[Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Spazio di discussione su questioni di grafematica e ortografia

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
Avatara utente
Lorenzo Federici
Interventi: 43
Iscritto in data: sab, 27 ago 2022 16:50
Località: Frosinone

[Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Intervento di Lorenzo Federici »

So beníssimo che questa soluzione non attecchirà mai e che il tema dell'ortografía è controverso in Italia. Volevo soltanto condivídere la riflessione con voi.

Una cosa che invidio allo spagnolo è quella di avere soltanto cinque vocali che corrispȯndono molto facilmente alle cinque vocali gràfiche: /a, e, i, o, u/ a, e, i, o, u.

In questo modo, il segnaccento viene usato soltanto per indicare dove cade l'accento in una parola, non (anche) per distínguere l'apertura di e e o come in italiano.

Quest'anno, /ʤoka̍ndo um pɔ̍, alla riʧe̍rka dun sistɛ̍ma non trɔp̍po pesa̍nte e in gra̍do di rappresenta̍re tu̍tte le karatteri̍stike dellitalja̍no/ (al momento mi sembra quasi impossíbile), mi sono reso conto di un problema con le pronunce regionali che rende diffícile un'eventüale riforma che abbia senso: molti parlanti non sanno la differenza tra é e è o tra ò e ó.

Personalmente ėvito di indicare l'accento in parole omȯgrafe per non dover avere delle eccezioni con l'ortografía sȯlita (mi sembra quasi una grafía «da dizionario» scrívere prìncipi o princìpi), però mi scoccia il fatto che non ci sía una norma comune a tutti i vocàboli come in spagnolo.

L'idea migliore, allora, è quella di indicare l'accento quando non cade sulla vocale prima dell'última consonante o dell'último elemento di un dittongo, ecco quindi lo spagnolo artículo contro il nostro articolo (che potrebbe ėssere tanto /arti̍kolo/ quanto /artikɔ̍lo/, /artiko̍lo/, anche /a̍rtikolo/, ma non /artikolɔ̍/ che invece è articolò).

Così facendo, però, si finisce per avere l'accento su èssere /ɛ̍ssere/ ma non su ebbe /ɛ̍bbe/ e per avere èssere e védilo con dúe símboli differenti, a differenza dell'ortografía attüale che non rappresenta né la qualità né l'accento.

In realtà non sarebbe neanche male, visto che abbiamo gia una distinzione tra caffè /kaffɛ̍/ e perché /perke̍/, ma non tra mela /me̍la/ e merlo /mɛ̍rlo/, ma a questo punto converrebbe estendere l'uso di é e ó anche alle parole piane e quindi una parola senza accenti si leggerebbe con l'accento sulla penúltima vocale e aperta se incerta.

Il problema nel fare quésto sta nel fatto che, anche decidendo di considerare le parole con piu di dúe síllabe cóme aperte se non viene indicato l'accento e quélle con una sóla síllaba cóme chiuse a prescíndere (per evitare l'accento su per, con, e, ma lo avrebbero comunque cólla e délla e lo prenderèbbero , e altri), si finisce comunque per avére l'accento su comunque mólti tèrmini anche comuni.

Usando un segnaccento diverso da quello su é e è (ío ho usato un puntino, l'altra mía idea era d'usare un lungo, quindi ē e ō, ma mi sembra troppo ingombrante nella maggior parte delle pȯlizze, a differenza del clàssico accento acuto, che è piu corto) si puo evitare l'ȯbbligo di conȯscere la pronuncia neutra per saper scrívere, visto che basta sapere dove cade l'accento (e la maggior parte dei parlanti lo sa) ma si semplífica l'apprendimento a stranieri e persone non troppo alfabetizzate. Gli accenti sulle parole tronche con /j/, /w/, /ʧ/ e /ʤ/, come più, può, ciò e già, sparirėbbero per uniformarle alle altre parole con quei suoni e le parole con /iV/ e /uV/, come mio e due prenderėbbero l'accento. /u/ e /i/ non accentati si scriverėbbero ü, perché altrimenti sarėbbero /w/ e /j/.

