«Cringe»

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loquispatha
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«Cringe»

Intervento di loquispatha »

Questa parola è onnipresente ormai nel gergo giovanile, lo so perché sono un giovane anch'io. Può essere sostantivo, aggettivo, e diventare verbo ("cringiare"). Vi riporto una definizione estratta dall'Urban Dictionary: "When someone acts/ or is so embarrassing or awkward , it makes you feel extemely ashamed and/or embarrassed." (https://www.urbandictionary.com/define.php?term=Cringe). Quindi, significa una forma d'imbarazzo che scaturisce quando noi o qualcun'altro compie (o compiamo? che concordanza qui?) un'azione, appunto, imbarazzante, da volersi sotterrare, e che porta ad aggrottare la faccia e a farsi piccoli piccoli.

I traducenti più ovvi e naturali sono imbarazzo per il sostantivo e imbarazzante per l'aggettivo, es. "Questo video è davvero cringe" -> "Questo video è davvero imbarazzante", ma temo che sarà dura sradicare questo barbarismo dal linguaggio giovanile per via delle sue sfumature più specifiche e per la sua immediatezza. Inoltre, il verbo è più immediato e incisivo di "provare imbarazzo" o "mettere in imbarazzo". Un esempio è "Quando fai questi discorsi, cringio!" Per carità, si può sempre dire "Quando fai questi discorsi mi metti in imbarazzo!", perfettamente comprensibile ed efficace, e solitamente parlo così io, ma temo che per molti giovani sia diverso.

Cosa ne dite? Creare un neologismo? Usare "imbarazzo" e derivati? Adattare cringe alla pronuncia, così come si scrive?
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G.B.
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Re: «Cringe»

Intervento di G.B. »

Vede: il problema degli adattamenti, oggigiorno, è proprio che non si fanno. Se, effettivamente, noi giovani scrivessimo cringe, cringi e dicessimo /'krinʤe/, /'krinʤi/, e, allo stesso modo, scrivessimo frenzonare, laiccare ecc., non ci sarebbe alcun problema: equivalenti tutt'italiani esistono e chi non volesse fare il giovane, potrebbe non farlo. Ma, purtroppo, si lascia ogni cosa come arriva.

Poco male in questo caso: come da Lei ricordato, è un anglismo confinato al gergo giovanile; il che, statisticamente, ne accorcia anche la vita. Per il resto, in italiano c'è e ci sarà sempre imbarazzante.

P.S.
Benvenuto tra noi! Se ci tiene ad approfondire l'argomento può trovare tutte le informazioni che le servono qui.
«[...] o italici segni / rivendicarvi io seppi / nella vostra vergine gloria!» (G. D'Annunzio, Laus Vitae, vv. 7979-81).
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Marco1971
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Re: «Cringe»

Intervento di Marco1971 »

loquispatha ha scritto: mer, 05 ago 2020 14:43 ...quando noi o qualcun'altro compie (o compiamo? che concordanza qui?) un'azione...
Le rispondo solo su questo (le considerazioni di G. B. mi trovano d’accordo, ma da likare farei laicare con una sola c).

In noi o qualcun altro (senz’apostrofo), abbiamo due soggetti disgiunti, uno di prima persona plurale e uno di terza singolare. In questi casi, normalmente, prevale la prima persona plurale. Diciamo infatti Noi o lui vinceremo; Lo faremo noi o lui, non *Noi o lui vincerà; *Lo farà noi o lui.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Tecumseh
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Re: «Cringe»

Intervento di Tecumseh »

loquispatha ha scritto: mer, 05 ago 2020 14:43 [...] il verbo è più immediato e incisivo di "provare imbarazzo" o "mettere in imbarazzo". Un esempio è "Quando fai questi discorsi, cringio!" Per carità, si può sempre dire "Quando fai questi discorsi mi metti in imbarazzo!", [...]
Termine mai udito né letto prima d'ora, sicché non mi perito di domandarle un chiarimento: il virgolettato « mettere in imbarazzo » poteva essere direttamente sostituito da imbarazzare, oppure no? Perché quando fai questi discorsi, m'imbarazzo (o [tu] m'imbarazzi se portiamo a riferimento [tu] mi metti in imbarazzo 'mettere in imbarazzo') a me sembra il perfetto italiano per « Quando fai questi discorsi, cringio! ». C'è dunque, o no, un debito di comprensione da parte mia?
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loquispatha
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Re: «Cringe»

