Discussione sui traducenti di forestierismi

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fabbe
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Intervento di fabbe » gio, 23 feb 2006 0:52

Suggerirei di integrare anche questi traducenti:

management summary: sintesi per la dirizione

must: irrinunciabile

malaware: programma nocivo

manager: responsabile

middleware: sistema intermedio

milestone: tappa

mobile computing: informatica mobile (spesso associata a dispositivi tipo cellulari o palmari)

monitor: video, visore

mail (to): inviare

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Disambiguazione

Intervento di Infarinato » gio, 23 feb 2006 11:44

Infarinato ha scritto:Di disambiguazione (o, al piú, disambiguativa) è meglio di disambiguante, ché la pagina di per sé non disambigua, ma offre delle opzioni volte allo scioglimento delle possibili ambiguità.
Ripensandoci -e con questo chiudo-, secondo me il tutto nasce da una non troppo meditata traduzione di ambiguous. Questo termine significa «ambiguo», ma anche, molto spesso, «non univoco», «equivoco» (…in quest’accezione [logico-formale] può essere usato anche l’italiano ambiguo, ma generalmente solo come tecnicismo [matematico, linguistico, etc.]).

In realtà, come ha ben detto Federico, la «pagina di disambiguazione» (chiamata anche «pagina di chiarimento delle ambiguità») non è nient’altro che una «pagina delle [possibili voci] alternative»: se vi si accedesse tramite un modulo di ricerca, sarebbe semplicemente la «pagina dei risultati [della ricerca]».

Per quanto riguarda la famigerata «nota disambigua», poi, noto che nella versione originale (inglese) di Wikipedia, essa non ha un nome [sic!]. In italiano (o, se preferite, in latino :mrgreen:), potrebbe essere semplicemente resa da un «N.B.».

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Re: Disambiguazione

Intervento di Federico » gio, 23 feb 2006 14:21

Grazie, fabbe.
Le altre traduzioni di middleware sono da scartare?

P.s.:
Infarinato ha scritto:Ripensandoci -e con questo chiudo-, secondo me il tutto nasce da una non troppo meditata traduzione di ambiguous. Questo termine significa «ambiguo», ma anche, molto spesso, «non univoco», «equivoco» (…in quest’accezione [logico-formale] può essere usato anche l’italiano ambiguo, ma generalmente solo come tecnicismo [matematico, linguistico, etc.]).
Appunto per questo secondo significato (che non mi pare[va] tanto estraneo all'italiano), mi sembra piú appropriato disambiguare che spiegare ecc. per tradurre Disambiguation.

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Intervento di Federico » lun, 27 feb 2006 21:22

Aggiungo qualche termine preso da Giovanardi, Gualdo (2003): Inglese - Italiano 1 a 1: tradurre o non tradurre le parole inglesi?, Manni - libro che consiglio a tutti -.
(Alcuni sono molto tecnici.)

*after hours: fuori orario
*ambient music: musica ambientale/d'ambiente
*badge: tesserino (magnetico); cartellino; distintivo
*beggiare: vidimare, passare, strisciare
*banner: striscione
*biker: motociclista
*bipartisan: bipolare
*blockbuster: film di cassetta
*bookcrosser, bookcrossing: giralibri
*broadcast, broadcasting: telediffusione
*car pooling: auto di gruppo
*change over: riconversione
*chat line: (canale) chiacchiera
*city car: auto da città
*claim: richiamo
*clown therapy, patchtherapy: terapia del sorriso, comicoterapia, risoterapia
*cookie: esca
*conselling: sostegno psicologico
*criminal profiler: esperto di profili criminali, psicocriminologo
*criminal profiling: profili criminali
*customer care: assistenza clienti
*day hospital: ospedale in giornata
*day surgery: chirurgia in giornata, bisturi veloce
*dolby surround: sistema dolby
*dot-com: punto-com
*exit poll: sondaggio a caldo
*extension: estensione
*fitwalking: camminata sportiva
*flop (fare -): (fare) fiasco, fallimento
*format: modello, schema
*free press: giornali gratuiti
*front man: uomo immagine, uomo di facciata
*high impact: alto impatto
*highlight(s): il meglio di, momenti migliori, gemma, gioiello
*hi-low impact: aerobica combinata
*intelligence: controspionaggio
*jet lag: fusopatia, mal di fuso
*job on call: lavoro a chiamata
*job sharing: lavoro in due, lavoro ripartito
*low impact: basso impatto
*mobbing: persecuzione
*mobility manager: addetto (alla) mobilità
*moral suasion: pressione autorevole
*no global: antiglobale
*open source: libero
*outplacement: ricollocazione
*pay-per-view: pagamento alla visione
*pay tv: tv a pagamento
*peacekeeper: mediatore di pace
*peace keeping: polizia internazionale, pacificazione
*pit lane: corsia dei box
*pit stop: sosta
*pop-up: 3D; a intermittenza
*post-it: giallino
*question time: botta e risposta, dibattito
*road map: piano
*road show: tour promozionale
*salary cap: tetto salariale
*smart card: carta intelligente
*spamming: ingolfare (da tenere presente anche per flood)
*spin-off: impresa figlia; serie-costola
*staff leasing: lavoratori in affitto, lavoratori interinali
*syndication: consorzio
*tag: marca, marcatore, marchio
*tap in: ribattuta
*ticket: tandem
*trendy: di tendenza
*trolley: rullovaligia (direi che è meglio di rotovaligia)
*vintage: d'annata, d'epoca
*wheeling: impennata
*writer: graffittaro

