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Inviato: gio, 27 set 2012 22:36
di Ferdinand Bardamu
Dice? A me in realtà è parso di sentire /sieˈfo/, con l’anteriore medio-alta. Ma posso aver fallato.
Inviato: gio, 27 set 2012 22:59
di Souchou-sama
Di certo /ˈef/ per l’inglese
f /ˈᴇf/ non sarebbe italiano neutro. Come può vedere nella mia trascrizione fone
tica, Le sarà parsa una [e] perché la /ɛ/, non essendo accentata, si «semi-chiude», diventando [ᴇ], un fono che probabilmente Lei non riesce bene a distinguere [dagli altri due]. Pensi per es. a
benché /bɛnˈke/ [bᴇŋˈke].

Inviato: gio, 27 set 2012 23:16
di Ferdinand Bardamu
Può darsi che sia un mio problema di percezione difettosa, ma chi le dice che il diggí della RAI parli un italiano neutro? Mi perdoni, ma non capisco il senso della sua precisazione: se avesse sentito la registrazione, potrebbe ribattere a ragion veduta, e sarei d’accordo con lei. Se, poi, mi conferma l’impossibilità fisica di pronunciare /ˈef/ in italiano, allora le cose cambiano. Scusi la franchezza.

Inviato: gio, 27 set 2012 23:37
di Souchou-sama
Si figuri.
Apprezzo la franchezza.

Sinceramente, fatico a immaginare un italiano che dice /ˈef/ per l’inglese /ˈᴇf/. Lei ha mai sentito qualcuno dire /
efbiˈai/?

(Sono io a non capire il senso della sua precisazione: il puro empirismo è bello che superato, quindi posso benissimo ragionar in astratto, facendo una specie d’«esperimento mentale».

)
Inviato: gio, 27 set 2012 23:53
di Ferdinand Bardamu
Ho provato a ripetere
siefò, e, in astratto, le do ragione. Dopotutto, non posso giurare di aver sentito proprio
quella realizzazione. Convengo con lei anche sull’inutilità del puro empirismo: potrebbe essersi trattato di una pronuncia occasionale, se anche fosse vera quella che ho udito.
Piú che di una mia mancanza personale nella percezione, però, avrei parlato di oggettiva difficoltà di distinguere con sicurezza un suono che, nella conversazione normale, assomiglia molto agli altri due. Vabbè che comincio a avere un’età, ma non mi ci vuole ancora l’apparecchio acustico.

Scherzi a parte, la ringrazio, perché non sapevo dell’esistenza di quel suono intermedio.
Inviato: ven, 28 set 2012 0:15
di Souchou-sama
Non si preoccupi: non intendevo attribuirle un’insanabile sordità [a quel fono].

Si tratta ovviamente d’una difficoltà
temporanea, dovuta alla mancanza d’
allenamento, dopo il quale riuscirebbe certo a distinguere i tre foni [e, ᴇ, ɛ]. Per questo mi rifiuto di parlare d’un’«
oggettiva difficoltà di distinguere con sicurezza un suono che […] assomiglia molto agli altri due». Lei —e in parte anch’io— fatica a distinguerli perché [ᴇ],
in italiano, non è un fonema; dunque è una difficoltà
relativa alla nostra condizione, non
oggettiva.

