«Un quarco, due quarchi»

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Marco1971
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«Un quarco, due quarchi»

Intervento di Marco1971 » dom, 07 mag 2006 22:09

Qualcuno trasecolerà leggendo quanto cito da questo sito: EuroMagneGas
Lungi dall'essere di carattere esoterico-accademico, il problema se il neutrone e' composto da tre ipotetici quarchi obbed{i}enti {al}la meccanica quantistica, oppure da un protone ed un elettrone obbed{i}enti alla meccanica adronica, ha una importanza diretta per tutta l'industria automobilistica, oltre che per la societa' in genere;e. Infatti, il neutrone e' il piu' grande serbatorio di energia pulita disponibile all'uomo, perche' e' naturalmente instabile e decade in un protone che rimane generalmente in quiete, un antineutrino, ed un elettrone con energia circa 100.000 volte piu' grande di quella degli elettroni che urtano contro uno schermo televisivo, la quale energia e' facilmente catturabile mediante un semplice schermo metallico.

Se il neutrone e' composto da tre quarchi ipotetici, questa energia non e' assolutamente utilizzabile. Al contrario, se il ne{u}trone e' composto da uno stato legato di un protone ed un elettrone come originariamente concepito da Rutherford, la sua energia e' infatti utilizzabile mediante fenomeni di risonanza che stimolano il decadimento del neutrone, rilasciando cosi' un'energia che e' pulita nel senso che non emette radiazioni nocive e non lascia scorie dannose all'ambiente.
E non si capisce perché abbiano adattato quark in quarco mentre nello stesso documento si leggono frasi come questa:
L'origine magnetica del bond delle nuove clusters spiega anche i nuovi picchi nelle infrared signatures delle molecole ordinarie le quali, come su indicato, possono solo essere dovute a nuove forze attrattive nell'interno delle molecole. Infatti, tutti gli elettroni di valenza sono gia' usati nelle molecole stesse per cui detti elettroni non possono creare nuovi bonds.
Non voglio addentrarmi in zone ignote, ma in chimica, mi dice il dizionario, bond è legame, cluster è grappolo e infrared signature... nol so...

Ma... lunga vita ai quarchi! :mrgreen:

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Re: «Un quarco, due quarchi»

Intervento di Marco1971 » lun, 08 mag 2006 0:27

Marco1971 ha scritto:...e infrared signature... nol so...
Ho trovato in rete, e su siti seri, la dicitura segnatura (a/all’) infrarosso. Un pochinino meglio, no? :)

Bue
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Intervento di Bue » lun, 08 mag 2006 12:38

Nel libro di Kenneth Ford "Il mondo dei quanti. La fisica quantistica per tutti" che ho tradotto e di cui ho appena ricevuto le copie omaggio, io avevo usato "quarco" nella traduzione di versi ironici. La redattrice me l'ha corretto in quark.
Come vedete sono battaglie perse in partenza.

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Intervento di Marco1971 » lun, 08 mag 2006 12:56

Per quark posso anche capire la necessità di mantenere inalterata la parola come termine tecnico internazionale. Ma per bond e cluster, i cui equivalenti esistono nella terminologia chimica (legame e grappolo), la redattrice in questione non avrebbe accettato i termini italiani?

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Intervento di Incarcato » lun, 08 mag 2006 14:14

L'origine magnetica del bond delle nuove clusters spiega anche i nuovi picchi nelle infrared signatures delle molecole ordinarie le quali, come su indicato, possono solo essere dovute a nuove forze attrattive nell'interno delle molecole. Infatti, tutti gli elettroni di valenza sono gia' usati nelle molecole stesse per cui detti elettroni non possono creare nuovi bonds.
Qui è chiara l'impressione che ormai i termini inglesi sono i nodi imprescindibili di una ragnatela espressiva che poi si riempie come meglio capita di italiano, di cui quasi nessuno si cura.

Anzi, il processo pare proprio aver subíto un'involuzione e un rovesciamento, dato che in passato tali termini scientifici si traducevano, mentre ora questi stessi termini vengono sostituiti con l'inglese! Il procedimento è esattamente l'opposto di quello naturale!

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Intervento di bubu7 » mar, 09 mag 2006 10:39

Incarcato ha scritto:
L'origine magnetica del bond delle nuove clusters spiega anche i nuovi picchi nelle infrared signatures delle molecole ordinarie le quali, come su indicato, possono solo essere dovute a nuove forze attrattive nell'interno delle molecole. Infatti, tutti gli elettroni di valenza sono gia' usati nelle molecole stesse per cui detti elettroni non possono creare nuovi bonds.
Qui è chiara l'impressione che ormai i termini inglesi sono i nodi imprescindibili di una ragnatela espressiva che poi si riempie come meglio capita di italiano, di cui quasi nessuno si cura.

Anzi, il processo pare proprio aver subíto un'involuzione e un rovesciamento, dato che in passato tali termini scientifici si traducevano, mentre ora questi stessi termini vengono sostituiti con l'inglese! Il procedimento è esattamente l'opposto di quello naturale!
Stiamo attenti alle facili generalizzazioni. A non valutare la prosa scientifica divulgativa da un esempio come questo.
Se in un testo scientifico divulgativo m’imbatto in un brano come quelli riportati in questo filone mi si rizzano le antenne. Se poi il brano lo ritrovo in un sito che commercializza un prodotto, mi viene subito da effettuare una ricerca su Internet associando al nome dell’autore la parola bufala.
Infarcire un testo scientifico divulgativo di paroloni (non solo di altre lingue) è tipico degli imbonitori dello scientificamente dimostrato. Quando poi questa operazione si associa ad affermazioni su una presunta congiura della comunità scientifica ufficiale e della pluto-tecnocrazia, i miei dubbi diventano quasi certezze.
Ci troviamo di fronte quindi non ad un esempio di prosa scientifica divulgativa (la sola che ci dovrebbe interessare e, eventualmente, renderci preoccupati) ma ad un esempio di scientificorum.
Anche la scelta di adattare quarck (mai visto adattato in un testo divulgativo), invece di altri termini più adattabili, è un ulteriore messaggio di attenzione per i lettori non completamente sprovveduti.

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Intervento di Incarcato » mar, 09 mag 2006 11:28

Io ho colto l'occasione che Marco mi porgeva, ma quest'uso dell'inglese è evidentemente diffuso non solo nella prosa scientifica, ma anche nell'economia, nell'informatica eccetera eccetera (senza intenti imbonitòri di sorta).
Palesemente, qui è un'ipertrofia del fenomeno, utile a ben stigmatizzarlo.

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