Pagina 1 di 1

Gli scrittori postdannunziani dal lessico piu' raffinato?

Inviato: mer, 27 mag 2009 0:00
di PaoloB
Quali sono secondo voi i prosatori in lingua italiana, a partire da D'Annunzio in qua, con il lessico piu' raffinato e con le espressioni piu' colorite? Delimiterei il presente dibattito agli scrittori di romanzi, racconti, saggi, articoli di giornale o simili, lasciando da parte la poesia (se qualcuno desidera si potra' aprire un'altra discussione ad essa dedicata).

Personalmente adoro:

- Tommaso Landolfi, un gigante di raffinatezza lessicale
- Stefano D'Arrigo, incredibile il suo "Horcynus Orca"
- Gesualdo Bufalino, la cui "Diceria dell'untore" mi ha talmente affascinato da spingermi a procurarmi le sue opere complete
- Indro Montanelli, leggendo i cui articoli ci si imbatte in vivide espressioni quali "tonitruante scherano", "istrionismi da vecchio marpione", ecc.

Condividete?
Che cos'altro consigliate alle fameliche orde di amanti della lingua italiana?


PS
Sono un "cruscante" neofita, e spero che questo mio primo intervento dia vita ad una discussione interessante e produttiva. In quanto italiano residente all'estero, mi sono innamorato della lingua italiana, come spesso accade con la lontananza. Vorrei leggere raffinata prosa italiana che mi permetta di ampliare il lessico e di assaporare le vivaci espressioni della nostra inclita lingua.

Inviato: mer, 27 mag 2009 22:37
di Marco1971
Salve, PaoloB! :) È un vero piacere accoglierla nel Sacerrimo Delubro dell’Idioma Gentil. :D

Io condivido senz’altro la sua lista (pur non conoscendo Stefano D’Arrigo), ma non saprei aggiunger nomi, ché conosco molto male la letteratura e gli scrittori contemporanei, e per me la ricchezza del lessico si apprende meglio dai classici. :)

P.S. Se mi posso permettere, è preferibile neofito al maschile, sebbene l’odierna tendenza consenta e avalli tutto – al punto che chi desidera conoscere le forme «giuste» non sa piú a chi rivolgersi. :(

Inviato: mer, 27 mag 2009 22:46
di Fausto Raso
Marco1971 ha scritto: P.S. Se mi posso permettere, è preferibile neofito al maschile, sebbene l’odierna tendenza consenta e avalli tutto – al punto che chi desidera conoscere le forme «giuste» non sa piú a chi rivolgersi. :(
È lo stesso caso di ermafrodita. Riferito al maschile è ermafrodito. :wink:

Inviato: mer, 27 mag 2009 22:53
di Marco1971
Fausto Raso ha scritto:È lo stesso caso di ermafrodita. Riferito al maschile è ermafrodito. :wink:
Giustissimo, caro Fausto; e colgo l’occasione per ricordare di nuovo che correttamente dicesi súccubo e non súccube.

Inviato: gio, 28 mag 2009 0:00
di PaoloB
Marco1971 ha scritto:
Fausto Raso ha scritto:È lo stesso caso di ermafrodita. Riferito al maschile è ermafrodito. :wink:
Giustissimo, caro Fausto; e colgo l’occasione per ricordare di nuovo che correttamente dicesi súccubo e non súccube.
Fausto e Marco1971, mi da' sincero piacere leggervi, e sentirsi parte di una comunita' volta a migliorarsi. Grazie per la correzione, qui si impara molto.

Non abbiate remore, amici tutti, lanciatevi nel tema, e creiamo un dibattito sui prosatori dalle parole/espressioni piu' pittoresche e tornite della nostra lingua.
Per animare l'ambiente, aggiungero' altro:

- Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Se un giorno fossi condannato, vorrei mi si comminasse la pena di leggere e rileggere a vita "Il Gattopardo", per inculcarmi indelebilmente le sue tournures, per delibarne la ricchezza lessicale. Anche la "Storia della Letteratura Inglese" e' un tesoro.
- Mario Praz, grande intellettuale del '900. Ho letto per ora solo il volumetto "Il demone dell'analogia", raccolta di articoletti intrisi di lessico polito e di delicata erudizione.

I vostri autori, i vostri libri?

Inviato: gio, 28 mag 2009 0:39
di Marco1971
Solo una cosa, per ora: perché tournure, quando abbiamo a disposizione non soltanto costrutto, costruzione, giro (di frase, sintattico, stilistico) ma anche il bellissimo tornitura? :)

Inviato: gio, 28 mag 2009 1:22
di Fausto Raso
Il gentile Marco ha rilevato tournure, io rilevo l'uso "errato" di comminare, le persone (i giudici o chi per loro) "infliggono", la legge commina, vale a dire prevede e simili.