«Stepchild adoption»

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marcocurreli
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Intervento di marcocurreli » mer, 24 feb 2016 19:11

domna charola ha scritto:Comare e compare (ovvero padrino e madrina)…
Per me comare e compare sono i genitori del figlioccio nei confronti della madrina e del padrino. Cioè, la madre e la madrina sono comari, il padre e il padrino compari.

domna charola
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Intervento di domna charola » ven, 26 feb 2016 14:48

Sì, penso possa avere ragione; li ho sentiti usare in casa nei due sensi, ma probabilmente è un'imprecisione.

Quanto al configlio, secondo me bisognerebbe sentire anche gli interessati, se si sentono "configli" di uno sconosciuto/a che è entrato in relazione col di loro genitore/trice. Il punto per me è soprattutto qui, al di là di formazione, semantica e regole.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » ven, 26 feb 2016 18:31

domna charola ha scritto:Quanto al configlio, secondo me bisognerebbe sentire anche gli interessati, se si sentono "configli".
Secondo me, invece, in questi casi non è buona norma chiedere il parere dei presunti interessati. Dico "presunti" perché in ballo c'è la lingua, che non appartiene a loro più di quanto appartenga a me o a Lei, perciò non si può sottostare ai capricci di chi si sente sminuito da questa o quella parola (o addirittura, per citare un altro caso in cui l'opinione dell'"interessato" è tutt'altro che dirimente, ignora la pronuncia del proprio nome).
La parola giusta c'era già ed è figliastro. Se poi ci hanno le cheche, se le facciano passare.
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domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 29 feb 2016 11:51

Ma su figliastro mi trova perfettamente daccordo. È, alla lettera, una specie di figlio che però figlio non è. Penso che più che urtare la sensibilità di qualcuno, dovrebbe risultare adeguato.

Mentre configlio di per sé può dare fastidio, e c'è pure la ragione, perché non è corretto, e uno non è figlio del primo, a caso, che capita. Resta "semplice conoscente", o, appunto, "una specie di figlio", cioè figliastro.

Io ascolterei l'opinione degli interessati solo nel momento in cui gli appioppo, d'ufficio, un termine non corrispondente al vero. Da un punto di vista legale, questo potrebbe essere persino un elemento di un certo spessore...

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Intervento di Carnby » lun, 29 feb 2016 13:50

Animo Grato ha scritto:La parola giusta c'era già ed è figliastro. Se poi ci hanno le cheche, se le facciano passare.
Non sarei così drastico. Anche nel caso di faccende puramente eterosessuali, matrigna e figliastro hanno, purtroppo, un significato inevitabilmente dispregiativo. E quasi nessuno si presenterebbe dicendo «io sono il figliastro di Tizio».

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Intervento di domna charola » mar, 01 mar 2016 11:43

Il punto è quello. Io non mi presenterei mai come "il figliastro" o "il configlio" di Tizio, a meno che Tizio non sia il Megadirettore di un importante Ente presso cui voglio essere assunto... chi può avere interesse a collegarsi con un rapporto quasi-filiale a uno sconosciuto/a, acquisito solo perché il legittimo genitore ha deciso di convolare con esso e farsi una nuova famiglia?

"Nuova famiglia": un'altra parola chiave. È una pagina che si volta, è una nuova storia che inizia. Il figliastro, o la "specie di figlio" è tale solo per la comodità locutoria del mondo esterno. Nella realtà individuale resta, appunto, una "specie di rapporto" estraneo al naturale vissuto della persona, anche se passibile di ufficializzazione. Sta al nuovo venuto farsi accettare nel rapporto filiale, e poi eventualmente regolarizzarlo secondo legge.

Del resto, nell'uso corrente, "figliastro/a" non implica in contemporanea che non si sia anche figlio/a di qualcuno, ancora vivente; il genitore si risposa, e si resta figli del proprio genitore, e figliastri del nuovo venuto, con un senso comunque di distanza, di non appartenenza. Un figlio esogeno, insomma, un extra-figlio o eso-figlio, non certo un con-figlio, cioè figlio contemporaneamente del genitore naturale, a cui si fa riferimento, e del nuovo venuto, di cui si subisce l'ingresso nella propria vita.

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Intervento di Infarinato » mer, 07 set 2016 9:43

Infarinato ha scritto:[L]’assurdità di configlio è soprattutto di natura linguistica, e stupisce che la proposta venga da un presidente onorario dell’Accademia della Crusca e che sia stata avallata dal gruppo Incipit.

A parte, infatti, le perplessità (in molti suscitate) sulla reale necessità d’un termine «politicamente corretto» rispetto al tradizionale e falsamente dispregiativo (ancorché effettivamente riduttivo) figliastro (ma, come si è giustamente rilevato, riduttivo è —ahinoi— il designato) e il fatto che, come faceva notare efficacemente Domna Charola, configlio denoterebbe invece una già avvenuta equiparazione al figlio (e allora perché non direttamente figlio?), sul piano piú propriamente semantico confratello, consorella, cognato, consuocero sono tutti termini relativi a parigrado (ovvero se A un confratello di B, B è un confratello di A etc.), sicché un’espressione quale *adozione del configlio darebbe a intendere che, a adottare il bambino, non sia il compagno del genitore, sibbene il di lui figlio! :shock:
Mah? :roll:

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Intervento di Animo Grato » mer, 07 set 2016 10:24

Preferisco non commentare...
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