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Maiuscole all’interno delle parole in segno di deferenza
Inviato: mer, 01 lug 2026 14:49
di EdoSecco
"Vorremmo invitarLa", "porgerVi un omaggio"
L'uso delle maiuscole all'interno di una parola (tra l'altro: questo uso ha un nome specifico?) è una cosa che non ho mai sopportato; potrete sorriderne, ma mi reca un vero fastidio, alla stregua del 'pugno nell'occhio'.
Ha senso nel 2026 scrivere ancora in questo modo? Io per primo non vorrei essere il destinatario di una cosa del genere.
Già a malapena digerisco mettere la maiuscola a parole che non siano sostantivi o sostantivazioni di altri tipi di vocaboli ("presso la Vostra struttura"), ma questo proprio no.
Sono l'unico?
Re: Maiuscole all’interno delle parole in segno di deferenza
Inviato: mer, 01 lug 2026 16:32
di Navi
Per quanto devo dire che anch’io l’abbia sempre trovato fastidioso, da qualche tempo ci ho riflettuto un po’ piú a fondo e mi sono fatto piú tollerante al riguardo. Mi sono accorto che, abituato come sono all’uso che delle maiuscole che si fa in Rete (dove vengono usate per rendere graficamente che si sta urlando o comunque per trasmettere un’enfasi maggiore del solito), ogni volta che leggevo una frase del tipo «le scrivo per chiederLe» m’immaginavo d’accentuare, di marcare innaturalmente l’elle, quasi a voler far notare al destinatario la cortesia che gli veniva rivolta. Con una pronuncia cosí dal servilismo si passa proprio all’abbiezione e si spiega perché quest’uso mi risultava tanto fastidioso. Il mio atteggiamento però era del tutto irragionevole, quell’elle maiuscola è soltanto un fatto di grafia e sbagliavo a pronunciare, che so, «per informarla del fatto» con un’intonazione anche appena diversa da quella con cui leggevo «per informarLa del fatto».
Quando me ne sono accorto e ho cominciato a leggere normalmente il fastidio è improvvisamente scomparso. Certo, resta una grafia stravagante, nel senso che di maiuscole a metà parola in italiano non se ne vedono altre, se non in certe sigle o nomi commerciali. È anche vero che in una parola come «mostrargli» si avverte ancora netta la distinzione tra i due elementi, anche perché hanno funzioni logiche distinte, e, dal punto di vista puramente grafico, una maiuscola circondata da minuscole su entrambi i lati è normalissima in frasi come «navigando sull’Adriatico», «sant’Agata e sant’Ignazio».
In ogni caso, per quanto non mi sembra un uso completamente censurabile, mi sembra una convenzione propria della scrittura epistolare e lo eviterei in qualsiasi altro testo (dove comunque mi sembrerebbe piú fuori luogo che sbagliato). Dal canto mio continuo a non usarla, come non uso quasi mai la maiuscola per i titoli («Prof. Caio», «Dott. Tizio», «Sig. Sempronio») o per i saluti («Cordiali Saluti» ecc.), un po’ perché m’attengo alla regola ch’è meglio mettere una maiuscola in meno piuttosto che una in piú, un po’ perché per amor di semplicità evito del tutto le maiuscole di deferenza, secondo la stessa logica per cui, quando non cerco effetti particolari, preferisco una parola piú semplice a una difficile. M’hanno inoculato i miei amici studenti di legge, che senza un velo d’ironia sono capaci di dire «procedere a fare ingresso» invece che «entrare» (esempio reale! e pure recente!). Detto questo, sinceramente mi auguro che non ci siano sommovimenti nelle nostre convenzioni epistolari, la lingua della corrispondenza sarà brutta e un po’ stantia, ma alla fine permette di farsi capire anche a chi, per preparazione culturale o per altro, si troverebbe in difficoltà se privato di certe formule e di certi schemi.