aree semantiche e forestierismi

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
M
Interventi: 11
Iscritto in data: mer, 10 nov 2004 15:30

aree semantiche e forestierismi

Intervento di M » mer, 29 nov 2006 23:13

Quando incontro termini stranieri magari usati a sproposito sia in italiano che rispetto alla loro lingua originaria (e divenuti così temini nuovi) mi chiedo anche se sia opportuno cercare un equivalente, visto che le aree semantiche tra due lingue sono diverse, parimenti il pensiero che porta ad usare una parola od una costruzione in un dato contesto e per esprimere un dato concetto. E' in generale il problema della traduzione: a volte bisogna allontanarsi di molto dalla lettera per rendere il concetto per incompatibiltà profonde. Sotituire un termine straniero con un "equivalente italiano" copiando l'impostazione dalla lingua originaria significa parlare italiano o la lingua originaria? La lingua è caratterizzata dal lessico ma anche dalla fonetica, dalla grammatica, dalla "visione" la somma delle esperienze che i parlanti hanno e fanno e che esprimono con delle costruzioni proprie della loro lingua. L'inglese (uno a caso) è pieno di termini derivati dal latino attraverso il franco, questo non ne fa una lingua neolatina. Il lessico non è tutto. Molte parole longobarde sono entrate a fare parte della "lingua parlata dagli italiani" e quindi sono italiane. Sono state modificate, traslitterate. La firma dell'italiano non è forse la sequenza consonante-vocale, la semplificazione delle vocali, la corrispondenza dello scritto al parlato? Italianizzare o rimpiazzare? Se sento uno che spiegazza anglismi a caso nel discorso devo pensare che non trova le parole o che usa pensieri precompilati?

Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 9373
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 13:37

Re: aree semantiche e forestierismi

Intervento di Marco1971 » mer, 29 nov 2006 23:31

M ha scritto:La firma dell'italiano non è forse la sequenza consonante-vocale, la semplificazione delle vocali, la corrispondenza dello scritto al parlato? Italianizzare o rimpiazzare? Se sento uno che spiegazza anglismi a caso nel discorso devo pensare che non trova le parole o che usa pensieri precompilati?
Bentornato, M! :)

Sí, la firma dell’italiano è questa, come non mi stanco di ripetere. Tuttavia, non tutte le parole straniere sono facilmente adattabili (pensiamo a software, windsurf: sarebbero infelici, mi sembra, parole come sòffue o vinsèrfo, ancorché ci si potrebbe abituare). In certi casi paiono quindi preferibili la risemantizzazione o la neoformazione.

Quanto alla sua domanda conclusiva, personalmente propenderei per la seconda ipotesi: il piú delle volte si tratta di mancanza di riflessione (e talvolta di conoscenza del nostro vasto lessico) e, forse, d’ipnosi mediatica. A furia di sentir parlare in un certo modo, si finisce col fare lo stesso, talvolta anche inconsciamente. Almeno io la vedo cosí.

M
Interventi: 11
Iscritto in data: mer, 10 nov 2004 15:30

Re: aree semantiche e forestierismi

Intervento di M » gio, 30 nov 2006 0:00

Marco1971 ha scritto:Bentornato, M! :)
Ben ritrovato! :P
Marco1971 ha scritto:Sí, la firma dell’italiano è questa, come non mi stanco di ripetere. Tuttavia, non tutte le parole straniere sono facilmente adattabili (pensiamo a software, windsurf: sarebbero infelici, mi sembra, parole come sòffue o vinsèrfo, ancorché ci si potrebbe abituare). In certi casi paiono quindi preferibili la risemantizzazione o la neoformazione.
Il problema è che funzionano se vengono fatte prima, se si introduce un nuovo concetto "airglow" dandone subito un nome italiano o simil-italiano "nigredo" non ci sono problemi, con l'abusato "file" bisognerà che muoia di morte naturale poichè superato (con le specie tecnologiche capita facilmente). Già oggi si usa portatile e non laptop, documento word e non file word, foglio excel e non file excel. Molto dipende se i parlanti una certa lingua partecipano attivamente ad una certa materia, e quindi la esprimono nella loro lingua madre creando nuovi usi e nuovi concetti.
La difficoltà aggiuntiva per l'italiano è che ha una identità davvero marcata, non accetta facilmente prestiti.