Se io e Lei fossimo inglesi, per esempio, sentiremmo súbito la differenza tra il
bed d’un inglese ([ˈbᴇd]) e quello d’un australiano ([ˈbed]), essendo quest’ultima una pronuncia geograficamente marcata e fortemente percepita come tale.
«Adeguamento vocalico»
Inviato: ven, 28 set 2012 20:23
di Sandro1991
Colgo l’occasione per chiedere: il fenomeno dell’«adattamento vocalico» si trova solo nei testi di Canepàri, o se ne arguisce qualche traccia anche nella fonetica tradizionale? (Dico arguisce perché non ho mai trovato nulla d’esplicito in quest’ultimi testi).
P.S. Mi riferisco alla lingua italiana.
Inviato: ven, 28 set 2012 20:47
di Souchou-sama
Penso sia difficile trovarne traccia al di fuori degli scritti del Canepàri, anche perché l’IPA ufficiale non conosce i simboli & i foni [ᴇ, σ].* {Per questo, ad es., i dizionari d’inglese continuano a riportare quei ridicoli /e/ & /ɔː/.} Temo che la povertà dell’IPA danneggi irreparabilmente la facoltà uditiva d’un fonetista; sembrerà paradossale, ma la conoscenza d’un IPA piú vasto potenzia la percettività non meno di quanto un’alta percettività permetta di creare un IPA piú vasto.
* O meglio: li conosce come [e̞] & [o̞]. Eppure, non li usa praticamente nessuno.
Inviato: gio, 04 ott 2012 8:24
di Ferdinand Bardamu
Dal Corriere della Sera in linea (sottolineature mie):
Aziende italiane,
cambiate le etichette
Food, per vendere serve una rivoluzione nel packaging
Non servono commenti. Aggiungo un titolo letto in una civetta vista ieri (sottolineatura mia): «A “Educa” [un evento dedicato alle famiglie] le new coppie».
Inviato: lun, 22 ott 2012 18:47
di Andrea Russo
Da un
(orribile) articolo di Rainews24 (lasciamo perdere il nome...) s'apprende che la Fornero (i giornalisti insistono a chiamarla
Ministro del Welfare, sebbene tale denominazione non esista piú) ha consigliato ai giovani – nella scelta del lavoro – di «non essere troppo
choosy» (che il giornalista non sa nemmeno come si scrive, se
choosy o
choosey).
Mi risparmio i commenti, ché la scelta della Fornero (o come piace a qualcuno: di Fornero) si commenta da sola.
Inviato: lun, 22 ott 2012 19:10
di domna charola
...credevo di conoscere l'inglese, ma a questo punto mi sento spiazzata...
va bene quando un termine sembra più comprensibile o è più usato o altre scuse del genere, ma qui mi sembra solo una facile scappatoia per rendere tecnico, incomprensibile, inibitorio il linguaggio della comunicazione. Da qui all'Azzeccagarbugli il passo è breve...
Aaah, già, dimenticavo... faccio ammenda e vado a riiscrivermi alla nuova Università in inglese..
Inviato: mar, 23 ott 2012 1:41
di Freelancer
Andrea Russo ha scritto:Da un
(orribile) articolo di Rainews24 (lasciamo perdere il nome...) s'apprende che la Fornero (i giornalisti insistono a chiamarla
Ministro del Welfare, sebbene tale denominazione non esista piú) ha consigliato ai giovani – nella scelta del lavoro – di «non essere troppo
choosy» (che il giornalista non sa nemmeno come si scrive, se
choosy o
choosey).
Mi risparmio i commenti, ché la scelta della Fornero (o come piace a qualcuno: di Fornero) si commenta da sola.
La polemica è nata anche dal fatto che né la giornalista né la redazione né Fornero [a quanto pare] sanno che, in quel contesto,
choosy andava meglio reso con
selettivo anziché con
schizzinoso. Se Fornero avesse parlato italiano e adoperato la parola appropriata, magari non si sarebbe scatenata tutta questa polemica.
Inviato: mar, 23 ott 2012 2:01
di Marco1971
Freelancer ha scritto:Se Fornero avesse parlato italiano e adoperato la parola appropriata, magari non si sarebbe scatenata tutta questa polemica.
Vede, caro Roberto, che in Italia non si parla piú esattamente italiano e si disconoscono le parole appropriate?

Inviato: mar, 23 ott 2012 3:17
di SinoItaliano
I giornalisti non sono abbastanza choosy (:lol:) nel selezionare le parole che scrivono... e a usare simili parole suonano molto cheesy (:lol:).
Inviato: mer, 24 ott 2012 15:26
di GianDeiBrughi
Personalmente conoscevo per caso il termine
choosy, perché un professore di biologia ci aveva consigliato la lettura di un libro da lui tradotto per accompagnare il programma del corso. Il libro era ovviamente tutto tradotto in italiano, però a lezione siccome egli era stato tanti anni in Inghilterra amava citarci un aforisma di quel testo direttamente in inglese:
"Ardent males, choosy females" che ci traduceva con "maschi focosi, femmine ritrose".
Sulla sensatezza e l'opportunità per un ministro del governo italiano che svolgeva la professione di docente universitario mi astengo dal commentare.
Nonostante i dubbi che ci possano essere in merito alla traduzione della parola usata dalla Fornero sono comunque lieto che per la prima volta m'è parso di scorgere nei telegiornali e sulla stampa un rigurgito di anticorpi anti-anglicismo. Mentre per la
spending review quasi tutti titolavano citando l'anglicismo, con
choosy, al contrario, l'anglicismo a volte non veniva manco citato!

Chissà che non sia un piccolo segnale di prognosi positiva per eradicare almeno alcune di queste metastasi che hanno invaso la nostra lingua?