«Token[ism]»

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Animo Grato
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«Token[ism]»

Intervento di Animo Grato » gio, 06 dic 2018 16:11

Scommetto che questo non l'avevate ancora sentito: token! Forse sarebbe il caso di segnalarlo alla sonnacchiosa commissione di Incipit affinché lo stronchi sul nascere, ma sono poco fiducioso...
In ogni caso, token in inglese ha, prevedibilmente, un ventaglio di significati, tutti riconducibili al concetto di "simbolo". Traduco gli esempi forniti da dictionary.com, evidenziando in grassetto la parola di volta in volta corrispondente a token:
  • Il nero è un segno di lutto.
    La malnutrizione è un sintomo/indizio di povertà.
    La conchiglia era un ricordo del loro viaggio.
    La toga è insegna della carica.
C'è un token anche in linguistica (se n'era accennato qui). Token (coin) è, inoltre, il nostro "gettone" o "[contro]marca" (ad esempio, quello che si riceve quando si lascia il cappotto al guardaroba del teatro).
Ma il token da temere è un altro. È figlio dei tempi, delle richieste di "visibilità" e rappresentanza da parte dei gruppi "svantaggiati" o presunti tali, delle "quote" di vari colori. La genesi di questo fenomeno è presto delineata: prima si invoca il "segnale" (ad esempio: «Candidare una donna alla presidenza darebbe un segnale forte»), poi ci si lamenta del fatto che sì, Tizia è stata candidata, ma è stato fatto tanto per dare un segnale (che era esattamente la richiesta iniziale, peraltro). L'esempio non è casuale, perché proprio in questi giorni mi è capitato di leggere di una certa Maria Saladino come «candidata token» alla segreteria del PD. La pratica di includere un membro di una qualche minoranza o presunta tale in una rosa ristretta, tanto per poter dire di avere spuntato anche quella casella, oltreoceano (la patria di tutte queste amenità) è già stata ribattezzata tokenism.
L'italiano disporrebbe di una varietà di soluzioni per esprimere questo concetto, da [candidato] simbolico a foglia di fico, da contentino a salvare le apparenze, a seconda della necessità sintattica, ma sappiamo già che, non appena token non sarà più appannaggio esclusivo degli ardimentosi avanguardisti che con encomiabile zelo setacciano la lingua inglese per tamponare le falle del nostro miserabile dialetto, il popolo grato si getterà a pesce sul nuovo anglicismo, incomparabilmente più preciso e univoco (come [non] si è visto) degli scadenti succedanei nostrani.
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

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