Il verbo
attenzionare non è registrato nei vocabolari sincronici né in quelli storici della lingua italiana consultati; tuttavia, pur avendo recentemente acquisito una nuova vivacità nell’uso, non può essere considerato un neologismo, dal momento che il
Dizionario del nuovo italiano di C. Quarantotto (Roma, Newton Compton, 1987) lo lemmatizza riportando, all’interno della definizione. un riferimento bibliografico che risale agli anni ’60: «v. tr. Sottoporre all’attenzione. Citato da Gino Palletta (
Dizionario della politica italiana, Pisani, 1964) che lo definisce ‘mostriciattolo’ del lessico burocratico, trasferitosi tuttavia, talora, nelle aule parlamentari».
Attenzionare, dunque, fa parte di quei verbi utilizzati principalmente in ambito tecnico-specialistico e massimamente nel linguaggio burocratico, passati poi al linguaggio politico e da questo, eventualmente, a settori contigui quali il linguaggio giornalistico o dell’economia e, grazie all’influenza esercitata dai media, anche nel linguaggio comune. In corrispondenza di un sostantivo molto frequente nell’uso, può nascere in una lingua l’esigenza di avere a disposizione il corrispettivo semantico nella categoria grammaticale del verbo e viceversa, anche se non tutte le neoformazioni risultano necessarie o ben formate.
Vediamo più accuratamente il caso di
attenzionare. Rispetto ad altri verbi denominali,
attenzionare è diverso perché non equivale a ‘sottoporre qualcuno’, bensì ‘qualcosa’, cioè cambia il referente dell’azione del verbo. Il sostantivo
attenzione dà luogo a molte locuzioni verbali:
fare/prestare attenzione (‘stare attento a qualcosa/ a qualcuno’),
fare attenzione, con valore interiettivo(‘esortare qualcuno a stare attento’) e, specialmente al plurale,
avere attenzioni per qualcuno significa ‘coprire qualcuno di premure’.
Attenzionare si inserisce tra tutti questi significati, ma non è sinonimo di nessuno perché è transitivo ed esprime il significato di ‘sottoporre qualcosa all’attenzione di qualcuno’. Anche dal punto di vista grammaticale, la formazione
attenzionare non è scorretta perché segue la flessione morfologica dei verbi denominali della prima coniugazione. Probabilmente, il fatto che questo verbo sia nato e sia normalmente usato in ambito burocratico fa sì che esso venga percepito, al di fuori dei settori nei quali comunemente si usa, come scorretto o, quanto meno, cacofonico; dal momento, perciò, che il verbo
attenzionare è usato soltanto nel gergo tecnico degli uffici e nelle sedi amministrative piuttosto che nel linguaggio comune, non parlerei di "abuso" perché questo termine implica un uso eccessivo e, soprattutto, in situazioni e in ambiti inadeguati. Le stesse riflessioni si potrebbero fare per altre forme verbali che hanno avuto ultimamente un rilancio nell’uso di alcuni ambiti settoriali come
urgenzare, coniato, secondo il GRADIT (
Grande Dizionario Italiano dell’Uso, a cura di Tullio De Mauro, Torino, UTET, 1999 -2000 con aggiornamento del 2003) nel 1935, in epoca fascista, col significato di ‘sollecitare con urgenza’ e
ingressare usato nell’ambito della biblioteconomia col significato di ‘registrare un libro acquisito dalla biblioteca’. Sia
attenzionare sia
urgenzare hanno una costruzione transitiva che prevede una ‘cosa’ e non una ‘persona’, come oggetto diretto: "io ti attenzione questa pratica" e "il direttore urgenza questa pratica". Questi verbi non pare abbiano avuto finora una rilevante diffusione nel linguaggio comune; tuttavia, sulla base dei dati emersi da una ricerca libera su Internet, possiamo fare alcune considerazioni in merito alla distribuzione di
attenzionare nella nostra lingua: in primo luogo, notiamo che i siti che contengono questa forma verbale (circa 699) sono, per la massima parte, siti a carattere politico, amministrativo, medico, burocratico. giornalistico, dato che conferma quello che abbiamo già evidenziato; in secondo luogo, emerge che un numero consistente dei siti in cui viene utilizzato il verbo
attenzionare è legato alla Sicilia: siti della regione e di comuni siciliani, testate giornalistiche regionali e siti di altro genere o argomento ma sempre legati alla regione Sicilia.
Questa particolarità può essere dovuta al fatto che il verbo
attinziunari è attestato nel dialetto siciliano, come conferma il
Vocabolario siciliano a cura di G. Piccitto (Catania-Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani, 1977) in cui il lemma, marcato come ‘antiquato’, è registrato con il significato di ‘rendere ossequio a qualcuno; fare a qualcuno una visita di omaggio’.
Attinziunari e
attenzionare sono formalmente equivalenti (ma non semanticamente), con la sola differenza che nel verbo siciliano l’oggetto diretto è una persona, mentre nel verbo italiano è piuttosto una cosa. Recentemente, il participio sostantivato del verbo
attenzionare è entrato, con molta probabilità dal gergo delle questure e delle caserme, nel linguaggio giornalistico (fonte:
www.repubblica.it e
www.corriere.it) con una sfumatura ancora diversa rispetto a quelle finora considerate: gli
attenzionati sarebbero le persone sottoposte ad un’intensa sorveglianza da parte delle forze dell’ordine, con particolare riferimento a coloro che sono sospettati di collaborare o di far parte di gruppi terroristici e, comunque, persone considerate di particolare pericolosità per la comunità internazionale.