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La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 13:07
di G.B.
Riassumo da
qui.
Falegname è composto di un elemento verbale V (
fa*) e di un nome N (
legname), che va inteso nel suo senso antico di «oggetto lavorato in legno» (Tollemache 1945); e non, in senso moderno, come «legno utilizzato come materiale da lavoro e da costruzione». (Intendendo cosí,
legname assumerebbe il ruolo di complemento di mezzo o materia e non piú di oggetto del verbo.)
L'opacizzazione morfosemantica del composto è aggravata dal plurale regolare in -
i (
falegnami); di qui il deturpamento finale:
falegnama e
falegnamessa. Come il D'Achille timidamente segnala, sarebbe bastato cambiare l'articolo (
la falegname) o riprendere la tradizione toscana, che ha
legnai[
u]
olo, e [ri]proporre
legnai[
u]
ola.
Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 13:35
di DON FERRANTE
D'accordo col D'Achille.
Se legname lo intendiamo come "oggetto lavorato in legno", ossia "opera finita" è quasi un "nomen rei actae". Comunque, credo si possa inglobare nel termine falegname sia "colui che realizza opere in legno" che "colui che fa lavori di qualsivoglia foggia su/con questo materiale".
Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 15:35
di Millermann
Concordo: «la falegname» mi sembra il modo piú naturale (e non marcato) d'esprimere il femminile. Sia
falegnama sia
falegnamessa mi suonano forzati e marcati, da usare al massimo "tra virgolette".
Inoltre, se qui
legname va inteso col significato "antico" di
manufatto, non vedo perché il plurale non debba essere il "regolare"
falegnami: non si tratta piú, in questo caso, di un nome di massa!

Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 15:59
di G.B.
Millermann ha scritto: mar, 29 set 2020 15:35
...se qui
legname va inteso col significato "antico" di
manufatto, non vedo perché il plurale non debba essere il "regolare"
falegnami: non si tratta piú, in questo caso, di un nome di massa!
Perché è un composto «VN» (verbo + nome) e,
di norma,
dovrebbe rimanere invariato (
il prestanome,
i prestanome;
la lavastoviglie,
le lavastoviglie).
Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 17:28
di DON FERRANTE
Di norma sì. C'è da dire che questo composto ha perso la spinta originaria della lessicalizzazione ed è ormai avvertito come un semplice. Pertanto, ecco "i falegnami".
Certo, un "portalatte" (se esistesse), rimarrebbe invariato per via del nome-massa e non stonerebbe né "uno zelante portalatte" né "una zelante portalatte".
Tornando al suffisso femminile, credo che nessuno si avventurerebbe in una "guardasigillessa", "portaletteressa" o "prestanomessa".
Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mar, 29 set 2020 19:05
di Millermann
L'invariabilità è certamente vera per quei composti in cui il nome è già al plurale (i piú frequenti) o è un nome di massa a sua volta invariabile.
Tuttavia, in quei casi in cui è presente un nome maschile al singolare, di solito il plurale è regolare. Si pensi a
tergicristallo, di cui s'impiega il plurale
tergicristalli perfino quando questi lavorano in coppia su un unico cristallo!
In
questa risposta della Crusca, nelle prime righe si dice, citando Serianni, che nei composti formati da un verbo e un nome
singolare maschile «il composto forma un blocco unico e nel plurale muta la desinenza del sostantivo».
Quindi anche nel caso in oggetto, qualora il nome non sia considerato "di massa", si dovrebbe seguire questa regola (come, di fatto, avviene); piuttosto, in una tale circostanza, è da credere che l'artigiano produca piú d'un manufatto, e dunque sarebbe stato logico (e forse piú comprensibile) parlare di «fa-legnami» anche al singolare.

Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mer, 30 set 2020 0:28
di DON FERRANTE
È giusta e più precisa la differenza che lei sottolinea sui plurali dei composti V+Nsing e V+Nplur (scusate la formulazione).
Io intendevo solo rimarcare la scarsa percezione, a mio vedere, dell'originaria natura composizionale di "falegname", rispetto a composti più nitidi. Se, per un processo intellettualistico, "falegname" è ormai sentito come un nome semplice, alla stessa stregua di "principe", ecco che potrebbe insinuarsi la, per me orripilante, "falegnamessa".
Non so se Serianni con "blocco unico" intenda proprio questo: un nome talmente "fuso insieme" che un po' si perde l'originaria natura composizionale.
Anche l'idea di nome-massa perde valore in "falegname". Per "legname", come nome-massa, io intendo sostanzialmente il mucchio di legna che si raccoglie nei boschi e si accatasta. E il fa-legname non fa questo. Però, Millerman, un nome-massa non può essere pluralizzato, se non in casi in cui si voglia indicare una porzione o il prodotto ultimo differenziabile in varietà, insomma, inteso come entità discreta e numerabile.
Re: La «falegnam(ess)a»
Inviato: mer, 30 set 2020 20:54
di valerio_vanni
DON FERRANTE ha scritto: mer, 30 set 2020 0:28
Anche l'idea di nome-massa perde valore in "falegname". Per "legname", come nome-massa, io intendo sostanzialmente il mucchio di legna che si raccoglie nei boschi e si accatasta.
La definizione arriva al semilavorato, i tavoloni che escono dalla segheria.
E il fa-legname non fa questo.
Concordo, per il falegname si tratta di materie prime.