Accorciamenti in «-o» per «-…ione» («combo», «info» e simili)

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Lorenzo Federici
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Accorciamenti in «-o» per «-…ione» («combo», «info» e simili)

Intervento di Lorenzo Federici »

È una tendenza a cui ho fatto caso da un po' quella degli anglofoni di tagliare a metà le parole lunghe mettendoci una -o come desinenza.

Da grande popolo anglofilo quale siamo, questa tendenza è arrivata anche da noi. Così un'informazione diventa un'info, una combinazione è una combo, una versione di dimostrazione di un videogioco è una demo (da demonstration; è meglio dimo?), le distribuzioni di Linux sono le distro e le conversazioni diventano convo.

Non è soltanto il suffisso -ione ad andarsene, visto che abbiamo anche i memo (da memorando o promemoria), i porno (da pornografico), la limo (limosina), le foto (fotografia). Nel lessico dei videogiochi ho sentito anche l'aggro (per aggressività) e l'ammo (nome collettivo maschile per le munizioni, abbreviato dall'inglese ammunition, dal francese amunition, o coll'articolo davanti l'amunition, a sua volta da la munition, per i più curiosi). Però, se non è raro vedere delle abbreviazioni (chimio, ciano e simili) per i nomi in cui l'origine non è chiara al parlante italiano non troppo istruito, per esempio quelli d'origine greca, in quelli d'origine latina mi sembra un fenomeno molto più raro e forse è per questo che mi fa più strano in un certo senso.

L'inglese ha anche resto (restaurant, cioè ristorante), reco (recommendation, cioè consiglio, semanticamente corrisponde a raccomandazione), oppo (opposizione; Oppo è anche una marca di telefoni, ma non so se il nome venga da lì, potrebbe essere un'alterazione di Apple), preso (presentazione), condo (condominio), rhino (rinoceronte), typo (errore tipografico, oggi è un errore di battitura) e altri termini simili che potrebbero, prima o poi, arrivare anche in italiano.

Non mi sorprenderei se questo fenomeno si espandesse anche ad altre parole. Magari le nuove generazioni inizieranno la giornata facendo colo (colazione) la mattina, aspetteranno la ricro (ricreazione) a scuola e i bambini delle elementari studieranno le addo, le sottro, le molto e le divo (addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni) all'ora di mate. Dopo aver eseguito l'insto (installazione) di Instagram (gioco di parole involontario :D), gli adolescenti apriranno l'applo (applicazione; ah, no, c'è già app che è più corto) e si cimenteranno nella creo (creazione) e pubblo (pubblicazione) di post per Instagram, nella speranza di non ricevere commenti negativi che ne chiedono la cancio (cancellazione). Se dovesse succedere una cosa del genere, sarebbe colpa loro, dopotutto all'iscro (iscrizione) hanno accettato i Termini e condo (condizioni) d'uso, ma ciò non li fermerà dal lasciare una valo (valutazione) a una stella sullo store!

Il mio era un esempio molto esagerato e chiaramente inventato, si capisce dai troppi pochi anglicismi. :P Però, sinceramente, non so che cosa pensare di questo fenomeno. Da un lato si perde la distinzione (la disto!) tra plurale e singolare (che non sembra essere molto importante, visto che parole di base come città riescono a farne a meno), ma dall'altro si formano neologismi che, seppur nati da menti che pensano in pseudoinglese quando scrivono in italiano, sono strutturalmente italiani e quindi perfetti per la nostra causa.

