Un «osservatorio» per la sezione «Forestierismi»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

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G.B.
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Un «osservatorio» per la sezione «Forestierismi»

Intervento di G.B. »

Presento qui di séguito un mio «compendio» di tutta l'esperienza accumulatasi in queste stanze in materia di forestierismi. Pur sembrando un lavoro titanico, è in realtà ridotto all'«essenziale» per comprendere (lege: «reperire») i presupposti teorici dell'esistenza della sezione (che non sembrano piú scontati, visto che la linguistica italiana moderna cerca sistematicamente di delegittimarli, attivamente e passivamente).

Si consideri una «guida», quindi, ideata per coloro che, essendo alle prime armi, non sanno da dove iniziare. Ma si consideri anche un «promemoria», per coloro che, invece, essendo qui da molti anni, vogliano aiutarsi a reperire súbito interventi —magari da loro stessi— scritti e dimenticati.

Detto questo, ringrazio in particolare Infarinato (che ha gentilmente accolto la mia proposta), Marco1971, Ferdinand Bardamu, Roberto Crivello e i restanti «grandi» del fòro, per la competenze spese sul tema: siete stati tra i piú utili per i miei approfondimenti. :)

Chiudo avvertendo i miei lettori che potrebbero essere state trascurate [anche valide] «regioni» del fòro, per me ancora inesplorate; mi scuso in anticipo e informo che ogni osservazione/suggerimento sarà benvenuto.

Iniziamo.

Nota sui riferimenti.
Per citazioni e riferimenti uso [anche] il sistema ideato dall’Infarinato qui, che consiste nell'uso del simbolo (cfr.) CrX o (cfr.) CrXf, dove X sta per il numero dell’intervento ed f sta per un rimando all'intero filone (X vale il numero del primo intervento in quest'ultimo caso). Attenzione: i contenuti possono essere stati copincollati pari pari (in questa sede ho ritenuto piú importanti la loro selezione e il loro ordine del «diritto d'autore»): mi affido al sistema di cui sopra.

Secondo [e ultimo] sistema fonologico italiano.
Per «secondo sistema fonologico italiano» è ragionevole intendere quello che si sviluppa a partire dal ‘500, quando si fissa la «grafia fonetica» dell’italiano, e conseguentemente si sviluppa una «lettura pedissequa» di quei nessi consonantici [perlopiú greci, a inizio o in corpo di parola] che non rientra[va]no nella fonotassi genuina della lingua.

Tale «secondo sistema fonologico» (che è quello della tradizione) è caratterizzato dai seguenti vincoli fonotattici proprî del primo sistema e conservati nel passaggio da questo al secondo:

1. Esclusione delle consonanti in posizione finale [i.e. in fine di parola isolata, cioè d’enunciato];
2. Esclusione di U non accentata in posizione finale.

[Cr8404]

Alla prima regola l’italiano piú genuino riconosce le seguenti e sole eccezioni:
  • In poesia, ovvero in fin di verso, se la parola termina per m/n/l/r precedute da vocale;
  • In metalinguistica , ovvero in fin d'enunciato («il complemento di causa può essere introdotto dalla preposizione per»);
  • In quella minima parte del lessico che si colloca ai margini della fonotassi di qualsiasi lingua (interiezioni e onomatopee).
N.b.: parole tutte italiane come in, un, del, non e le [poche] rimanenti non fanno eccezione, perché in fine di parola isolata, cioè d'enunciato, non possono, per definizione, comparire (se non in ambito metalinguistico; e allora rientrano nella seconda eccezione di cui sopra). Il discorso è lo stesso per troncamenti quali gran[de], bel[lo], caval[lo] (p. es. nel proverbio: «a caval donato non si guarda in bocca») ecc., che non stanno mai in fin d'enunciato (se non in poesia; e allora rientrano nella prima eccezione).

[Cr54215, Cr6916, Cr62915, Cr1695, Cr7967, Cr7968]

Altre deroghe (pragmatico-moderne, perlopiú) si possono operare rispetto ai nomi proprî, ai marchi registrati che non abbiano subíto un processo di volgarizzazione (post-it, p.es., fa parte ormai del lessico comune), a sigle e [messe rigorosamente in corsivo o tra virgolette] a parole/locuzioni latine e greche e «citazioni» straniere (p.es. last not least, per riprendere il Castellani).

