«Morbus anglicus»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

Moderatore: Cruscanti

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Incarcato
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Intervento di Incarcato » lun, 11 apr 2005 13:48

Temo di no, gentile miku. Il fenomeno dell'airglow consiste in una leggera luminosità del cielo notturno dovuta semplicemente ai gas atmosferici.

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miku
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Intervento di miku » lun, 11 apr 2005 13:56

Peccato: sarebbe stato almeno plausibile nottilucore... :(

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Infarinato
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Airglow

Intervento di Infarinato » lun, 11 apr 2005 14:07

miku ha scritto:Peccato: sarebbe stato almeno plausibile nottilucore... :(
Beh, nottilucóre (o nottilúmine) potrebbe comunque essere un’opportuna neoformazione (fra l’altro morfologicamente ineccepibile, contrariamente a noxlux, che non potrebbe nemmeno essere latino).

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miku
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Intervento di miku » mar, 12 apr 2005 13:40

Infarinato ha scritto
Beh, nottilucóre (o nottilúmine) potrebbe comunque essere un’opportuna neoformazione
Però nottilúmine è decisamente piú bello: nottilucore sembra, a me suditalofono, una imprecazione, una lastima siciliana, no' 'tti lucori! :)

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » mar, 12 apr 2005 21:29

Sentito qualche ora fa per televisione: il vocalist /'vOkalist/. Ma che sono tutti rincoglioniti? In questo caso non è comprensibile come si possa scegliere una simile pagliaccesca stonatura mentre abbiamo il/la vocalista. L’italiano del secolo prossimo, se non sarà del tutto estinto, assomiglierà a un vernacolo anglomorfizzato. Mi aspetto di sentire domani, nella stessa trasmissione, il vocalizing.

«Precorrendo i tempi»:

Sentito qualche hour fa per televísion: il vocalist. [...] L’itàlian del century prossimo avrà il look di un dialect... E qui stoppo prima di burstare.

Ecco quel che ci aspetta se non reagiamo, se lasciamo che prevalga la stoltezza, l’acriticità, l’asservimento all’impero americacano.

Moxnox
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Intervento di Moxnox » mer, 13 apr 2005 0:16

Oramai, la tendenza (scusate...il trend) che Lei, Marco, deprèca, sembra operare a livello inconscio. Ricordo una telegiornalista che qualche anno fa proclamò: "Il provvedimento è stato rimandato sàindai"......sic! :cry:
Che si chiamino telegiornalisti perché guardano la loro lingua (per tacere del latino) da molto lontano? E la dizione degli strapagati annunciatori (soprattutto quelli delle reti private)? Ma, mentre si abbronzano al centro estetico, non potrebbero sfogliare il DOP?
E le annunciatrici straniere? E i canali, come MTV, che tutti i giovani guardano? I giornalisti delle televisione della Svizzera italiana sono molto più preparati, attenti e meno proni a frasi fatte, non urlano, non ammiccano, non s'impancano a tribuni d'osteria come i nostri. Eppure i ticinesi hanno una cadenza difficilmente mascherabile...
Non ricordo chi fosse, ma qualcuno diceva che "non c'è più grande provinciale di chi si sforza continuamente di non sembrarlo".

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arianna
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Intervento di arianna » mer, 13 apr 2005 0:55

Ha ragione. Mi ha fatto pensare alla rai che trasmette certe pubblicità presentate da straniere che pronunciano l'italiano a modo loro.':(' Mi è capitato di ascoltare più volte il telegiornale sul canale svizzero- italiano (o la radio svizzera- italiana) e ho anch'io notato che parlano un buon italiano, se sono più preparati o solo più attenti questo non saprei, ma fanno sicuramente più figura dei nostri!
Felice chi con ali vigorose
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che opprimono col peso la nebbiosa vita
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CarloB
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Anglicismi

