«Run» (competizioni sportive)

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G. M.
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«Run» (competizioni sportive)

Intervento di G. M. »

Nel fine settimana ho visto un po' di gare delle Olimpiadi invernali: nella telecronaca in italiano (naturalmente? :roll:), moltissimi anglicismi (provate ad ascoltare due minuti qui, da 8:00 a 10:00). Per documentare il fenomeno ci sarebbero da aprire decine di filoni, ma la massa è tanto strabordante che diventa impossibile seguirla: è il vero «tsunami anglicus» demauriano.

Fra i tanti termini, uno che ricorre fra le varie discipline è run. Qualche esempio tratto dalla Rete, da siti e quotidiani che seguono le competizioni:
  • La terza run si conclude senza cambiamenti nella classifica dei primi 20.

    Slittino, alle 18.30 la run decisiva

    Continua la finale non brillantissima di Urness. Grossonalo
    [sic] errore in atterraggio da un rail che compromette un po' la run.

    Sul tracciato ampezzano il miglior tempo è del tedesco Max Langenhan, che chiude la Run 1 in 52.924, precedendo di appena 35 millesimi l’austriaco Jonas Müller.
Finora, in tutti i casi in cui l'ho sentito, era immediatamente traducibile con un banale —ma, ahinoi, italiano— discesa.

Il Post tenta almeno una traduzione parentetica:
  • L’attesa e fortissima sciatrice Eileen Gu è caduta pochi secondi dopo l’inizio della terza e ultima manche, quando da lei ci si aspettava una run (cioè un’esibizione) da medaglia d’oro. […]

    Le 12 finaliste disputano tre manche, o run (così si chiama un’esibizione) […]
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