[Cr6916, Cr61560f, Cr34480, Cr30127, Cr11098]

Questi i fondamenti del «purismo strutturale». Allontanandosi da esso, invece, si può invocare l'«antica» attestazione (tale per cui non è necessario impiegare il corsivo), l'«esclusività etnica» (oggetti, usi, titoli ecc.), o l'alta «settorialità» di un forestierismo, al fine di giustificarne la non-assimilazione. Allo stesso modo si può estendere la deroga poetica rispetto alle parole uscenti in m/n/l/r precedute da vocale anche a forestierismi come tram, bar, rum ecc. [sottintendendo, ovviamente, che possono impiegarsi anche in fin d'enunciato].

[Cr4209, Cr10130 (vd. articolo di Migliorini)]

Un'ultima scuola di pensiero (che annovera tra le sue file G.Devoto, L.Satta, F. Sabatini) insiste (a seconda dei casi) solo sul rispetto dell'ortografia italiana: sarebbe meglio scrivere compiuter (o computer uniformando la pronuncia allo scritto), tait e coctel in luogo di computer, tight e cocktail! Nel caso di Satta, però, gioca un ruolo fondamentale la «componente soggettiva», ché, nel trovare a un forestierismo un traducente appropriato (o nel non trovarlo) «entrano in ballo un po' di gusto, di sensibilità, di orecchio».

[cfr. Cr10706, Cr16306, Cr13596, qui; L.Satta, Come si dice, «Sansoni», 1974, alla voce «Italianizzazione»]

Si evince che, se per il «moderatismo» sattiano e moderno e, in misura minore, per il neopurismo, la tradizional distinzione tra prestiti di lusso (forestierismi che sostituiscono voci indigene già esistenti) e prestiti di necessità (forestierismi che servono a esprimere una nozione nuova) è fondamentale, per il purismo strutturale è subordinata al rispetto della norma fonologica. Per converso, la distinzione viene completamente a mancare nella teoria del laissez faire moderno «perché inizialmente ogni processo d’interferenza risponde a un preciso bisogno, almeno per colui che ne è l’artefice.» (Fanfani 2011).

In ogni caso, il secondo sistema fonologico è [ancora] fonomorfologicamente produttivo (segnatamente in materia verbale: chattare, resettare…); il «terzo sistema fonologico fonotattico» [l’inventario dei fonemi non cambia] prospettato dal Devoto no. Tanto basta perché non si possa definire «sistema», se non nel senso minimalistico d’«insieme necessario» per classificare un buon numero [comunque minoritario] di forestierismi non adattati correntemente accettabili in italiano, nonché l’attuale tendenza dei parlanti al mancato adattamento. L’unico modo per asserire che i forestierismi sono «strutturalmente italiani» (e che quindi siamo effettivamente in presenza d’un «nuovo sistema fonotattico» [«fonologico» è ambiguo]) è dichiarare che lo sono semplicemente perché [alcuni di essi] fanno ormai parte del nostro vocabolario di base, e quindi identificare (sociolinguisticamente) la «struttura» con l’«accettabilità» («uso» è inappropriato, in quanto non c’è riuso per via della mancata produttività fonomorfologica).

[Cr8404, Cr8446]

Tanto piú che la -s del plurale non ha attecchito (tra l’altro, per parlare di effettivo «prestito [fono]morfologico», dovrebbe comunque affiggersi anche a parole autoctone) e ibridismi quali mentaners e [smart] laureing o l'uso estensivo di -free, -less sono ancora marginali e scherzosi (pur iniziando a guadagnar terreno). Apparte questi rari casi, gli «pseudo-forestierismi», solitamente, non sono né neoformazioni [apparentemente] interne alla lingua straniera (del tipo smog o blog, per intenderci) né [«originali»] derivazioni all’interno della stessa (e.g., smoking deriva dall’accorciamento e risemantizzazione di smoking jacket, non dall’inglese smoke, cui gl’italiani avrebbero sapientemente aggiunto il morfema -ing, attribuendo al risultato un originale significato incomprensibile agli anglofoni). Infine—lo ribadiamo—, per parlare effettivamente di «mutamento strutturale» bisognerebbe che le consonanti in posizione finale acquisissero valore morfologico, diventassero cioè elementi fonomorfologici (ottenendo, per es., parlàt invece di parlate, sto manging invece di sto mangiando, due paninos invece di due panini ecc.).

