[xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Spazio di discussione su questioni di dialettologia italiana e italoromanza

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Carnby
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[xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Carnby »

Infarinato ha scritto:
ven, 28 ago 2015 13:31
sequenze quali *de il, *ne il sono «assurde», per dirla col DOP, non solo perché non hanno alcuna giustificazione né storica né morfologica, ma anche perché sono intimamente antitaliane, presentando un dittongo [«discendente»] uscente in /i/ in posizione non finale (e perdipiú atona), che il fiorentino ha abolito fin da epoca antica
Forse nel fiorentino illustre, dato che nel fiorentino volgare (non necessariamente cittadino) si possono sentire cose come [aim'me:no] per «almeno».

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Ma qual è il corretto "posizionamento temporale" rispettivo dei due fenomeni linguistici?

Apparentemente, potrebbe pure essere interpretato come un fenomeno d'ipercorrezione.

Frequento da tempo immemorabile Firenze, ma, in città, "aimmeno" per "almeno" non si sente più da diverse generazioni. Però alcuni anziani - ormai, ben pochi - dicono ancora "a i'mmacero" per "al macero" vel sim…

E potrebbe anche far pensare a un'interferenza più recente coll'articolo determinativo. Nella provincia, per quanto molto raramente e, forse, scherzosamente per riprodurre pronunce antiche e non più vitali, ho potuto ascoltare anche "aittro" per "altro" e cose simili ...

In realtà credo sia semplicemente una particolare realizzazione posizionale del fonema /l/.

Un'allofonia. Proprio come avviene nel caso dell'articolo determinativo, che - nel registro vernacolare - è i' - i'mmedico, i'bbabbo, i'ttocco = le 13 ecc. -.
Ultima modifica di Ligure in data dom, 15 dic 2019 11:41, modificato 1 volta in totale.

Carnby
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Carnby »

Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:32
Frequento da tempo immemorabile Firenze, ma, in città, "aimmeno» per "almeno" non si sente più da diverse generazioni. Però alcuni anziani - ormai, ben pochi - dicono ancora "a i'mmacero" per "al macero".
Qui nel contado aimmeno è d’uso comune. L’articolo è invariabilmente i’ (o ì, come scrive qualcuno). Poi, certo, ci sono i «raffinati».

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Carnby ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:40
Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:32
Frequento da tempo immemorabile Firenze, ma, in città, "aimmeno» per "almeno" non si sente più da diverse generazioni. Però alcuni anziani - ormai, ben pochi - dicono ancora "a i'mmacero" per "al macero".
Qui nel contado aimmeno è d’uso comune. L’articolo è invariabilmente i’ (o ì, come scrive qualcuno). Poi, certo, ci sono i «raffinati».
La ringrazio molto delle gradite informazioni. Per altro, come scrivevo, si tratta di una pronuncia allofonica dovuta - in questi socioletti - alla posizione del fonema nel corpo di parola. So che ne tratta il Rohlfs a pag. 344 al §244 sotto il titolo di Palatalizzazione di l preconsonantica. L'autore scrive pure della zona in cui l'allofonia produrrebbe, almeno secondo la documentazione in suo possesso, anche l'allungamento della consonante successiva.

Il fenomeno non è ignoto neppure in Liguria, dove risulta vivo, ad es., a(l) Sassello. Mi fermo per non andare troppo oltre, ma chi risultasse interessato - come primo approccio al fenomeno nella sua globalità - può aprire il volumetto del Rohlfs dedicato alla Fonetica - nell'ambito della trilogia costituita dalla Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti -.

P.S.: l'autore spiega il fenomeno affermando che "In Toscana ... l'l(> i) palatale potrebbe essersi generalizzata allo stesso modo che in Francia quella velare (chaud…), la quale deve presupporsi davanti a qualsiasi consonante.» Quindi, secondo il Rohlfs, ad es.: ['altro] > ['aʎtro] > ['aittro].

Fatto sta, tuttavia, che, in città, "caiddo" per caldo non l'ho mai sentito e che, attualmente, la pronuncia vernacolare riscontrabile a Firenze - e producibile "intenzionalmente" anche da chi non si avvalga abitualmente di questo socioletto - risulta unicamente "cardo". Realizzata mediante una diversa modalità d'allofonia posizionale. Ad es.: "L'è ccardo" ['lɛk'kardo] = è/fa caldo. In provincia anche: "Gli è ccardo" ['ʎɛk'kardo].

Domanda per Carnby: "Ma nella pronuncia "aimmeno" che lei sente l'/i/ raggiunge il punto "canonico" d'articolazione come in "rima" o si potrebbe davvero parlare tuttora di "pronuncia effettivamente allofonica?" Anche perché sarebbe difficile, altrimenti, riuscire a giustificare la geminata. Nell'articolo - quindi, in proclisi - dovrebbe essersi verificato lo stesso fenomeno: [il'tokko] > [iʎ'tokko] > [ii'tokko] > [iit'tokko] > [it'tokko].

