«Stepchild adoption»

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » lun, 15 feb 2016 23:31

Incipit ha scritto:[A]nche perché la traduzione letterale di “stepchild” in “figliastro” non si adatta certo ai tempi nostri e alle nostre leggi.
Sarei curioso di sapere donde provenga questa lapidaria certezza.

A proposito: fatelo sapere anche agli anglofoni, che stepchild non va più bene. Dovrebbero inventarsi qualcosa come conchild...
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Intervento di sempervirens » mar, 16 feb 2016 1:08

Animo Grato ha scritto:
Roberto Crivello ha scritto:[C]onfiglio per stepchild.
:roll:
Non vedo l'ora di rileggere la fiaba di Cenerentola e le sue consorelle...
Il Suo commento mi ha fatto sorridere. No, credo che non vedremo mai la fiaba rimaneggiata con la sostituzione del sostantivo sorellastre in consorelle. Perlomeno me lo auguro.


P.S. Di questo passo aspettiamoci che qualcuno ci venga a proporre godson per figlioccio, perché quest'ultimo ha la stessa desinenza di grassoccio. :)
Ultima modifica di sempervirens in data mar, 16 feb 2016 10:01, modificato 1 volta in totale.
Io nella mia lingua ci credo.

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Intervento di Infarinato » mar, 16 feb 2016 2:29

Animo Grato ha scritto:
Incipit ha scritto:[A]nche perché la traduzione letterale di “stepchild” in “figliastro” non si adatta certo ai tempi nostri e alle nostre leggi.
Sarei curioso di sapere donde provenga questa lapidaria certezza.

A proposito: fatelo sapere anche agli anglofoni, che stepchild non va più bene. Dovrebbero inventarsi qualcosa come conchild...
Semmai, co-child. ;)

Ma l’assurdità di configlio è soprattutto di natura linguistica, e stupisce che la proposta venga da un presidente onorario dell’Accademia della Crusca e che sia stata avallata dal gruppo Incipit.

A parte, infatti, le perplessità (in molti suscitate) sulla reale necessità d’un termine «politicamente corretto» rispetto al tradizionale e falsamente dispregiativo (ancorché effettivamente riduttivo) figliastro (ma, come si è giustamente rilevato, riduttivo è —ahinoi— il designato) e il fatto che, come faceva notare efficacemente Domna Charola, configlio denoterebbe invece una già avvenuta equiparazione al figlio (e allora perché non direttamente figlio?), sul piano piú propriamente semantico confratello, consorella, cognato, consuocero sono tutti termini relativi a parigrado (ovvero se A un confratello di B, B è un confratello di A etc.), sicché un’espressione quale *adozione del configlio darebbe a intendere che, a adottare il bambino, non sia il compagno del genitore, sibbene il di lui figlio! :shock:

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 16 feb 2016 3:23

Nutrivo dei dubbi anch’io, ma non riuscivo a esprimerli compiutamente; meno male che ci ha pensato Infarinato. In effetti configlio, che ho inserito nella lista piú perché proviene da un presidente onorario della Crusca che per vera convinzione, presenta un contorcimento semantico che nessun’urgenza di rispetto (purtroppo spesso soltanto esteriore) riesce a drizzare.

Sarebbe stato meglio non correr dietro al politicamente corretto, e limitarsi a sancire l’ovvia traduzione adozione del figliastro; del resto, se il termine già in inglese non si perita di dire le cose come stanno senza inutili salti mortali onomaturgici, perché noi dovremmo edulcorare le cose?

(Da notare, poi, che il gruppo Incipit avalla, come traducente alternativo, adozione del figlio del partner perché «[partner] si offre alla lettura in forma non diversa dalle parole italiane (si legge come si scrive, almeno nella pronuncia adattata che ha corso da noi)»: detto cosí, senz’alcuna osservazione sulla differenza tra la fonotassi italiana e la inglese.)

Se mi è permesso, proverei a riportare le inoppugnabili e rigorose obbiezioni di Infarinato tra i commenti dell’intervento sulla pagina di Facebook della Crusca.

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Intervento di domna charola » mar, 16 feb 2016 9:45

Un'altra osservazione che ho finalmente messo a fuoco leggendo i vostri interventi: figliastro/a è comunque, nel nostro vecchio italiano, il/la figlio/a di primo letto di un/a compagno/a (d'ora in poi semplifico, versione femminile sottintesa), indipendentemente dal suo statuto di "adottabile".
Conosco un sacco di figliastri che convivono col nuovo compagno del genitore, e contemporaneamente incontrano il proprio genitore effettivo, ovvero, la scelta di cambiare compagno non ricade automaticamente anche sul figlio, che cambia quindi genitore.
Il termine configlio, proprio per quella particella di relazione, introduce invece l'idea che quel figlio acquisisca automaticamente un rapporto col nuovo compagno (con-padre? qui è l'assurdità: quella persona, a priori, non ha niente a che vedere e nessun diritto sul figlio altrui), cosa che invece non è.
Insomma, c'è un passaggio che si salta, secondo me: per adottare il figliastro occorre che questo sia prima orfano, o di paternità non riconosciuta, ovvero non sia più "figlio" perché il genitore effettivo manca. Configlio invece suggerisce che possa essere contemporaneamente "figlio" di qualcuno, e imparentato in qualche modo parentalmente anche a qualcun altro.
La differenza è fra una parentela imperfetta - "-astro" appunto, cioè una specie di quasi-figlio - e un legame di parentela già stabilito a priori, cosa che invece non è. Fino a scomparsa del genitore (per scelta o per cause naturali), il figlio della compagna resta figlio del suo genitore, e basta, senza legami filiali di alcun tipo con alcun altro.

