«Phrasal verb»

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G. M.
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«Phrasal verb»

Intervento di G. M. »

Potrà sembrare un domanda banale, ma come si chiamano in italiano i famosi phrasal verb(s) dell'inglese? Con una rapida ricerca nei testi italiani, mi sembra di trovare quasi solo l'espressione inglese. Qua e là c'è la traduzione immediata verbi frasali, che trovo anche qui: può andare? Il problema è che, usando un'altra espressione magari più corretta in italiano (come locuzione verbale), ho paura che il lettore non colga precisamente di che cosa parlo, mentre penso che capirebbe al volo verbo frasale. :?
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Infarinato
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Infarinato »

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Carnby
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Carnby »

Io li ho sempre chiamati verbi frasali, senza farmi troppi problemi.
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Infarinato
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Infarinato »

Ma una phrase («espressione, locuzione, sintagma») non è una frase, per cui phrasal non può voler dire frasale (= «di frase»). Usare frasale in quel senso introduce ambiguità, come quando si usa digitale col significato dell’inglese digital («numerico»). Poi, certo, se l’alternativa è l’anglicismo crudo… :roll:
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Credo si possa usare anche verbo sintagmatico, sebbene si adoperi in riferimento ad analoghe locuzioni verbali presenti nella nostra lingua:

Benché segnalati sporadicamente (De Mauro 1963: 385-386 parla, per es., di «particelle locative aggiunte al verbo, in posizione accentata»), i verbi sintagmatici sono oggetto di studi a sé solo a partire dai contributi di Schwarze (1985) e specialmente di Simone (1997; lavori recenti in Cini 2008a). Lo stesso termine verbo sintagmatico (ormai affermatosi a scapito di soluzioni precedenti, come verbo complesso, verbo composto, verbo perifrastico o verbo analitico) è quello proposto da Simone, sul modello dell’inglese phrasal verb.
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Roberto Crivello
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Roberto Crivello »

Nella Crusca per voi, al numero 8, c'è una risposta di Giovanni Nencioni a una domanda sull'uso "frasale" (così tra virgolette nel titolo della domanda) di particelle in italiano con possibile influsso dall'inglese, con alcuni esempi di autore, per es. ascendere via, ciabattare via, scalinare su. Nella sua articolata risposta anche Nencioni usa, tra virgolette, sia "frasale" sia "frasalità" ma probabilmente per spiegarsi mantenendo la sintonia con l'autore della domanda, perché usa, come ci si aspetterebbe, il termine locuzioni verbali ( o verbi complessi). Purtroppo non posso riportare per intero l'interessante risposta perché ho solo una copia stampata, ma se mi dite come aggiungere una foto delle due pagine così tutti la possono leggere, lo faccio senz'altro.
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

A me interesserebbe molto leggerla: la pubblichi pure come foto. :)
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Roberto Crivello
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Roberto Crivello »

Come si fa. Non vedo nessuna icona che permetta di inviare un allegato.
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Ferdinand Bardamu
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Trova la scheda «Allegati» nel modulo d’invio completo, nel riquadro sotto ai pulsanti «Salva bozza», «Anteprima» e «Invio».
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Carnby
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Carnby »

Infarinato ha scritto: lun, 11 gen 2021 21:30 Ma una phrase («espressione, locuzione, sintagma») non è una frase, per cui phrasal non può voler dire frasale (= «di frase»). Usare frasale in quel senso introduce ambiguità, come quando si usa digitale col significato dell’inglese digital («numerico»). Poi, certo, se l’alternativa è l’anglicismo crudo…
Ammetto di essere stato un po’ provocatorio, ma siccome una buona parte dei manuali d’inglese usa phrasal verb senza neppure azzardare una mezza traduzione, mi sento di accettare una pedissequa resa italiana della locuzione inglese, pur riconoscendo che qualcosa come verbo sintagmatico, sebbene più complicato, sia una traduzione più fedele. Del resto c’è anche chi non traduce false friends, sebbene falsi amici sia ben attestato, e anzi usa l’espressione inglese anche in relazione ad altre lingue come il francese o lo spagnolo. Lo stesso italiano è pieno di parole ed espressioni teoricamente «sbagliate» come per esempio clessidra che si dovrebbe applicare solo agli strumenti contenenti un liquido (e infatti significa ‘ruba acqua’): ma chi usa la parola «corretta» clepsamia a parte qualche superesperto di misurazione del tempo?
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Roberto Crivello
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Roberto Crivello »