Carnby
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Carnby »

Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:56
Quindi, secondo il Rohlfs, ad es.: ['altro]>['aʎtro]>['aittro].
Qui si dice ['attro].
Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:56
In provincia anche:
"Gli è ccardo" ['ʎɛk'kardo].
Questa è la pronuncia del contado, che si sente anche qui, ma trascriverei [ʎˌʎɛk'kardo].
Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:56
Ma nella pronuncia "aimmeno" che lei sente l'/i/ raggiunge il punto "canonico" d'articolazione come in "rima" o si potrebbe davvero parlare tuttora di "pronuncia effettivamente allofonica?" Anche perché sarebbe difficile, altrimenti, riuscire a giustificare la geminata. Nell'articolo - quindi, in proclisi - dovrebbe essersi verificato lo stesso fenomeno: [il'tokko] > [iʎ'tokko] > [ii'tokko] > [iit'tokko] > [it'tokko].
Non ho ben capito cosa intende, comunque la /i/ di aimmeno non mi sembra realizzata in modo differente da quella di poi.

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Carnby ha scritto:
dom, 15 dic 2019 15:43
Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:56
Quindi, secondo il Rohlfs, ad es.: ['altro]>['aʎtro]>['aittro].
Qui si dice ['attro].
Molto interessante, grazie! Mi mancava. Sicuramente mai sentito in città.

Quindi, o i due esiti ['attro] e [aim'meno] coesistono o [aim'meno] è tale perché, in realtà, è "al meno", cioè "a i'mmeno" - ove i' è l'articolo -.

Per poter decidere basterebbe trovare altre due voci, una della categoria di ['attro] - in cui ['alC-] risulti etimologico - e una formata mediante l'articolo determinativo - come "almeno"/"aimmeno" -.

P.S.: secondo il Giannelli - Toscana, nota (23) a pag. 18 - il rotacismo risulta un fenomeno
allofonico posteriore. Ciò spiegherebbe perché io conosca l'esito vernacolare "cardo" per "caldo", ma
non abbia mai potuto ascoltare la dizione "caiddo". E non so davvero se l'esito ['attro] sottenda una
generalizzazione di questo tipo d'apofonia, che, allora, implicherebbe pure pronunce quale "caddo" ecc.

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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Infarinato »

Ligure ha scritto:
dom, 15 dic 2019 11:32
Ma qual è il corretto "posizionamento temporale" rispettivo dei due fenomeni linguistici?
La palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino è relativamente tarda: si applica sistematicamente solo all’allomorfo il dell’articolo determinativo maschile singolare, alle preposizioni articolate con esso formate (del, al, dal, nel, col, sul, pel) e alle poche parole di cui l’uno o le altre costituiscono il primo elemento (come almeno, appunto). Si applica(va) solo sporadicamente ad altre parole (facoittà «facoltà», saitta «salta», etc.: cfr., e.g., Pietro Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, Firenze 1863, «Barbèra», pp. 206 et seq.).

Che sia tarda è testimoniato (oltre che dall’evidenza documentaria del fiorentino antico) dal fatto che «[l]’articolo fiorentino moderno del tipo iccane non è una continuazione dell’antico il, che era già stato sostituito nel corso del Quattrocento da el, proveniente dalle zone toscane vicine. Come ha mostrato Agostiniani, le forme fiorentine i ccane, i ppiede, e con preposizione ai ccane, coi ppiede, sono risultato di una palatalizzazione di l preconsonantica, e cioè uno sviluppo da (e)l cane, al cane con passaggio l > i (Agostiniani 1982)» (Lorenzo Renzi, «Storia interna dell'italiano: morfosintassi e sintassi», in: Ernst, Gerhard et al. [a c. di]: Romanische Sprachgeschichte, Teilband 3, Berlino / New York 2008, «De Gruyter»: 2830–47, p. 2842).

Quindi il fiorentino antico («aureo») ha sistematicamente eliminato tutt’i dittonghi discendenti (etimologici) uscenti in i non finali di parola, circostanza dalla quale l’italiano ha ereditato la nota refrattarietà a tali sequenze vocaliche. Il fiorentino moderno (o comunque «post-argenteo», rustico) le ha poi ripristinate come esito della palatalizzazione di /l/ preconsonantica, fenomeno che, però, non è piú produttivo.

P.S. Se qualcuno avesse occasione di reperire in biblioteca il fondamentale articolo di Luciano Agostiniani, «Sulla morfologia dell’articolo determinativo maschile singolare nei dialetti amiatini e in fiorentino», Quaderni dell’Atlante Lessicale Toscano 0 (1982), 65–91, e ne desse conto in queste stanze, penso farebbe cosa gradita a molti. :D

Carnby
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Carnby »

Parallelamente alla palatalizzazione di /l/, in certi casi si ha quella che sembrerebbe piuttosto una velarizzazione, dato che accade con vocali posteriori: pucce («pulce»), utimo («ultimo»), soggo («solco») e ce ne saranno altri.

