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Convergere

Inviato: mer, 10 ott 2012 12:42
di Aleph
Salve a tutti.

In verità mi sento un po' a disagio a farmi avanti in quanto, da lettore silente del foro, mi rendo conto che il contesto mi è piuttosto distante.
Comunque ci provo.

Ho un dubbio riguardo alla coniugazione del verbo convergere.

In matematica e in campi a essa attinenti si è soliti parlare di convergenza di una funzione o di una soluzione con espressioni del tipo: la soluzione converge/raggiunge la convergenza.

Il problema sorge con il passato prossimo e quindi con l'impiego del participio passato.
Sui dizionari (almeno su quelli che ho consultato) è riportato come non comune, ma ho notato che nell'uso se ne fa proprio a meno.

Infatti il più delle volte, quando non si ricorre a una circonlocuzione, si adotta la forma erronea «convergiuto» e la si pone tra virgolette alte allusive negli scritti o la si pronuncia "ammiccando" nel parlato.

Mi chiedevo quindi se è proprio sbagliato usare la già presente forma «converso».

Grazie.

P.S. Mi scuso degli errori che inevitabilmente saranno presenti nei miei interventi e ringrazio sin d'ora chiunque avrà la voglia di indicarmi correzioni ma anche consigli per migliorare.

Inviato: mer, 10 ott 2012 13:18
di Ferdinand Bardamu
Innanzitutto, benvenuto! :)

Il Treccani in linea alla voce «Convergere» ci dice:

raro il part. pass. convèrso e quindi anche i tempi composti

Qualora dovesse ricorrere al passato prossimo, dunque, l’unica forma consigliabile di participio è converso.

Inviato: mer, 10 ott 2012 13:37
di Aleph
La ringrazio della pronta risposta e del benvenuto.

In effetti la mia idea era che si potesse ricorrere a tale forma, ma il dubbio mi è stato alimentato dal fatto che si continuasse a evitarlo.

Inviato: mer, 10 ott 2012 19:58
di Freelancer
Salve Aleph!

Potrebbe dare qualche esempio, in matematica e/o in campi a essa attinenti, in cui vorrebbe usare o ha visto usato il participio passato di convergere?

Inviato: mer, 10 ott 2012 20:39
di Aleph
In effetti in matematica, quando ad esempio si parla di serie numeriche o di funzioni, la convergenza è piú che altro una caratteristica e quindi non sorge la necessità di coniugare al passato il verbo.

Al contrario nelle applicazioni di analisi computazionale si ricorre a procedimenti iterativi di soluzione che mirano al calcolo di particolari valori per approssimazioni successive.
Se il metodo ha esito positivo (e quindi si ha la convergenza), i risultati ottenuti vengono successivamente impiegati per ulteriori calcoli.
La bontà di questi ultimi è condizionata cosí alla buona riuscita dell'iterazione precedente e pertanto capita di dover richiamare al passato (in quanto l'azione è terminata) la convergenza della soluzione.

Ad esempio una frase potrebbe essere del tipo: «Lo stato finale a cui si giunge perde di significato perché l'iterazione precedente non ha converso».

Non sono sicuro della correttezza in generale di una simile espressione, ma piú volte ci si trova nella condizione di usarla.

Inviato: mer, 10 ott 2012 21:16
di Marco1971
Aleph ha scritto:Non sono sicuro della correttezza in generale di una simile espressione, ma piú volte ci si trova nella condizione di usarla.
Siccome convergere richiede l’ausiliare essere, mi sembra preferibile Lo stato finale a cui si giunge perde di significato perché l'iterazione precedente non è conversa.

Il Treccani dice che in matematica convergere ha lo stesso significato di tendere al limite. Se è cosí (io non ne so nulla) e disturba la rarità del participio passato converso, non sarebbe possibile ricorrere a tale locuzione nei tempi composti (...perché l’iterazione precedente non ha teso al limite)?

Benvenuto anche da parte mia! :)

Inviato: mer, 10 ott 2012 22:28
di Freelancer
Aleph ha scritto:Ad esempio una frase potrebbe essere del tipo: «Lo stato finale a cui si giunge perde di significato perché l'iterazione precedente non ha converso».

