«Rappacificare»

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«Rappacificare»

Intervento di Federico » dom, 09 set 2007 21:31

Dai dizionari che consultato non sono riuscito a capire se rappacificare è una variante neutra di riappacificare o una grafia sconsigliabile nell'uso sorvegliato (lo stesso per i derivati).
Essendo il passaggio da ria- a ra- cosa normale, non mi suona male; a voi?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » dom, 09 set 2007 21:50

Riappacificare è variante moderna (sec. XX) di rappacificare (av. 1324). I due termini sono sinonimi, ma mi atterrei alla forma antica (la voce è trattata sotto rappacificare).
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di bubu7 » lun, 10 set 2007 12:05

Il GRADIT, trattando del prefisso ri-, specifica che, nel caso di varianti in cui il prefisso sia o meno eliso, la forma elisa ha di solito valore intensivo mentre la forma intera (con ri-) valore iterativo.
A me sembra che in r(i)appacificare il valore iterativo prevalga su quello intensivo: darei quindi la preferenza alla variante moderna riappacificare. :)
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Intervento di Federico » lun, 10 set 2007 20:47

Ieri ho scritto davvero troppo di fretta: anche qui ho invertito le cose, come se il problema (cioè quello che è venuto dopo) fosse rappacificare e non riappacificare.

Variante moderna, ho capito, però per quale motivo? Sottolineare l'iteratività non è possibile, e allora perché cercare una forma di piú difficile pronuncia? Ipercorrettismo? Non capisco.

Di per sé sono entrambe inappuntabili, però questo non può essere un criterio decisivo, perché molte parole o costruzioni teoricamente possibili e corrette non lo sono, o comunque non sono [ancora] percepite come tali (ad esempio in mia opinione – a mio parere –, tanto per tornare su un argomento recente): tanto che io ammetto di trovarmi in imbarazzo nell'interpretare questo giudizio di bubu, non avendo elementi per capire se è una preferenza sua personale o generale, essendo io stesso in dubbio – e non aiutato dai nostri pilateschi vocabolari –.

A ogni modo le due risposte opposte dimostrano e concordano nel dire che nessuna delle due grafie è errata, su questo non c'è dubbio, e non è poco. :)

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » lun, 10 set 2007 21:57

La variante riappacificare, che il Garzanti in linea, il Dàrdano, il De Agostini e il DOP dicono «meno comune», è persino del tutto ignorata dal Treccani in linea e dal Devoto-Oli 2004-2005.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di Federico » mar, 11 set 2007 1:29

Questo soprattutto mi ha disorientato: in casi come questi non si sa (non so) che cosa pensare: è una semplice trascuratezza, è stata considerata di uso troppo marginale (difficile crederlo), è stata esclusa deliberatamente perché considerata errata (paradossale, ma può darsi: se lo inseriamo come variante sembra che lo approviamo, perciò non mettiamolo proprio; estreme conseguenze del rifiuto di dare indicazioni normative, che finisce col contraddire i propri scopi)?

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Intervento di bubu7 » mar, 11 set 2007 10:29

Federico ha scritto: Variante moderna, ho capito, però per quale motivo? Sottolineare l'iteratività non è possibile, e allora perché cercare una forma di piú difficile pronuncia? Ipercorrettismo? Non capisco.

Di per sé sono entrambe inappuntabili, però questo non può essere un criterio decisivo, perché molte parole o costruzioni teoricamente possibili e corrette non lo sono, o comunque non sono [ancora] percepite come tali (ad esempio in mia opinione – a mio parere –, tanto per tornare su un argomento recente): tanto che io ammetto di trovarmi in imbarazzo nell'interpretare questo giudizio di bubu, non avendo elementi per capire se è una preferenza sua personale o generale, essendo io stesso in dubbio – e non aiutato dai nostri pilateschi vocabolari –.
I vocabolari sono raramente pilateschi, caro Federico. Spesso entrano in gioco alcune delle opzioni che lei ha elencato nel suo ultimo intervento.
Marco ci ha gentilmente riportato la posizione di molti vocabolari. Il Treccani è un vocabolario conservatore e, in più, datato: è più comprensibile che non contempli la variante. Strana e colpevole, a mio parere, è invece l'assenza dal Devoto-Oli: non si può ignorare in questo modo una variante così diffusa.
Dal punto di vista dei nostri lessici l'indicazione è chiara: la voce è trattata, come riportava Marco, sotto rappacificare, e questa è sempre un'indicazione di variante preferibile.
È comprensibile e accettabile, quindi, la posizione di Marco che consiglia la variante classica e vitale.

La mia posizione è invece innovativa e personale (per rispondere al dubbio di Federico) anche se si appoggia a indicazioni di frequenza delle varianti in rete (rappacificare, 9380; riappacificare, 13800), che possono non essere molto significative, e di regolarità.

Per quest'ultimo punto mi riferivo alle indicazioni del GRADIT sull'uso dei due prefissi in presenza di varianti (il GRADIT specifica, di solito, ma appunto stiamo cercando un'indicazione di regolarità).

