Termine affatto inutile: basta o millesimato (con estensione di significato, come propone il GDT canadese) o d’epoca. In tutt’i sensi.Il GRADIT ha scritto:vintage 1 TS enol., vino millesimato 2a TS abbigl., spec. nella moda femminile, l’abbinare capi d’abbigliamento di epoche diverse; anche agg. inv.: abito, moda v. 2b CO estens., con riferimento a generi musicali, al collezionismo di dischi, oggetti di design, ecc.
«Vintage»
Moderatore: Cruscanti
«Vintage»
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
- Ferdinand Bardamu
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Propongo altresí modernariato. Riporto la definizione del Treccani in linea (sottolineatura mia):
Attività consistente nel ricercare e raccogliere, a scopo di commercio o di collezionismo, mobili, elettrodomestici, suppellettili, accessorî personali, ecc., prodotti industrialmente per lo più nel periodo compreso tra il secondo dopoguerra e gli anni ’60, e generalmente ritenuti significativi in quanto testimonianze dell’evoluzione del design; in senso concr., l’insieme degli oggetti raccolti e catalogati nell’ambito di tale attività: mostra del m.; raccolta di m.; un collezionista, un mercante, un esperto di modernariato.
Forse i significati non collimano precisamente (vintage è usato prevalentemente – ma non solo – per i capi di vestiario; modernariato si riferisce piú a suppellettili e elettrodomestici), ma non mi sembra cosí improponibile un'estensione semantica. Certo, si perderebbe l'analogia colla vendemmia e col vino, ma, a mio modesto avviso, ne guadagnerebbe la comprensione.
Per quanto concerne l'uso aggettivale di vintage, l'ovvia soluzione è di modernariato: una giacca vintage diverrebbe cosí una giacca di modernariato, senza che ne venga intaccata l'antiquata eleganza
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Che ne pensate?
Attività consistente nel ricercare e raccogliere, a scopo di commercio o di collezionismo, mobili, elettrodomestici, suppellettili, accessorî personali, ecc., prodotti industrialmente per lo più nel periodo compreso tra il secondo dopoguerra e gli anni ’60, e generalmente ritenuti significativi in quanto testimonianze dell’evoluzione del design; in senso concr., l’insieme degli oggetti raccolti e catalogati nell’ambito di tale attività: mostra del m.; raccolta di m.; un collezionista, un mercante, un esperto di modernariato.
Forse i significati non collimano precisamente (vintage è usato prevalentemente – ma non solo – per i capi di vestiario; modernariato si riferisce piú a suppellettili e elettrodomestici), ma non mi sembra cosí improponibile un'estensione semantica. Certo, si perderebbe l'analogia colla vendemmia e col vino, ma, a mio modesto avviso, ne guadagnerebbe la comprensione.
Per quanto concerne l'uso aggettivale di vintage, l'ovvia soluzione è di modernariato: una giacca vintage diverrebbe cosí una giacca di modernariato, senza che ne venga intaccata l'antiquata eleganza

Che ne pensate?
Perché non retró (dal francese rétro)?
Oltre a non avere una connotazione di vecchiume (forse per via dell'orgine francese che nella moda dà sempre un tono chic), ha la caratteristica di essere bisillabico e perciò più versatile della locuzione "di modernariato". Fra l'altro, modernariato mi fa venire in mente più oggetti e suppellettili, invece di abiti o accessori. Vintage, al contrario, è usato per tutte le categorie.
Oltre a non avere una connotazione di vecchiume (forse per via dell'orgine francese che nella moda dà sempre un tono chic), ha la caratteristica di essere bisillabico e perciò più versatile della locuzione "di modernariato". Fra l'altro, modernariato mi fa venire in mente più oggetti e suppellettili, invece di abiti o accessori. Vintage, al contrario, è usato per tutte le categorie.
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Retrò, però, si applica a oggetti dei giorni nostri le cui linee si rifanno al passato, non (tanto) a oggetti prodotti nel passato e oggi tornati in voga (si veda il Treccani in linea, s.v.).
Ultima modifica di Ferdinand Bardamu in data mer, 05 ott 2011 22:33, modificato 1 volta in totale.
Intervengo solo per dire che bisogna scrivere retrò con il grave. È un adattamento e in italiano non esiste la o chiusa finale accentata. 

Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Re: «Vintage»
Uh, avevo pensato proprio a retrò, ma trovo che era già stato discusso (e scartato).
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