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Ringrazio Carnby e Infarinato per la chiarezza e l'abbondanza degli esempi e dei riferimenti.

In qualche modo, si chiude il cerchio rispetto a quanto trattato - in modalità più "normative", per quanto i collegamenti consentissero gli opportuni approfondimenti - più specificamente in merito alla "disarticolazione delle preposizioni" in italiano.

Intendo soltanto dire che "disarticolare" una preposizione con uno spazio battuto sulla tastiera o provare a contestare norme storicamente consolidate nell'ambito del buon uso rischiano di rimanere semplicemente "attività di superficie" la cui ricchezza di significato risulta esigua se scorporata da una visione storico-evolutiva che faccia emergere i processi e le motivazioni che sono alla base della rappresentazione grafica della nostra lingua.

Infatti, è la capacità di sapersi porre delle domande ("Sarà stato "de/di/d' + el/il/'l?") e, successivamente, il riscontro diretto colle fonti a creare la ricchezza di significato, ben diversa dalle realizzazioni oggi possibili anche mediante applicazioni di scrittura automatizzabili.

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Cercando in rete ho trovato un articolo - http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=1 ... fiorentina - a firma di Neri Binazzi, studioso dell'area linguistica toscana, che conferma quanto già precedentemente riferito e trattato in questo filone relativamente al fiorentino.

Ero motivato a capire l'evoluzione che aveva condotto a esiti privi di dittongo quale, ad es., ['attro] per "altro", non riportati dal Rohlfs.

In particolare l'autore scrive:
Da parte sua il fiorentino ha rinunciato da tempo alla palatalizzazione di L preconsonantico ([‘ajtːo] ‘alto’ (di per sé presentato dalla drammaturgia vernacolare come bandiera del “contadinesco”: cfr. Binazzi 2008; Binazzi/Calamai 2004), orientandosi, come esito dialettale, verso la forma rotacizzata ([‘arto], che, in quanto tale, costituisce la norma occidentale (e che la drammaturgia vernacolare presenta, per il fiorentino, come norma urbana “non marcata”: cfr. lavori sopra citati); l’esito in palatale si manifesta, cristallizzato, in [aj’mːeno] ‘almeno’, che a Firenze si divide il campo degli esiti dialettali con [ar’mːeno] (sic!), che, tra le due, rappresenta forse la variante più marcato nella percezione diffusa. La palatalizzazione come modalità cristallizzata interessa anche il tipo /un bel/ in sequenze esclamative: [t a ‘vist um ‘bɛj ‘mːondo] ‘hai visto un bel mondo!’ (= sei proprio un privilegiato!).

Ancora, l’esito [ɟː] ([‘aɟːo] ‘aglio’; [ko’niɟːolo] ‘coniglio(lo)’ , in passato “norma” del fiorentino più informale (e in quanto tale riprodotta a suo tempo da Pietro Fanfani, con la scrittura gh, come tratto della “lingua parlata dalla plebe”: ghi venne in mente, cfr. Papanti 1875), e assunto come elemento distintivo del “contadinesco” nella drammaturgia vernacolare novecentesca (succede per esempio in Paolieri 1910: cfr. Binazzi/Calamai 2004), appare del tutto desueto a Firenze, e appare eventualmente in area “non urbana”, come testimonia il semicolto Bartolozzi (cfr. sopra), che scrive Vaghia ‘Vaglia’. Un’esecuzione [ɟː ameri’χani] ‘gli Americani’ è stata registrata oggi in parlanti anziani di Quarrata, località della “piana fiorentina” tra Prato e Pistoia. È ormai residuale anche il fono sordo parallelo a [ɟː], cioè [cː] ([‘vɛcːo]; [‘secːo]): per cui era possibile costituire la coppia minima [‘secːi] ‘plurale di secchio’; [‘sekːi] ‘plurale di secco’.
Risulta evidente che l'[ar’mːeno] (sic!) che compare nel testo altro non può essere che un "refuso analogico" perché la pronuncia vernacolare cittadina - a Firenze - (attualmente più "intenzionale" che spontanea) non può essere che [ar’meno] (cioè [ar'me:no]). A differenza - effettivamente - di [aj'm:eno] (cioè [aim'me:no]). A seconda del fatto che s'intenda "rappresentare" una geminazione consonantica ripartita tra due sillabe contigue o la variazione - fonologicamente contrastiva in italiano - della durata consonantica.

Tra l'altro, a differenza della prima edizione di Toscana del Giannelli, come si può vedere, nel Binazzi compaiono soltanto [cː] e [ɟː]. Il che può implicare che le diverse alternative esposte dal Giannelli - nella prima edizione - siano davvero esclusivamente grafiche.

Avevo ricercato in rete per verificare se venissero trattate le forme geminate riferite da Carnby.