Il significato moderno di 'r(i)appacificare' non mi sembra che sia di 'fare la pace con più forza' ma, piuttosto, 'fare di nuovo la pace dopo aver litigato'. Prevale quindi il senso iterativo rispetto a quello intensivo. E poiché il senso iterativo è solitamente espresso, secondo il GRADIT, dal prefisso senza elisione ri-, per regolarità consiglierei la forma riappacificare.
Questo ragionamento è anche un tentativo d'interpretazione della diffusione della nuova variante (riappacificare): evidentemente nei parlanti è chiaro il senso iterativo della particella ri- e hanno quindi regolarizzato il termine in cui non era più trasparente il senso iterativo (rappacificare).
Tutto quest'ultimo ragionamento da solo non vorrebbe dire molto, visto che innumerevoli volte abbiamo riscontrato che la lingua non segue la logica, ma poiché siamo confortati dalla frequenza della variante più logica possiamo, a mio parere, appoggiare questa tendenza senza creare danni all'edificio linguistico.
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
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Intervento di Federico » mar, 11 set 2007 22:07

bubu7 ha scritto:Dal punto di vista dei nostri lessici l'indicazione è chiara: la voce è trattata, come riportava Marco, sotto rappacificare, e questa è sempre un'indicazione di variante preferibile.
O piú diffusa, ma egualmente valida o anche peggiore; per questo sarebbe bello conoscere i motivi di certe scelte.
bubu7 ha scritto:Il significato moderno di 'r(i)appacificare' non mi sembra che sia di 'fare la pace con più forza' ma, piuttosto, 'fare di nuovo la pace dopo aver litigato'. Prevale quindi il senso iterativo rispetto a quello intensivo. E poiché il senso iterativo è solitamente espresso, secondo il GRADIT, dal prefisso senza elisione ri-, per regolarità consiglierei la forma riappacificare.
Mi scusi, ma questo mi sembra un ragionamento un po' artificiale: a parte che personalmente non percepisco alcun senso iterativo, mi sembra che interpretare l'intensivo semplicemente a "fare qualcosa con piú forza" sia piuttosto riduttivo.
Spesso ci sono intensivi apparentemente privi di senso o inutili, che svolgono funzioni le piú varie, mi sembra.

E poi, anche l'argomento della regolarità mi sembra un po' fragile: per regolarità non dovremmo elidere l'articolo?

Ah, un'altra curiosità: quanti vocabolari registrano dei derivanti di riappacificare, come riappacificazione o riappacificamento? Vedo che nessuno registra il secondo, mentre il primo, presente nel De Mauro, manca nel DISC, nel Gabrielli e nel Garzanti in linea, che pure segnalano la variante del verbo.

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Intervento di bubu7 » mer, 12 set 2007 9:31

Caro Federico, dalle domande che mi pone (e dal come me le pone) ho l'impressione di non essere riuscito a farle cogliere il senso delle mie affermazioni.
Un'altra conferma delle mie limitate capacità di comunicazione. :wink:
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Intervento di Federico » mer, 12 set 2007 20:17

Probabilmente non mi sono spiegato bene neanch'io.
Credo di aver capito il suo ragionamento, che è finora l'unica spiegazione della variante riappacificare; quello che mi lascia perplesso è l'idea che si possa partire da queste considerazioni per concludere (anche solo come giudizio personale) che se questa variante soppiantasse l'altra sarebbe meglio.

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Intervento di bubu7 » gio, 13 set 2007 9:54

Federico ha scritto:...quello che mi lascia perplesso è l'idea che si possa partire da queste considerazioni per concludere (anche solo come giudizio personale) che se questa variante soppiantasse l'altra sarebbe meglio.
Alla base del mio ragionamento è l'osservazione che diminuire certe irregolarità è sempre positivo per l'economia linguistica.
Anche per questo molti forestierismi non adattati danno tanto fastidio.

Ma, come ricordavo sopra, quest'osservazione di per sé non porterebbe da nessuna parte se non fosse accompagnata dall'evidenza di una discreta diffusione della nuova forma.

Quindi ammesso col GRADIT che l'iterazione si esprime di solito con ri-; che, nel nostro termine, il valore iterativo prevalga sul valore intensivo; che la regolarità sia preferibile all'irregolarità; e osservata la diffusione della variante riappacificare; possiamo dare la preferenza a quest'ultima variante.

Spero di essere riuscito a chiarire maggiormente il mio ragionamento al di là del fatto che sia la validità delle premesse sia la conclusione possano essere contestate. :)
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Intervento di Federico » gio, 13 set 2007 21:47

bubu7 ha scritto:Spero di essere riuscito a chiarire maggiormente il mio ragionamento al di là del fatto che sia la validità delle premesse sia la conclusione possano essere contestate. :)
Infatti secondo me una sua premessa implicita è che la regolarità è preferibile alla semplificazione della pronuncia. Questa e quella sul prevalere del valore iterativo sono – a mio parere – dubbie.

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