«Morbus anglicus»

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domna charola
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Intervento di domna charola » mer, 02 gen 2013 18:45

Esame di Storia Medievale, domanda su rapporti fra Romani e popolazioni esterne ai confini dell'impero: "l'esercito stanziato sul laims..." cioè il limes (gen. limitis)...
quindi, il celebre agrume non è originario dei Caraibi!!!!

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama » mer, 02 gen 2013 20:27

Se vuole farsi due risate aggiuntive, ho un aneddoto molto simile. Liceo scientifico, interrogazione di letteratura latina: Orazio e il labor laim.

fiorentino90
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Intervento di fiorentino90 » ven, 29 mar 2013 23:46

bubu7 ha scritto:
bubu7 ha scritto:Perché invece speakeraggio :evil: (per riproduzione audio/vocale), sempre nella stessa pagina, è di suo gradimento? :)
Tra l'altro, in codest'accezione, il termine non è neanche registrato dal Garzanti in linea.
Quasi quasi gli scrivo... :wink:
Ecco la risposta inviatami dal settore linguistico della Garzanti contenente le motivazioni della loro scelta.
Il termine “speakeraggio” è stato accolto nella pagina di presentazione delle nuove edizioni 2007 con l’intenzione di privilegiare una parola che, rispetto alla più generica “pronuncia”, presenta maggiore precisione e un’indubbia legittimità tecnica. ‘Speakeraggio’, infatti, viene normalmente adoperato negli studi di registrazione per indicare la ‘realizzazione fonica di una o più parole da parte di uno speaker’ (altro anglicismo che non ha un perfetto equivalente in italiano).

Accanto all’attenta considerazione del patrimonio linguistico italiano, il nostro Dizionario si propone di registrare l’evoluzione e le novità della lingua viva e ha quindi il dovere di aggiornare e di informare il lettore sull’utilizzo di parole ormai così diffuse in giornali, libri e trasmissioni televisive. Questi termini circolano nell'italiano attuale, e un buon dizionario ha il dovere di registrarli.

Il fatto che non si trovi nel dizionario di italiano on line è perché si tratta dell’edizione 2003, mentre questo termine è stato introdotto nei nostri dizionari a partire dalla scorsa edizione 2006.

La ringraziamo per la sua segnalazione, segno di un’attenzione nei confronti della lingua italiana che apprezziamo e condividiamo.
In un manuale di dizione e voce l'autore ricorre al termine speaker nel titolo, ma all'interno del testo usa come sinonimo lettore. Si tratta d'un corso valido uscito in formato elettronico qualche anno fa (quindi di recente). Insomma, diversamente da quanto sostenuto sopra, il professionista della voce che ha scritto il libro non fa differenza tra speaker e lettore, usando tanto uno quanto l'altro. Tuttavia, è comprensibile la scelta di scrivere speaker nel titolo piuttosto che lettore. Comunque, il termine speaker non è affatto piú preciso di quello di lettore, senza considerare che in inglese ha altri significati (di cui s'è già parlato). L'estratto che riporto sotto illustra in modo chiaro le differenze tra i vari professionisti della voce e i diversi nomi con cui vengono chiamati.
Cari amici di Parlarealmicrofono.it,

una delle domande più frequenti a cui capita di rispondere durante i corsi di dizione e speakeraggio riguarda la differenza tra tre figure professionali molto ambite: lo speaker, il conduttore radiofonico e il doppiatore. Facciamo un po’ d’ordine: sebbene tra le attività esistano senz’altro alcuni punti di contatto, è importante cercare di proporre un’ulteriore differenziazione nell’ambito di queste professioni. Schematizzando, esistono:

Voice over talent (Speaker per audioproduzioni/vocalizzazioni fuori campo: documentari, filmati industriali, siti web, etc.)
Speaker/doppiatori pubblicitari (Specializzati nella realizzazione di audio per la pubblicità)
Speaker radiofonici (Specializzati nella conduzione di programmi radiofonici)
Public Speaker (Specializzati nella comunicazione in pubblico)
Doppiatori (Specializzati nel dubbing di produzioni cinematografiche/serie tv/cartoni animati)
La differenza tra Voice over talent e Speaker pubblicitari, nonostante i nomi inglesi, è tutta italiana. A tale proposito si consulti il seguente collegamento http://oxforddictionaries.com/definitio ... voice-over e, in particolare, quest'esempio: the commercials are voice-overed. Si parla di pubblicità e si usa il termine voice-over, non speaker e derivati. Quindi, volendo usare il termine inglese, sarebbe almeno preferibile usare il termine inglese corretto. Ad ogni modo, il voice-over non è altro che la voce fuori campo :)

Per quanto riguarda speaker radiofonico, è preferibile usare conduttore radiofonico o annunciatore perché, oltre ad essere italiani, questi ultimi hanno il vantaggio di delineare meglio la figura professionale in questione.

Public speaker, per me, è piú accettabile perché è usato in inglese con lo stesso significato e perché non è un misto tra due lingue (come speaker pubblicitario o, peggio ancora, speakeraggio)

In conclusione, lettore pubblicitario e lettore del documentario possono benissimo sostituire i termini speaker pubblicitario e voice-over talent. Se non si tratta di semplice lettura, ma di doppiaggio vero e proprio, allora si parla di doppiatore o doppiatore pubblicitario (come si fa già). Che lo speaker sia un semplice lettore o sia un attore-doppiatore, conta ben poco: il lavoro è quello del lettore, poi la formazione che il professionista della voce ha avuto non cambia il nome della professione! Piccola precisazione, io spesso uso i termini recitazione vocale e attore vocale: quest'ultimo secondo me, si potrebbe usare là dove quello di lettore e quello di doppiatore non sono del tutto appropriati.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » sab, 30 mar 2013 14:30

Souchou-sama ha scritto:Se vuole farsi due risate aggiuntive, ho un aneddoto molto simile. Liceo scientifico, interrogazione di letteratura latina: Orazio e il labor laim.
Posso riportare un episodio di segno opposto: un mio compagno, durante la lezione di inglese, colto da improvvisa amnesia provò a rimpiazzare il contumace always con un improbabile, seppur augusto, semper (mimetizzandolo con una pronuncia simile a /'sempər/). Non funzionò.

Carnby
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Intervento di Carnby » sab, 30 mar 2013 15:45

Animo Grato ha scritto:Posso riportare un episodio di segno opposto: un mio compagno, durante la lezione di inglese, colto da improvvisa amnesia provò a rimpiazzare il contumace always con un improbabile, seppur augusto, semper (mimetizzandolo con una pronuncia simile a /'sempər/). Non funzionò.
Non c'entra nulla, ma a una lezione di russo, non ricordandomi lì per lì спасибо, ringraziai dicendo Dankeschön! :)

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama » sab, 30 mar 2013 18:42

Io invece avevo dei problemi col latino ima [ˈiːmɐ] «il fondo», che mi ricordava sempre il giapponese ima [ˈimɐ] «adesso»… Mentre oggi confonderei entrambi col tedesco immer [ˈʔɪmʌ] «sempre»! :D

domna charola
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Intervento di domna charola » mar, 02 apr 2013 9:04

Pranzo di Pasqua dai suoceri, una parente di non so che grado (non voglio sapere...), chiedendo il recipiente del vino rosso "passami il decoder"

Carnby
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Intervento di Carnby » mar, 02 apr 2013 12:59

Souchou-sama ha scritto:Mentre oggi confonderei entrambi col tedesco immer [ˈʔɪmʌ] «sempre»!
Struuunz! Struunz! Er ist immer verletzt! (cit. Trapattoni). :D

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Manutio
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Intervento di Manutio » mar, 30 apr 2013 18:49