Intervento di loquispatha »

Tecumseh ha scritto: mer, 05 ago 2020 21:54
loquispatha ha scritto: mer, 05 ago 2020 14:43 [...] il verbo è più immediato e incisivo di "provare imbarazzo" o "mettere in imbarazzo". Un esempio è "Quando fai questi discorsi, cringio!" Per carità, si può sempre dire "Quando fai questi discorsi mi metti in imbarazzo!", [...]
Termine mai udito né letto prima d'ora, sicché non mi perito di domandarle un chiarimento: il virgolettato « mettere in imbarazzo » poteva essere direttamente sostituito da imbarazzare, oppure no? Perché quando fai questi discorsi, m'imbarazzo (o [tu] m'imbarazzi se portiamo a riferimento [tu] mi metti in imbarazzo 'mettere in imbarazzo') a me sembra il perfetto italiano per « Quando fai questi discorsi, cringio! ». C'è dunque, o no, un debito di comprensione da parte mia?
No no, la sua traduzione è perfetta, non ci avevo nemmeno pensato per quanto ovvio! :D dunque sì, per il momento questo anglismo rimane confinato al gergo giovanile quindi non rappresenta un pericolo così increscioso, per quanto mi sconfortino sempre un po' l'impoverimento e l'imbarbarimento linguistico ed espressivo dei miei coetanei :cry:
G.B. ha scritto: mer, 05 ago 2020 17:16 Benvenuto tra noi! Se ci tiene ad approfondire l'argomento può trovare tutte le informazioni che le servono qui.
Grazie mille!
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Tecumseh
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Re: «Cringe»

Intervento di Tecumseh »

La ringrazio del chiarimento. :)
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G.B.
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Re: «Cringe»

Intervento di G.B. »

Segnalo questo articolo che mi trova alquanto perplesso rispetto alla sua parte finale qui messa in corsivo:
Terminologia etc. ha scritto: In italiano l’anglicismo cringe è usato sia come sostantivo che come aggettivo e si è rivelato piuttosto produttivo. Ne derivano il superlativo cringissimo, il verbo cringiare (anche riflessivo: sentirsi a disagio o provare imbarazzo) e il sostantivo cringiata (ciò che provoca la reazione).

[...]

C’è chi forse storce il naso davanti a queste neoformazioni ibride. Andrebbero invece viste come una prova della vitalità della lingua italiana, che è capace di integrare nel proprio sistema forestierismi apparentemente incompatibili con le proprie strutture.
Nel proprio sistema morfologico, inevitabilmente. Nel proprio sistema ortografico-fonologico, non direi. E infatti è proprio il contrario: un forestierismo come cringe «apparentemente» è compatibilissimo con le strutture dell'italiano (basterebbe naturalmente pronunciarne la e finale), realmente —foneticamente—, no.
«[...] o italici segni / rivendicarvi io seppi / nella vostra vergine gloria!» (G. D'Annunzio, Laus Vitae, vv. 7979-81).
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Marco1971
Moderatore
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Re: «Cringe»

Intervento di Marco1971 »

La signora in questione partecipò anni fa a questa piazza. Né io né chi fa lo stesso suo mestiere siamo molto d’accordo sulle sue posizioni (soprattutto per quanto riguarda la traduzione informatica).

E dove si scorge «vitalità», c’è in realtà apatia e appiattimento, incapacità creativa o traduttiva. Nei rari casi d’intraducibilità, se davvero l’italiano fosse ancora una lingua potente e vigorosa, assorbirebbe quelle poche parole adattandone tutta la serie, non solo la base forestiera col suffisso, ma anche il sostantivo (come tuttora fa lo spagnolo).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Avatara utente
G.B.
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Iscritto in data: gio, 15 ago 2019 11:13

Re: «Cringe»

Intervento di G.B. »

Marco1971 ha scritto: dom, 27 set 2020 19:29 La signora in questione partecipò anni fa a questa piazza. Né io né chi fa lo stesso suo mestiere siamo molto d’accordo sulle sue posizioni (soprattutto per quanto riguarda la traduzione informatica).
Sí, Marco, ho presente (c'è anche qualche rimando nell'«osservatorio»); e nemmeno io son molto persuaso della sua linea.
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