«Composto ‹di›» e «composto ‹da›»

Spazio di discussione su questioni di carattere sintattico

Moderatore: Cruscanti

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Marco1971
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«Composto ‹di›» e «composto ‹da›»

Intervento di Marco1971 »

Checché ne dicano gli inattendibili dizionari odierni – impegnati a fotografare la lingua e quindi privi d’autorità –, composto di e composto da, nell’uso piú sorvegliato, non significano propriamente la stessa cosa: la Divina Commedia è composta di cento canti (e cosí si comporta il verbo: si compone di cento canti) ma la Divina commedia fu composta da Dante. Insomma il da andrebbe riservato alla costruzione passiva (e, si veda sotto, per l’origine) e il di allo stato. Esemplifico, come sempre, con autori al disopra d’ogni sospetto.

E perché questo quadro è composto di due battaglioni, conviene divisare quale parte ne faccia uno battaglione e quale l’altro. (Machiavelli, Dell’arte della guerra)

Ma il poema non è forma semplice, perché egli è composto di materia e di forma. (Tasso, Discorsi del poema eroico)

Questo Tempio al riferir di alcuni autori sorpassava in altezza le piú sublimi piramidi di Egitto, essendo composto di otto torri, sopra l’ultima delle quali era una specie di vedetta, che ragionevolmente credesi destinata dai Babilonesi agli usi astronomici. (Leopardi, Storia dell’astronomia...)

Quell’assemblea muta, armata, minacciosa, composta di uomini risoluti e formidabili, prendeva un aspetto imponente e terribile. (Verga, I carbonari della montagna)

Entrava una luce fredda e limpida come un’acqua sorgiva; negli angoli si raccoglieva l’ombra, e fra le tende composte di tessuti dell’Estremo Oriente... (D’Annunzio, Il Piacere)

Oltre che per il vero e proprio passivo, il da si può trovare per indicare l’origine («a partire da, sulla base di»):

Confutare, refutare ec. sono continuativi, o composti da futare, o derivati da confundere ec. (Leopardi, Zibaldone)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Se non cado in errore, credo si possa fare il medesimo distinguo per il verbo formare.
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Quindi, in nuce, quando composto (Treccani s.v., punto 1) ha valore aggettivale, regge di, che, a mio parere, introduce un(a specie di) complemento di materia.

Quando, invece, è parte della forma passiva del verbo comporre, la preposizione è da, perché regge il complemento d'agente.
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Sí, e anche formato si comporta cosí. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Sandro1991
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Intervento di Sandro1991 »

Grazie per la precisazione, caro Marco. Devoto−Oli 2009 perde punti...
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Prego! :) Penso che dei dizionari recentissimi non si salvi nessuno... :roll:
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
PersOnLine
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Intervento di PersOnLine »

In questo caso, senza scomodare la grande letteratura, si può dire che basta la logica accompagnata dall'analisi logica - come esposto da Ferdinand Bardamu - per usare la corretta preposizione.
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Per me, le regole si ricavano – in gran parte – dalla grande letteratura. Le citazioni vogliono solo essere testimonianze e dimostrazioni, che permettono di stabilire le sottili distinzioni, come ho mostrato sopra per la doppia valenza di composto da. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

Per quale motivo si dice "La giuria è composta di tre membri" ma "La giuria è composta da Tizio, da Caio e da Sempronio"?
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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato »

Forse nel primo caso (composta di tre membri) prevale il senso di una descrizione - diciamo così - "strutturale" della giura (la giuria è fatta in questo modo), mentre nel secondo (composta da Tizio...) si sottolinea il carattere "occasionale" di quella specifica composizione. La sfumatura che avverto io - impressione personalissima, che La invito a prendere colle molle - è che trattando il participio più come aggettivo che come forma verbale (usando il di) l'attenzione si concentri sul soggetto di quel sintagma che si configura come predicato nominale (la giuria, dunque); il da, invece, "riattiva" l'aspetto propriamente verbale e quindi sposta l'attenzione sull'agente (in questo caso, i tre "facenti funzione": sono Tizio, Caio e Sempronio a ricoprire il ruolo di giurati).
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Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

La ringrazio del suo contributo, caro Animo Grato. :)

Ad ogni modo, non mi son spiegato come avrei voluto. Chiedo venia e ricomincio da capo. :) Ho notato che composto di, posto dinnanzi a pronomi personali complemento e/o davanti a nomi propri di persona, è costretto ad abbandonare la preposizione di a vantaggio di da. Ritornando alla frase in questione, ad esempio, non mi sognerei mai di dire o di scrivere "*La giuria è composta di Tizio, di Caio e di Sempronio". Noi si dice e si scrive "La giuria è composta di tre membri", dove quel tre membri, logicamente parlando, equivale a Tizio, Caio e Sempronio. Eppure, nel primo caso si usa composta di. Nel secondo, di lascia spazio a da. Mi chiedevo il perché di tale eccezione, ammesso che d'eccezione si possa parlare.


P.S. Qualcuno, forse, risponderà dicendomi: "Per lo stesso motivo per cui si dice e si scrive La Divina commedia fu composta da Dante". In questo caso, però, avverto una diversa sfumatura. Dante fu l'artefice della Divina Commedia ed essa fu il prodotto del suo immenso cerebro. Dalle sue mani e dalla sua mente, trasse origine quest' inclita opera. Vi è una forgiatura. I pensieri si materializzano, assumendo una forma ben precisa. La stessa cosa accade con, ad esempio, La sinfonia n. 9 fu composta da Beethoven. Invece, nella proposizione La giuria è composta da Tizio, Caio e Sempronio, non assistiamo a nessuna "creazione". I tre non inventano alcunché, essendo nient'altro che semplici membri d'una giuria. Composta da acquista, perciò, un peso e una valenza diversi a seconda che si trovi nell'una o nell'altra frase.
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

La giuria è composta da Tizio, Caio e Sempronio non è buon italiano e non è un'eccezione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

Caro Marco, la frase corretta sarebbe dunque "La giuria è composta di Tizio, di Caio e di Sempronio."?
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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Sí. :) Anche, e preferibilmente, senza ripetere la preposizione.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Ivan92
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Intervento di Ivan92 »

La ringrazio di cuore! Sempre prodigo di delucidazioni preziose!! :)
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