Ferdinand Bardamu ha scritto: mar, 12 gen 2021 8:57 Trova la scheda «Allegati» nel modulo d’invio completo, nel riquadro sotto ai pulsanti «Salva bozza», «Anteprima» e «Invio».
C'è solo la scheda Opzioni, nessuna scheda Allegati. Forse Infarinato sa il perché?
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Millermann
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Millermann »

Confermo. Probabilmente la scheda «Allegati» appare solamente ai moderatori.
Credo che l'unica cosa da fare sia ricorrere a un «serviente d'immagini»; ne scelga uno di suo gusto cercando in rete. ;)
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
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Roberto Crivello
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Roberto Crivello »

Non ne avrei bisogno se volessi ricorrere a un metodo alternativo, potrei semplicemente caricare l'immagine sul mio sito web. In assenza della foto, se uno è veramente interessato può passare in libreria e acquistare il libro dello stesso titolo che raccoglie le risposte dei primi venti numeri o giù di lì del foglio. Fatta sistematicamente, è una lettura da cui si può imparare molto.
Avatara utente
Ferdinand Bardamu
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Dev’essere un’opzione disponibile solo ai moderatori, ma credo che sia estensibile anche agli altri utenti. Ad ogni modo, se non la disturba, può passare le immagini a me via posta elettronica, e le carico io come allegati nel fòro.
Avatara utente
Ferdinand Bardamu
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Re: «Phrasal verb»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Roberto Crivello ha scritto: mar, 12 gen 2021 1:04Nella Crusca per voi, al numero 8, c'è una risposta di Giovanni Nencioni a una domanda sull'uso "frasale" (così tra virgolette nel titolo della domanda) di particelle in italiano con possibile influsso dall'inglese…
Ricopio qui sotto la risposta nella sua interezza (ringrazio ancora Roberto per avermi fornito la foto del numero della Crusca per voi). Ho preferito ricopiarla piuttosto che caricare l’immagine, per permettere di trovarla con una ricerca interna al fòro.
Giovanni Nencioni ha scritto:Prof. George G. Watson, Udine:

Citando esempi dell’uso “frasale” di particelle in italiano (alcuni dei quali possono esser dovuti all’influenza dell’inglese), chiede se tale uso è un fatto recente.