Per approfondimenti su pseudo-anglicismi e paronimi cfr. qui, qui e qui.

Ricapitolando, quindi, un «terzo sistema fonematico» non esiste; esiste un «sottinsieme di eccezioni fonotattiche al secondo sistema fonologico» che si può definire lessicalmente produttivo perché i suoi membri [lí raccolti passivamente] vengono [in certi casi] usati dall'italiano [lege: dal «secondo sistema fonologico»] per produrre parole nuove, rientranti nel secondo sistema. Ma non si può dire fonotatticamente e morfologicamente produttivo, perché —ancora un esempio— stress «ha prodotto» sí stressare, ma non nesso o accèsso. La mancata produttività fonomorfologica di tale sottinsieme ne preclude l'estensione delle sue caratteristiche a tutte le categorie grammaticali a eccezione di quella dei sostantivi [non alterati] e di quella degli aggettivi [non alterati] (funzionalmente validi anche come avverbî); di conseguenza, ne preclude altresí il raggiungimento d'una frequenza d’uso [e una «valenza strutturale»] paragonabile a quella dei vocaboli appartenenti al sistema fonologico tradizionale.

[Cr62919, Cr9875, Cr8091, Cr39815, Cr10091, Cr8418, Cr10110]

Per aggiornamenti cfr. qui.

Sorti [di previsione attuale] dell’italiano.
Per quanto riguarda le sorti dell’italiano, piú probabile di una «speciazione linguistica», sarà una «marginalizzazione» simile a quella dei nostri dialetti, che farà della nostra lingua una lingua di sostrato, «autocristallizzata» (il lessico nuovo [straniero] non fa che giustapporsi a quello vecchio, in molti casi scalzandolo, ma senza operarvi un’influenza fonomorfologica).

[Cr8809, Cr8818]

Ad avvalorare questa tesi c'è pure il fatto che, sebbene il Settentrione sia, per ragioni di sostrato, piú avvezzo alle consonanti finali, centromeridionalmente l'accoglimento delle stesse è tutt'oggi sentito come un problema.

[Cr4205]

Il neopurismo o il purismo strutturale.
I principî del neopurismo (sviluppato dal linguista Bruno Migliorini) e del purismo strutturale (sviluppato da Arrigo Castellani, suo allievo) si basano in primo luogo sul rispetto della fonotassi italiana, cioè quella del secondo [e ultimo] sistema fonologico, possibilmente emendato delle combinazioni consonantiche che non fanno parte del seguente elenco:
  • p, b; t, d; c, g; f, v + l, r (agro, clamore);
  • pp, bb; tt, dd; cc, gg; ff + l, r (offro, obbligo, acclamano);
  • l, m, n, r + consonante scempia o uno dei gruppi del primo punto (alto, antro);
  • s + consonante scempia o uno dei gruppi formati col primo punto (asma, strada).
Si noti che, sebbene nessi interni diversi dai sopraelencati possano creare difficoltà articolatorie in molti parlanti, essi non sono equiparabili alle terminazioni in gruppi consonantici, che distruggono i confini naturali delle parole (e, se segue una pausa, anche di frasi o semmenti di frasi) e rompono la normale prosodia della lingua.

[Cr3408]

Ma il discriminante fonotattico non è sufficiente perché un forestierismo sia effettivamente accoglibile all'interno della lingua: bisogna prima stabilire se viene a colmare una reale lacuna semantica. Poi, qualora il forestierismo non fosse compatibile con le strutture della lingua (p. controes. tango è compatibile), bisognerà procedere tramite una delle seguenti possibilità:
  • Adattamento (filme per film, bangio per banjo) [per i tipi di adattamento piú fortunati oggi si veda qui, qui e qui, e si considerino le voci immediatamente adattabili come lo furono drone e bingo, per esempio];
  • Neoformazione (calchi «traduzione»: grattacielo per skyscraper; polirematiche/«glosse»: discriminazione in base all'età per ageism; derivazione: computière per computer, abbúio per blackout; composizione: velopàttino per windsurf, pornoricatto per sextorsion; ricorso alle lingue classiche o a loro elementi: ultrafalso per deepfake, analessi per flashback; parole macedonia: flessicurezza per flexicurity, sessaggiare per (to) sextext; accorciamenti: cabrio per cabriolet, limo per limousine [cfr. qui]).
[cfr. Cr362,Cr6916, Cr54310]

Altre modalità traduttive (componibili con quelle sopra) sono il ricorso alle lingue sorelle o ai nostri dialetti.

