«Jihad»

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G. M.
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«Jihad»

Intervento di G. M. » mer, 05 apr 2017 11:26

Sono consapevole di avventurarmi su un terreno difficile; correggetemi se faccio errori e non siate troppo severi. :)

Premessa: penso che, per la specificità del termine, non si possa fare un calco o limitarsi a una perifrasi, ma vada adattato. Ecco le mie considerazioni.

In italiano questo forestierismo viene pronunciato /ʤiˈad/ (mentre è sbagliata sotto ogni punto di vista la pronuncia con la j francese, /ʒiˈad/). L’adattamento più immediato sarebbe /ʤiˈada/ (con una d sola, per rendere l’allungamento vocalico dell’arabo, [ʤiˈaːda]). Si scriverebbe dunque giada: tuttavia nell’italiano standaro il gruppo ‹gia›, quando la i non è accentata, si pronuncia sempre /ʤa/: il termine rischierebbe di perdere presto il proprio carattere peculiare diventando /ˈʤada/*. Si potrebbe evitare ciò usando sempre la dieresi e scrivendo dunque gïada (cosa che si potrebbe fare, a prescindere da questo, per distinguere la gïada islamica dalla giada pietra), ma la dieresi è un segno grafico estraneo all'italiano comune, usato quasi unicamente in poesia: nell’uso comune una simile grafia apparirebbe straniera.
Per mantenere lo stacco tra la i e la a la soluzione migliore mi sembra allora quella di inserire tra di esse una consonante ad hoc.
La soluzione non è così ardita come può sembrare di primo acchito; vi porto il precedente di egira:
DOP ha scritto:lettera -i- inserita in it[aliano] e altre lingue (sp[agnolo], fr[ancese], ingl[ese]) solo per assicurare in qualche modo il suono palatale della lettera -g- come nell’ar[abo] hijra [hìǧra]
Sul genere da adottare per l’adattamento: in arabo il termine è maschile e questo, mi pare, è l’uso preferito dagli storici e dagli studiosi, ma comunemente si usa il femminile:
Vocabolario Treccani ha scritto:s. m., arabo […], usato in ital. per lo più al femm. (per avvicinamento alla parola guerra)
Anche il DOP lo dà come femminile, e così anche altri dizionari in rete (Sabatini-Coletti, Gabrielli). Il De Mauro dà sia maschile che femminile. Per fare un confronto, è femminile anche in spagnolo. Penso che con la terminazione in -a si possa offrire la possibilità di ambo i generi: femminile per l'uso comune, maschile per quello storico-scientifico, con regolare plurale in -e e -i rispettivamente.

(*Per citare un caso analogo, dalle mie parti – sono di Parma – praticamente tutti dicono sciare e sciato come [ˈʃaːre] e [ˈʃaːto]. Non so come sia la situazione nel resto d’Italia, ma vedo che, pur marcata "da evitare", tale pronuncia è riportata dal DiPI, per cui l'errore dev'essere abbastanza diffuso.)

Ditemi cosa ne pensate.

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Pedroh
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Intervento di Pedroh » mer, 05 apr 2017 12:33

Gihada o jiade?

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 05 apr 2017 14:11

La Treccani scrive gihād e così scriverei anch’io (aggiungendo magari la pipa secondo l’uso dell’ISO 233, quindi ǧihād). Non mi sembra il caso di avventurarsi in adattamenti, dato che è un termine appartenente alla cultura islamica e non possiamo tradurre tutti i concetti islamici con parole fonotatticamente italiane (a cominciare dai cinque pilastri: šahādah, ṣalāt, zakāt, ṣawm, ḥaǧǧ).

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Ferdinand Bardamu
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Re: «Jihad»

Intervento di Ferdinand Bardamu » mer, 05 apr 2017 14:16

Se ne parlò (in parte) anche in questo filone.
G. M. ha scritto:L’adattamento più immediato sarebbe /ʤiˈada/ (con una d sola, per rendere l’allungamento vocalico dell’arabo, [ʤiˈaːda]).
Mah, direi piuttosto che in italiano tradizionale (di base toscana) l’adattamento piú spontaneo sarebbe gïàdde.