Intervento di CarloB » gio, 14 apr 2005 0:13

Mi pare che il buon senso suggerisca di adottare alcuni anglicismi o forestierismi (dopotutto nelle altre lingue sono pur stati adottati italianismi, nel corso del tempo) e di respingerne decisamente altri cominciando semplicemente con non farne uso. Ad esempio: nessuno impone di dire week-end al posto di fine settimana, baby al posto di bebè, record al posto di primato, performance al posto di prestazione (performanza? perché?), basketball al posto di pallacanestro.
Non so però perché si dovrebbe dire bosso invece di capo; e sport o rimane sport o diventa diporto: sporte erano quelle che portava la mia mamma da giovane, quando andava a fare la spesa prima dell'avvento dei sacchetti di plastica. Bunker o diventa casamatta o resta bunker. Il boogie-woogie è inutile discuterlo: nessuno lo balla più. Canyon è una anglicizzazione del castigliano cañón, credo (ma non vorrei sbagliare e chiedo anticipatamente venia se, data l'ora, non vado a consultare il vocabolario): si tradurrà con gola? Mi arrenderei invece davanti a film, computer, brandy e whisky, bikini (dopotutto all'origine è una località: perché deformarne la grafia?) e beat e beatnik (è la mia generazione: scusate, ma bitto e bittone mi fanno semplicemente ridere: non significano nulla e non traducono nulla: non si deve neppure fare la caccia alle streghe ed eliminare ciò che non si è pensato ed espresso dalle nostre parti). Non li vedo diversi da camion: ha sostituito autocarro e amen. Film tutti sappiamo e capiamo cos'è; pellicola sa di ventennio; filme è la pronuncia dei miei amatissimi cugini di Lastra a Signa: ma loro per primi direbbero: si scrive film e io pronuncio filme perché sono toscano, diobono (non trovo la o correttamente accentata).
Scusate l'irruenza. Ho espresso di corsa e senza sfumare troppo i giudizi quello che penso. Senza offesa per nessuno.
E insisto sul punto: non difendiamo l'indifendibile, ma diamo il buon esempio ogni fine settimana, quando seguiamo i risultati della pallacanestro o gli incontri di pugilato, uno sport controverso e che non a tutti piace; non prendiamocela troppo se il bulldog del vicino abbaia a mezzanotte e mezza: possiamo metterci a scrivere a computer sorseggiando un whisky scozzese; il bebé, per sua fortuna, non s'è svegliato. E via contaminando e discriminando.
Un caro saluto a tutti.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » gio, 14 apr 2005 0:29

Ma che buon senso è quello di accettare, senza discuterle — per pura abitudine derivata dal mitragliamento mediatico —, le parole straniere inadattate entrate nell’uso? Inoltre, a lei forse non piacciono gli adattamenti e preferisce le neoformazioni, ma converrà che in certi casi l’adattamento si presenta come l’unica possibilità (e qui parlo essenzialmente delle parole di uso comune) se non si vuole snaturare il genio dell’italiano (le cui strutture fonetiche sembrano ignote alla maggioranza degl’italiani).

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Intervento di arianna » gio, 14 apr 2005 1:17

Sono d'accordo con Marco1971, se accettasimo ora questo anglicismo perché ormai tutti lo conoscono per tale, ora l'altro per lo stesso o un altro motivo, finora avremo parlato per niente, scusi.
Ultima modifica di arianna in data mer, 19 ott 2005 15:58, modificato 1 volta in totale.
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Anglicismi

Intervento di CarloB » gio, 14 apr 2005 1:40

Gentili amici, vediamo di quali vocaboli stiamo parlando, caso per caso. Discutiamone. Non sono per l'accettazione di qualsiasi vocabolo forestiero: e mi pare di averlo dichiarato. Ma non sono nemmeno per il rifiuto pregiudiziale di ogni anglicismo o francesismo o ismo di altro genere, quando questo rifiuto non porti a una proposta alternativa convincente.

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Intervento di arianna » gio, 14 apr 2005 1:48

Scusi se insisto ma, a mio avviso, la nostra lingua è talmente ricca che ogni forestierismo può essere tradotto, escludendo quelli non più in uso. Cordialmente.
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Anglicismi eccetera

Intervento di CarloB » gio, 14 apr 2005 10:36

Questo tema è tra quelli che, mi pare, sempre dividono e lasciano gli interlocutori sulle rispettive posizioni. E forse è bene che così sia e che si seguiti a essere in amichevole e cortese discordia.
La nostra bella lingua è ricca, anzi ricchissima: ma non contempla tutto, e principalmente ciò che non è nato da noi. Accettare parole straniere non mi pare segno di debolezza, ma di duttilità. Il latino si riempì di grecismi, mi pare di ricordare; e tutto quanto è poi confluito nel nostro vocabolario, adattato e ulteriormente arricchito e modellato dall'uso (ha vinto caballus, non equus). E' un po', se mi perdonate il paragone, come la cucina. La pizza quando ero scolaro delle elementari era un piatto quasi sconosciuto a Genova. Oggi la mangiamo tutti, e nessuno pensa che i genovesi debbano limitarsi al pesto oppure debbano trasformare la pizza per adattarla alle verdure o ai sapori della Liguria. E la nostra cucina è oggi più ricca e varia e saporita grazie agli innesti e alle invenzioni.
Nei linguaggi settoriali spesso s'impone un idioma, che diventa d'uso internazionale. Per esempio nel balletto non ho mai sentito che qualcuno abbia proposto di tradurre o sostituire jetée, volée, pirouette eccetera; questi vocaboli francesi li usano anche in Russia e negli Stati Uniti e non credo che pensino di tradurli; né renderemmo un gran servizio all'italiano se adottassimo gettata o volata, che hanno già altri significati; potremmo difendere al massimo piroetta, che per altro sarebbe anch'essa un francesismo, credo: e allora si torna a giravolta?
Nell'informatica, la lotta al computer andava fatta difendendo il nostro calcolatore (ma ordinatore, seguendo la logica del francese ordinateur, sarebbe stato forse più proprio): computiere semplicemente non funziona. La lista redatta da Arrigo Castellani che ha mosso il mio intervento contiene delle proposte sacrosante e da adottare ciascuno di noi nell'uso parlato e scritto; potrebbero avere grande successo quando fossero adottate anche dagli annunciatori televisivi, posto che la RAI emanasse delle direttive in materia: e forse è questo il fronte sul quale bisognerebbe battersi.
Ma quella lista contiene anche delle forzature: non solo beat e beatnik, ma anche, ad esempio, bulldog; chiamiamolo mastino con un aggettivo che lo qualifichi e distingua, se vogliamo, ma scordiamoci che bulldogo possa mai aver fortuna: per semplice criterio di economia la -o finale seguiterebbe a cadere. Semmai avrebbe più senso un toscaneggiante buldogghe.
Io non credo, gentile Arianna, che si sia parlato invano se si discrimina tra ciò che può essere accolto così com'è, ciò che si può adattare o tradurre, e ciò che va fermamente deprecato e respinto difendendo l'uso di vocaboli nostri. Probabilmente sbagliando e non essendo un esperto, per quanto mi riguarda, intendo la difesa della lingua come una difesa elastica, che non credo sia, in quanto tale, priva di efficacia. Le contaminazioni del vocabolario mi paiono in definitiva dei peccati veniali, in confronto agli stupri inflitti da un lato alla sintassi e dall'altro alla punteggiatura: questi sono segni di impoverimento, mentre l'introduzione di vocaboli anche forestieri è talvolta un arricchimento.

