Buongiorno,
non conoscevo questo bellissimo fòro, sono molto contento che un mio dubbio mi abbia portato qui!
Ed ecco il dilemma e dubbio - spero di aver aperto il filone nella sezione corretta!
Il termine: intreccìo; nella mia testa suona come corretto e diverso come significato dal normale intreccio - che si pronuncia intréccio - e perciò con un differente plurale: intreccii.
Poiché mi porto dietro questo termine dall'infanzia, non sono in grado di dire se esista oppure no.
Niente ho trovato in rete e nei vocabolari, quindi sono portato a considerarlo uno dei tanti abbagli di gioventù.
Ma il problema rimane, l'assenza di una prova non è prova d'assenza, dice solo che non sono molto abile nella ricerca (verissimo tra l'altro).
Cerco di spiegare:
intreccìo indica un insieme di "cose" intrecciate nell'azione di intrecciarsi, è attivo, dinamico,
ad esempio: un ingorgo o tra gomene, corde, elastici, fili che stanno intrecciandosi,
mentre l'intreccio è solo un intreccio, statico, fermo, fisso, un punto d'arrivo.
Probabilmente il mio deriva da intrecciare + io suffisso.
Non riesco però a sentire il sostantivo intreccio in grado di descrivere anche il caso da me indicato, è una mia ignoranza?
Dato che non sono ancora convinto della sua non esistenza, chiedo lumi a chi ha più esperienza di me nell'italiano.
Grazie a chi vorrà darmi qualche dritta o opinione
Mirco
Esiste «*intreccío, *intreccíi» (~ «intréccio, intrécci»)?
Moderatore: Cruscanti
- Millermann
- Interventi: 1896
- Iscritto in data: ven, 26 giu 2015 19:21
- Località: Riviera dei Cedri
Re: Esiste «*intreccío, *intreccíi» (~ «intréccio, intrécci»)?
Salve, gentile Mirco (anzi, Micro), e benvenuto! 
Quella che sto per offrirle è una semplice opinione, che spero possa essere utile. Secondo me, la forma *intreccío non esiste, nel senso che non è registrata nei vocabolari, né –almeno apparentemente– è stata mai usata in opere letterarie.
Dico apparentemente perché, su quest'affermazione, permane il beneficio del dubbio: le forme intréccio e intreccío, al singolare, sono omografe (a meno d'un accento grafico che è raramente presente in casi simili: si veda, ad esempio, il caso di lavorío).
Sicché, possiamo basarci al piú sul plurale intreccii, i cui (rarissimi) risultati non sono affidabili, giacché potrebbero essere scrizioni «antiche» di intrecci.
In alcuni contesti informali (es. fòri di discussione) si trovano, effettivamente, rari esempi di intreccío (con tanto d'accento), ma sono, ovviamente, di poco aiuto: al piú dimostrano che, oltre a lei, anche altre persone usano questa parola, ma nulla aggiungono riguardo alla sua correttezza.
Quanto alla «bontà» della sua forma, non sono in grado di fare un'analisi accurata. Apparentemente, è ben formata (come dice lei, deriva da intrecciare, col suffisso -io); mi sembra d'aver intuíto, però, che i derivati con tale suffisso abbiano senso solamente se tratti da verbi intransitivi, o usati in modo intransitivo. In questo caso, quindi, la coniazione sarebbe impropria; sarà davvero cosí?
Quella che sto per offrirle è una semplice opinione, che spero possa essere utile. Secondo me, la forma *intreccío non esiste, nel senso che non è registrata nei vocabolari, né –almeno apparentemente– è stata mai usata in opere letterarie.
Dico apparentemente perché, su quest'affermazione, permane il beneficio del dubbio: le forme intréccio e intreccío, al singolare, sono omografe (a meno d'un accento grafico che è raramente presente in casi simili: si veda, ad esempio, il caso di lavorío).
