«C’era una volta il DOP»

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Moderatore: Cruscanti

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Federico
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Intervento di Federico » sab, 03 giu 2006 23:27

Marco1971 ha scritto:Ma i regimi totalitari, gli assassinii (e anche, spesso, i forestierismi) causano danni profondi, mentre se il solo danno di segnare gli accenti ortoepici è la sua personale irritazione, voglia scusarmi, ma mi pare trascurabile. ;)
Non sono l'unico per la verità a trovarli fastidiosi e sconsigliarli, ma naturalmente ha ragione, figurarsi. Non ho lanciato anatemi.

P.s.: certo che ho sollevato un polverone su una minuzia...

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Incarcato
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Intervento di Incarcato » lun, 05 giu 2006 15:20

Chissà perché, ma io intervengo sempre troppo tardi: sembra quasi che quando esco, il forum « s'accenda » a bella posta.

Contrariamente a Federico, io sono un sostenitore dell'uso degli accenti il piú assiduo possibile, ché sono utilissimi a impostare la pronuncia corretta, là dove possono. Se fosse per me, alle scuole i bimbi (ma non solo loro :twisted: ) dovrebbero imparare a segnare l'accento su tutte le parole quando scrivono.

P.S.
Se poi, giusto per divagare tanticchia, posso fare una mia osservazione, quando Federico dice:
l'utilità è soggettiva, nel senso che una cosa è utile non tanto quando serve a raggiungere uno scopo, ma piuttosto quando offre un buon rapporto scopo raggiunto/prezzo per raggiungerlo.
A mio avviso confonde la definizione di utile (il genus), che è proprio la qualità di servire al raggiungimento dello scopo con il metodo euristico di scelta tra vari utili. Anche perché, primo: il buon rapporto chi lo stabilisce?; e, secondo: in questo caso alla fine ci sarà un solo utile (in quanto l'unico rapporto migliore) per ogni circostanza ed n inutili, ciò che è contro l'evidenza empirica.
Ultima modifica di Incarcato in data lun, 05 giu 2006 16:21, modificato 1 volta in totale.

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Federico
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Intervento di Federico » lun, 05 giu 2006 15:33

Sí, divaghiamo. :)
Incarcato ha scritto:A mio avviso confonde la definizione di utile (il genus), che è proprio la qualità di servire al raggiungimento dello scopo con il metodo euristico di scelta tra vari utili.
No, non si preoccupi, non mi confondo: ma naturalmente ha ragione, solo che mi riferivo a un'altra accezione di utile, naturalmente. Che è impropria, se vogliamo, ma non inopportuna.
Incarcato ha scritto:Anche perché, primo: il buon rapporto chi lo stabilisce?
È ben per questo che dicevo che è soggettivo.
Incarcato ha scritto:in questo caso alla fine ci sarà un solo utile (in quanto l'unico rapporto migliore) per ogni circostanza ed n inutili, ciò che è contro l'evidenza empirica.
No, non necessariamente è utile solo la soluzione migliore. Ho detto un "buon" rapporto, non il migliore in assoluto.
Il punto è che quando la strada utile a giungere allo scopo "costa" troppo viene meno lo scopo stesso, e non ha piú senso parlare di utilità.
Poniamo che lei sia sulla grande muraglia (e che questa sia "impermeabile" :roll:): le cade il cappello dall'altra parte. Percorrere migliaia di chilometri per aggirare la muraglia e raggiungerlo sarebbe una strada "utile"? No, perché le passerebbe sicuramente la voglia di recuperare il cappello.

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Intervento di Incarcato » lun, 05 giu 2006 15:51

No, non necessariamente è utile solo la soluzione migliore. Ho detto un "buon" rapporto, non il migliore in assoluto.
Argomentando ex concessis, allora giriamola: un rapporto « non buono » è quindi inutile?

Quanto all'esempio, la strada è utile, perché se ho un maggiordomo ci mando lui e io intanto m'intrattengo con le signore sulla muraglia. A priori non posso dire che non sia utile. E se invece del cappello mi cadesse un rolex d'oro? 8)

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Federico
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Intervento di Federico » lun, 05 giu 2006 17:15

Incarcato ha scritto:Argomentando ex concessis, allora giriamola: un rapporto « non buono » è quindi inutile?
No, a meno che sia tanto negativo da sconfinare nel caso del cappello.
Incarcato ha scritto:E se invece del cappello mi cadesse un rolex d'oro? 8)
Credo che il maggiordomo le costerebbe di piú. Sarebbe piú conveniente noleggiare un elicottero (ho parlato di migliaia di chilometri).

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Intervento di arianna » lun, 05 giu 2006 21:19

Per tornare agli accenti, non aggiungo nulla di nuovo, espongo soltanto il mio punto di vista e cioè l'importanza anzi l'utilità degli accenti per una buona lettura.
Anzi in certi testi che vanno letti davanti a un pubblico, per esempio, sarebbe una cosa utile segnare gli accenti perché come ben dice Infarinato: siamo sicuri di azzeccare tutte le vocali aperte e chiuse? :wink:
Felice chi con ali vigorose
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita
si eleva verso campi sereni e luminosi!
___________

Arianna

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Intervento di Federico » ven, 29 dic 2006 16:46

bubu7 ha scritto:è quasi pronta la terza edizione, multimediale, del DOP: circa centotrentamila parole di cui quarantamila straniere.
L’opera è diretta da Piero Fiorelli, sarà pubblicata dalla RAI ed è stata ideata e curata da Renato Parascandolo.
In una comunicazione personale, il curatore dell’opera mi ha indicato quest’anno come scadenza per l’uscita della versione a stampa e su Cd-Rom. :wink:
Se n'è saputo piú nulla?