L'unico cenno che il Binazzi inserisce nel suo articolo risulta il seguente:
Tra le assimilazioni, appare meno condivisa con il resto della Toscana linguistica quella risultante dalla semplificazione della sequenza -LTR- > [tːr] che procede da uno stadio intermedio con rotacismo poco pronunciato ([ɾtr]): ([‘atːro] ‘altro’; [a’tːrɔzi] ‘artrosi’; [po’tːrona] ‘poltrona’. L’area occidentale propone invece il rotacismo (LI [‘artro]), come di norma per L preconsonantico. Per quanto riguarda il tipo altro l’esito in vibrante viene evitato a Firenze anche con il passaggio alla nasale: [si ‘fa un ‘antra ‘strada], che è pressoché tassativo nell’esclamazione presentativa [‘ɛkːon un ‘antra] letteral. ‘eccone un’altra!’ riferito a notizia non credibile.
Certamente la spiegazione risulterebbe valida per l'esito ['attro]/['at:ro] (non intendo "impegolarmi" in un dibattito tra geminazione e durata consonantica considerate come rappresentazioni alternative), ma le forme geminate citate da Carnby non presentavano necessariamente [-lCr-], quindi per esse l'osservazione non s'applicherebbe. E potrebbe risultare ragionevole ipotizzare anche ['attro] < ['aittro] - per altro, esistito -. Quale "semplice" esito di monottongazione. Come, anticamente, s'ebbe prete < "preite" et c. .

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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Infarinato »

Ligure ha scritto:
ven, 27 dic 2019 11:00
Cercando in rete ho trovato un articolo - http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=1 ... fiorentina - a firma di Neri Binazzi, studioso dell'area linguistica toscana, che conferma quanto già precedentemente riferito e trattato in questo filone relativamente al fiorentino.
Grazie del rimando, caro Ligure: un ottimo articolo di rassegna, che offre un quadro sincronico abbastanza completo del «diasistema toscano» attuale e che potrebbe rimpiazzare in toto la voce guichipedica sul «Dialetto toscano» (francamente imbarazzante :roll:).
Infarinato ha scritto:
dom, 15 dic 2019 21:53
Se qualcuno avesse occasione di reperire in biblioteca il fondamentale articolo di Luciano Agostiniani, «Sulla morfologia dell’articolo determinativo maschile singolare nei dialetti amiatini e in fiorentino», Quaderni dell’Atlante Lessicale Toscano 0 (1982), 65–91, e ne desse conto in queste stanze, penso farebbe cosa gradita a molti. :D
Siccome nessuno s’è fatto avanti, ho provveduto a recuperarlo io stesso: ne riporto i paragrafi conclusivi, omettendo sostanzialmente solo i rimandi bibliografici e il contenuto delle note a piè di pagina.
Agostiniani (1982), op. cit., pp. 87–9, ha scritto: All’origine a Firenze il è (quanto meno) largamente prevalente su el (sorvolo qui sui rapporti con lo, irrilevanti per il nostro discorso), e in quanto tale è il la forma impiegata da Dante, Petrarca, Boccaccio; di conseguenza, è la forma che si fissa nella lingua letteraria. Contemporaneamente, a livello d’uso si introduce el, che, sempre a livello d’uso, gradatamente si sostituisce ad il, mentre provoca a livello di lingua scritta le oscillazioni che si sono viste. Che tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento a Firenze la lingua d’uso prevedesse el, mentre il era la forma letteraria è un fatto, a mio avviso, documentato. Si tenga presente che delle grammatiche cinquecentesche solo le Regole della lingua fiorentina di L. B. Alberti danno come articolo el e non il (ed el, non il, è la forma che lo stesso L. B. Alberti usa): e non sarà un caso che sia questa la sola grammatica che esplicitamente e programmaticamente si rifà all’uso fiorentino del tempo e non all’autorità dei Grandi del Trecento […]. È all’interno del Cinquecento, poi, che si pone la scomparsa di el: a livello della lingua scritta, per l’azione normativa dei grammatici cinquecenteschi, che prescrivono tassativamente il e condannano esplicitamente el […]; a livello della lingua parlata, per l’intervento della palatalizzazione di [l] preconsonantica, le cui prime attestazioni oscillano intorno alla metà del Cinquecento.