Sicché, possiamo basarci al piú sul plurale intreccii, i cui (rarissimi) risultati non sono affidabili, giacché potrebbero essere scrizioni «antiche» di intrecci.
In alcuni contesti informali (es. fòri di discussione) si trovano, effettivamente, rari esempi di intreccío (con tanto d'accento), ma sono, ovviamente, di poco aiuto: al piú dimostrano che, oltre a lei, anche altre persone usano questa parola, ma nulla aggiungono riguardo alla sua correttezza.
Quanto alla «bontà» della sua forma, non sono in grado di fare un'analisi accurata. Apparentemente, è ben formata (come dice lei, deriva da intrecciare, col suffisso -io); mi sembra d'aver intuíto, però, che i derivati con tale suffisso abbiano senso solamente se tratti da verbi intransitivi, o usati in modo intransitivo. In questo caso, quindi, la coniazione sarebbe impropria; sarà davvero cosí?
In Italia, dotta, Foro fatto dai latini
Re: Esiste «*intreccío, *intreccíi» (~ «intréccio, intrécci»)?
Personalmente l'ho sentito usare. La differenza tra intréccio ed intreccío è che il primo indica l'azione dell'intrecciare, oppure il suo risultato, anche in senso traslato, mentre il secondo indica una sovrapposizione di azioni dell'intrecciare, che risulta caotica e confusionaria.
Re: Esiste «*intreccío, *intreccíi» (~ «intréccio, intrécci»)?
Gentilissimi Millermann e brg,
vi ringrazio per le interessanti risposte e per il benvenuto!
Da un lato lei, brg, mi rincuora dicendo che l'ha sentito usare.
Invece il suo contributo, gentile Millermann, conferma, ahimè, i risultati delle mie ricerche.
Mi chiedo se non sia un toscanismo, qualcosa nato in Arno chissà quando e restato pigramente lì tra gli usci e i cenci di qualche vicoletto, quindi la sua forma sarà qualcosa di nata ad orecchio, senza nessun pensiero su quale insieme verbale possa agire. Mi immagino che sia "suonata" bene, una volta detta.
La mia ipotesi riguardo al verbo + suffisso io è un tentativo di spiegare a posteriori questo termine
La domanda che ne consegue è: come fa un parlante italiano a descrivere "una sovrapposizione di azioni dell'intrecciare, caotica e confusionaria", appunto un intrecc-ì-o in una sola parola?
Per me, utilizzando alla bisogna questa, non ho mai sentito la necessità di cercare alternative, che però non mi vengono in mente e chissà, probabimente non ce ne sono.
vi ringrazio per le interessanti risposte e per il benvenuto!
Da un lato lei, brg, mi rincuora dicendo che l'ha sentito usare.
Invece il suo contributo, gentile Millermann, conferma, ahimè, i risultati delle mie ricerche.
Mi chiedo se non sia un toscanismo, qualcosa nato in Arno chissà quando e restato pigramente lì tra gli usci e i cenci di qualche vicoletto, quindi la sua forma sarà qualcosa di nata ad orecchio, senza nessun pensiero su quale insieme verbale possa agire. Mi immagino che sia "suonata" bene, una volta detta.
La mia ipotesi riguardo al verbo + suffisso io è un tentativo di spiegare a posteriori questo termine
La domanda che ne consegue è: come fa un parlante italiano a descrivere "una sovrapposizione di azioni dell'intrecciare, caotica e confusionaria", appunto un intrecc-ì-o in una sola parola?
Per me, utilizzando alla bisogna questa, non ho mai sentito la necessità di cercare alternative, che però non mi vengono in mente e chissà, probabimente non ce ne sono.
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valerio_vanni
- Interventi: 1460
- Iscritto in data: ven, 19 ott 2012 20:40
- Località: Marradi (FI)
Re: Esiste «*intreccío, *intreccíi» (~ «intréccio, intrécci»)?
Io non ricordo di averlo mai sentito né usato, ma mi pare che abbia senso.
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