Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

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Ferdinand Bardamu
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Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

G. M. ha scritto: dom, 23 gen 2022 19:55È notizia di oggi un'intervista in cui Marazzini dice (sistemazione grafica mia):
Va precisato, tuttavia, che un anglismo non è necessariamente oscuro di per sé [...] no vax si allinea ad altre forme analoghe come no tax, no pass, no mask, no TAP ecc., e ad altri analoghi costrutti precedenti anche più italiani, come no TAV (no + Treno ad Alta Velocità). Credo dunque che no vax sia chiarissimo, nella sua elementarità semantica.
Secondo il solito copione, quest'ambiguità ormai consueta viene tradotta da altri giornalisti come un'approvazione da parte della Crusca.

Personalmente, ritengo molto rischioso se non controproducente fare una campagna per l'italiano basandosi su «il diritto dei cittadini a una comunicazione chiara». La chiarezza è ovviamente fondamentale nella lingua e la comunicazione in generale; tuttavia, poiché col semplice uso i forestierismi divengono presto comprensibili, si perde allora la ragione per opporvisi; simmetricamente, moltissime proposte neologiche italiane per sostituirli (o termini già usati ma minoritari, da divulgare), se non perfettamente trasparenti, sarebbero da bocciare in partenza, partendo appunto come meno comprensibili per la popolazione.
Sono d’accordo. La precisazione di Marazzini sulla chiarezza di no vax mi stupisce per la sua patente banalità: che la locuzione tutta italiana no + termine qualsiasi (inglese o no) sia comprensibile nessuno lo potrebbe negare. È un’espressione che richiama quasi il linguaggio infantile: ci mancherebbe pure che qualcuno non la capisce. Cosí tutto si riduce a «economia» linguistica, per cui la lingua deve rispondere a criteri di efficienza come in fabbrica. Tanto vale allora esprimersi a gesti o con suoni gutturali (c’era un intervento di Marco al riguardo in una vecchia discussione).
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G.B.
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Re: Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di G.B. »

Perché il Marazzini preme sull'aspetto della «chiarezza»? Perché la chiarezza è il «giusto compromesso»: da una parte, allontana ogni possibile accusa di reazionarismo e dall'altra giustifica quel vago senso di straniamento che gli anglicismi incipienti producono alla maggioranza degl'Italiani.

Tutto sommato, se no vax è farina del nostro sacco e continua un modulo produttivo, il Marazzini che ci può fare? Certamente, poteva chiosare con: «ma in italiano sarebbe meglio dire antivaccinista»; non l'ha fatto. Poniamo che l'avesse fatto: che ne sarebbe venuto fuori? Un predicozzo sul «diritto alla chiarezza» che sotto sotto nascondeva un'avversione tout court per gli anglicismi, anche quelli che ci facciamo da noi.

Tra l'altro, il Marazzini dice: «si può certamente invocare il diritto dei cittadini a una comunicazione chiara»; non che ogni anglicismo va bene purché chiaro. Prova ne sia la chiusura dell'intervista, che riporta il fenomeno degli anglicismi istituzionali a un quadro piú ampio e generale:
Si pensi del resto all'abuso di 'food & drink' in tutte le occasioni, al fatto che i nostri animali domestici sono ormai tutti 'pet', e mangiano solo 'pet food', e che alcune catene commerciali, anche nella loro pubblicità, non dicono più di avere 'negozi', ma solo 'stores'.
Food, drink, pet, stores sono forestierismi cosí oscuri agl'Italiani? Forse piú oscuri di no vax, ma a me sembra che qui Marazzini li «condanni» in quanto pervasivi piuttosto che in quanto oscuri (vedi i quantificatori: in tutte le occasioni, sono ormai tutti, solo pet food, solo stores).

Concludo questa apologia facendo notare che se no vax «è stato approvato», «la Crusca è contraria» a green pass, e droplet e booster «sono bocciati». Siamo a tre contro uno. Non piacciono questi magici risvolti giornalistici dell'intervista?
G.B.
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Ferdinand Bardamu
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Re: Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

G.B. ha scritto: lun, 24 gen 2022 9:47Perché il Marazzini preme sull'aspetto della «chiarezza»? Perché la chiarezza è il «giusto compromesso»: da una parte, allontana ogni possibile accusa di reazionarismo e dall'altra giustifica quel vago senso di straniamento che gli anglicismi incipienti producono alla maggioranza degl'Italiani.
È appunto questo dire e non dire che mi lascia perplesso. È quasi meglio un anglomane convinto: almeno non è costretto ad acrobazie dialettiche per tenere insieme istanze diverse, cioè la necessità di schermarsi dalle accuse di fascismo da un lato, e l’esigenza di apparire sollecito nella questione degli anglismi dall’altro.

Ad ogni modo, il modello no + sostantivo per me non è neanche uno pseudoanglicismo: è un modulo giornalistico che asseconda la tendenza a una semplificazione estrema, ai limiti dell’infantile, della comunicazione.
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G.B.
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Re: Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di G.B. »

Ferdinand Bardamu ha scritto: lun, 24 gen 2022 10:09
G.B. ha scritto: lun, 24 gen 2022 9:47Perché il Marazzini preme sull'aspetto della «chiarezza»? Perché la chiarezza è il «giusto compromesso»: da una parte, allontana ogni possibile accusa di reazionarismo e dall'altra giustifica quel vago senso di straniamento che gli anglicismi incipienti producono alla maggioranza degl'Italiani.
È appunto questo dire e non dire che mi lascia perplesso. È quasi meglio un anglomane convinto: almeno non è costretto ad acrobazie dialettiche per tenere insieme istanze diverse, cioè la necessità di schermarsi dalle accuse di fascismo da un lato, e l’esigenza di apparire sollecito nella questione degli anglismi dall’altro.
Purtroppo in Italia lo spauracchio dell'autarc{h}ia linguistica esiste ancora; proprio come ancora esiste l'idea che la Crusca sia un ente normativo.
E questa schizofrenia mi sembra piú una colpa degl'Italiani —i quali in fatto di lingua si contentano di questi luoghi comuni— che del Marazzini in particolare.
E tale è il motivo per cui i miei interventi contro la Crusca e il suo Presidente si sono diradati.
G.B.
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Re: Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di G. M. »

Caro G.B., nel suo intervento leggo un tono risentito che mi dispiace.