Stabilito che [i] di /i/⁺ è secondaria da palatalizzazione di [l], e ricostruite altresí le condizioni su cui si impiantano i fenomeni di palatalizzazione di [l] (morfi di articolo determinativo maschile singolare con [l] finale, /el/ tipicamente iniziale assoluta, /l/ tipicamente interno di sequenza dopo vocale; preposizioni articolate del tipo /de + l/ ecc.; alternanti di «quello» e «bello», rispettivamente /kwel/ e /bɛl/) i processi sincronici e diacronici appaiono analoghi a quelli rilevati per l’area amiatina orientale. Come /ˈsolko/ → [ˈsojkko], cosí /dal ˈkampo/ → [dajˈkkampo], /tutto lˈkampo/ → [tuttojˈkkampo]. Processi di ri-analisi di sequenze del genere portano a isolare un morfo /i/⁺, nel quale confluisce evidentemente anche *[ej] da /el/ in iniziale assoluta, e che sostituisce i due allomorfi /el/ e /l/. Conseguentemente, le preposizioni articolate vengono ristrutturate in /a + i/, /da + i/, /ko + i/, /su + i/, /tra + i/ (e /fra + i/). Per /di/, /ni/ tipicamente fiorentini e/de/, /ne/ tipicamente pratesi la ristrutturazione procede evidentemente per monottongazione da [dej] e [nej] (a loro volta da /del/ e /nel/), sistematizzando nella morfologia i due possibili esiti che invece l’amiatino orientale conserva a livello fonetico (come si ricorderà, l’amiatino ristruttura in /de + i/ e /ne + i/, passibili di varie realizzazioni fonetiche). Analogo processo di ristrutturazione, con esiti analogamente differenziati, va posto per /kwi/ tipicamente fiorentino, /kwe/ tipicamente pratese, ambedue esiti monottongati a partire da [kwej] (a sua volta da /kwel/). Anche per le alternanti /bɛj/ tipicamente fiorentino, /bɛ/ tipicamente pratese si deve pensare a due ristrutturazioni diverse — una delle quali prevede monottongazione — a partire da [bɛj] (a sua volta da /bɛl/).

Non si registrano dissonanze fra il quadro sopra presentato e le testimonianze che dei fenomeni in esso analizzati ci forniscono, implicitamente o esplicitamente, le fonti scritte, dal Cinquecento ad oggi: e tal proposito non ho che da rimandare all’ampia documentazione in POGGI SALANI 1967 […].

Che l’effetto della palatalizzazione di [l] preconsonantica possa non essere necessariamente [j] è già segnalato dal Salviati, secondo il quale nella pronuncia fiorentina la [l] preconsonantica «par quasi» una i ai non fiorentini (si noti che tra gli aggettivi con i quali qualifica questa i c’è «veloce», che descrive con molto realismo e molta esattezza uno dei tratti fonici di [j]), ma «non è» […]; e nello stesso senso portano le osservazioni degli studiosi moderni, per esempio di Temistocle Franceschi, che svolgendo un’inchiesta per l’Atlante Linguistico Italiano a Vicchio di Mugello nel 1957, segnalava che «anche in paese l cons dà suoni poco chiari da l’ [cioè ʎ nella grafia qui adottata] a r per lo piú» […]. L’impressione generale — ma tutta la questione andrà ripresa — è che anche qui, come in amiatino orientale, vedi sopra, la palatalizzazione di [l] preconsonantica si realizzi in un ventaglio di foni diversi, di cui [ʎ] e [j] sembrano essere solo i piú frequenti, o quelli comunque «emergenti». In questo ordine di idee, si chiarisce e si precisa il senso della alternanza, dal Cinquecento a tutto l’Ottocento, della grafia il, tipo il coilpo ecc. (la cui interpretazione piú ovvia e quella di un digramma, che vuole rappresentare in sequenza lineare i due tratti di ‘palatalità’ e ‘lateralità’ presenti simultaneamente in [ʎ]) con la grafia i (evidente resa di [j] o [i] o valori intermedi): non documentazione di fatti evolutivi, ma tentativo di normalizzare, di volta in volta assumendo — secondo un procedimento che è tipico della scrittura — uno dei foni come rappresentativo di tutta la classe.
Una piccola aggiunta alla mia precedente conclusione…
Infarinato ha scritto:
dom, 15 dic 2019 21:53
[I]l fiorentino antico («aureo») ha sistematicamente eliminato tutt’i dittonghi discendenti (etimologici) uscenti in i non finali di parola, circostanza dalla quale l’italiano ha ereditato la nota refrattarietà a tali sequenze vocaliche. Il fiorentino […] «post-argenteo» […] le ha poi ripristinate come esito della palatalizzazione di /l/ preconsonantica, fenomeno che, però, non è piú produttivo.
Val forse la pena notare che i dittonghi etimologici del tipo /Vi̯/ sistematicamente eliminati dal fiorentino antico costituivano il nucleo di sillabe aperte (non finali) [-V(ˑ)i-], mentre quelli restaurati in epoca moderna sono necessariamente parte di sillabe chiuse [da consonante geminata] in quanto esiti di un processo riassumibile come [-VlˈC- > -VʎˈC- > -VjˈC- > -ViCˈC-], quindi anche il contesto fonetico, non solo quello storico, è [leggermente] diverso, per cui anche oggi, anche in fiorentino, baita e *de «Il fuoco» suonano meno genuini di un aimmeno. ;)