Un adattamento che si rispetti, poi, non dovrebbe tenere in considerazione caratteristiche fonetiche (o fonematiche: non so quale sia caso dell’arabo) della lingua di partenza. Anzi, piú «disordina» il forestierismo per adattarlo alle strutture della lingua di arrivo meglio è. In tal senso, l’attribuzione (antifilologica) del genere femminile rappresenta un’ulteriore forma di adeguamento, perché accosta in maniera immediata la parola straniera a un vocabolo italiano comune. (È naturale però che gli studiosi siano piú inclini a rispettare la forma della parola importata; ma allora è piú facile che adottino una traslitterazione quanto piú possibile fedele dall’arabo.)

In effetti l’uso della dieresi sarebbe una stranezza, anzi un vero e proprio unicum nella nostra lingua. A mio parere sarebbe tuttavia una soluzione preferibile al mantenimento dell’acca, se non altro perché la dieresi, usata in una funzione analoga, fa parte della nostra tradizione poetica, mentre l’acca adoperata in tal modo ci è estranea.

In ogni caso, concordo con Carnby: accontentiamoci dell’adattamento parziale proposto anche dal DOP e scriviamo gihad (la ā, in testi in cui non è necessaria l’assoluta precisione filologica, si può sostituire con a).

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Re: «Jihad»

Intervento di G. M. » mer, 05 apr 2017 19:15

Pedroh ha scritto:Gihada o jiade?
L’ellissi è stata un po’ eccessiva, temo di non aver capito la domanda… :)
Carnby ha scritto:[...] non possiamo tradurre tutti i concetti islamici con parole fonotatticamente italiane (a cominciare dai cinque pilastri: šahādah, ṣalāt, zakāt, ṣawm, ḥaǧǧ).
E perché no? Se l’islamismo è davvero destinato a crescere in Europa come ci dicono… ;)
Ma, a parte queste considerazioni, si tratta di casi molto diversi: i cinque termini che lei cita sono noti in pratica solo ai mussulmani o a chi abbia studiato in qualche modo la loro religione, mentre sono totalmente ignoti alla maggioranza dei parlanti; mentre, in questi giorni, jihad è una parola molto usata, che penso conoscano praticamente tutti gli italofoni: non ne conosceranno con precisione l’esatto significato religioso, ma sanno più o meno di cosa si tratta e la parola è usata.
Ferdinand Bardamu ha scritto:Un adattamento che si rispetti, poi, non dovrebbe tenere in considerazione caratteristiche fonetiche (o fonematiche: non so quale sia caso dell’arabo) della lingua di partenza.
Penso di trovarmi su una posizione un po’ meno radicale della sua; ad ogni modo, nel caso in esame non mi pare di essere stato eccessivamente filologico: la mia proposta è infatti di aggiungere una lettera che in arabo non c’è! :D
Ferdinand Bardamu ha scritto:(È naturale però che gli studiosi siano piú inclini a rispettare la forma della parola importata; ma allora è piú facile che adottino una traslitterazione quanto piú possibile fedele dall’arabo.)
Ahimè, è così… ma è un peccato, la nostra lingua soffre e si impoverisce: le sure che diventano suwar, la Caaba che diventa Kaʿba, la Mecca che perde l’articolo…

Don Antonio
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Intervento di Don Antonio » mer, 05 apr 2017 19:55

Ecco un articolo che avevo già individuato qualche tempo fa, il quale presentava la forma riportata anche dalla Treccani:

https://www.eurasia-rivista.com/la-batt ... trategica/

Nell'interessante articolo, il giornalista scrive con molta disinvoltura i termini gihad, gihadismo e gihadista.

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