Il mio commento nel fuori tema non voleva significare 'Marazzini è uno stupido': volevo fare un'osservazione generale sulla questione. Le frasi di Marazzini sono state per me quasi solo uno spunto contingente. Infatti, il discorso sulla chiarezza e la comprensibilità può essere un efficace strumento comunicativo per convincere gli interlocutori della giustezza della nostra posizione (guardate questo breve post di Peter Doubt, il fondatore di Campagna per salvare l'italiano); ma dato che se ne fa largo uso nelle discussioni private, lo fa spesso chi ne scrive in Rete, lo ha fatto Marazzini, lo fa Zoppetti, e l'ho fatto anch'io nei miei testi, mi premeva ricordare —anche a me stesso— che ciò può rivelarsi un'arma a doppio taglio, la quale alla fin fine —vista la presa rapida di molti forestierismi— rischia di far più male alla nostra posizione che altro. Gli italiani sanno più o meno che cos'è il permafrost; se chiedessi a uno a caso per la strada, invece, che cos'è il permagelo, probabilmente mi risponderebbe: «Perma-che? Mai sentito, non ne ho idea». E questo è difficile che migliori, con l'abitudine sempre maggiore delle giovani generazioni d'italofoni all'uso dell'inglese o dello pseudoinglese. Un mio amico (peraltro con una notevole sensibilità per i nostri temi), circa sui 25 anni, che segue all'università un impegnativo corso di studi scientifico in gran parte se non totalmente in inglese, mi disse che quando all'università sentì dire per la prima volta «il calcolatore» non aveva la minima idea che questo significasse «il computer».

Passando invece all'oggetto della sua apologia, non voglio né ritengo giusto nascondere che il mio parere generale sulla figura di Marazzini, da anni e senza cambiamenti recenti, è invece piuttosto negativo (il che non mi impedisce di apprezzarne gli elementi che ritengo positivi e condividerne certe dichiarazioni pubbliche —e anche questo l'ho messo sulla carta stampata—), ma per ragioni che vanno molto oltre questa singola intervista, e al momento mi manca il tempo per riportarle e giustificarle qui con la completezza adeguata.
G.B. ha scritto: lun, 24 gen 2022 9:47Concludo questa apologia facendo notare che se no vax «è stato approvato», «la Crusca è contraria» a green pass, e droplet e booster «sono bocciati». Siamo a tre contro uno. Non piacciono questi magici risvolti giornalistici dell'intervista?
Ovviamente sì, ma... queste cose, da parte [del presidente] della Crusca, mi sembrano il minimo del minimo. Mi sembrano talmente ovvie e banali che non ci dovrebbe nemmeno essere bisogno di farle notare, e ancor meno di contarle come su una bilancia. Vero è che circa la lingua oggi siamo il paese dell'assurdo, ed essendo messi così male dovremmo apprezzare anche ciò che sarebbe scontato, quindi lei non ha tutti i torti...
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G.B.
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Re: Intervista a Marazzini: «‹Green pass› parola finta, in inglese non è usata»

Intervento di G.B. »

A me dispiace di aver trasmesso un tono risentito: non era mia intenzione!
Ho letto le sue preoccupazioni, che comprendo, e infatti il criterio della chiarezza deve andar di pari passo con altri criteri.
Opacità, incipienza, istituzionalità sono, per esempio, le caratteristiche condivise da quasi tutti gli anglicismi sconsigliati dal Gruppo Incipit.
Non so il Marazzini, ma mi pare che anche il suo neo-purismo si fondi principalmente su questi criteri.

Ai quali, rimanendo entro il perimetro della «neutralità», si può aggiungere lo sconcerto che muove, in chi sa l'inglese, un uso ignorante dell'anglicismo, che è l'aspetto su cui preme, p. es., Licia Corbolante.
Basta: questo è l'«armamentario» del purista italiano moderno, che non voglia apparire retrò o peggio.
La rispondenza alla norma fonetica (o anche solo alla norma grafica), purtroppo, non è «popolare», né tra i linguisti, né tra i giovani, né tra la gente colta.

Quindi, che fare? Anzitutto un bell'esame di coscienza: se l'italiano va male è colpa Nostra, non [solo e nemmeno in larga parte] della Crusca o dell'atteggiamento dei suoi Presidenti (Migliorini, ricordo, è stato Presidente dal '49 al '63, vogliamo contare quanti anglicismi sono entrati in quel periodo?); e poi, certamente, comprendere talune scelte comunicative, dettate da una prudenza di cui magari non conosciamo nemmeno tutti i particolari. Ripeto: ciò avrebbe dovuto valere anche per me, che mi sono talvolta lasciato prendere «dall'impeto» (e chissà se non riaccadrà!).

D'altra parte, c'è il diritto di critica e il Gruppo Incipit è nato proprio da una critica (esplicita o implicita, non ricordo) verso l'inoperosità dell'Accademia. :)
G.B.
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