«Halloween»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

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Ivan92
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Intervento di Ivan92 » mar, 03 nov 2015 17:27

valerio_vanni ha scritto:
Ivan92 ha scritto:Gli anziani, dalle mie parti, dicono proprio Aulin(ne)! :lol:
Con l'accento sulla /a/ e la doppia /n/?
Sí, ma ho messo appositamente tra parentesi ne, ché non sempre [n] è geminato. Insomma, si sente dire sia Aulin sia Aulinne.

valerio_vanni
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Intervento di valerio_vanni » mar, 03 nov 2015 17:51

Lo chiedo perché è piuttosto rara l'accentazione sdrucciola in presenza della penultima sillaba chiusa.

Se ne parlava qui:
http://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=5021

O forse è un rilascio vocalico debole, a cavallo tra l'essere o non essere una terza sillaba?

Ivan92
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Intervento di Ivan92 » mar, 03 nov 2015 18:10

valerio_vanni ha scritto:O forse è un rilascio vocalico debole, a cavallo tra l'essere o non essere una terza sillaba?
Sí, certo, è una sorta di "strascico". E in effetti, ora che me lo fa notare, anche quell'e finale non ha i tratti d'una vocale anteriore. Assomiglia piú a una vocale centrale. E da queste parti è abbastanza strano, ché, quando si ha paragoge, la vocale aggiunta è sempre [e]: tràmme, bàrre, scútere, compiútere, ecc. Evidentemente, come dice Lei, essendo rara l'accentazione sdrucciola di parole con la penultima sillaba chiusa, la stessa vocale finale è piú arretrata.

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 04 nov 2015 13:47

Da noi si dice ['alˑlowiŋ], con varianti possibili ['alˑlowĩ] e ['alˑlowi] nel registro più rustico; [-v-] non c'è quasi mai al posto di [-w-], al massimo [-ʋ-]. Fno a qualche tempo fa si poteva sentir dire ['alˑloʋe̞ŋ].

Ivan92
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Intervento di Ivan92 » mer, 04 nov 2015 17:28

Carnby ha scritto:Da noi si dice ['alˑlowiŋ]
Una velare in fine di parola?

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 04 nov 2015 18:34

Ivan92 ha scritto:Una velare in fine di parola?
Certamente: è un esito possibile di n finale. Le alternative sono l'epitesi vocalica [-(n)ne] (oggi rara), la nasalizzazione della vocale precedente e il dileguo totale della nasale. Una [n] (alveolare) finale assoluta non è possibile nella mia parlata.

Avatara utente
Sixie
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Intervento di Sixie » ven, 06 nov 2015 20:27

Recentemente, a Chioggia, ho sentito un Aloin che mi è parso del tutto accettabile come versione in veneto del termine in questione.
Rimanendo in ambito lagunare e a proposito di rituali e tradizioni attorno al periodo di Ognissanti, proprio a Chioggia ( ma un po' lungo tutta la linea di costa, Delta compreso), si narrano leggende, come quella Dei Sette Morti, sul divieto delle attività lavorative - in questo caso la pesca - e le regole da rispettare, soprattutto Dai Morti, per non incorrere in gravi conseguenze.
Il divieto si estendeva anche agli innumerevoli mulini sul Po o Adige che, nei giorni dei Morti, non dovevano assolutamente macinare . Il molinaro allora, prima di abbandonare il mulino, lasciava del cibo e del vino per i Morti che, in quelle notti buie e nebbiose di fine ottobre-inizio novembre, a bordo di una barchetta illuminata da deboli lucine, avrebbero attraversato il fiume per raggiungere e consumare quanto era loro dovuto.
Anche nelle campagne vi era la consuetudine di portare un piatto di polenta infasolà in cimitero, al tramonto, per poi tornare a rinchiudersi in casa, prima che facesse buio. Trovarsi per strada, in quelle notti, magari di ritorno dall'osteria e vedersi comparire davanti una lumassa, una sorta di globo infuocato che si muoveva a zig-zag, avanti e indietro, a tratti sparendo dietro i filari dei pioppi o le siepi per poi tornare a manifestarsi salendo da un canale e fermandosi proprio lì, in mezzo allo stradone che si stava percorrendo, costringendo il malcapitato a fermarsi o cambiare strada... altro che Halloween.
Erano le àneme dei Morti che tornavano a far visita ai vivi. :)
We see things not as they are, but as we are. L. Rosten
Vediamo le cose non come sono, ma come siamo.