[cfr., p.es., Cr30575 e Cr63144]

L’adattamento è operato tutt’oggi dai dialetti centromeridionali e da alcune nazioni (lege «istituti nazionali») che incentivano un tale approccio nei confronti dei forestierismi (in primis, Accademie di Spagna e Francia). Per un approfondimento sul processo di adattamento vd. qui, intervento seguente e qui. In particolare, la scelta della vocale da affiggersi al neologismo è determinata da ragioni diacroniche (-o per i forestierismi maschili recenti, -e per quelli maschili di piú vecchia importazione) [ma anche, com'è ovvio, sincroniche, vd. anche qui].

Per ulteriori approfondimenti sullo struttural-purismo consultare questo intervento dell'Infarinato. In particolare, nel primo collegamento ivi fornito, vengono descritte le differenze tra il purismo castellaniano e quello miglioriniano (che, come lí ricordato, ammette certe eccezioni alla «rispondenza al sistema fonologico»; per es. rispetto al forestierismo tomahawk). Per approfondimenti sul neopurismo consultare la «Bibliografia» inerente a Migliorini.

Ancora: per l'aspetto sociolinguistico delle traduzioni operate/operabili vd. qua (intero filone); per l'aspetto prammatico-armonico della pronuncia «all'inglese» cfr. qua (cfr. anche i presupposti dell'usuale «adattamento fonematico»); per un approccio storico-culturale al fenomeno degli anglismi cfr. qua e qua.

Un po' di adattamenti attestati* dall'inglese.
atollo (da atol), risciò (da rickshaw), giungla (da jungle), bistecca (da beef-steak), elfo (da elf), drone (da drone), geco (da gecko), sceriffo (da sheriff), ghinèa (da guinea), folclóre (da folklore), zombi (da zombie), sciampo (da shampoo), bichíni (da bikini), urrà (da hurrah), gincana (da gymkhana), scellino (da shilling), scalpo (da scalp), tassí (da taxi), mandrillo (da mandrill), toboga (da toboggan), bovindo (da bow-window), ioiò (da yo-yo), cambrí (da cambric), sciuscià (da schoe-shine), coala (da koala), quacchero (da quaker), tranvai (da tramway), mongomeri (da montgomery), gallone (da gallon), carri (da curry), mògano (da mohogany), iglú (da igloo), bangio (da banjo), tornado (da tornado), bungalo (da bungalow) , sterlina (da sterling), giurí (da jury), sciamano (da shaman), vudú (da voodoo), malto (da malt), cleristorio (da clerestory), vegano (da vegan), vegetariano (da vegetarian), maleo- (da malayo-), rosbíffe (da roast-beef), cablare (da [to] cable), coventrizzare (da Coventry), pogo (da pogo), ghenga (da gang), snobbare (da [to] snub), schettinaggio (da skating), niubbo (da newbie), sniffo (da sniffare, a sua volta derivato da [to] sniff), polo (da polo), bingo (da bingo), commando (pl. inv. o in -i), filme (da film), dribblaggio (da dribbling), dopare (da [to] dope), scespiriano (meglio di shakespeariano), bleffare (da bluff), giacobiano (da jacobean), ponce (da punch), maccartismo (da McChartyism), ollivudiano (meglio di hollywoodiano), transistóre (da transistor), cartismo (da Chartism), andicappato (meglio di handicappato), iarda (da yard), orango (da orangutan), smecciare (da [to] smesh), vitamina (da vitamine), pulmino (dim. di pullman), bughi-vughi (da boogie-woogie), pogare (da [to] pogo), tosto (da toast), missaggio (da mixage), meme (da meme), tripletto (da triplet), vigghi (da whig), trence (da trench), pispagno (da pitch-pine), polaroide (da polaroid), princisbécco (da pinchbeck), dollaro (da dollar), viagra (da Viagra), tidale (da tidal), sciampoíno (da shampooning), gingo (da jingo), ciacche (da ciak), torí (da tory), serendipità (da serendipity), trolle (da trolley)...