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Infarinato ha scritto:
mer, 01 gen 2020 14:09
Ligure ha scritto:
ven, 27 dic 2019 11:00
Cercando in rete ho trovato un articolo - http://www.kit.gwi.uni-muenchen.de/?p=1 ... fiorentina - a firma di Neri Binazzi, studioso dell'area linguistica toscana.
Grazie del rimando, caro Ligure: un ottimo articolo di rassegna, che offre un quadro sincronico abbastanza completo del «diasistema toscano» attuale e che potrebbe rimpiazzare in toto la voce guichipedica sul «Dialetto toscano» (francamente imbarazzante :roll:).
Ringrazio lei, caro Infarinato, per la risposta e gl'interessantissimi contributi in essa contenuti. Ovviamente concordo totalmente su quanto lei scrive in merito alla voce guichipedica sulla linguistica toscana. L'unica cosa buona è rappresentata dai riferimenti. Il testo è, purtroppo, evidenza di una notevole scheletricità di pensiero e sugli esempi riferiti non alita mai qualcosa che possa superare il languidissimo soffio del semplicismo imperante.

Non è che le voci relative alle altre varietà dialettali italiane siano significativamente migliori, ma lasciare nello stato attuale la voce relativa al "diasistema toscano" - per l'importanza che esso riveste ai fini di un'effettiva comprensione della lingua italiana e dei suoi aspetti fonologici - sembra proprio inaccettabile.

Quasi indice di disinteresse.
Infarinato ha scritto:
mer, 01 gen 2020 14:09
Infarinato ha scritto:
dom, 15 dic 2019 21:53
Se qualcuno avesse occasione di reperire in biblioteca il fondamentale articolo di Luciano Agostiniani, «Sulla morfologia dell’articolo determinativo maschile singolare nei dialetti amiatini e in fiorentino», Quaderni dell’Atlante Lessicale Toscano 0 (1982), 65–91, e ne desse conto in queste stanze, penso farebbe cosa gradita a molti. :D
Siccome nessuno s’è fatto avanti, ho provveduto a recuperarlo io stesso: ne riporto i paragrafi conclusivi, omettendo sostanzialmente solo i rimandi bibliografici e il contenuto delle note a piè di pagina.
Un contributo davvero magistrale! Lessi anni fa un articolo di Ruggero Stefanini - ma non riesco a rintracciarlo in rete - sull'articolo determinativo. Era, per altro, prevalentemente focalizzato sugli aspetti dell'uso nell'ambito della zona del Mugello e non trattava direttamente questioni fonetiche/fonologiche.
Infarinato ha scritto:
mer, 01 gen 2020 14:09
Una piccola aggiunta alla mia precedente conclusione…
Infarinato ha scritto:
dom, 15 dic 2019 21:53
[I]l fiorentino antico («aureo») ha sistematicamente eliminato tutt’i dittonghi discendenti (etimologici) uscenti in i non finali di parola, circostanza dalla quale l’italiano ha ereditato la nota refrattarietà a tali sequenze vocaliche. Il fiorentino […] «post-argenteo» […] le ha poi ripristinate come esito della palatalizzazione di /l/ preconsonantica, fenomeno che, però, non è piú produttivo.
Val forse la pena notare che i dittonghi etimologici del tipo /Vi̯/ sistematicamente eliminati dal fiorentino antico costituivano il nucleo di sillabe aperte (non finali) [-V(ˑ)i-], mentre quelli restaurati in epoca moderna sono necessariamente parte di sillabe chiuse [da consonante geminata] in quanto esiti di un processo riassumibile come [-VlˈC- > -VʎˈC- > -VjˈC- > -ViCˈC-], quindi anche il contesto fonetico, non solo quello storico, è [leggermente] diverso, per cui anche oggi, anche in fiorentino, baita e *de «Il fuoco» suonano meno genuini di un aimmeno. ;)
La ringrazio nuovamente, anche per aver incluso la transizione evolutiva [-VlˈC- > -VʎˈC- > -VjˈC- > -ViCˈC-]
- la quale condusse a esiti caratterizzati da geminazione anetimologica quale, ad es., l'ormai "fossile" ['aittro] per "altro" et al. -. Ciò che continuo a domandarmi - ma non mi pare che gli studiosi abbiano affrontato direttamente la questione - è se esiti quali ['attro] per "altro" o ['koppo] per "colpo" - ammesso che quest'ultima forma possa davvero essere esistita - rappresentino, banalmente, un'alternativa (dovuta a semplice assimilazione consonantica) a fronte di, rispettivamente, ['aittro] e ['koippo] o ne costituiscano sviluppo secondario.

