«Lockdown»

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G.B.
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«Lockdown»

Intervento di G.B. »

E con la diffusione del coronavirus
si diffondono
anche nuovi forestierismi.
Wikipedia ha scritto: A lockdown is an emergency protocol that usually prevents people or information from leaving an area.
Molteplici le possibilità traduttive: misure restrittive, protocollo o misure d'emergenza.

Pareri al riguardo?
Ultima modifica di G.B. in data dom, 22 mar 2020 11:06, modificato 1 volta in totale.

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G. M.
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Re: «Lockdown»

Intervento di G. M. »

Io userei (e in questi giorni uso) banalmente blocco; magari è generico, ma finora in tutti i contesti in cui ho incontrato il forestierismo si sarebbe potuto usare benissimo senza rimetterci in precisione.

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Infarinato
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Re: «Lockdown»

Intervento di Infarinato »

Berardinelli Giorgio ha scritto:
ven, 20 mar 2020 16:24
Wikipedia ha scritto: A lockdown is an emergency protocol that usually prevents people or information from leaving an area.
Molteplici le possibilità traduttive: misure restrittive, protocollo o misure d'emergenza.

Pareri a riguardo?
Fuori tema
Al riguardo! :evil:
No, l’elemento distintivo è «that usually prevents people or information from leaving an area», non «emergency protocol». ;)

Quindi, certo, blocco, chiusura, isolamento [forzato], relegazione, confinamento.

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G.B.
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Re: «Lockdown»

Intervento di G.B. »

Infarinato ha scritto:
sab, 21 mar 2020 15:55
No, l’elemento distintivo è «that usually prevents people or information from leaving an area», non «emergency protocol». ;)
Chiaro, mio errore semantico.
Ultima modifica di G.B. in data ven, 27 mar 2020 18:26, modificato 1 volta in totale.

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G. M.
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Re: «Lockdown»

Intervento di G. M. »

Vi segnalo l'articolo di Gramellini (Lamento di un «Loccodannato») sul Corriere di oggi.

[Poscritto del 26.3.2020]
Segnalo anche la nota della Fundéu, di oggi, che raccomanda (a seconda del significato) confinamiento e cierre 'chiusura'.

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Ferdinand Bardamu
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Re: «Lockdown»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Vi segnalo la trascrizione dell’intervista a Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, concessa alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora. In particolare, vorrei sottolineare questo passo:

“Tutto ciò che è avvenuto attorno al Coronavirus ha scatenato degli tsunami linguistici, sono entrate le parole straniere più stravaganti”.
Quali, ad esempio? “Lo stesso termine lockdown che ora è diventato molto famigliare, ma che ad esempio spagnoli e francesi non hanno utilizzato [grassetto mio :roll: ]”. In Italiano come lo avremmo potuto tradurre? “Con confinamento, esattamente come hanno fatto, nella loro lingua, spagnoli e francesi”.


Bravo, dice bene. Ma ormai è un pelino troppo tardi…

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Marco1971
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Re: «Lockdown»

Intervento di Marco1971 »

Il caso di lockdown si riallaccia a una tendenza molto presente e profonda, che spinge non solo all’abbandono del lessico esistente disponibile e deputato a esprimere i concetti che si vogliono designare con parole altrui, ma, anche, direi, a credere di esprimere, attraverso il forestierismo, un concetto nuovo. Ho fatto di recente l’esempio di range per fascia/intervallo/sfera/raggio (ecc. secondo i casi), e ce ne sono centinaia. Con questa tendenza verranno sostituite sempre piú parole del lessico comune, soprattutto sostantivi.

Tutto questo procede da una conoscenza sommaria dell’italiano da una parte, e dall’altra, dalla volontà di usare l’anglicismo anche quando esiste già il corrispettivo, sentito, per una distorta percezione della realtà semantica, come meno preciso rispetto al forestierismo. Ma la precisione, come ben sa chi sa ben, non dipende mai dal significante, ossia dalla struttura fisica della parola; dipende sempre dal suo (spesso disconosciuto) esatto significato.

È sintomatico che questo fenomeno esagerato susciti perfino l’attenzione all’estero, ad esempio in quest’articolo di cinque anni fa (e pazienza, manca l’accento su così o cosí nel titolo e una c in arlecchino, pochi errori in confronto a quelli di francese nella stampa italiana). E spesso, mi è stato chiesto: «Ma come? Non avete in italiano una parola per dire computer, account, password?» Nelle liste dei vocabolari multilingui la cosa risulta molto palese, tanto che ci si chiede se serva davvero la sezione italiana, visto che, per rivolgersi a un italiano, oggi, basta spesso quella inglese.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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