Torno a ripetere: non si adotta il configlio, si adotta il figlio privo di padre della compagna, "figliastro" perché effettivamente con esso non si ha alcun reale rapporto giuridico e nessuna interazione legalmente codificata.
Un conto è una parentela sancita da regole riconosciute dalla comunità, e avente effetti, e un altro una relazione informale e casuale, che giustamente verrà indicata come di serie B, non effettiva.

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Intervento di Infarinato » mar, 16 feb 2016 12:17

Ferdinand Bardamu ha scritto:Se mi è permesso, proverei a riportare le inoppugnabili e rigorose obbiezioni di Infarinato tra i commenti dell’intervento sulla pagina di Facebook della Crusca.
Fa’ pure, caro Ferdinand, ché a me mi vien da ridere (…per non piangere :cry:).

Anzi, io riassumerei tutte le obbiezioni fin qui fatte (compresa la tua fonotattica su partner… ma non bastava compagno?) con la tua invidiabile capacità di sintesi.

Esordirei sgombrando invece il campo dall’unica obbiezione veramente inammissibile (ma ricorrente, anche in quella pagina): quella della presunta bizzarria del neologismo, prevenuta dallo stesso Sabatini e magistralmente affrontata dal Castellani nel suo «Vendistica e il concetto di bizzarro».

Incidentalmente faccio poi notare che nel mondo anglosassone si parla piuttosto di step-parent adoption (negli Stati Uniti, anche di co[-]parent[al] [o second-parent] adoption), neologismo giuridico che, come fa notare anche uno dei commentatori, in Italia è stato già tradotto con adozione coparentale (…meglio sarebbe stato comparentale, ma accontentiamoci!).

Stepchild adoption (al contrario di un semanticamente impossibile *stepchild’s adoption con genitivo possessivo soggettivo) è comunque accettabile [in inglese] perché, appunto, quello stepchild è usato in funzione aggettivale (oltre al fatto che child significa anche [genericamente] «bambino», non solo [specificamente] «figlio»). E infatti, volendo proprio inventarci un configlio, avremmo potuto almeno dire adozione confiliale, che risulta lievemente piú accettabile.

(Mi domando se le onde gravitazionali recentemente rilevate [o rivelate] non siano da imputarsi, anziché alla collisione di due buchi neri, al continuo rivoltarsi dei poveri Bruno e Arrigo nelle rispettive tombe… :?)

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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 19 feb 2016 18:31

Ho pubblicato un commento all’intervento nella pagina di Facebook della Crusca. Non so se serva a qualcosa, ma perlomeno ha innalzato un pochino il livello della discussione, da uno sconsolante «Configlio sembra un po’ coniglio»…

L’altro giorno, in un programma musicale su Radio Uno, il conduttore, discutendo di anglicismi, ha detto (cito a memoria): «Oggi si parla di stepchild, che poi sarebbe il configlio…». Stante tutto ciò che abbiamo detto, non so se rallegrarmi o no. :?

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Intervento di Infarinato » ven, 19 feb 2016 18:56

Ferdinand Bardamu ha scritto:Ho pubblicato un commento all’intervento nella pagina di Facebook della Crusca.
Ottimo!… Ma non lo vedo. :?

Carnby
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Intervento di Carnby » ven, 19 feb 2016 21:32

Configlio non sarà bellissimo ma ha un pregio: segna il ritorno della Crusca a fare quello che gli spetta, ovvero la salvaguardia dell'italiano. Per fare la descrizione pura e semplice dello stato della lingua ci sono già molti (troppi?) linguisti.

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Intervento di Roberto Crivello » mer, 24 feb 2016 2:23


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Intervento di domna charola » mer, 24 feb 2016 11:28

C'è un periodo che secondo me evidenzia la differenza:

"Non si tratta di una creazione cervellotica: esiste già una famiglia lessicale che utilizza questo schema compositivo, quella di “compare” e “comare” (e, come forme arcaiche o dotte, in uso nell'antropologia culturale, “compadre” e “commadre”), e anche di “confratello” e “consorella”, usati solo in riferimento agli appartenenti a congregazioni religiose."