Brazilian dude
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Intervento di Brazilian dude » ven, 29 dic 2006 17:30

siamo sicuri di azzeccare tutte le vocali aperte e chiuse? Ammiccante / Wink
Interessante questa domanda. Non voglio essere presuntuoso, ma io sì. Anche perché le vocali chiuse e aperte coincidono con quelle del portoghese. Ho trovato pochissimi casi discordanti: fòrma in portoghese e fórma in italiano e ósso in portoghese e òsso in italiano sono due esempi che mi vengono in mente. Comunque, ogni volta che vedo un vocabolo portoghese o italiano nuovo, consulto il vocabolario e faccio attenzione all'apertura delle e e delle o, persino se la s e la z sono sonore o sorde nel caso dell'italiano (solo per sapere, perché le mie s intervocaliche sono spontaneamente sonore, tranne qualche parola, e le mie z sono a volte sonore a volte sorde, dipende dalla parola).

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » ven, 29 dic 2006 18:24

Attendo con ansia l’uscita del nuovo DOP, non solo per un raffronto con l’edizione precedente, ma anche perché un’edizione fresca e èdita dalla Rai potrebbe incitare chi parla nel microfono a consultarlo. :)

Quanto ai timbri vocalici, caro Brazilian dude, lei li ha appresi via via che imparava l’italiano perché tiene ai dettagli e non ha dovuto disimparare una pronuncia preesistente; ma un italiano nato, poniamo, a Milano o a Messina o a Cagliari, ha appreso il tipo d’italiano effettivamente parlato in quei luoghi, con caratteristiche regionali dovute al dialetto, e gli è di conseguenza molto piú difficile modificare la pronuncia «d’una vita». Né appare importante, alla maggioranza, assumere la pronuncia neutra dell’italiano.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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bubu7
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Intervento di bubu7 » mer, 03 gen 2007 13:16

Federico ha scritto:
bubu7 ha scritto:è quasi pronta la terza edizione, multimediale, del DOP: circa centotrentamila parole di cui quarantamila straniere.
L’opera è diretta da Piero Fiorelli, sarà pubblicata dalla RAI ed è stata ideata e curata da Renato Parascandolo.
In una comunicazione personale, il curatore dell’opera mi ha indicato quest’anno come scadenza per l’uscita della versione a stampa e su Cd-Rom. :wink:
Se n'è saputo piú nulla?
Su questo avevo inviato un'ulteriore lettera al curatore, datata maggio 2006, ma non ho ricevuto risposta. :(
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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Intervento di Federico » mer, 03 gen 2007 20:39

Speriamo che non sia finito tutto in un vicolo cieco per le solite beghe della Rai...

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Intervento di Fausto Raso » sab, 13 gen 2007 1:43

arianna ha scritto:Io invece credo che ci si debba preoccupare a parte dell'ignoranza basilare (di una presentatrice poi, il che è ancora piú grave) anche del fatto che si vede l'inglese dappertutto! Tanto da pronunciare all'inglese un'espressione latina.
E cosa dire di coloro che scrivono sponsors credendo che sia inglese?! :evil:
«Nostra lingua, un giorno tanto in pregio, è ridotta ormai un bastardume» (Carlo Gozzi)
«Musa, tu che sei grande e potente, dall'alto della tua magniloquenza non ci indurre in marronate ma liberaci dalle parole errate»

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Intervento di Federico » sab, 13 gen 2007 23:24

Fausto Raso ha scritto:E cosa dire di coloro che scrivono sponsors credendo che sia inglese?! :evil:
Be', non è del tutto sbagliato... ma è storia vecchia.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 » sab, 13 gen 2007 23:51

Si dica lo sponsóre, gli sponsóri e non avremo piú dubbi. Sponsóre esiste già (e se non esistesse sarebbe a ogni modo il piú piano e trasparente adattamento del mondo) in un altro senso, tecnico:
Il Battaglia ha scritto:Sponsóre, sm. Dir. rom. Titolare di una carica pubblica dello Stato di Roma che stipula una convenzione politico-giuridica temporanea con un altro Stato.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Intervento di bubu7 » mer, 07 feb 2007 12:09

Infarinato ha scritto: Speriamo che questa volta usino l’IPA...

Speranza vana! :(
Infarinato ha scritto:Sono anche curioso di vedere che tipo di «pronuncia modello» scaturirà dal nuovo DOP...
La pronuncia è rimasta, praticamente, quella tradizionale, con pochi cambiamenti (abbiamo ancora solo /tsio/, /tsucchero/, /casa/, ecc.). :(

A me sembra che si stia perdendo un'occasione per creare uno strumento utile che prenda atto dei cambiamenti che ci sono stati negli ultimo cinquant'anni.

Oggi come oggi, per coloro che volessero avere indicazioni sulle pronunce reali delle parole della lingua italiana e su quale sia il grado di consigliabilità delle diverse varianti di pronuncia, il DiPI del Canepari rimane (e penso rimarrà, purtroppo, anche dopo il futuro DOP) un testo unico e insostituibile.
La lingua è un guado attraverso il fiume del tempo. Essa ci conduce alla dimora dei nostri antenati.
V. M. Illič-Svitič

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