«Ho fatto un incubo»

Spazio di discussione su questioni di carattere sintattico

Moderatore: Cruscanti

Daphnókomos
Interventi: 593
Iscritto in data: sab, 08 giu 2019 14:26
Località: Bassa veronese

Re: «Ho fatto un incubo»

Intervento di Daphnókomos »

Nota Questioni di stile del Devoto-Oli:
Il sostantivo maschile incubo deriva dal latino incubus, letteralmente ′che giace sopra′, con riferimento allo spirito maligno che, secondo antiche credenze, si posava sul petto di chi dorme, procurandogli un angoscioso senso di oppressione. Infatti l'incubo è un sogno spaventoso, terrificante, spesso accompagnato da sensazioni di soffocamento. Mentre il sostantivo sogno si combina con il verbo fare (fare un sogno), la parola incubo si associa al verbo avere (avere un incubo). Data la vicinanza semantica tra sogno e incubo, è molto diffusa nel linguaggio colloquiale e popolare l'espressione fare un incubo, in cui si sostituisce arbitrariamente uno dei costituenti del sintagma per influsso dell'espressione fare un sogno. Tra le parole esiste una sorta di solidarietà lessicale: se si seleziona un determinato vocabolo, la scelta dell'altro vocabolo da collocargli accanto non è libera ma è condizionata. Le corrette combinazioni non possono essere dedotte da un ragionamento logico o da una regola precisa: è soltanto l'uso che determina quali parole possano combinarsi insieme e formare un'unità fraseologica non fissa ma chiaramente riconoscibile (chiamata in linguistica collocazione). Le collocazioni costituiscono spesso una difficoltà non soltanto per chi studia l'italiano come lingua straniera, ma anche per i parlanti madrelingua, che tendono a fondere insieme due diverse combinazioni o a modificarne uno dei costituenti.
Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Nessuno e 1 ospite