«Fotofinish»

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Se scrivo, per esempio, "questi due siti parlano entrambi di economia, ma non sono linkati tra di loro (oppure: tra di loro non c'è alcun link)" è chiaro a tutti quello che voglio dire, mentre se scrivo "...tra di loro non c'è alcun collegamento", devo poi specificare se intendo un collegamento ipertestuale, o di sponsorizzazione, o intellettuale o di quale altro tipo, data la polisemia di collegamento. Niente di male in questo, naturalmente. Ma se non voglio dilungarmi, è meglio usare link o linkare.
Ultima modifica di Roberto Crivello in data sab, 05 mag 2007 3:36, modificato 1 volta in totale.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Le lascio la lingua di plastica del presente e del futuro. E soprattutto non faccia nulla in senso evolutivo, ma si attenga alle tendenze. Non ho neanche bisogno di dire in bocca al lupo. :D
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Questo di cui stiamo parlando non ha niente a che fare con la lingua di plastica. Se lei ha letto il libro di Ornella Castellani Pollidori (sono stato io a segnalarglielo, vero?) avrà visto che non parla dei forestierismi. La lingua di plastica si riferisce all'abuso e all'uso ottuso di parole italiane o anche di calchi (vedi il mio articolo sull'abuso di supportare). Cerchi di inquadrare i problemi nell'ottica giusta.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Una a di troppo, che le sarà sfuggita alla lettura del suddetto libro...

Ma vorrà concedermi di usare una espressione come lingua di plastica in senso figurato?

La risposta è no. Perché bisogna seguire il gregge e non la ragione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

fabbe
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Intervento di fabbe »

Roberto Crivello ha scritto:Se scrivo, per esempio, "questi due siti parlano entrambi di economia, ma non sono linkati tra di loro (oppure: tra di loro non c'è alcun link)" è chiaro a tutti quello che voglio dire, mentre se scrivo "...tra di loro non c'è alcun collegamento", devo poi specificare se intendo un collegamento ipertestuale, o di sponsorizzazione, o intellettuale o di quale altro tipo, data la polisemia di collegamento. Niente di male in questo, naturalmente. Ma se non voglio dilungarmi, è meglio usare link o linkare.
Roberto, per una frase così banale non mi sembra il caso di fare ragionamenti sofisticati su significati e teoretiche confusioni interpretative. Scriva semplicemente così:

"questi due siti parlano entrambi di economia, ma non sono connessi tra di loro"

Capiranno tutti.

Bue
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Re: «Fotofinish»

Intervento di Bue »

Marco1971 ha scritto:O photo finish. Letto nel Corriere di oggi (in linea): «vittoria al fotofinish per i nazionalisti». In francese, photo d’arrivée, photo-témoin. Non si potrebbe fare foto d’arrivo o foto-testimone?
Io rimango sempre più sconcertato. Ma come si fa a non rendersi conto che si tratta di una espressione ormai cristallizzata e sclerotizzata e usata come frase fatta? Come quando la gente dice "all'ultimo sangue" senza avere molto spesso la più pallida idea di quale sia l'origine dell'espressione.
Ma provate, santa polenta, a pubblicare su un quotidiano nazionale il titolone "Vittoria alla foto d'arrivo per i nazionalisti". Ma chi accidèrboli pensate che capisca cosa state dicendo?!?
Scusate l'ennesimo sfogo.

P.S. Piuttosto io rispolvererei il "filo di lana" delle vittorie di un tempo, anche se penso che ormai dato il lungo disuso anche questa espressione potrebbe creare difficoltà!

Bue
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Intervento di Bue »

Roberto Crivello ha scritto: all'abuso e all'uso ottuso
Allora insiste! :lol:

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Marco1971 ha scritto:Una a di troppo, che le sarà sfuggita alla lettura del suddetto libro...

Ma vorrà concedermi di usare una espressione come lingua di plastica in senso figurato?

La risposta è no. Perché bisogna seguire il gregge e non la ragione.
Lei dovrebbe cercare di frenare il suo istinto professorale e di criticare come gli altri scrivono soprattutto se si tratta di scelte sulle quali si potrebbe discutere a lungo.

Lei vorrebbe definire come plastismi, semplici anglismi acclimatati nell'uso, ossia le parole che non le piacciono. Ma fa solo confusione in questo modo.

Infine le suggerisco di astenersi dall'affibbiare ai suoi interlocutori etichette come "gregge" e similari e di considerare sé stesso "rivoluzionario" e banalità del genere. Si renda conto che stiamo parlando di semplici scelte linguistiche, e che tra vent'anni staremo ancora tutti qui a discutere se si dovrebbe dire così o colì, mentre la lingua continua il suo percorso sul quale né io né lei né altri hanno o avranno un'influenza specifica rilevante per la massa dei parlanti.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

fabbe ha scritto:"questi due siti parlano entrambi di economia, ma non sono connessi tra di loro"

Capiranno tutti.

