«Morbus anglicus»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello » mer, 16 mag 2012 22:53

Infarinato ha scritto:Siamo alle solite: il forestierismo è per definizione univoco (meglio che «monoreferenziale»)… troppo comodo! :)

Nessuna di codeste sfumature è presente nel vocabolo originale, che a un anglofono [non geologo] suona semplicemente come «pietra di/da caduta».

Quando ci rassegneremo all’evidenza e ricominceremo a tradurre come un tempo? :roll:
Quando ci rassegneremo all'evidenza che un forestierismo non adattato, tecnicismo, è diverso da una parola genuinamente italiana che sia anch'essa tecnicismo? :wink:

Che una cosa è specializzare un termine italiano creato in Italia da italiani per indicare una creazione italiana, e una cosa è specializzare un traducente, magari banale come pietra di/da caduta o che altro, affinché scalzi un forestierismo già in uso?

Metto le mani avanti: sono d'accordo con Infarinato; tutto è traducibile. Il problema non è tradurre il forestierismo, bensì far sì che il traducente acquisti un prestigio tale da scalzare il forestierismo a cui si ispira.
Ultima modifica di Roberto Crivello in data gio, 17 mag 2012 5:18, modificato 3 volte in totale.

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marcocurreli
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Intervento di marcocurreli » mer, 16 mag 2012 23:12

Da quello che ho capito, l'espressione in questione (ponorková nemoc), resa in italiano con "sindrome del sottomarino", è un modo di dire, una frase fatta, e come in tutte le espressioni idiomatiche la traduzione non rende le sfumature di significato e non ha lo stesso potere espressivo. Dubito però che uno straniero possa coglierle leggendo l'espressione non tradotta.

C'è nelle espressioni popolari, a differenza di quelle letterarie, un sentimento che va al di là del significato e che, tradotto o non tradotto, può essere percepito solo da chi parla quella lingua.

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » gio, 17 mag 2012 7:25

Se dovessi tradurre creativamente renderei l'espressione ceca (davvero curiosa in una nazione completamente continentale) con: ma non si beccano ancora come polli? Spesso i polli si beccano tra loro per mancanza di spazio.
È una bella traduzione. Grazie!

domna charola
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Intervento di domna charola » gio, 17 mag 2012 10:36

Non è solo questione di traducibilità o meno, secondo me.
Esiste un punto di equilibrio, un giusto mezzo fra i fattori in gioco.

Da una parte abbiamo un'università che pretende di fare i corsi in inglese. Dall'altra il fatto che, un tecnico ha il dovere di saper comunicare la propria disciplina ai non tecnici che parlano la medesima lingua, ma anche ai tecnici parlanti altre lingue.

Se da un lato non è compito dell'Università accertarsi che i suoi laureati sappiano parlare/comprendere l'inglese, dall'altra è pur vero che essa deve sfornare gente adatta al mercato del lavoro, che è sempre più "internazionale".
Quindi, sapere le lingue estere è un affare privato dei singoli professionisti, ma secondo me il gergo professionale è giusto che si apprenda all'università, parlando in italiano, studiando i termini tecnici di genesi straniera in modo da poterli utilizzare all'occorrenza, e imparando ad esprimerli in lingua italiana quando si parla al di fuori dell'ambito strettamente professionale.
Lavorando in questo modo, ci si accorge anche che moltissimi termini cosiddetti "tecnici", sono in realtà ben traducibili, e si impara a sopprimerli dal parlato e dallo scritto!

PersOnLine
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Intervento di PersOnLine » gio, 17 mag 2012 13:36

Io continuo a ritenere che la semplice "traducibilità" non basti (quanti termini tecnici informatici traducibili non vengono utilizzati né tra i tecnici, né per parlare coi profani?): serve una sorta di bilinguismo del gergo tecnico; accanto a ogni termine forestiero deve corrisponderne un termine italiano, e ciò potrebbe essere sancito in un dizionario ufficiale dei termini tecnici, com'è in Francia.

domna charola
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Intervento di domna charola » gio, 17 mag 2012 14:01

Quella del dizionario ufficiale sarebbe una buona soluzione, permettendo di avere termini univoci codificati anziché traduzioni a senso e in defnitiva libere e variabili.

domna charola
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Intervento di domna charola » ven, 18 mag 2012 9:18

Considerazione della notte: oltre a trovare traducenti adeguati, sarebbe necessario anche "codificare" il loro uso e le varie costruzioni possibili.
Molto spesso infatti si tende a tradurre il singolo termine come un elemento a sé stante, senza tenere conto di tutto il contesto della frase, che darebbe luogo ad una traduzione ben più semplice e scorrevole.