Due appunti per la cartella clinica:
1) Nell’immediato dopoguerra avemmo the Big Four, i quattro paesi che sedevano da vincitori al tavolo della pace. In italiano diventarono i Quattro Grandi, e non credo che qualcuno abbia mai detto altro che cosí. Poi, nel 1960, arrivarono The Magnificent Seven, e ne facemmo ufficialmente, vale a dire traducendo il titolo in italiano, I magnifici sette. Lo storico della lingua dovrà vederci un sintomo dell’avanzante morbus anglicus? Io avrei detto spontaneamente I sette magnifici, ma questa sarà questione di gusti. Significativa resta la differenza della scelta, a distanza di quindici anni.
2) Il postino mi ha lasciato un avviso di raccomandata, e nella relativa comunicazione leggo che il mio ‘oggetto in giacenza’ (si dice cosí, e fin qui pazienza) è definito ‘raccomandata non descritta’. Sono giustificato se stavolta ci vedo il sintomo di un morbo arrivato alla fase terminale? La prossima volta sarò invitato a ritirare una non descritta registrata? Immagino che i confratelli non saranno avari di pareri.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 30 apr 2013 20:54

L’aggettivo magnifico si può usare sia prima sia dopo il nome cui si riferisce, senza differenze di significato. Qui mi pare addirittura di rinvenire una traccia di quell’antico titolo d’onore, magnifico appunto, che sovente veniva preposto al nome. Una supposta influenza dell’inglese nella sintassi italiana risulta quindi indiscernibile, a mio parere.
Manutio ha scritto:2) Il postino mi ha lasciato un avviso di raccomandata, e nella relativa comunicazione leggo che il mio ‘oggetto in giacenza’ (si dice cosí, e fin qui pazienza) è definito ‘raccomandata non descritta’. Sono giustificato se stavolta ci vedo il sintomo di un morbo arrivato alla fase terminale? La prossima volta sarò invitato a ritirare una non descritta registrata? Immagino che i confratelli non saranno avari di pareri.
Ammetto di non aver capito bene qual è l’oggetto della critica, qui. Mi auguro per lei che non fosse una raccomandata di colore verde (può essere una multa :)), tuttavia per me — ignorante del burocratese postale — «raccomandata non descritta» vuol semplicemente dire che non se ne conosce il contenuto…

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Intervento di Roberto Crivello » mar, 30 apr 2013 21:35

domna charola ha scritto:Pranzo di Pasqua dai suoceri, una parente di non so che grado (non voglio sapere...), chiedendo il recipiente del vino rosso "passami il decoder"
Questa non l'ho capita...

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Intervento di Marco1971 » mar, 30 apr 2013 21:40

Intendeva decanter, suppongo...
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

domna charola
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Intervento di domna charola » gio, 02 mag 2013 9:26

Sì, appunto... l'ho capito quando mi ha spiegato: "il vino rosso... quella caraffa si chiama così, e serve per ossigenarlo" col tono che significava: "ma come... non lo sai?"

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Manutio
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Intervento di Manutio » gio, 02 mag 2013 21:07

Ferdinand Bardamu scrive:
L’aggettivo magnifico si può usare sia prima sia dopo il nome cui si riferisce
I magnifici sette come il magnifico Lorenzo, scambiabile con Lorenzo il magnifico? Può darsi, anche se fra i due casi mi sembra esserci una di quelle differenze che è piú facile avvertire che definire. Ma con questo cado nella soggettività, mentre il mio intento era solo quello di notare il passaggio dall’aggettivo posposto a preposto, che non mi sembra casuale.
F. B. scrive:
per me — ignorante del burocratese postale — «raccomandata non descritta» vuol semplicemente dire che non se ne conosce il contenuto…
Sarebbe un ben strano modo di esprimersi… Scherzi a parte, per constatare che si tratta di un anglicismo smaccato, basta cercare il lemma nondescript, magari con poca fatica su Google, senza arrivare all’OED.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » gio, 02 mag 2013 23:14