Cualcuno cui potrebbe innervosirsi, ma sarebbe ancora piu sémplice tógliere la distinzione anche sulle parole tronche e avere cuindi perché e com'é (la distinzione tra e e é sarebbe tra congiunzione e verbo, non piu tra le dúe qualitá) e di conseguenza un solo segnaccento ovuncue. A cuesto punto si potrebbe anche fare tutta una serie di modífiche: sostitüire le q con c (cuindi qui /kwi̍/ diventa cui e cui /ku̍i/ diventa cúi), scrívere ġli in ġlicemía (e magari ǧl'uomini per /ʎwɔ̍mini/ e č'ó per ci ho /ʧɔ̍/) ed eliminare le i etimologiche e le z doppie, ma per semplicità mi fermerei al puntino sulle parole non piane o tronche.

Voi che ne pensate? Avete proposte migliori? Dubbi? Crítiche? A me sembra un sistema sėmplice da apprėndere e non troppo rivoluzionario per rėndere leggermente piu precisa l'ortografía attüale, anche se so che non entrerà mai nell'uso comune.
Avatara utente
Carnby
Interventi: 4223
Iscritto in data: ven, 25 nov 2005 18:53
Località: Empolese-Valdelsa

Re: [Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Intervento di Carnby »

Perché sforzarsi tanto quando esistono i modelli portoghese e catalano che si adatterebbero benissimo alla fonologia italiana? Tanto non s’imporrà nessun sistema, quindi tanto vale «sceglierne» qualcuno già esistente.
Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 4390
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 10:40
Info contatto:

Re: [Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Intervento di Infarinato »

Lorenzo Federici ha scritto: gio, 22 set 2022 19:49 Usando un segnaccento diverso da quello su é e è (ío ho usato un puntino, l'altra mía idea era d'usare un lungo, quindi ē e ō, ma mi sembra troppo ingombrante nella maggior parte delle pȯlizze, a differenza del clàssico accento acuto, che è piu corto) si puo evitare l'ȯbbligo di conȯscere la pronuncia neutra per saper scrívere, visto che basta sapere dove cade l'accento (e la maggior parte dei parlanti lo sa) ma si semplífica l'apprendimento a stranieri e persone non troppo alfabetizzate.
Bravo, cosí eliminiamo una delle caratteristiche fondamentali della fonologia italiana! :roll: Semplificare per semplificare, già che ci siamo, potremmo scrivere (e parlare) tutti in inglese, no?

Delle mille proposte di riforma ortografica per la lingua italiana, nessuna, che io ricordi, è mai arrivata all’eliminazione dell’opposizione tra vocali aperte e vocali chiuse.

Le proposte fatte nel corso dei secoli (almeno dai tempi del Trissino in poi) sono, come detto, molteplici. Tutte opera di fior di linguisti, e tutte immancabilmente naufragate ancor prima di lasciare il porto.

A mo’ d’esempio, veda quella del Castellani, qui ottimamente riassunta dal nostro G.M., autore anch’egli di un pregevole tentativo in quest’àmbito.

Allego inoltre un mio vecchio intervento nel fòro dell’Accademia della Crusca sulla precedente proposta del Camilli, intervento [che non riesco piú reperire nel sito e] che credo interessante perché accenna di passata a due altre proposte e perché rende piuttosto palesi le complessità che comporta elaborare questo genere di riforme ortografiche.
Allegati
Accenti Camilli.pdf
(152.8 KiB) Scaricato 19 volte
Avatara utente
Lorenzo Federici
Interventi: 43
Iscritto in data: sab, 27 ago 2022 16:50
Località: Frosinone

Re: [Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Intervento di Lorenzo Federici »

