Il "pericolo di vita"

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Il "pericolo di vita"

Intervento di Fausto Raso » mer, 27 dic 2006 0:35

“Pericolo di vita” – a mio modo di vedere – significa “possibilità di sopravvivenza”; il “rischio”, dunque, sta nel fatto che si possa vivere. Si deve dire, sempre a mio avviso, “pericolo di morte”, non “di vita”. Il pericolo sta nel fatto che si muoia, non che si viva. Sui tralicci dell'alta tensione i cartelli che avvertono del pericolo recitano, infatti, “pericolo di morte”, non “pericolo di vita”. Qualcuno, forse, obietterà che è una frase ellittica del verbo: pericolo di (perdere la) vita. Sarà… :roll:
Ultima modifica di Fausto Raso in data mer, 27 dic 2006 19:28, modificato 1 volta in totale.
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Intervento di Marco1971 » mer, 27 dic 2006 2:37

Rimando a questo mio vecchio intervento.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso » mer, 27 dic 2006 2:46

Marco1971 ha scritto:Rimando a questo mio vecchio intervento.
Se ho letto (e capito) bene il suo intervento lei "consiglia", quindi, pericolo di morte. :D
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pericolo di morte e pericolo di vita

Intervento di Roberto Crivello » mer, 27 dic 2006 8:58

Marco1971 ha scritto:Rimando a questo mio vecchio intervento.
A questo quesito ha risposto Giovanni Nencioni nel n. 18 della Crusca per voi, queste le linee essenziali della sua risposta, il cui punto di partenza è la distinzione tra i due tipi di rapporto del complementi di specificazione, retto dalla preposizione di:
[...]il rapporto di specificazione tra l'elemento reggente e quello retto può essere di specificazione soggettiva, quando l'elemento retto ha la funzione logica di soggetto (le dimissioni del ministro = il ministro si è dimesso; la ritirata del nemico = il nemico si è ritirato) oppure di specificazione oggettiva quando l'elemento retto ha funzione di oggetto (il timore di Dio: il timore non può essere provato da Dio; la costruzione del ponte: il ponte non costruisce sé stesso).
Con lo stesso criterio logico si avverte che in pericolo di vita c'è un caso di specificazione soggettiva (perché in stato di pericolo è la vita), mentre in pericolo di morte c'è un caso di specificazione oggettiva (perché in stato di pericolo non può essere la stessa morte, ma chi la subirà). Quindi le due espressioni significano la stessa cosa, ma sono due casi di specificazione diversa.
Nencioni conclude dicendo che nei casi di sinonimia può essere più efficace l'avviso che mette in evidenza la realtà oggettiva del pericolo anziché la sua motivazione; sembra dunque più impressivo l'avviso che annuncia il pericolo di morte di quello che enuncia i rischi dell'imprudenza (pericolo di vita).

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Intervento di Federico » mer, 27 dic 2006 9:45

Però mi sembra che sia un po' rischioso tirare in ballo la distinzione genitivo oggettivo/soggettivo quando non c'è un verbo. Ad esempio, non si potrebbe dire anche che di morte è complemento di specificazione soggettiva perché «la morte è il pericolo»?

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Intervento di amicus_eius » mer, 27 dic 2006 16:20

Mi sa che nell'espressione "pericolo di morte" forse potremmo essere di fronte a un esempio di complemento di specificazione dichiarativa o epesegetica.
Infatti "di morte" non fa che chiarire e definire il generico "pericolo".

Il concetto di specificazione oggettiva e soggettiva, pur tenendo nel dovuto conto le logicissime risposte del Nencioni ricordate da Roberto Crivello, potrebbe forse non essere del tutto attinente a tale espressione. Sciogliendo in proposizione il nesso dei sintagmi nominali, l'espressione: "pericolo di morte" equivale certo a "il pericolo (in questo caso) è la morte" -qualitativamente, l'espressione potrebbe essere analoga, anche se sul piano dei nomi astratti, ad albero di palma. Dato che da un punto di vista logico il predicato definisce una qualità del soggetto o lo inserisce in una tipologia o categoria, il suo equivalente come sintagma nominale sarà un genitivo esplicativo (la proposizione "di" è una sorta di segno uguale o di segno di appartenenza, equivalente in certo modo, implicitamente, a una copula).

I casi sicuri e non ambigui di genitivi soggettivi e oggettivi riguardano invece sintagmi che entrano in relazione con (si trovano in dipendenza di) nomi astratti riconducibili prevalentemente, quanto a radice, a verbi con valore predicativo: esempio: amor di patria = x ama la patria (spec. oggettiva); amore di padre: il padre ama... (spec. soggettiva); aspettativa di vita: x si aspetta una vita (spec. oggettiva) usw.

Credo che casi simili divergano toto caelo da "pericolo di morte". Nel caso dell'espressione "potere di vita e di morte su..." siamo di fronte invece, sicuramente, a genitivi oggettivi, potendosi la catena di sintagmi sciogliere in una frase tipo: "x può somministrare la morte o concedere la vita a y".

La specificazione soggettiva è invece di meno ambigua riconoscibilità nel caso di "pericolo di vita".

L'intervento di Marco, preziosissimo, ut suus est mos, per documentazioni... non sarà di orientamento un po' troppo interdittivo?

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