Faccio un esempio: nell'aprire il computer d'ufficio, la mattina, mi appare la scritta:

"per eseguire l'accesso premere etc. etc."

che deve essere la traduzione di qualcosa tipo "log in" puro e semplice o poco altro. Infatti "to log in" è un verbo, che assume il significato informatico di "entrare nel programma" (analogamente a log out = uscire).
E anche senza scomodare l'uso settoriale informatico, il verbo indica l'azione di "registrarsi" cioè inserirsi in un registro. Che è più o meno quello che si fa quando si entra in un sistema informatico come utenti, dato che il sistema ti riconosce e ti registra, appunto, come utente attivo in quell'arco di tempo.

Quindi l'equivalente italiano più lineare sarebbe:

"per registrarsi premere etc." oppure

"per entrare premere etc." o, per mantenere il termine usato,

"per accedere, premere etc."

mentre la traduzione letterale del solo termine "log in" visto come sostantivo, l'atto di accedere", porta a "eseguire l'accesso" che sinceramente, in italiano dà un po' fastidio.

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Intervento di Infarinato » ven, 18 mag 2012 10:19

Teoricamente ciò che dice è giusto —e sempre da perseguirsi come obbiettivo ultimo (è il concetto stesso di «traduzione» ;))—, ma legga qui.

P.S. In campo informatico, registrarsi (register) e accedere/connettersi (log in/on) sono due concetti ben distinti. ;)

Carnby
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Intervento di Carnby » ven, 18 mag 2012 12:57

Infarinato ha scritto:P.S. In campo informatico, registrarsi (register) e accedere/connettersi (log in/on) sono due concetti ben distinti.
E sign in?

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Intervento di Infarinato » ven, 18 mag 2012 13:01

Sign in è sinonimo [piú «moderno» e meno tecnico, direi] di log in; analogamente, sign up è un register meno formale.

domna charola
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Intervento di domna charola » ven, 18 mag 2012 13:19

Indubbiamente in campo informatico sono cose diverse, però all'origine, anche traducendo brutalmente dall'inglese, to log è l'azione di registrare cualcosa.
Quindi anche chi non conoscesse il termine informatico ma solo l'inglese standard, saprebbe che è un verbo con tutta la sua coniugazione, e quindi come verbo dovrebbe tradurmelo... questo era il motivo dell'esempio riportato, cioè, non si scappa: comunque non può essere tradotto con "eseguire l'accesso", secondo me, perché implica che si intenda "il login " come un oggetto e non come un invito a compiere l'azione: fatti riconoscere per essere connesso

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Intervento di marcocurreli » ven, 18 mag 2012 20:13

In questo caso non si tratta di tradurre il termine inglese login, ma di indicare un'azione da compiere per poter accedere al sistema, pensandola in italiano.

Nel caso specifico "per eseguire l'accesso premere etc. etc." vuol dire che bisogna premere dei tasti, in genere la combinazione di tasti ctrl+alt+canc, per poter inserire le credenziali d'accesso nella schermata che segue. Non si accede direttamente al sistema. Quindi non mi pare scorrretto dire "per (poter) eseguire l'accesso premere etc. etc.".

domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 21 mag 2012 11:07

Sì, ma il dubbio è: l'accesso si "esegue"?
Non basta dire: "per accedere premere xyz?"

PersOnLine
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Intervento di PersOnLine » lun, 21 mag 2012 13:44

domna charola ha scritto:Sì, ma il dubbio è: l'accesso si "esegue"?
Non basta dire: "per accedere premere xyz?"
Ma di preciso, quale frase sta cercando di tradurre? Per me si potrebbe anche dire "Accedi premendo xyz": bisogna smetterla di pensare che per tradurre in italiano si debba per forza ricorrere a superflui bizantinismi di forma, altrimenti per forza l'inglese sarà sempre più semplice e snello.

domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 21 mag 2012 13:50

La frase originale non la conosco. So solo che quando accendo il computer, lui mi dice "per eseguire l'accesso premere xy" e a me mi suona strano, o molto burocratese... eseguo un accesso? boh?...
Analogamente, quando muovo la pantegana e il cursore va su determinate aree dello schermo, cmpare la scritta "fare click per", e anche il concetto di "fare click" mi sembra astruso... io squittisco "click, click, click..." e non succede niente... :roll:

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