Ho scritto la prima parte dell'intervento prima di scoprire della proposta di Castellani.
Carnby ha scritto: ven, 23 set 2022 7:32 Perché sforzarsi tanto quando esistono i modelli portoghese e catalano che si adatterebbero benissimo alla fonologia italiana? Tanto non s’imporrà nessun sistema, quindi tanto vale «sceglierne» qualcuno già esistente.
Conoscendo poco ẹ niente sía di portoghése sía di catalano, non posso commentare piụ di tanto sụ cuẹ-lo. Mi sémbrano ortografíe chẹ funziónano cọ-le rispettive lingue, mạ in ógni caṡo resta il problema dẹ-lh'accenti sẹ si vuole propórre un alternativa ạ-l'ortografía attüale: bisognerebbe prima insegnare la pronuncia neutra nẹ-le scuole, sẹ non si vuole impórre una nuova ortografía dạ-l nulla. Sólo lí potrebbe funzionare un'ortografía fonèmica. Ío, per cuẹ-l poco chẹ sọ̀ di dizióne neutra (tradizionale), ò cercato di creare un ortografía precisa ẹ non troppo diversa dạ cuẹ-la d'oggi ẹ volendo puọ̀ funzionare con pochi altri segnaccenti per trascrívere i nómi stranieri: č per traslitterare i cognómi che finíscono in /ʧ/ e per il suono /ʧ/ cuando sembrerebbe strano (č'ọ̀ per /ʧɔ̍/), ø per /ø/, y per /y/, ž per /ʒ/, h per /h/...
Il raddoppiaménto fonosintàttico viene rappresentato dạ un puntino sottoscritto o dạ-l'accento soprascritto cóme succede oggi (ambiguità: o é per e?). Il mío sistema d'accenti si baṡa su cuẹ-lo dẹ-lo spagnolo per l'accentazióne ẹ le altre cose sóno míe scélte chẹ, in alcuni caṡi, potrèbbero èssere mésse in discussióne (eṡempio di sopra); in línea di màssima non sóno comuncue mólti lh'accenti usati.
Infarinato ha scritto: ven, 23 set 2022 15:53 Bravo, cosí eliminiamo una delle caratteristiche fondamentali della fonologia italiana! :roll: Semplificare per semplificare, già che ci siamo, potremmo scrivere (e parlare) tutti in inglese, no?
Una riforma grafica dovrebbe, in linea di massima, semplificare la scrittura agl'italiani e non renderla difficile. Per trovare una soluzione per quelle poche parole sdrucciole senza dover cambiare tutte quelle piane, ho pensato alla soluzione del puntino sulle vocali medie accentate.

Personalmente sono più per una riforma come quella che ho usato sopra e, dando un'occhiata rapidissima a quella di Castellani mi sembra abbastanza compatibile con la mia, però perché accentare le vocali aperte? Non sono quelle aperte proprio le più comuni in italiano?

Vedrò di leggermi sia la sua proposta sia il Suo intervento quando prima possibile, ma oggi non ne ho il tempo.
Avatara utente
Infarinato
Amministratore
Interventi: 4390
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 10:40
Info contatto:

Re: [Proposta] Indicare l’accento ma non la qualità

Intervento di Infarinato »

Lorenzo Federici ha scritto: ven, 23 set 2022 16:18 Vedrò di leggermi sia la sua proposta sia il Suo intervento quando prima possibile, ma oggi non ne ho il tempo.
E allora forse dovrebbe provare a rispondere solo quando ha avuto il tempo di documentarsi perbenino e non intervenire subito tanto per dir qualcosa. :evil: E, di proposte, io non ne ho fatta nessuna.
Lorenzo Federici ha scritto: ven, 23 set 2022 16:18 Una riforma grafica dovrebbe, in linea di massima, semplificare la scrittura agl'italiani e non renderla difficile.
No, parafrasando «Einstein» (che in realtà questa frase non l’ha mai detta né scritta), una riforma ortografica dovrebbe essere la piú semplice possibile, non semplificare la realtà delle cose: c’è una bella differenza! ;) Sennò, tanto vale lasciare tutto com’è, che è sicuramente l’opzione piú «semplice» in assoluto.
Lorenzo Federici ha scritto: ven, 23 set 2022 16:18 Personalmente sono più per una riforma come quella che ho usato sopra e, dando un'occhiata rapidissima a quella di Castellani mi sembra abbastanza compatibile con la mia, però perché accentare le vocali aperte? Non sono quelle aperte proprio le più comuni in italiano?
No, sono solo piú comuni tra le voci dòtte e i forestierismi. Di piú: poiché e, o atone sono foneticamente [e, o] in italiano, una convenzione ortografica che prevedesse di accentare solo le vocali [toniche] chiuse creerebbe un sistema contraddittorio nel quale e, o senz’accento indicherebbero tanto [e, o] (atone) quanto [ɛ, ɔ] (toniche). :?
Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Nessuno e 0 ospiti