Scrivo ciò dal momento che - in fiorentino, come pure nelle altre varietà toscane e in italiano neutro - il "vocoide" di sillaba chiusa non può che essere - per quanto allofonicamente - "breve/più breve" rispetto al corrispondente di sillaba aperta. Quindi, in ['koippo] si manifestò - eccezionalmente - geminazione consonantica anetimologica affinché si potesse mantenere la "chiusura" della sillaba originaria - ['kolpo] -? Infatti, un dittongo "sarebbe" assimilabile a un "vocoide" "lungo/più lungo" e - anche in fiorentino, in realtà - la "quantità lunga" - sebbene "allofonica" - può esclusivamente competere a una sillaba "aperta". E, in questo caso, ['attro] deriverebbe, allora, da ['aittro] - ed essi non costituirebbero, perciò, esiti (in qualche modo) "paralleli" - semplicemente perché ['attro] - privo di dittongazione - costituirebbe l'esito dovuto al rispetto dell'isocronismo sillabico (che implica ['ka:] in cade ['ka:-de], ma ['ka] in cadde ['kad-de]) non mantenutosi in ['aittro], ma assolutamente possibile in ['attro].

Mentre nella monottongazione antica che fece passare, ad es., lo stadio evolutivo ['prɛite] - più vicino all'etimo - a ['prɛ:te] si mantenne l'isocronismo. Infatti, l'esito iniziale prevedeva un dittongo - di per sé "lungo" - in sillaba aperta e la forma attuale un vocoide "allofonicamente" "lungo" - o "più lungo" rispetto ad altre situazioni -.

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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Infarinato »

Ligure ha scritto:
gio, 02 gen 2020 12:22
Ciò che continuo a domandarmi - ma non mi pare che gli studiosi abbiano affrontato direttamente la questione - è se esiti quali ['attro] per "altro" o ['koppo] per "colpo" - ammesso che quest'ultima forma possa davvero essere esistita - rappresentino, banalmente, un'alternativa (dovuta a semplice assimilazione consonantica) a fronte di, rispettivamente, ['aittro] e ['koippo] o ne costituiscano sviluppo secondario.
No, direi che un’assimilazione regressiva generalizzata del tipo [ˈkolːpo (> ˈkorːpo) *> ˈkopːpo] (con eventuale passaggio intermedio rotacizzato, cioè) non è mai esistita in fiorentino.

Anche nel caso di altro > attro trovo assai piú plausibile la semplificazione del nesso [ɾtr] (di un’intermedio stadio rotacizzato) in [tːr] delineata dal Binazzi che una monottongazione [Vi > V] delle forme palatalizzate, ché allora ricadremmo nel caso precedente in cui si dovrebbe osservare una presenza massiccia di forme assimilate [-VCC-] con [C] diversa da [t] e non necessariamente seguite da [r], il che non è.

Molto semplicemente, la palatalizzazione di [l] preconsonantica a un certo punto si è arrestata ed è regredita, incalzata «dal basso» (o meglio, «di lato» :-)) da varianti rotacizzate e subendo «dall’alto» una recisa censura sociale.

Un ultimo aspetto sul quale val forse la pena soffermarsi è il seguente (cito da Arrigo Castellani, «Un altro – l’atro», Lingua Nostra, XI [1950], 31–34, ora in: Id., Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza [1946-1976], «Salerno Editrice», Roma 1980, vol. I, pp. 248–53).
Nell’edizione critica del Trattato de vulgari elequentia fatta da Pio Rajna (Firenze 1896) il detto dei Fiorentini, che nei codici è «Manichiamo introque noi [B che noi] non facciamo altro», vien corretto in «Manichiamo introque — noi non facciano atro» (I, XIII, 2).

Osserva il Rajna: «[…] Data alla frase una peculiarità dialettale, non mi son tenuto dall’attribuirgliene una seconda. Già il Cittadini, dopo aver scritto altro nella bozza, pose ailtro nella bella copia. E il dir ailtro, “anzi più tosto… aittro”, è ancor esso uno dei difetti fiorentini che il Gigli [Voc. Cateriniano, sotto Pronunzia] rileva. Ma né di ailtro né di aittro s’incontrano esempi antichi… Invece appare di buonissima ora atro, sí da farci ritenere che fosse proprio questa la forma che sonava sulle labbra plebee al tempo di Dante. Che se atro si mostra prima nel contado, presto si lascia cogliere anche nella città. E cosí mi sono attentato a porre atro nel testo, essendo troppo evidente che Dante poteva riuscire inesatto quanto alle parlate altrui, ma non rispetto a quella della città sua propria».

[…]

Come si vede, la forma atro (atra ecc.) si trova qui soltanto dopo l’articolo definito (l’atro, l’atra, ma un altro, con altri, ecc.).

[…]

Si può affermare tranquillamente che ci troviamo dinanzi ad un fenomeno di dissimilazione; che il popolo di Firenze, all’epoca di Dante, diceva l’atro, ma un altro.

[…]

L’atro è ancor vivo nel contado fiorentino: le carte 1444 («l’altro raccoglie») e 350 («ierlaltro») dello Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz Io attestano per Barberino di Mugello, Vinci, Montespertoli, Incisa, Stia.

Nella lingua popolare toscana d’oggigiorno si ha un caso simile ed inverso. Si dice un antro (con assimilazione della l di altro alla n dell’articolo indeterminativo), ma non l’antro.