[*I vocabolarî consultati sono perlopiú il Treccani e il GDLI; cfr. Cr8797]

Adattamenti-fantasma/d'autore dall'inglese (*).
tesseratto (da tesseract) e viverna (da wyvern) (**), gugolare (meglio di googolare), mècce (da match; adattam. di V. Pratolini), vatterclóse (da water-closet; adattam. di C.E.Gadda), braletto (da bralet), risoberizzare (da ri- e [to] sober + -izzare; neologismo di B.Fenoglio), [g]uozzappare (da Whatsapp), frenzonare (da friend-zone), fangorlare (da fangirl), feisbuccare (da Facebook), instagrammare (da Instagram), squirto (da squirtare, da [to] squirt; volg.), clicco (da click), trollaggio (da trollare, da [to] troll), loccodannàto (da lockdown; neologismo di M.Gramellini), líberti (da Liberty, stile), tròse (da trousers; adattam. di U.Foscolo), bloggo (da blog), smartòfono (da smartphone), checiàppe (da ketchup), poccòrno (da popcorn), ghei (da gay), slogano (da slogan; adattam. di G. Pasquali), pulma (da pullman; adattam. di A.Pizzuto), stolcherare (da stalker)...

[(*) Intendo per «adattamenti-fantasma» quegli adattamenti che non sono registrati dai dizionarî, ma di cui si possono trovare [anche cospicui] esempi in Rete (Google Libri ecc.); per «adattamenti d'autore» intendo, invece, quegli adattamenti che sono stati coniati da autori di fama; (**) scovati tramite il Dizionarietto di traducenti di G. M.]

Lettere straniere.
L'alfabeto italiano è composto di 21 lettere, non di 26, come si crede. La lettera H, in realtà, non rappresenta mai un suono (a parte la realizzazione facoltativa dell’aspirazione in interiezioni come ah, eh, ehm, oh...) ed è il segno diacritico per eccellenza. Negli adattamenti si toglie: hobby obbi, hockeyochei, hozelot ocellotto... Altri 5 segni (j, k, w, x, y) sono utilizzati per le parole straniere o (alcune di essi) con funzione espressiva per conferire una patina «esotica» a parole italiane (skuola, Amerika...); ma è un uso da evitare.

[cfr. qui]

J j

Lettera di alcuni alfabeti stranieri, un tempo anche di quello italiano; si chiama «i lunga/o» (non «gèi», che pur è adattamento dall'inglese jay). È stata introdotta nel Medioevo come variante grafica della I e adottata nel XVI sec. con due funzioni: come semiconsonante (jeri, boja...) e, in fine di parola, come terminazione del plurale dei nomi in -io atono (beccaj, varj...). È caduta in disuso tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento (L. Pirandello ancora la impiegava in parole come guajo, ajuto, sajo ecc.). In italiano sopravvive solo in cognomi (Ojetti, Pistoj...) e nomi proprî in genere (Jacopo, Jonio, Jugoslavia...). Nell'adozione di molte parole ereditate dal latino la I (o J) prevocalica s'è «palatalizzata», portando alla formazione di parole come geroglifico (da ierogliphicum), giudeo (da Iudaeus), giureconsulto (da iureconsultus) ecc. Oggi si trova perlopiú in anglismi non adattati valendo /ʤ/ (jogging, dee-jay, jet-lag...), o in francesismi valendo, invece, /ʒ/ (j'accuse, abat-jour, déjà-vu...); con la funzione fonetica che aveva un tempo va sostituita con una I (junior → [g]iunior[e], juta iuta, junghiano iunghiano...).

[cfr. qui e qui]

K k

«Cappa»: decima lettera dell'alfabeto della lingua latina, usata in antico per il suono del κ greco. Verrà presto soppiantata dal segno C, conservandosi solo in poche abbreviazioni e varianti arcaiche (K = Caeso, Karthago = Carthago, Kalendae = Calendae). Per le lingue romanze venne ripresa nel Medioevo per esprimerne il suono velare davanti a e o i (per es., ke = che); nelle lingue germaniche è viva tutt'oggi. In italiano va evitata, valendo in tutto e per tutto una c(h) (kilo- → chilo-, kappacappa, kepleriano chepleriano ecc.).

[cfr. qui]

W w

Lettera sconosciuta all'alfabeto latino classico, ideata nel Medioevo in area germanica allo scopo di distinguere dalla u vocale una u semiconsonante (w inglese, come in whisky) oppure una u consonante, cioè una v (w tedesco, come in wafer). In italiano si chiama «doppia v» o «v doppia» e non vi appartiene. La sua resa oscilla tra la labiovelare gu (di guanto, guardare, guerra , guidrigildo ecc.), la v (di vadia, vandalo, volframio ecc.) e la u (dopo consonante: twittare tuittare, softwarista softuerista...).