Bue
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Intervento di Bue » mar, 28 feb 2006 13:32

Federico ha scritto: *writer: graffittaro
Zut! Questo Marco glielo boccia. La desinenza in -aro è romanesca. Molto meglio un fiorentineggiante graffitàio.

primastrega
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Intervento di primastrega » mar, 28 feb 2006 14:27

Segnalo almeno:
*Pop up: finestra a comparsa

Alla prossima

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Federico
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Intervento di Federico » mar, 28 feb 2006 17:11

Bue ha scritto:
Federico ha scritto: *writer: graffittaro
Zut! Questo Marco glielo boccia. La desinenza in -aro è romanesca. Molto meglio un fiorentineggiante graffitàio.
Ormai è troppo radicato (lo leggo oggi nel Corriere): tanto vale assecondarlo. Sempre meglio di writer, no?

Bue
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Intervento di Bue » mar, 28 feb 2006 19:07

Federico ha scritto:
Bue ha scritto:
Federico ha scritto: *writer: graffittaro
Zut! Questo Marco glielo boccia. La desinenza in -aro è romanesca. Molto meglio un fiorentineggiante graffitàio.
Ormai è troppo radicato (lo leggo oggi nel Corriere): tanto vale assecondarlo. Sempre meglio di writer, no?
Io scherzavo, come mio solito. Ma, seriamente, io writer non l'ho proprio MAI visto o sentito, in questa accezione. Secondo me ci si fascia un po' troppo la testa (come nel caso di "dot-com": a parte che non l'ho mai sentito usare in italiano, questo non e` un anglismo, andiamo! E' una sigla di una cosa tecnicissima come un indirizzo internet. Arriveremo anche a chiedere di adattare i nomi commerciali o tradurre le marche delle birre? Si andra` a mangiare svizzere al De Donaldi?)

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Intervento di Federico » mar, 28 feb 2006 19:36

Bue ha scritto:Io scherzavo, come mio solito.
L'avevo capito, ma non è un'obiezione cosí assurda: nel libro è soltanto riportato, non proposto come traduzione (writer non fa parte dei 150 termini analizzati), e gli autori si scusano (!) dicendo che effettivamente ha un suono un po' dialettale.
Bue ha scritto:Ma, seriamente, io writer non l'ho proprio MAI visto o sentito, in questa accezione.
A me è capitato, però effettivamente graffittaro ha avuto un certo successo.
Bue ha scritto:come nel caso di "dot-com": a parte che non l'ho mai sentito usare in italiano, questo non e` un anglismo, andiamo! E' una sigla di una cosa tecnicissima come un indirizzo internet.
Non proprio: si tratta (per sineddoche, direi) di un particolare tipo di società.
Inglese - Italiano 1 a 1 ha scritto:Un po' di storia: dot-com non è altro che la traslitterazione dell'ultima parte di un indirizzo di rete, fatta di un punto (dot) seguito da una sigla di due o più lettere -detta anche, con un calco semantico, estensione- che identifica il dominio, cioè il raggruppamento più ampio di siti tra i quali è inserito l'indirizzo che stiamo cercando. Se l'estensione .it identifica i siti italiani, .fr quelli francesi, ecc., .com serve a individuare i siti commerciali e pubblicitari. Nel linguaggio della nuova economia (v. new economy) un'azienda dot-com (anche, ellitticamente, una dot-com) è un'azienda che svolge gran parte delle proprie attività in rete, mentre si è parlato di dot-com generation o generazione dot-com per indicare i giovani che fanno un uso smodato della rete per giocare, raccogliere informazioni e lavorare, e che secondo alcuni psicologi avrebbero sviluppato preoccupanti forme di dipendenza e disturbi di tipo cognitivo e neurologico.
Note: termine di ingresso recentissimo nel vocabolario (il solo a registrarlo è Z 2003), dot-com ha un àmbito d'uso piuttosto ristretto) che tuttavia si può presumere facilmente in crescita* data la pervasività dell'informatizzazione specie in campo economico e pubblicitario. Osserviamo però che il primo elemento del composto (dot) è in circolazione almeno dal 1956 per indicare il punto nella trasmissione telegrafica; per la resa in italiano abbiamo tenuto conto di questa corrispondenza (piuttosto nota) e della discreta diffusione di punto-com anche nel linguaggio comune.
Non è questione di fasciarsi la testa prima di essersela rotta: per quanto riguarda il libro, vi si trattano termini a) significativi, utili a dare un'idea dell'evoluzione della lingua, affrontata nei primi capitoli (e a suffragare le tesi degli autori) e b) recenti e non approfonditi in precedenza ma ritenuti potenzialmente di largo uso, oltre a quelli effettivamente dilaganti; per quanto riguarda la nostra lista, non c'è niente di male nel prevenire, i bit non ci costano (praticamente) nulla e quindi meglio qualche termine in piú che in meno, pur senza uguale allarmismo per tutti i (numerossissimi) termini elencati (ma del resto il mio messaggio precedente non era intitolato "Aaah! Altri 100 termini che stanno per invadere e distruggere il nostro amato italiano!").

