Pronome doppio «chi»
Moderatore: Cruscanti
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- Iscritto in data: sab, 06 set 2008 15:30
Nel parlato informale e limitatamente alla frase in questione - abbastanza comune, mi pare, con il verbo piacere in luogo di amare - la trovo una costruzione passabile; mi dà molto più fastidio il mancato rispetto di un congiuntivo.
Ultima modifica di PersOnLine in data sab, 10 nov 2012 15:38, modificato 1 volta in totale.
Certo, ma in quel caso, se effettivamente il rispetto fosse mancato, si rientrerebbe nel campo dell'inaccettabilità (di grado 'maggiore', o ultimo), suppongo, e la non correttezza sarebbe acclarata, qui invece siamo di fronte a una forma che di fatto a livello normativo sembra accettabile/accettata.
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- Iscritto in data: sab, 06 set 2008 15:30
Mah, per me è accettabile solo nel parlato, così come certi anacoluti, perché rientra in un comprensibile "cambio di progetto" o ripensamento che si può avere durante la pronuncia.
In questo caso, la frase ha lo stesso valore di "consiglio a chi ama l'arte di visitare Roma" - costruzione perfettamente grammaticale perché rientra nel caso XIII.242b indicato da Serianni -, nella quale è più che ipotizzabile un ripensamento sul verbo amare, perché magari avvertito semanticamente troppo "forte" rispetto alla persona che si ha di fronte: conosco tanti a cui "piace l'arte", senza, con ciò, poterli definire amanti dell'arte.
In questo caso, la frase ha lo stesso valore di "consiglio a chi ama l'arte di visitare Roma" - costruzione perfettamente grammaticale perché rientra nel caso XIII.242b indicato da Serianni -, nella quale è più che ipotizzabile un ripensamento sul verbo amare, perché magari avvertito semanticamente troppo "forte" rispetto alla persona che si ha di fronte: conosco tanti a cui "piace l'arte", senza, con ciò, poterli definire amanti dell'arte.
Assolutamente no: la frase non rientra nella norma; veda gli esempi della GGIC, preceduti da uno o due punti interrogativi (di cui ho spiegato piú sopra la valenza). La frase rimane italiano della strada; sarebbe improponibile in un testo di media formalità.Census ha scritto:...qui invece siamo di fronte a una forma che di fatto a livello normativo sembra accettabile/accettata.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Li ho visti, certo, ma evidentemente ho frainteso, non essendo molto avvezzo alla terminologia della GGIC. Ho interpretato 'netta inaccettabilità' come agrammaticalità (in base alla norma), quindi ho dedotto che se per la costruzione in oggetto l'inaccettabilità non è netta, il suo uso non è vietato dalla norma. Posso invece ritenere la frase proposta sbagliata in base alle regole grammaticali?
Ultima modifica di Census in data dom, 11 nov 2012 7:47, modificato 2 volte in totale.
La GGIC esamina in laboratorio enunciati da laboratorio, estende la sua indagine fino ai margini estremi di ciò che può essere ritenuto accettabile nella lingua italiana. La frase oggetto di questo filone si situa in quella zona periferica della lingua, fuori del nucleo dell’italiano perfetto e ineccepibile. Lo ripeto: si tratta d’una frase accettabile solo in un registro basso, colloquiale, trasandato, sicché esula da quel che va sotto il nome di italiano normale o senz’aggettivi. Nessun correttore di bozze che si rispetti lascerebbe passare una frase siffatta in una pubblicazione seria.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Di nulla, gentile Census. 
Guardate come filano lisce – in un italiano inappuntabile – queste due riformulazioni, suggeritemi dalla mia amica Silvia:
(1) Consiglio agli amanti dell’arte di visitare Roma.
(2) Consiglio agli appassionati d’arte di visitare Roma.
E, sempre in una lingua al disopra d’ogni sospetto grammaticale, le possibilità sono infinite.

Guardate come filano lisce – in un italiano inappuntabile – queste due riformulazioni, suggeritemi dalla mia amica Silvia:
(1) Consiglio agli amanti dell’arte di visitare Roma.
(2) Consiglio agli appassionati d’arte di visitare Roma.
E, sempre in una lingua al disopra d’ogni sospetto grammaticale, le possibilità sono infinite.

Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
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Probabile. Di fatto "consiglio a chi piace" sembra trasmettere proprio la sensazione che manchi la preposizione a delegata a reggere il complemento di termine della subordinata, presente nell'alternativa che proponevo in apertura del filo, "consiglio a coloro ai quali piace l'arte", e inserendo gli in qualche modo verrebbe recuperata.valerio_vanni ha scritto: Mi suona meglio, ad esempio, "Consiglio a chi gli piace l'arte di visitare Roma" (poi magari per qualcuno è ancora più orrendo).
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