Avatara utente
Federico
Interventi: 3008
Iscritto in data: mer, 19 ott 2005 16:04
Località: Milano

Intervento di Federico » gio, 30 nov 2006 0:35

(A proposito di software: oggi al tg1 si parlava dei sistemi elettronici di conteggio e trasmissione dei voti, e la giornalista ha detto che per Amato sono piú sicuri i sistemi cartacei, che non permettono l'installazione di sòffeteuer per manipolare i risultati. Va bene, ma a questo punto non si poteva usare una parola italiana?)

Bue
Interventi: 862
Iscritto in data: lun, 08 nov 2004 12:20

Intervento di Bue » gio, 30 nov 2006 15:09

Federico ha scritto:...non permettono l'installazione di sòffeteuer per manipolare i risultati. Va bene, ma a questo punto non si poteva usare una parola italiana?)
Gia`, parole italiane come oftalmico (pron. offetalmico), atmosfera (atomosfera), psicologo (pissicologo), eczema (ecchettsema) ecc.

fabbe
Interventi: 454
Iscritto in data: mar, 26 apr 2005 20:57

Re: aree semantiche e forestierismi

Intervento di fabbe » gio, 30 nov 2006 17:21

Federico ha scritto:(A proposito di software: oggi al tg1 si parlava dei sistemi elettronici di conteggio e trasmissione dei voti, e la giornalista ha detto che per Amato sono piú sicuri i sistemi cartacei, che non permettono l'installazione di sòffeteuer per manipolare i risultati. Va bene, ma a questo punto non si poteva usare una parola italiana?)
E' vero, spesso accade con i termini non italiani.

Ricordo (forse non serve) che per sostituire software in alcuni casi va benissimo anche applicazione.
M ha scritto:Già oggi si usa portatile e non laptop, documento word e non file word, foglio excel e non file excel. Molto dipende se i parlanti una certa lingua partecipano attivamente ad una certa materia, e quindi la esprimono nella loro lingua madre creando nuovi usi e nuovi concetti.
La difficoltà aggiuntiva per l'italiano è che ha una identità davvero marcata, non accetta facilmente prestiti.
Questo è lo stato delle cose. In ogni modo già oggi esistono spesso delle alternative (come indicava lei per file).
Già da oggi (in alcuni casi) è possibile ridurre di molto l'uso delle parole inglesi.

M
Interventi: 11
Iscritto in data: mer, 10 nov 2004 15:30

Intervento di M » gio, 30 nov 2006 21:56

Bue ha scritto:
Federico ha scritto:...non permettono l'installazione di sòffeteuer per manipolare i risultati. Va bene, ma a questo punto non si poteva usare una parola italiana?)
Gia`, parole italiane come oftalmico (pron. offetalmico), atmosfera (atomosfera), psicologo (pissicologo), eczema (ecchettsema) ecc.
Alcune pronuncie popolane suonano strane o risibili, ma lo sono proprio? Cosa pensavano i contemporanei di chi sostituiva albo con blank senza tra l'altro pronunciarlo alla longobarda? Oggi bianco non suona strano a nessuno, nemmeno zucchero, cioccolato. Le lingue sono costruite con i temini delle altre riadattati. Il lessico non è tutto, fonetica e grammatica contano forse di più. Anch'io pronuncio "exxema" a volte, e se in qualche futuro dovessi ascoltare "sicologo" non ci troverei molto di strano. Riadattare e semplificare significano evoluzione.

Avatara utente
Federico
Interventi: 3008
Iscritto in data: mer, 19 ott 2005 16:04
Località: Milano

Intervento di Federico » gio, 30 nov 2006 22:45

Bue ha scritto:Gia`, parole italiane come oftalmico (pron. offetalmico), atmosfera (atomosfera), psicologo (pissicologo), eczema (ecchettsema) ecc.
Non ho detto che sia una novità: però perché complicarsi la vita, allora, quando si possono prendere due piccioni con una fava (o forse anche tre)?

Intervieni