Qui nel foro non mi sembra che se ne fosse già parlato. Che ne pensate?
Graffiacane
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Re: Accorciamenti in «-o» per «-…ione» («combo», «info» e simili)

Intervento di Graffiacane »

Io non metterei sullo stesso piano info, memo, porno, foto e limo, accorciamenti che non alterano la struttura della parola italiana (limo ha anche il pregio di consentire la sostituzione del forestierismo con un termine conforme alla nostra lingua, essendo compatibile con limosina), e gli altri (combo, demo, ecc.), quelli sí fastidiosi (e per me poco importa, in casi come questo, che rispettino la fonosintassi italiana); fastidiosi non solo in sé stessi, ma anche perché, come ha osservato Lei, sono chiaro indice d'un'impostazione mentale appiattita sulla lingua d'Albione.
Ultima modifica di Graffiacane in data dom, 27 ago 2023 14:45, modificato 1 volta in totale.
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Millermann
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Re: Accorciamenti in «-o» per «-…ione» («combo», «info» e simili)

Intervento di Millermann »

Questa tendenza al proliferare di neologismi e abbreviazioni terminanti per -o è un fenomeno che dovrebbe preoccupare piú i «puristi» dell'inglese (in cui appaiono come corpi estranei) che quelli dell'italiano.

Da noi non solo queste abbreviazioni sono sempre esistite (e ovviamente, a mano a mano che passa il tempo, ne vengono fuori di nuove), ma non c'è una particolare preferenza per la terminazione in -o: anche -a ed -e sono scelte normalissime.

Nei suoi stessi esempi «esagerati» compare mate (che, almeno per il momento, nessuno si sognerebbe di cambiare in *mato :P). Mi sbilancerei, anzi, nel prevedere che, casomai, le quattro operazioni sarebbero probabilmente abbreviate in addi, sottra, molti, divi, e che si direbbe «la crea, la pubbli e la cance». :?

La gran parte delle abbreviazioni in -o arrivano direttamente dall'inglese (vedi, appunto, demo, memo, distro) e sono importate esattamente come gli altri anglicismi, salvo il fatto che queste, almeno, sono fonotatticamente «italiane».

Si è già parlato di qualcosa di simile qui e poi anche qui, e come può notare gli esempi sono davvero tanti e diversi tra loro. :)

Aggiornamento:
Ripensandoci, la tendenza potrebbe essere sfruttata a nostro vantaggio. Considerato che esistono anche degli esempi di abbreviazioni in -o, con plurale regolare, d'origine italiana (mi viene in mente pappo, al plurale pappi, per pappagallo), si potrebbe tentare d'addomesticare alcuni forestierismi un po' molesti usando la stessa tecnica.
Ad esempio: il *compo, i *compi per computer, o perfino l'ardo e il softo. Che ne dite? :D
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
Avatara utente
Lorenzo Federici
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Località: Frosinone

Re: Accorciamenti in «-o» per «-…ione» («combo», «info» e simili)

Intervento di Lorenzo Federici »

Millermann ha scritto: dom, 27 ago 2023 10:09 Da noi non solo queste abbreviazioni sono sempre esistite (e ovviamente, a mano a mano che passa il tempo, ne vengono fuori di nuove), ma non c'è una particolare preferenza per la terminazione in -o: anche -a ed -e sono scelte normalissime.
La differenza tra le nostre abbreviazioni e quelle inglesi è quella evidenziata da Graffiacane. Le nostre accorciano la parola senza alterarla, mi viene in mente verifica per verificazione, spesso corrispondono alla terza persona singolare del presente del verbo da chi vengono. Quelle inglesi si basano soltanto sul suono, visto che per un inglese non c'è un chiaro collegamento col verbo da cui provengono. Per carità, magari un inglese associa distribution a distribute, attribution e contribution e simili, ma la base è comunque germanica, avranno molte delle nostre parole ma non hanno il nostro modo d'abbreviare.
Millermann ha scritto: dom, 27 ago 2023 10:09 Nei suoi stessi esempi «esagerati» compare mate (che, almeno per il momento, nessuno si sognerebbe di cambiare in *mato :P). Mi sbilancerei, anzi, nel prevedere che, casomai, le quattro operazioni sarebbero probabilmente abbreviate in addi, sottra, molti, divi, e che si direbbe «la crea, la pubbli e la cance». :?
È molto più probabile che diventi mat, seguendo l'americano (guarda caso, non britannico) math. Le operazioni diventerebbero così seguendo la maniera d'abbreviare romanza (o almeno italiana e francese).
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