Manutio ha scritto:I magnifici sette come il magnifico Lorenzo, scambiabile con Lorenzo il magnifico? Può darsi, anche se fra i due casi mi sembra esserci una di quelle differenze che è piú facile avvertire che definire. Ma con questo cado nella soggettività, mentre il mio intento era solo quello di notare il passaggio dall’aggettivo posposto a preposto, che non mi sembra casuale.
Forse mi sono spiegato male, e l’esempio del titolo di cortesía non calza, glielo concedo. :) Lei dice che l’aggettivo preposto non è casuale (ergo, è il prodotto dell’influenza inglese). Io le chiedo, però: come può dirlo con certezza, giacché — come ho detto su — l’aggettivo magnifico si può indifferentemente preporre o posporre al sostantivo cui si riferisce? Insomma, come si può accertare la presenza di una sintassi anglicizzante, quando la lingua italiana dà in questo caso la libertà di collocare l’aggettivo prima o dopo il nome?

Le dirò di piú: I sette magnifici mi suonerebbe proprio strano. La posizione dell’aggettivo qualificativo implica una differente interpretazione dello stesso. Oltre all’opposizione tra uso soggettivo (e figurato) e oggettivo, esiste anche quella tra funzione descrittiva e restrittiva: se con la prima l’aggettivo individua una caratteristica, per cosí dire, durevole e òvvia del sostantivo, cólla seconda si distingue un concetto tra altri della stessa categoría. Esemplificando: ho preso un simpatico gatto (io lo considero simpatico) ~ ho preso un gatto simpatico (devi ammettere che è obbiettivamente simpatico); ho preso un simpatico gatto (la simpatía accompagnerà il gatto per tutta la sua esistenza terrena) ~ ho preso un gatto simpatico (uno simpatico, non uno perfido, che ti graffia il divano di pelle e ti fa i bisogni nelle scarpe).

Supponendo dunque che I magnifici sette sia il titolo d’un filme italiano, che ne deduciamo? Allora: magnifico è un aggettivo che esprime una qualità al massimo grado e non può essere usato in senso figurato, perché non n’esiste un senso concreto e letterale. Quindi la sua posizione non importa una diversa sfumatura di significato. Quanto alla seconda contrapposizione, a che serve sottolineare che i sette sono quelli magnifici, non gli altri, i cialtroni? Mi sembra naturale attribuire loro una proprietà stabile, onde I magnifici sette e non I sette magnifici. Al contrario, la parabola evangelica parla di cinque vergini avvedute e cinque vergini stolte, con aggettivo posposto, perché vi sono due gruppi in contrasto tra loro.
Manutio ha scritto:Sarebbe un ben strano modo di esprimersi… Scherzi a parte, per constatare che si tratta di un anglicismo smaccato, basta cercare il lemma nondescript, magari con poca fatica su Google, senza arrivare all’OED.
Conoscevo l’aggettivo nondescript; tuttavia, l’ho scartato perché, per quel poco che so, non ha impieghi nell’àmbito di cui parliamo. Le dirò: io, che non penso male, l’avevo interpretato come «raccomandata (che) non (è stata) descritta (dal mittente)», modo ben strano di esprimersi, è ben vero, ma di linguaggio burocratico stiamo parlando, non del parto d’un fine stilista, no? E perché adottare un calco dell’inglese in questo caso? Esiste una corrispondente espressione del gergo postale inglese? (Lo chiedo sinceramente.) Se no, mi pare che manchi un motivo credibile per sostenere che «non descritta» qui sia un calco: altrimenti dovremmo credere che gl’impiegati delle poste tengano sulla scrivanía un dizionario d’inglese, che compulsano di tanto in tanto in cerca d’ispirazione. :)

Poi, naturalmente, tutto può essere, e può aver ragione lei, ma, applicando il rasoio di Hanlon, io tenderei a attribuire questa formula — «raccomandata non descritta» — all’insipienza linguistica piú che all’influenza dell’inglese.
Ultima modifica di Ferdinand Bardamu in data ven, 03 mag 2013 13:42, modificato 1 volta in totale.

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