S·B·U·M·B
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Le Lumiére

Intervento di S·B·U·M·B » mer, 31 ott 2018 13:23

In un quotidiano veneto oggi 31 ottobre, vigilia d'Ognissanti, si legge (in occhiello non firmato) un testo ...che scoprirò parafrasi da Wikipedia.it:

"Halloween, o Notte delle Lumiere in italiano, è una ricorrenza di origine celtica celebrata il 31 ottobre, che nel XX secolo ha assunto negli Stati Uniti le forme spiccatamente macabre e commerciali. Usanze affini sono sempre state comuni in Italia, anche se spesso si collocavano nella notte fra l'1 e il 2 novembre."

(A differenza che in passato...) io non mi produrrò ora qui in più degne ricerche, ma chioserò appena al volo:

- (per me) encomiabile lo sforzo culturale del giornale (nonché dei vichipedisti) di possibile (retro)riconnessione linguistico-antropologica: qualcosa l'avevamo d'antico nei costumi, e quindi nella lingua d'unificazione, da poter sovrapporre nel processo di assimilazione dell'imponente usanza di importazione(1);

- senonché Google (fatto aggio che non si tratta più dell'ampio sguardo del Google d'una volta) mi dà oggi uno scarso uso della locuzione "notte (o festa) delle Lumiere", giusto qualcosa di più significativo nella lezione dialettale "lumera, lumere", la quale peraltro porrebbe addirittura davvero un'esistenza locale e quindi, nel dirla oggi, italianissima, della tradizione All Hallows’ Eve / All Hallowed Souls, salvo aggiungere (direi io) più che altro in area di presenza egemonica storica celtica; da dirla volendo "padana"(2) e friulana ma molto meno "veneta" (veneto andrebbe più opportunamente, volendo, preso come sinonimo di antigallico) (più veneti i rituali "bati marso" o "ciara stea" non in periodo Samhain);

detto questo voterei volentieri a favore di una resa tutta italiana del forestierismo, ad esempio un proponibile quindi "le Lumiére".
___

(1) Una mia nota ulteriore volante: usanza, quella di Halloween, attualmente ancor più in spolvero figurativo e drammaturgico (artistico e rituale), per l'accrescersi mondiale della forza della lingua e cultura spagnolo-americane, con quel quanto di cadaverico immaginario centroamericano (di radici precolombiane), che ha visto rimbalzare skulls e zombies (e perchenò Fride) ogni dove tutto l'anno al passaggio di nuovo millennio con le sue nuove inquietudini planetarie.
(2) http://www.terraorobica.net/Articoli/Tr ... Lumere.htm
Repertorio bibliografico: v. "Schedario - Libri" nel mio Sito personale

domna charola
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Intervento di domna charola » mer, 31 ott 2018 15:35

In realtà il rituale dei morti che tornano, spesso rappresentato dalla questua dei fanciulli, creature che nella tradizione mediterranea sono considerate liminali quindi atte a incarnare gli spiriti dei trapassati, sino a un cinquantennio fa era diffuso in svariate aree della penisola, anche nel meridione. Quindi diventa secondo me non solo difficile recuperare il nome tradizionale italiano, ma anche decidere fra le tante denominazioni che probabilmente esistono a scala locale.

Carnby
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Intervento di Carnby » mer, 31 ott 2018 15:53

A costo di ripetermi, è d’uopo ricordare che traduzioni alloguinesche erano diffuse un po’ in tutt’Italia ma non necessariamente a cavallo tra ottobre e novembre: in Toscana la zucca vuota con la candela dentro si esponeva davanti alle case alla fine dell’estate, quando appunto maturavano da noi le zucche. Il problema è che nella maggioranza dei casi queste tradizioni antichissime non avevano un nome univoco, anzi poteva variare anche a brevissima distanza. Così, quando c’è ripiombato Alloguino dal Nordamerica e in generale dai Paesi anglosassoni e celtici, questa ricorrenza ha trovato facile presa nell’innestarsi su tradizioni preeesistenti, ma non ha trovato un nome locale con cui esser chiamata. Se s’imponesse presso qualcuno Lumiere o Notte delle lumiere, sarei ben felice di adottare subito questo nome.
Nota polemica: le critiche che sento fare in questi giorni a questa ricorrenza sono le stesse che tempo fa venivano fatte all’italianissimo Carnevale.

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