*anche questo "facilmente in crescita" credo vada inteso "nei prossimi due o tre lustri": dopotutto si presume che gli autori vogliano vendere questo libro ancora per almeno un decennio, no?

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Intervento di Federico » mer, 01 mar 2006 1:13

Caspita, la revisione della lista non va avanti da piú di cinque giorni!


===N===
*network (sost.): rete; rete (radio)televisiva
*network (v.): interconnettere, retizzare
*network adapter: scheda rete
*networking: messa in rete
*new public management (NPM): nuova gestione pubblica (NGP) nuova pubblica amministrazione (o rinnovo della -)?
*news: novità, notizie, informazioni, nuove, novelle; notiziario
*newsgroup: forum, gruppo di discussione
*newsletter: bollettino (d’informazioni), infolettera
*newsmagazine: rivista
*nick(name): pseudonimo
*no blame approach: metodo/approccio non colpevolizzante
*no global: glocalista, antiglobale (il singolo), movimento dei movimenti (l'insieme); antiglobalizzazione
*no show: assenza improvvisa, non-arrivo, mancata presentazione; mancanza
*no(n) profit: non a scopo di lucro, non lucrativo
*nomination: candidatura
*nonchalance: disinvoltura, noncuranza, indifferenza
*notebook: (computer) portatile

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Intervento di fabbe » mer, 01 mar 2006 18:36

Suggerirei di integrare anche questi traducenti:

Broadcast: ampia (broad) diffusione (cast)
Change over: conversione
Day Hospital: ospedale diurno
format: genere, formato
Highligh(s): punto forte, sintesi
Mobbing: vessazione sul posto di lavoro
Question Time: interrogazione
Road show: spettacolo itinerante
Syndication: distribuzione

Cheap: Volgare

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Intervento di Federico » mer, 01 mar 2006 19:58

Ottimo.
Ma ampia diffusione è per un uso particolare di broadcast? Perché in caso contrario non so quante speranze di attecchire abbia (troppo generico: e sappiamo cosa succede in questi casi in Italia)...
Per quanto riguarda ospedale diurno, credo che ospedale in giornata renda meglio l'idea, perché diurno riguarda solo la differenza notte/dí, a quanto mi risulta. Se crede diversamente, lasciamo entrambi, ovviamente.

fabbe
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Intervento di fabbe » mer, 01 mar 2006 22:06

Federico ha scritto:Ottimo.
Ma ampia diffusione è per un uso particolare di broadcast? Perché in caso contrario non so quante speranze di attecchire abbia (troppo generico: e sappiamo cosa succede in questi casi in Italia)
In effetti lei ha ragione.Si potrebbe allora inserire fra i traducenti "emittenza" ?

Ho voluto originalmente parlare in quel modo di "broadcasting" perché il termine lo si usa non solo nelle comunicazioni televisive ma (in teoria) in ogni ambito in cui si verificano comunicazioni uno-molti. Il "broadcasting" si contrappone al "narrowcasting" etc.

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Intervento di Infarinato » mer, 01 mar 2006 23:14

fabbe ha scritto:Ho voluto originalmente parlare in quel modo di "broadcasting" perché il termine lo si usa non solo nelle comunicazioni televisive ma (in teoria) in ogni ambito in cui si verificano comunicazioni uno-molti. Il "broadcasting" si contrappone al "narrowcasting" etc.
Domanda: ma è usato in italiano con codesto significato? Se sí, ben venga il traducente; altrimenti, ne farei francamente a meno.

fabbe
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Intervento di fabbe » mer, 01 mar 2006 23:31

Infarinato ha scritto:
fabbe ha scritto:Ho voluto originalmente parlare in quel modo di "broadcasting" perché il termine lo si usa non solo nelle comunicazioni televisive ma (in teoria) in ogni ambito in cui si verificano comunicazioni uno-molti. Il "broadcasting" si contrappone al "narrowcasting" etc.
Domanda: ma è usato in italiano con codesto significato? Se sí, ben venga il traducente; altrimenti, ne farei francamente a meno.
Si ma solo come termine tecnico nei libri di comunicazione o di mercatistica.

In ogni modo "emittenza" al posto di "diffusione" potrebbe essere più preciso.

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