L’inglese e le parolacce

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L’inglese e le parolacce

Intervento di Infarinato » mar, 07 mar 2017 16:28

Interessante teoria…
Beppe Severgnini ha scritto:The Italian language is so beautiful. All those vowels, those lovely flowing sounds, the mellifluous phrases honed by centuries of happy use. All that has changed.

Italians are using more and more “parolacce” (swear words).

[…]

How has this happened? There are three reasons.

Educational standards have changed…

The second reason? Public discourse has become angrier, as it has elsewhere in Europe and in the United States.

[…]

The most convincing explanation, though, is this: We simply don’t speak our own language as well as we used to. In the last 30 years or so, Italian, like most other languages, has been swamped by English words. But we put up less of a fight than the Spanish or the French. In Rome, we operate our desktop computer with a mouse, as they do in New York or London. In Madrid they use “el raton” with their “ordenador”; in Paris it’s “souris” and “ordinateur.”

Succumbing to the English invasion may make communication easier, but insulting someone effectively is an art in itself, requiring training, eloquence and imagination. Those common, ugly words sound like a declaration of impotence: “I’m too lazy to offend you properly, so I’ll call you a ‘stronzo’ ” — and we’ll both be the poorer for it.

Carnby
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Intervento di Carnby » mar, 07 mar 2017 16:40

Se non altro ci si comincia a domandare come mai l’invasione di parole straniere (inglesi) abbia colpito maggiormente l’italiano di altre lingue e come abbia impoverito e snaturato la nostra lingua.
Ultima modifica di Carnby in data mar, 07 mar 2017 16:47, modificato 1 volta in totale.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 07 mar 2017 16:47

A mio parere i media sono i primi colpevoli. Dagli anni Settanta a oggi l’opera di «svecchiamento» del linguaggio di giornali, radio e tivvú ha portato non solo a introdurre senza remore parole inglesi credendo di rendere la prosa e l’eloquio piú brillanti, ma anche a sdoganare colloquialismi prima banditi.

Basti un esperimento mentale: v’immaginate un noto critico d’arte e polemista televisivo dei giorni nostri ospite di una delle compassate tribune politiche della RAI del Carosello?

Carnby
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Intervento di Carnby » mar, 07 mar 2017 16:52

Separerei per quanto possibile l’invasione degli anglicismi tecnici da quella degli anglicismi correnti; mentre per i primi secondo me i responsabili sono stati i tecnocrati e gli appassionati che hanno cercato di «nobilitarsi» con l’inglese, per i secondi si può sospettare effettivamente l’emergere dell’incattivimento e involgarimento della lingua italiana che risale ai primi anni Novanta (oggi addirittura si sostiene che chi non è volgare non è sincero).

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Intervento di Sixie » gio, 09 mar 2017 11:45

Mi sfugge il nesso fra "l'inglese e le parolacce" ma, a mio avviso, chi conosce veramente l'inglese (e l'italiano) sa distinguere i modi e i tempi in cui usarlo in maniera propria.
Anche le brutte parole, un tempo, si sapevano usare in modo appropriato, ma della deriva linguistica dell'italiano attuale non attribuirei, se non in minima parte, la 'colpa' all'inglese e credo non fosse, questa, nemmeno l'intenzione dell'autore dell'articolo.
Ciò detto, dispiace anche a me che si sia persa quella straordinaria capacità d'invettiva/inventiva che era - quella sì - tipicamente italiana. :(
We see things not as they are, but as we are. L. Rosten
Vediamo le cose non come sono, ma come siamo.

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