Non ne sono sicuro. Faccia un'indagine statistica consistente e mi riferisca i risultati, poi ne riparliamo.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Bue ha scritto:
Roberto Crivello ha scritto: all'abuso e all'uso ottuso
Allora insiste! :lol:
Questa volta era voluto. :wink:

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Roberto Crivello ha scritto:Lei dovrebbe cercare di frenare il suo istinto professorale e di criticare come gli altri scrivono soprattutto se si tratta di scelte sulle quali si potrebbe discutere a lungo.
È vero, mi voglia scusare.
Roberto Crivello ha scritto:Lei vorrebbe definire come plastismi, semplici anglismi acclimatati nell'uso, ossia le parole che non le piacciono. Ma fa solo confusione in questo modo.
Non mi pare di fare confusione: ho letto il saggio della Castellani Pollidori e so bene a che cosa si riferisce la lingua di plastica. Se io, poi, scelgo e dichiaro di chiamare parole di plastica gli anglicismi non v’è alcuna confusione.
Roberto Crivello ha scritto:Infine le suggerisco di astenersi dall'affibbiare ai suoi interlocutori etichette come "gregge" e similari e di considerare sé stesso "rivoluzionario" e banalità del genere. Si renda conto che stiamo parlando di semplici scelte linguistiche, e che tra vent'anni staremo ancora tutti qui a discutere se si dovrebbe dire così o colì, mentre la lingua continua il suo percorso sul quale né io né lei né altri hanno o avranno un'influenza specifica rilevante per la massa dei parlanti.
Non la annovero fra i membri del gregge, ho detto soltanto che lei accetta l’uso imperante e che vi si adegua. Le profezie, poi, lasciano il tempo che trovano: né io né lei possiamo sapere come andranno le cose; tuttavia sia lei sia io possiamo provare a far sí che cambino mentalità e abitudini linguistiche poco sane. E questa piazza è uno dei luoghi in cui ciò si può fare.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Roberto Crivello
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Intervento di Roberto Crivello »

Marco1971 ha scritto:Non la annovero fra i membri del gregge, ho detto soltanto che lei accetta l’uso imperante e che vi si adegua. Le profezie, poi, lasciano il tempo che trovano: né io né lei possiamo sapere come andranno le cose; tuttavia sia lei sia io possiamo provare a far sí che cambino mentalità e abitudini linguistiche poco sane. E questa piazza è uno dei luoghi in cui ciò si può fare.
Ci terrei a far sì che le discussioni non si focalizzino su di noi. Tornando all'argomento del filone, ossia a fotofinish, possiamo osservare che è già discutibile il suo presupposto, ossia che l'uso di questa parola rappresenti un'abitudine linguistica poco sana. Se si accetta l'assunto che il principio cardine della comunicazione è la chiarezza, l'uso di un quasi-tecnicismo, ormai cristallizato nell'uso e quindi adoperato e capito da tutti, contribuisce alla chiarezza; mentre il potenziale uso di un termine alternativo richiede chiose e quindi va a detrimento della chiarezza; è dunque abitudine linguistica poco sana cercare di forzare nella lingua scelte alternative, accompagnandole con intemerate; naturalmente ognuno è libero di usare i termini desueti, alternativi o nuovi che preferisce; ma il modo più efficace nonché più rispettoso verso gli altri - leggasi: per far loro capire - consiste nel farlo in modo sottile, introducendoli nei propri scritti e cercando di divulgare questi ultimi, lasciando che i parlanti decidano autonomamente e diciamo pure incosciamente se preferiscono la soluzione alternativa, anziché cercando di cacciargliela in testa come si sarebbe fatto ai vecchi tempi con uno scolaro riottoso.
Tenendo anche presente che tra i tanti motivi di influenza c'è il principio di autorità e competenza, per cui quasi nulla sarà la possibilità che una persona estranea a un settore, senza competenze specifiche nello stesso, riesca a fare accettare una sua scelta.
Consideri quanto ho appena detto un suggerimento operativo; provi a rifletterci.

fabbe
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Intervento di fabbe »

Roberto Crivello ha scritto:
fabbe ha scritto:"questi due siti parlano entrambi di economia, ma non sono connessi tra di loro"

Capiranno tutti.
Non ne sono sicuro. Faccia un'indagine statistica consistente e mi riferisca i risultati, poi ne riparliamo.
La faccia lei se non è sicuro.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Roberto Crivello ha scritto:...introducendoli nei propri scritti e cercando di divulgare questi ultimi, lasciando che i parlanti decidano autonomamente e diciamo pure incosciamente se preferiscono la soluzione alternativa...
Certamente. E lei lo fa? Ne dubito, visto che a ogni mia proposta si oppone (e non considera i traducenti delle altre lingue neolatine), ribadendo che bisogna adoperare i termini già nell’uso, e quindi smentendo nei fatti questa sua affermazione.

Non credo che sia sano usare parole straniere, che di chiaro hanno ben poco per la maggioranza dei locutori. Il termine può diventar chiaro a forza di sentirselo ripetere, ma di per sé è un ostacolo alla comunicazione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Federico
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Re: «Fotofinish»

Intervento di Federico »

Bue ha scritto:P.S. Piuttosto io rispolvererei il "filo di lana" delle vittorie di un tempo, anche se penso che ormai dato il lungo disuso anche questa espressione potrebbe creare difficoltà!
Lei ha sicuramente ragione: in quel titolo sarebbe appropriatissimo, perché in quel caso fotofinish indica non tanto un apparecchio o una tecnica, quanto la motivazione che ha costretto a farne uso. Questa metonimia è piuttosto frequente, perciò aggiungo filo di lana ai «traducenti».
Roberto Crivello ha scritto:Tornando all'argomento del filone, ossia a fotofinish, possiamo osservare che è già discutibile il suo presupposto, ossia che l'uso di questa parola rappresenti un'abitudine linguistica poco sana.
Non capisco che utilità possa esserci nel mettere in discussione i fondamenti della lista a ogni piè sospinto, a ogni termine preso in esame, mescolando una discussione particolarissima sul modo di rendere una data parola a quella generalissima sull'opportunità o necessità di opporsi ai forestierismi (discussione fra l'altro che si porta dietro sistematicamente tutto il suo carico di polemiche).

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