«Ankle boots»

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Carnby
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«Ankle boots»

Intervento di Carnby »

Si tratta di un tipo di calzatura (prevalentemente femminile) che arriva poco oltre la caviglia. Ricordo un tipo di scarpa simile (per uomo e per donna) che si chiamava polacchina (Wiktionary parrebbe sostenere la mia ipotesi di traduzione). Qui le chiamano tronchetti (non so quanto sia diffuso questo nome e se venga capito da tutti gl'italofoni).
domna charola
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Intervento di domna charola »

In genere è uno stivaletto, almeno, in archeologia tutte le ankle-boot dei ritrovamenti inglesi e nord-europei fanno riferimento a calzature a stivaletto (così viene tradotto, almeno) basso e prive di lacci.
La polacchina è allacciata con le stringhe (tipo quelle della marca Clark, poi copiate tanto da divenire nome comune, ma qui lo uso come marca)
ElCruscaio
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Re: «Ankle boots»

Intervento di ElCruscaio »

Alcune soddotte e sovvenimenti sparsi per ankle boots: stiviere, chiapinetto, calzaretto, caliga/calica, bolgicchino, borzacchino, scoffone, calzerotto, calzerottino, calzinotto, calzerone, scalferotto, scarferone, mozzetto, tacconato, bottino, brodocchino, borzacchinetto, musacchino, uosa. Cosa opinionate a[l] riguardo?
domna charola
Interventi: 1457
Iscritto in data: ven, 13 apr 2012 9:09

Re: «Ankle boots»

Intervento di domna charola »

ElCruscaio ha scritto: gio, 02 mar 2023 20:34 Alcune soddotte e sovvenimenti sparsi per ankle boots: stiviere, chiapinetto, calzaretto, caliga/calica, bolgicchino, borzacchino, scoffone, calzerotto, calzerottino, calzinotto, calzerone, scalferotto, scarferone, mozzetto, tacconato, bottino, brodocchino, borzacchinetto, musacchino, uosa. Cosa opinionate a[l] riguardo?
Sarebbe interessante conoscere la fonte di ciascuna voce, perché a volte i fortunati incontri di un utente a fatica si replicano per chi invece spulcia ordinariamente i motori di ricerca (almeno, a me non si attiva nessun collegamento; se poi è un problema solo locale, chiedo venia).

In generale, quando si entra in lessici specifici ritengo sia necessario individuare un solo traducente per ogni termine, esaminando tutti i possibili candidati. Ad esempio in questo caso - il campo vestimentario - se una volta si sarebbe detto semplicemente "gli stivaletti" e oggi invece il mercato deve distinguere le varie misure e fogge, è necessario rendere ciò possibile anche con termini della nostra lingua, nella stessa convenzionale maniera univoca con cui viene introdotto il forestierismo, al di là della sua polisemia eventuale nella lingua di origine.

Quindi, vale la pena analizzare uno per uno tutti i possibili candidati. Mi prendo carico qui di quelli che conosco e che sono già nel mio lessico corrente:

- borzacchino: è una calzatura, in genere in pellame morbido, che arriva a metà polpaccio; si vede in molte opere pittoriche del '400 e '500, e nel lessico vestimentario ha un'identità abbastanza precisa. Che poi in un dizionario trovo come spiegazione, per rendere l'idea, i termini di stivaletto o altri, non significa che sia uno stivaletto generico, bensì è un tentativo di avvicinare l'oggetto a qualcosa di noto al lettore.
Purtroppo non ho qui sottomano i vari lessici del campo vetimentario, tutti in cartaceo. Comunque, al di là dell'uso antico - che può modificarsi nel tempo - resta il fatto che i tronchetti, come dice il nome inglese, arrivano alla caviglia e non a metà polpaccio. Se a uno scrivente non interessa tale sottile distinzione, allora il generico stivaletto va bene, ma non come traducente, bensì come iperonimo.
https://www.treccani.it/vocabolario/borzacchino/
https://www.etimo.it/?term=borzacchino

- scalfarotto: da noi indica una specie di cosa informe che si indossa da casa, in genere imbottita o pelosa o lanosa, per tenere i piedi caldi. Voce dialettale, sempre sentita in famiglia, ma cercando in rete appare attestata con significato analogo anche in italiano, sia pur regionale:
https://www.treccani.it/vocabolario/scalferotto/
Potrebbe essere usata sì, qualora si volesse sottolineare quanto le calzature in questione appaiano sgraziate e antiestetiche, ma nessun commerciante credo apporrebbe sulle confezioni un traducente simile.

- uosa: il termine indica una protezione della gamba, estesa a volte sino al piede ed eventualmente alla coscia, a seconda del periodo e del luogo, e affine alle ghette. Viene anche considerata calzatura affine allo "stivale" nel XIII-XIV secolo, quando esistevano le calze di tessuto di lana allacciate alla cintura e con o senza piede, le calze solate sempre in panno con piede e cucita una suola di cuoio, vari tipi di paragamba in pellami non estesi al piede, sino a vere e proprie calze solate in pelle, che però non si possono considerare per struttura veri e propri stivali.
Anche in questo caso quindi l'assimilazione allo stivale nei vocabolari è legato al cercare di dare un'immagine dell'oggetto, e non a una traduzione vera e propria. Sono uose ad esempio molti dei legging degli archeologi (alla lettera, "cose" da gamba").

- calzerotto etc.: mentre in età medioevale come detto sopra la calzatura si confondeva con la calza, oggi ormai il termine calza e derivati si riferisce in genere al capo lavorato a maglia che viene portato sotto la calzatura. Quindi vedo difficile che un suo derivato possa scalzare (!...) nell'immaginario collettivo un termine che invece si riferisce a una scarpa.
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