Aggettivi "imbarazzanti"

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Zabob
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Aggettivi "imbarazzanti"

Intervento di Zabob » ven, 04 lug 2014 22:46

Se sapete maneggiare i proxy (intermediari) dovreste riuscire a vedere questo filmato tratto da una puntata della Prova dell'otto, in cui Carlotta Mazzoncini (credevo fosse un "personaggio" interpretato da un'attrice, invece esiste davvero) sostiene che non tutti gli aggettivi vanno bene con tutti i sostantivi. Gli esempi portati a sostegno della tesi sono "maglietta giovane", "spiedini divertenti", "calzini geniali", "tappeto simpatico", chiosando che «quest'aggettivazione non si usa nel linguaggio quotidiano, è un'aggettivazione pubblicitaria».
Io non ho potuto fare a meno di pensare a una canzone di Battiato che ha ormai 35 anni (come vola il tempo :( ), che a un certo punto recita «carine le piramidi d'Egitto, un po' naïf i Lama tibetani, lucidi e geniali i giornalisti».

Non so che cosa ne pensiate, io credo che un aggettivo inconsueto e indovinato può servire a dare risalto al sostantivo che l'accompagna (più o meno come quell’"imbarazzante" riferito a un aggettivo ;) ) ed è un procedimento adottato in letteratura (l'urlo nero della madre, fresche le mie parole nella sera, la cruenta polvere e chi più ne ha...).
Posto che non trovo personalmente "maglietta giovane" e consimili aggettivazioni esecrande se usate cum grano salis, esiste una figura retorica che designi costrutti come "formaggio ubriaco" (formaggio immerso nel vino) o "attrice ossigenata" (attrice i cui capelli sono stati trattati con acqua ossigenata)? Il "tappeto simpatico" sarebbe una specie a parte o è dello stesso genere?
Ultima modifica di Zabob in data ven, 04 lug 2014 23:45, modificato 1 volta in totale.
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 04 lug 2014 23:08

Mi sembra di poter dire che non esiste una figura retorica precisa per queste aggettivazioni. Ha un po’ dell’ipallage, un po’ della personificazione, ma dipende da caso a caso.

Non sono d’accordo sulla condanna di queste combinazioni d’aggettivi e sostantivi. Non riesco a vedere il filmato, ma mi pare di averlo già visto tempo fa; in ogni caso, mi pare che l’attrice si scagliasse in particolare contro l’uso improprio di giovane, riferito a un capo d’abbigliamento. Non mi scandalizzo certo per questo stilema, caro a certe garrule commesse: è un’ipallage che non presenta alcuna difficoltà di comprensione.

Che si possano servire di figure retoriche solo poeti, letterati e pubblicitarî non istà scritto da nessuna parte. D’altronde, come diceva quello, si fanno piú figure retoriche in un giorno di mercato che in un mese di assemblee accademiche.

domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 07 lug 2014 9:58

Secondo me il problema è sempre quello della "svalutazione".

Se uso una figura retorica di questo tipo nel linguaggio quotidiano, piazzata lì a ragione, ottengo un certo effetto. Questo è ad esempio l'uso nella pubblicità.

Se però diviene un luogo comune, ripetuto a pappagallo perché non riusciamo più a pensare quell'oggetto senza quell'appendice, allora perde la sua forza e può anche scivolare nel ridicolo.

Un tappeto è "simpatico" quando voglio comunicare qualcosa di molto preciso, che può andare dal "fa schifo, ma cerco di non offenderti, però non posso nemmeno dire 'bello'..." sino al "voglio dare l'idea di qualcosa di positivo e carino, ma non un capolvoro".

Ma quando si è circondati da tutte le parti da "oggetti simpatici", solo perché chi ne parla non è capace di mettere a fuoco meglio, con un aggettivo italiano, una loro qualità specifica, allora secondo me la cosa diviene insopportabile.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 07 lug 2014 11:05

domna charola ha scritto:Ma quando si è circondati da tutte le parti da "oggetti simpatici", solo perché chi ne parla non è capace di mettere a fuoco meglio, con un aggettivo italiano, una loro qualità specifica, allora secondo me la cosa diviene insopportabile.
Personalmente, dubito che si possa arrivare a un tale estremo (o, almeno, spero che non ci si arrivi mai). Un madrelingua sa spontaneamente associare a un certo aggettivo i suoi tratti semantici, per cui simpatico sarà sempre associato a sostantivi che denotano soltanto animali ed esseri umani. Il suo uso in associazione a nomi di oggetti (es. un tappeto) sarà sempre marcato, anche nel caso in cui dovesse diventare un tormentone fra i negozianti.

D’altro canto, l’estensione impropria del significato di un aggettivo può anche lessicalizzarsi, e non essere dunque piú avvertita come marcata. Mi viene in mente l’aggettivo carino, di solito usato nel linguaggio famigliare in riferimento a persone, ma applicabile anche a cose: es. un vestito carino.

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Scilens
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Intervento di Scilens » lun, 07 lug 2014 12:10

Con Domna Charola considero errato l'abuso più dell'uso, che, se accorto, può avere una buona efficacia descrittiva, pur con la necessità di un contesto che specifichi meglio.
Un tappeto 'simpatico' mi fa pensare ad un grosso 'smile' tondo, soffice e colorato, a meno che non abbia colori che appaiono e dispaiono a seconda delle condizioni meteorologiche.
Un vestito carino sarà accettabile ma non bello, mentre un 'prezzo carino' come sarà? Un po' alto ma comunque accettabile, oppure tenderà ad essere conveniente?
Saluto gli amici, mi sono dimesso. Non posso tollerare le contraffazioni.

domna charola
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Intervento di domna charola » lun, 07 lug 2014 13:10

Mi associo alle speranze di Ferdinand Bardamu, ma purtroppo devo anche dire che ho già visto scempi del genere. Non ho scelto un aggettivo a caso, perché proprio "simpatico" è spesso abusato in questo senso, probabilmente dimenticandone etimologia e quindi significato primario.
Più antico, come invasione e abuso, abbiamo poi il famigerato "grosso", per cui un parlante madrelingua definisce spesso alla medesima maniera un problema, un pacco o un personaggio illustre :roll: .
Altro candidato ormai promosso a questo uso è l'aggettivo "triste", che ormai si estende a una gamma di oggetti e di sentimenti che essi provocano estremamente variegata.

Non perderei di vista a questo proposito un problema di fondo: qual'è la lingua madre dei madrelingua delle giovani generazioni? Quella degli autori classici che non leggono, o quella della tv, dei videogiochi e delle canzonette? ... ohimé... :(

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » mar, 08 lug 2014 15:01

Ferdinand Bardamu ha scritto:Un madrelingua sa spontaneamente associare a un certo aggettivo i suoi tratti semantici
L'esistenza stessa di questa nostra piccola Masada sta a dimostrare quanto Lei sopravvaluti i Suoi simili. :roll:
:wink:
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 08 lug 2014 15:05

Sono un inguaribile ottimista, lo so. :D

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