Ligure
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Re: [xTSC] Palatalizzazione di /l/ preconsonantica in fiorentino

Intervento di Ligure »

Cogliendo l'occasione per formularle i migliori auguri per l'anno nuovo, la ringrazio nuovamente per avermi tolto la "spina irritativa" del dubbio relativo alla possibile alternativa che gli esiti riferiti vadano considerati come sorti in modo indipendente tra loro o, invece, quali evoluzioni successive di una stessa voce.

D'altronde, si sa - e l'antico detto l'attesta -: Infarinato locuto, dubio soluto! :wink:

Grazie ancora!

Ligure
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Re: [xTSC] Il vincolo dell’isocronismo sillabico in fiorentino

Intervento di Ligure »

Per quanto, invece, attiene all'isocronismo sillabico, generalmente considerato dagli studiosi tramite la regola fonologica in base alla quale "le vocali - in fiorentino/italiano - possono essere lunghe solo nelle sillabe toniche aperte non finali", si può osservare che esiti quale, ad es., ['ait-to] per "alto" parrebbero non rispettarlo, pur non essendo ammessa da nessuno studioso la sua "violazione" nel fiorentino.

Di conseguenza ho intrapreso una ricerca in rete di repertori antichi di voci simili allo scopo di verificare l'attestazione e l'antichità del fenomeno linguistico manifestatosi in esiti quale ['aitto] per "alto".

Infatti, il Rohlfs riporta grafie quali aittro per "altro", caiddo per "caldo", soiddo per "soldo" e quaicche per "qualche" e cita coippo per "colpo" relativamente al territorio del Mugello e per Montale (Pistoia).

Ma sull'impeccabilità delle grafie del Rohlfs - considerati certi "esiti" riportati nell'AIS - non metterei la mano sul fuoco, per quanto l'autore scriva esplicitamente: "E' da notare il fatto che la consonante provoca contemporaneamente (per lo meno a Firenze, nei paesi del Mugello e a Pitigliano) l'allungamento della consonante seguente ... ".

D'altronde anche il Giannelli - che cita esplicitamente la forma ['aitto] per "alto" - ammette la "doppia" (così s'esprime l'autore) facendo, per altro, a sua volta, riferimento al Rohls - e varrebbe, allora, quanto scritto -, ma, in realtà, anche a trascrizioni ottocentesche del "fiorentino plebeo".

Inoltre, trattandosi di "relitti lessicali fossili" il ricorso "diretto" a informatori appare discutibile. Si tratta, prevalentemente, di riscontri di pronunce tutt'altro che spontanee e, spesso, fornite per "compiacere" chi le ricerca da parte di persone che, personalmente, non hanno mai pronunciato effettivamente le voci in questione, ma ebbero soltanto modo di poterle ascoltare passivamente tempo addietro da conoscenti o parenti, ormai, non più in vita.

Qualcosa, comunque, ho trovato. E di piuttosto antico. Riporto, ad es., un breve repertorio esplicativo risalente al 1614:

https://books.google.it/books?id=vBwXZe ... no&f=false

Nelle voci riferite - faisa per "falsa", ascoita/ascoitate per "ascolta/ascoltate" e aitro/aitri per "altro/altri" di doppie grafiche - e, quindi, di geminazione? - non c'è traccia!

E' possibile che un autore che, evidentemente, conosceva approfonditamente la parlata locale - tanto da poter trattare anche dei suoi diversi registri comunicativi e analizzare aspetti così specifici come gl'idiotismi - s'ingannasse e segnalasse graficamente consonante semplice, se effettivamente vi fosse stata geminazione, in un'epoca in cui - evidentemente - il fenomeno linguistico, per quanto "stigmatizzato", risultava ancora diffuso e non facilmente "eliminabile" da parte dei parlanti appartenenti alle classi sociali più umili?

Quindi, se la trascrizione antica risulta attendibile, non vi sarebbe/sarebbe stata alcuna infrazione al vincolo dell'isocronismo sillabico.

E per quale motivo "evolutivo" ciò che era foneticamente semplice - almeno, inizialmente - avrebbe dovuto fornire, successivamente, un esito geminato - come sembrerebbero attestare le grafie ottocentesche, se veritiere - che non rispetta l'isocronismo sillabico?

O non potrebbero, invece, le grafie ottocentesche avere "indebitamente" - cioè per analogia non corrispondente alla concreta realtà fonetica - reso allo stesso modo "i'mmedico" - che, pur presentando effettiva geminazione, chiaramente non viola l'isocronismo sillabico - e "aitto" - che, al contrario, nel 1614 si sarebbe pronunciato ['aito], non ['aitto] - ?

P.S.: casi come "aimmeno" per almeno non porrebbero, comunque, problema, perché - relativamente a questa voce - di altro non si tratta se non dell'attivazione dell'articolo i' in "i'mmeno". Cioè di "a i'mmeno". Come si può tuttora ascoltare a Firenze in espressioni - sempre più "intenzionali" e sempre meno spontanee - del tipo "i'ppiù e i'mmeno".

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