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Raddoppiamento fonosintattico nell’italiano antico

Inviato: mar, 12 mag 2026 3:29
di angiolierifan1260
Salve a tutti. Torno ad ingombrare il fòro, spero con risultati fruttiferi. Vorrei ringraziare coloro che hanno risposto nel mio filone di qualche mese fa e scusarmi per la mia carenza su alcuni argomenti, che ha fatto perder tempo ai contributori; cercherò di essere più serrato.

Or bene, Pär Larson nel suo capitolo di fonologia parla in questi termini del RF in italiano antico:
In it. ant. era infatti attivo ed è ampiamente documentato il fenomeno definito raddoppiamento (o rafforzamento) fonosintattico, cioè l’allungamento di una consonante iniziale di parola dopo una serie di lessemi perlopiù continuatori di etimi a uscita consonantica: a, à / ha, appo ‘presso’, che, come, contra, da, e, è, fra, infra, intra, ma, né, o, perché, se, sè ‘(tu) sei’, sì, sopra, tra: (seguono esempi)
Cita egli tra le altre parole contra e sopra, ma non dà poi esempi per dirle raddoppianti. Sulla seconda di queste mi sembra anzi contraddire Castellani, che descrisse [sopra*] in modo più che deciso come "argenteismo" venuto in uso nel 1400; in effetti negli originali di Petrarca e Boccaccio si trovano solo forme quali sopragiunta, sopravenire, sopranome. Per contra non trovo affermazioni specifiche. Castellani ne "Il più antico statuto dell'arte degli oliandoli di Firenze" (Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza (1946 - 1976)) dice spogliando appunto lo statuto:
Come negli altri testi di quest'epoca, non c'è raddoppiamento dopo sopra (troviamo sopranomi 17 r. 5, 23 v. 6, oltre a forme come sopradetto 23 v. 12, 41 r. 22, sopra detta 29 r. 8, -i 20 r. 21-22, in cui è possibile veder due parole e non una sola). Il rafforzamento manca anche dopo contra, in contradicitore 19 r. 13 (e contradirà 19 r. 11).
E non è ben chiaro se voglia proporre anche la mancanza di geminazione dopo contra come fatto generale del tempo, ma a questo punto direi di no. Per Dante sembra che i filologi convengano sul non-raddoppiamento (come in contrapesando o in contrapasso, per quanto questo sia un vero e proprio latinismo). Nel TLIO trovo che forme come contraddire sarebbero attestate per Bono Giamboni, nato anche prima di Dante, ma non riesco a risalire all'epoca dei codici. Comunque, Petrarca non presenta forme utili che io sappia, mentre Boccaccio ha contradire (2 volte), contradizione, contrafare (2 volte) ma anche contraffare (2 volte). Si tratta non ancora di vero fiorentino, ma di un certaldesismo? Erano già in variazione? O si tratta di un argenteismo post-1300 che Boccaccio dimostra tra i primi? Nel dubbio mi pare ora che la pronuncia non raddoppiante sia più certa e di sicuro più antica, ma se qualcuno può aiutarmi a sciogliere il dubbio, gli sarei grato.

Una seconda questione è la seguente. Poco dopo Larson scrive:
La documentazione superstite non permette invece di supporre per l’it. ant. un raddoppiamento generalizzato dopo parola ossitona di qualunque origine, analogo a quello che si verifica in fior. mod.
Al punto 4 di "Due note sul raddoppiamento fonosintattico", Loporcaro cita invece 10 esempi dall'OVI del tipo tu ssai (la parola "tu", presumo appositamente, non è tra quelle elencate da Larson come raddoppianti). Si tratta di un monosillabo, quindi non si può dire che "tu sai" abbia proprio la stessa struttura di "andò via" o "città partita", ma la ragione del raddoppiamento è comunque l'accento. Non va ciò in contrasto col capitolo del Larson?
Inoltre, propongo un ragionamento mio ma che probabilmente si presta ad essere smentito: come si spiega allora che facciano eccezione al RF da ossitonia quasi solo le parole colpite dalla dugentesca "apocope toscana", eccezione che per altro già Bembo notava? Parlo insomma di frasi come vorre' bere. Come ricostruzione più immediata (ma non per questo corretta) si sarebbe tentati di postulare che a FIrenze tutti gli ossitoni erano già stati caratterizzati come [+RF] all'inizio del 1200, e che questa "cogeminantizzazione" degli ossitoni, qual che ne sia la spiegazione secondo la teoria fonetica, non fosse già più produttiva quando l'apocope /Vj/ > /V/ divenne corrente nella seconda metà del secolo.

Grazie mille per la pazienza.