Comare e compare (ovvero padrino e madrina) sono designati tali, ovvero sono figure specifiche che attraverso l'esecuzione dell'atto divengono tali, cioè acquisiscono quel tipo di rapporto col figlioccio, valido per il futuro.
Analogamente i confratelli e le consorelle sono tali dopo una qualche cerimonia di iniziazione / accettazione da parte del gruppo/setta/convento, quindi in seguito a un'elezione volontaria che ne muta lo statuto.

Il "configlio" sarebbe invece uno status che si ha prima dell'atto formale di messa in relazione con chi adotta (adozione); mentre, nel momento in cui la relazione si realizza, la persona diviene "figlio" a tutti gli effetti, equiparato per legge, e quindi il problema decade.
Il prefisso con- contiene un'inclusione, come evidenziato anche dagli esempi dell'articolo.
Il figlio del partner invece non è "incluso" nel partner, ma è una persona a sé che si decide di far entrare nella cerchia di parentela della nuova famiglia. Nel momento in cui ciò avviene, diverrebbe "configlio", seguendo lo schema della famiglia lessicale composta con "con-"; la legge però sembra dire che a quel punto è "figlio" e basta, senza alcuna distinzione.

sempervirens
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Intervento di sempervirens » mer, 24 feb 2016 12:20

Qualcosa di nuovo usando la parola prole sarebbe possibile? Prole acquisita. Prole adottata. Conprole. Tutto, purché non si faccia fare vita facile a questo ennesimo anglicismo! :)
Io nella mia lingua ci credo.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 24 feb 2016 12:49

Le obbiezioni formulate fin qui sono tutte inoppugnabili. Configlio — spiace dirlo, perché la proposta viene da uno studioso insigne e stimabile — non convince sotto l’aspetto semantico. Tuttavia, occorre prendere atto che, con questo neologismo e con le altre proposte del gruppo Incipit (salvataggio interno per bail-in, centro d’identificazione per hot spot, lavoro agile per smart work), la Crusca è tornata a fare il suo lavoro, come faceva notare Carnby. Di questo va dato merito al presidente Marazzini, a mio parere.

Mi pare inoltre che l’iniziativa antiforestierismi della Crusca goda di una certa autorevolezza. Stamane, a Tutta la città ne parla, programma di Radio Tre, il conduttore, parlando del tema delle unioni civili, ha usato adozione del configlio, dapprima precisando che si tratta di una proposta proveniente dall’Accademia (è, d’altra parte, un neologismo recentissimo, e la precisazione è d’obbligo), e poi senz’altre note. Piuttosto che s’imponga stepchild adoption, mi accontento anche di un imperfetto adozione del configlio.
Grazie della segnalazione. Mi stupisco però di queste parole di Cortelazzo:
Michele Cortelazzo ha scritto:… si sta diffondendo la forma accorciata “stepchild” al femminile, così come si sente “la spending”, per “spending review” e “la voluntary” per “voluntary disclosure” (un vezzo tutto nostro, che non entrerebbe mai in gioco se avessimo a che fare con un'espressione italiana: chi mai chiamerebbe questo tipo di adozione “la figliastro”?)
Ma quale vezzo? Come ci dice Klajn (I. Klajn, Influssi inglesi nella lingua italiana, Firenze: «Olschki», 1972, p. 70 e ss.), quest’abbreviazione delle locuzioni di origine inglese formate da due parole non è altro che una forma di adattamento sintattico alla struttura italiana testa-modificatore. L’esempio fatto da Cortelazzo dimostra un’incomprensione di questo fatto: in italiano si direbbe, per brevità, adozione, se il contesto interviene a chiarire di quale adozione si parla; ossia, si userebbe la testa del sintagma, che sta «a sinistra». Ed è indicativo dell’equivoco in cui è incorso il professore l’esempio ch’egli fa di alcuni anglicismi recenti, come voluntary disclosure o spending review: se avesse scelto altri forestierismi ormai d’uso stabile, come smoking o basket, sarebbe stata chiara la normalità dell’abbreviazione.

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Intervento di Roberto Crivello » mer, 24 feb 2016 17:54

Ferdinand Bardamu ha scritto:Le obbiezioni formulate fin qui sono tutte inoppugnabili. Configlio — spiace dirlo, perché la proposta viene da uno studioso insigne e stimabile — non convince sotto l’aspetto semantico. [...]
Paolo Monelli diceva cose analoghe quando Bruno Migliorini propose regista, e con dovizia di argomenti basati sull'etimologia, sulla semantica, sulla fretta con cui il neologismo era stato creato e così via, proponeva reggitore. Poi si sa come è andata a finire: oggi tutti diciamo regista anziché régisseur senza stare a chiederci se è parola giusta o sbagliata.
:wink:

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 24 feb 2016 18:07

Concordo con lei sulla necessità di non esser troppo sofistici: un autorevole linguista ha inventato questa parola, la parola piace (o non dispiace) ai giornalisti, perciò non ci lamentiamo. Per una volta tanto abbiamo un neologismo che non fa storcere il naso ai piú: teniamocelo, nonostante le sue mende.

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