Avatara utente
arianna
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Intervento di arianna » gio, 14 apr 2005 13:20

Gentilissimo CarloB io rispetto la sua opinione, ma resto ferma sulla mia, magari mi sbaglierò ma sono convinta che è soprattutto questione di accettazione, di abitudine e di buona volontà, perciò ho proposto in un mio messaggio di scrivere ai giornali e coinvolgere anche la tv. La massa, a mio avviso, accetta i forestierismi lanciati dalla tv e giornali, diversamente non credo li adotterebbe e sono convinta che se giornali e tv adottassero gli adattamenti proposti sarebbero sulla bocca di tutti. Cordialmente,
Ultima modifica di arianna in data mer, 19 ott 2005 15:59, modificato 1 volta in totale.
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Arianna

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Intervento di atticus » gio, 14 apr 2005 18:39

Nel Lessico della corrotta italianità Pietro Fanfani e Cesare Arlía scrivevano:
«Quando l'Italia non era ancora nazione, anzi era ancella di nazioni tra loro diverse, era per altro riverita e avuta in pregio da' suoi stessi dominatori e la sua lingua fu per molto tempo la lingua comune a tutte le corti, come ora è la francese [...] E ora che l'Italia è una, in politica mettiamo i piedi sull'orme altrui; non si crede possibile diventare buon medico o buon giureconsulto, se non si va a studiare in Germania; la filosofia la piglian dai Tedeschi; la critica da' Tedeschi; la lingua dalla Francia; le case de' Grandi pigliano bambinaje tedesche; le dame italiane vestono alla francese e anche gli Ambasciatori italiani usano il francese nelle Relazioni col Governo del proprio Paese! Bell'Italia davvero!».
Come si vede, passa il tempo, ma il problema legato all'approdo di esotismi nel nostro paese non cambia.
Oggi, però, l'attuale superiorità tecnologica e commerciale del mondo angloamericano (Cina permettendo) fa sí che nessuna nazione industrializzata possa metterne in dubbio il primato.
Resta, comunque, il fatto che spesso si preferisce il termine straniero a quello già posseduto, e che è a portata di mano nel vocabolario.
La domanda è: da che cosa ciò può esser determinato?
Sicuramente da esterofilia; ma anche da ragioni commerciali: i prodotti di mercato sembrano diventar piú seducenti (Ace, Dash, Scottex, Linex), se hanno un nome americano.
Altra causa è la pigrizia.
Quando il governo parla di ticket, fiscal drag, devolution, trend, mi domando se non poteva chiamarli "cedola", "drenaggio fiscale", "decentramento", "tendenza prevalente".
Se da un lato apprezzo lo sforzo di Marco71 (non si tratta di una crociata di italianità linguistica la Sua, ne sono convinto); confesso dall'altro che le mie posizioni non sono tanto lontane da quelle di Carlo B (la nostra lingua ha sopravvissuto a grotteschi neologismi, a forestierismi approssimativi, a tragicomici strafalcioni. Non credo si arrenderà facilmente ai maltrattamenti e agli abusi di oggi).
Si può comunque provare a sostituire, o ad adattare, alcuni forestierismi. Tutto sta a vedere se la sostituzione o l'adattamento verranno assorbiti.
Saranno, tanto per dire, accettati gli adattamenti di audience, baby-sitter, bazar, blitz, boiler, bomber, bookmaker, box, boy-scout, budget, shock, clan, clown, club, copy-write, clown, crack, cric, depliant, display, drink, exploit, flash, frac, gag, gap, golf, grill, hall, hinterland, hotel, lager, leader, look, manager, meeting, parquet, pedicure, pic-nic, pivot, pop, quiz, raid, réclame, relax, ring, robot, rugby, scoop, sex-appeal, slalom, spray, stop, stress, suite, team, test, ticket, tournée, tram, trend, troupe, zoom?

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