in gioco, sia dalla dinamica dell’evento. Inoltre, in tali circostanze, con il personale militare libico già a bordo, l’eventuale arrivo dell’elicottero sul luogo dell’evento avrebbe innescato un processo escalatorio, innalzando la tensione e mettendo a rischio la stessa sicurezza dei pescatori italiani.

In Google Libri si trova una decina di risultati circa per escalatorio (contando anche le forme declinate). La locuzione processo escalatorio, invece, si trova soltanto in questo comunicato stampa: i cento e passa risultati che si trovano cercandola su Google tra virgolette sono citazioni del medesimo comunicato.

Che processo escalatorio sia un modo per rendere in italiano escalation è confermato dalle oltre 5.000 occorrenze su Google della collocazione «innescare un’escalation».
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G. M.
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Re: «Escalation»

Intervento di G. M. »

Ferdinand Bardamu ha scritto: mer, 11 nov 2020 15:09 [...] processo escalatorio [...]
Di primo acchito mi suona molto "burocratese" :? ; come se anziché dire «Il genitore deve curare l'alimentazione dei figli» dicessi «Il genitore deve curare il processo alimentatorio dei figli».
Detto questo, se non ci fosse alternativa, è pur sempre meglio dell'anglicismo crudo. :wink:
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Escalation»: «Processo escalatorio»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

In effetti sa molto di antilingua calviniana, come del resto tutto il comunicato. L’ho segnalato soprattutto per l’aggettivo escalatorio, di cui si trovano circa 80 risultati su Google, tutti legati a faccende di difesa ed esercito:

Nell'ottica della salvaguardia degli interessi nazionali e con la volontà di assicurare il rispetto del Diritto Internazionale marittimo, insieme a Francia e Cipro, già dalla fine dello scorso anno la presenza della Marina Militare è stata significativamente incrementata adottando un approccio non escalatorio […]. (FONTE)

I due Ministri si sono poi confrontati sulla situazione nel Mediterraneo Orientale, condividendo l’importanza di mantenere alta l’attenzione, anche attraverso la presenza navale, a tutela del rispetto del diritto internazionale e degli specifici interessi nazionali nella regione, evitando qualsiasi atteggiamento escalatorio e mantenendo aperti i canali di dialogo con tutti gli attori coinvolti. (FONTE)

Qui è stato creato anche un derivato, de-escalatorio:

Quanto al contributo dell’Italia sull’Iran, Guerini dichiara che “giustamente il ministro degli Esteri sta seguendo con attenzione quel dossier” ma ritiene anche che “accanto all’impegno per garantire alcuni principi fondamentali, come ad esempio la libera navigazione nello stretto di Hormuz, si debba affiancare un’attività che continui il dialogo con il governo di Teheran” con un approccio “fermo, ma mantenendo un atteggiamento de-escalatorio”. (FONTE)

Dev’essere un termine molto comune in quegli ambienti. D’altra parte, escalation, com’è stato già detto sopra, è una parola in uso in àmbito militare: pare dunque che si sia sentita l’esigenza di adattarla per adoperarla in testi ufficiali (purtroppo sempre improntati al burocratese).
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Roberto Crivello
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Re: «Escalation»

Intervento di Roberto Crivello »

Escalatorio? Non si sa se piangere o ridere... Per quanto mi riguarda, non posso fare a meno di pensare alla reazione di Bruno Migliorini al momento di inserire eclatante in Parole nuove.
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Marco1971
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Re: «Escalation»

Intervento di Marco1971 »

E quale sarebbe oggi la reazione di Migliorini se potesse vedere lo stato dei dizionari attuali, che non inseriscono le parole nuove forestiere in un glossario a parte, ma nel corpo del dizionario, come se yes e linkage (prese a caso dal GDU) fossero parole pienamente italiane?

Eclatante può non piacere, ma almeno è fonotatticamente italiano, e continua a vivere senza creare difficoltà né di comprensione, né di pronuncia, né di ortografia. E cosí escalatorio non dovrebbe disturbare nessuno.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Roberto Crivello
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Re: «Escalation»

Intervento di Roberto Crivello »

M'immagino che Migliorini lo sapesse pure che eclatante è fonottaticamente italiano, ma se aveva reagito come aveva reagito, un motivo ci deve essere...
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Escalation»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Giusto per far capire di che parliamo, Migliorini scrisse «nel 1963 che [l’aggettivo eclatante] era stato adoperato ‹si spera per ischerzo› come adattamento dell'originale francese» (cito da questo suo intervento).
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Marco1971
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Re: «Escalation»

Intervento di Marco1971 »

E aggiungo il rimando alle occorrenze di escalazione all’interno di Google Libri (non tutte recentissime!). Anche qui si può storcere il naso oppure considerare che un adattamento integrale è meglio per i parlanti di un forestierismo crudo.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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