[cfr. Cr1931f, Cr24334f, Cr69593, Treccani (w, W), Treccani (alfabeto)]

X x

Lettera degli alfabeti greco e latino, che ricorre in tecnicismi da quelle due lingue mutuati e lí solo tollerata (uxoricida, xilografo...). Altre due eccezioni si fanno rispetto ai latinismi ex (→ es) ed extra (→ estra). In principio di parola la ícchese/íccase ha lo stesso trattamento della s impura e cioè non permette dinanzi a sé il troncamento (uno xenofobo). Nell'italiano piú genuino si sostituisce, a inizio di parola, con una s scempia (xilofono silofono, xantosisantosi, xenofobia senofobia), e, in posizione mediana, con una geminata (alexitimiaalessitimia), tranne che nei composti del sopraccitato ex- e di esa-, qui solo anticamente geminata (essercito, essagono) (*). Il suono proprio della X è riprodotto dal digramma cs, che però non è tanto piú italiano e, soprattutto, è confinato a un numero ristretto di parole (clacson e derivati, fucsia e poche altre).

[cfr. Cr34728, Cr61275, Cr40187, (*) precisazione —quest'ultima— da fare e segnalatami da G. M.]

Y y

Vocale greca, passata poi al latino nella trascrizione di parole greche, e dal latino al francese e ad altre lingue moderne. Si chiama «ipsilon[ne]» o, con un francesismo, «i greca». In italiano corrisponde in tutto e per tutto a una I e pertanto, negli adattamenti, va con questa sostituita (yogurt iogurt[e], yprite iprite, disneyano disneiano ecc.).

Anglicismi sintattici.
Egualmente [certamente non piú] preoccupanti, oltre alle ormai comuni violazioni della norma fonotattica, sono gli anglicismi sintattici, spesso propagati da traduzioni di testi inglesi. Alcuni esempi qui, qui, qui e qui.

Se il problema riguarda pure la morfologia, si parla di «morfosintassi». La formazione del tipo determinante-determinato, tipica anche del greco e del latino, rientra proprio in questa casistica: due esempi cosí fatti sono ludoterapia e audiocassetta, che non si possono definire «dannosi» per la lingua.

Per analisi differenti vedere qui.

Ricordiamo, infine, che struttura è anche la sintassi e, infatti, l’unico mutamento strutturale degno di nota tra l’«italiano antico» (ovvero il fiorentino due-trecentesco di Dante) e l’italiano moderno si potrebbe dire che sia proprio un mutamento di ordine sintattico (*); ma l'influenza esercitata dall'inglese sulla sintassi italiana è assai meno imperiosa dell'uso di angli[ci]smi lessicali (di cui, invece, non si può fare a meno quando manca la forma italiana).

[(*) l'Infarinato in un messaggio privato]

Plurale dei forestierismi.
Il forestierismo rimane indeclinabile se conforme all'ortografia dell'italiano (bar, sport, film); altrimenti va declinato rispettando la morfologia della lingua da cui proviene (Blitz al pl. fa Blitze; leader leaders).

[Cr34985]

Traduzione dei forestierismi. Fattori psicologici: «bizzarro»/«spontaneità» di una neotraduzione e «intimità» della lingua.
  • Bizzarro/spontaneità: qui e qui;
  • Intimità della lingua: qui e qui.
Problemi terminologici. Differenze tra inglese e italiano. Altri argomenti.
  • Ortografia e lessicografia: qui (intero filone).
Altre voci sul tema.
  • Alfonso Leone: qui;
  • Andrea Camilleri: qui;
  • Claudio Marazzini (Presidente attuale dell'Accademia della Crusca): qui e qui;
  • Francesco Sabatini: qui;
  • Ghino Ghinassi: qui;
  • Gian Luigi Beccaria: qui;
  • Giovanni Nencioni: qui;
  • Luciano Satta: qui;
  • Massimo Fanfani: qui;
  • Paolo D'Achille: qui;
  • Raffaele Simone: qui;
  • Rosario Coluccia: qui;
  • Salvatore Claudio Sgroi: qui;
  • Sergio Romano (storico): qui;
Altri collegamenti utili.
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