Il prof. Watson in un chiaro paragone contrastivo tra l’italiano e l’inglese richiama l’attenzione su uno spiccato carattere di questa lingua: l’uso sistematico di particelle le quali, combinate con teste verbali, prevalgono semanticamente su di esse esorbitando dal sintagma e investendo l’intera frase, cioè esercitando sulla frase l’azione che in italiano è esercitata dal verbo semplice. Perciò, quando è “frasale”, la particella inglese tende, nella pronucia dell’enunciato, ad essere marcata, il che non accade quando la sua funzione è “normale”; differenza di cui si può dare esempio anche nell’italiano, considerando la pronuncia marcata nell’uso avverbiale del su in “metter su famiglia” e non marcata nel suo uso preposizionale in “lo hanno messo su un piedistallo”. La distinzione di tono sta divenendo da noi anche grafica, perché invale l’uso di accentare il su avverbiale. Il prof. Watson dà alcuni esempi italiani dello “spostamento semantico” dalla testa verbale alla particella frasale, traendoli da testi recentissimi: «Grande sfarfallio di ciglia e ascende via», «“Lei ha sempre voglia di scherzare” dice alzando anche lei il ditino … e ciabatta via» (Aldo Busi); «Seguendo le lose di pietra che scalinavano su, in mezzo ai prati…» (Alessandro Baricco); «Viakal scioglie via il calcare» (avviso pubblicitario), quest’ultimo esempio probabilmente ricalcato sul corrispondente inglese “Viakal Limescale Remover fizzes away limescale”.
Gli esempi dei due scrittori sono evidentemente prodotti da un gusto personale della forzatura espressiva, cioè da una intenzione stilistica, che l’imponente modello inglese avrà contribuito a far lievitare. Ma il costrutto che i grammatici inglesi chiamano frasale non è estraneo alla lingua italiana. Le nostre grammatiche distinguono il verbo semplice dalla locuzione verbale che si appoggia semanticamente a un aggettivo (farsi bello, farsi vivo) o a un sostantivo (far menzione, prender le parti) o a un avverbio (metter su, andar via); si veda Seranni e Castelvecchi, Grammatica italiana, IV, 72; XI, 2, 365. La locuzione verbale può corrispondere a un verbo semplice, ma, se formata con particelle avverbiali, è fortemente polisemica ed espressiva, come prodotto eminentemente popolare. Dimostrano tale origine la sua frequenza nei dialetti (che è indubbio segno di antichità) e il suo uso pleonastico: salir su, scender giù, cacciar via. Quanto alla polisemia, che si risolve nel contesto, basti pensare ai casi di metter su famiglia, metter su uno contro il fratello, metter su superbia, metter su il brodo e, nell’italiano regionale, metter su (o far su) il cappotto; oppure a buttar giù nei sensi di buttare in basso o abbattere o scrivere in fretta qualcosa o deprimere”.
L’uso inglese è sistematico, quindi normativo, e vasto ben più dell’italiano; ma questo, a osservazioni recenti, appare in via di sviluppo, il che può attribuirsi sia all’influenza dell’italiano settentrionale, dove è largamente penetrato nei dialetti, sia a un processo di semplificazione cui l’italiano parlato da quasi tutti gli italiani va soggetto, perdendo la ricchezza della varietà sinonimica e delle forme sintetiche posseduta dalla lingua letteraria. La sostituzione, però, di verbi semplici con locuzioni verbali (o verbi complessi), se pare una semplificazione, è in realtà, sotto l’aspetto semantico, una complicazione, perché il significato della forma analitica non si spiega con la somma del significato dei suoi componenti: tirar su è semanticamente divaricabile tra il significato di sollevare, confortare, migliorare una condizione e quelli di costruire (un edificio) attingere (l’acqua) o tirar su col naso. Nel suo bel saggio Stabilità e instabilità nei caratteri originali dell’italiano, inserito nel volume miscellaneo Introduzione all’italiano contemporaneo. Le strutture a cura di A. Sobrero, Laterza, Bari 1993, Raffaele Simone osserva acutamente: “Il funzionamento di questi verbi … è molto somigliante a quello dei phrasal verbs inglesi (set up, set off, blow up, drop by, ecc.). Questi verbi italiani sono infatti, come quelli inglesi, pienamente sintagmatici: solo in pochi casi è possibile sostituirli con la pura e semplice testa verbale (Mi ha fatto fuori ma *Mi ha fatto); per lo più solo la coppia sintagmatica è possibile” (p. 95). Possiamo ora tornare un momento agli esempi d’autore fornitici dal prof. Watson per osservare che la “frasalità” e la sintagmaticità della particella avverbiale non vi sono così piene da produrre un pieno “spostamento sematico”; giacché in scalinavano su e ciabatta via la eccezionalità o espressività delle basi verbali e il loro insolito accoppiamento con le particelle costituiscono, più che un fenomeno paradigmatico, un episodio stilistico che la tecnica teatrale o cinematografica catalogherebbe tra gli “effetti speciali”.
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