Non sono sicuro della correttezza in generale di una simile espressione, ma piú volte ci si trova nella condizione di usarla.
Mi sembra che in tale caso - e probabilmente in tutti i casi analoghi - si possa dire ...perché non è stata conseguita/non è stato possibile eseguire/ottenere la convergenza dell'iterazione precedente o ...la convergenza dell'iterazione precedente non è riuscita.

Insomma si può sempre esprimere il concetto anche se non si può usare il participio passato.

Inviato: gio, 11 ott 2012 18:50
di Aleph
La ringrazio, Marco, di avermi fatto notare l'uso improprio dell'ausiliare: consultando — superficialmente, lo ammetto — la coniugazione riportata dal Garzanti in linea, ho visto che come prima opzione indicava l'ausiliare avere e non ho fatto caso alla funzione transitiva/intransitiva del verbo.
Freelancer ha scritto:Mi sembra che in tale caso - e probabilmente in tutti i casi analoghi - si possa dire ...perché non è stata conseguita/non è stato possibile eseguire/ottenere la convergenza dell'iterazione precedente o ...la convergenza dell'iterazione precedente non è riuscita.

Insomma si può sempre esprimere il concetto anche se non si può usare il participio passato.
Ha perfettamente ragione. Infatti quando si è nella condizione di dover esprimere l'anteriorità ci si affida quasi sempre (sempre in uno scritto) a simili giri di parole.
La tendenza a ricorrere al passato credo discenda direttamente dall'inglese, dove è diffuso, al riguardo, l'uso al passato di converge.

Inviato: gio, 11 ott 2012 21:44
di Marco1971
Aleph ha scritto:La ringrazio, Marco, di avermi fatto notare l'uso improprio dell'ausiliare...
Di nulla! :)
Aleph ha scritto:La tendenza a ricorrere al passato credo discenda direttamente dall'inglese, dove è diffuso, a riguardo, l'uso al passato di converge.
Poiché lei ha chiesto eventuali correzioni e consigli, le segnalo questo filone. :)

Inviato: ven, 12 ott 2012 18:42
di Aleph
Marco1971 ha scritto:Poiché lei ha chiesto eventuali correzioni e consigli, le segnalo questo filone.
Grazie! È proprio questo che intendevo.

Giacché ci sono, abuso ancora della loro* cortesia per chiedere un parere sull'espressione piuttosto diffusa (si contano diverse occorrenze anche cercando su Google): andare a convergenza.
È da considerarsi corretta, completamente errata oppure è soltanto preferibile evitarla?
Grazie.

* Vista la consuetudine di rivolgersi ad altri con il lei, ho proseguito con la terza persona, ma se dovesse essere "troppo" adotterò il voi per il plurale.

Inviato: mar, 16 ott 2012 9:17
di SinoItaliano
Presumo che analogamente il participio passato di divergere sia diverso...
infatti due cose che divergono, diventano differenti. È questa l'etimologia dell'aggettivo diverso?

Anche se «... è diverso» usato come verbo non mi suona particolarmente bene... anzi neanche si riconosce il verbo, sembra semplicemente verbo essere + aggettivo.

Ciò mi ha fatto ricordare delle «chiamate divertite [sic!]» in ambito telefonico. Credo che «divergere le chiamate» sia un calco dall'inglese «to diverge the calls».
In italiano si potrebbe dire semplicemente «trasferire le chiamate» e «chiamate trasferite».
Anche per evitare forme passive strane come «chiamate diverse»...

Inviato: mar, 16 ott 2012 9:31
di domna charola
latino: de-verto. Teoricamente, regge.
"trasferire" una chiamata mi perpime altrettanto, forse perché non è un oggetto concreto... boh?

Inviato: mar, 16 ott 2012 9:39
di SinoItaliano
Chiedo scusa per il mio errore.

In inglese si dice «to divert calls», non diverge.
Oppure anche «to forward calls».

Infatti da «diverted calls», il calco verso «chiamate divertite» è ancora piú vicino.

Non sono un esperto di terminologia telefonica, ma chissà se «chiamate trasferite» e «chiamate inoltrate» (traduzione di forwarded) siano la stessa cosa...