Non saprei, a me una cosa del genere non mi viene per niente spontanea.पाणिनि ha scritto: lun, 19 gen 2026 1:51 Una volta chiarito ciò nella mia mente, e posto - dopo avere letto tutto quello scritto in questo filone - che la fonotassi dell'italiano non ammette la sequenza "suono palatale /ɲ, ʃ, ʎ, t͡ʃ, d͡ʒ/ + /j/", come mai ho iniziato a pronunciare che noi conosciamo con [j]? La prima risposta che mi sono dato è: avrò sentito pronunciare così quella voce verbale da qualcuno. Ma tale risposta non mi ha soddisfatto. Secondo me, è perché (inconsciamente? o forse no…) io come parlante volevo distinguere le 2 voci verbali noi conosciamo ~ che noi conosciamo.
Ma perché questa volontà da parte mia se la fonotassi della mia stessa lingua non me lo consente?
Mi è estranea l'idea che, se due parole o due voci verbali hanno la stessa pronuncia, debba cambiarne una per differenziarle.
Mi viene in mente una coppia di parole che, dove abito io, hanno una pronuncia differente.
Bècco (quello degli uccelli)
Bécco (caprone, cornuto)
Ma non è che vengano pronunciati così perché "altrimenti non si distinguono", semplicemente lo sviluppo storico locale ha dato quegli esiti.
Nello standard toscano sono entrambi bécco, ma nessuno si sente male per questo e cerca soluzioni per il "problema".
Secondo me, semplicemente non lo si fa.पाणिनि ha scritto: lun, 19 gen 2026 1:51 E questo si collega alla domanda da me posta prima: come fare ciò quando la fonotassi della propria lingua non lo consente?