I Lungoteveri

Spazio di discussione su questioni di carattere morfologico

Moderatore: Cruscanti

Fausto Raso
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I Lungoteveri

Intervento di Fausto Raso »

Molti sono convinti del fatto che “lungotevere” nella forma plurale resti invariato. L’invariabilità – secondo costoro – è giustificata dal fatto che non ci possono essere più “Teveri”: Il lungotevere, i lungotevere. No, le cose non stanno affatto cosí. Una regola grammaticale stabilisce che i nomi composti di una preposizione e un sostantivo formano il plurale regolarmente: il lungomare, i lungomari; il lungolago, i lungolaghi. Questa regola si applica anche con i nomi dei fiumi (anche se il fiume è uno): il lungarno, i lungarni; il lungadige, i lungadigi; il lungotevere, i lungoteveri. Resta invariato solo il lungopò (e in questo caso il Po va accentato).
A proposito di fiumi è interessante notare che fino al secolo scorso, per l’esattezza fino alla Grande Guerra, il fiume Piave era considerato di genere femminile per la terminazione in e tipica di buona parte dei sostantivi femminili. Si diceva e si scriveva, dunque, la Piave. La “mascolinizzazione” si deve alla famosa Canzone del Piave di E.A.Mario e, con molta probabilità, anche per l’influsso di tutti gli altri nomi maschili di fiumi.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Concordo. E le mie amate passeggiate sui lungarni non saranno mai su ipotetici lungarno! Ho visto che, per lungotevere, il DISC dice inv. (non com. pl. -ri), ma il GRADIT non gli dà la marca dell’invariabilità, e il Devoto-Oli dà, com’è giusto, il plurale regolare.

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Marco1971 ha scritto:Concordo. E le mie amate passeggiate sui lungarni non saranno mai su ipotetici lungarno! Ho visto che, per lungotevere, il DISC dice inv. (non com. pl. -ri), ma il GRADIT non gli dà la marca dell’invariabilità, e il Devoto-Oli dà, com’è giusto, il plurale regolare.
Concordano anche il Dop e il sito garzantiano. C'è, però, un... però.
Il Dop dà invariato lungadige e la Garzanti linguistica non si pronuncia.
Perché il Dop usa "due pesi e due misure" (i lungoteveri e i lungadige)?

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Anche il Battaglia fa lungadige invariabile (e cosí anche lungosenna, questo considerato invariabile anche dal Gabrielli). Si potrebbe forse dire che coi fiumi femminili il composto è invariabile, ma l’Adige femminile non è, e allora la ragione andrebbe ricercata nell’uso locale molto consolidato?

Fausto Raso
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Intervento di Fausto Raso »

Marco1971 ha scritto: Si potrebbe forse dire che coi fiumi femminili il composto è invariabile, ma l’Adige femminile non è, e allora la ragione andrebbe ricercata nell’uso locale molto consolidato?
Potrebbe essere questo il motivo che, però, mi riesce difficile accettare. Ho consultato anche il De Mauro (in linea) e il Treccani (in linea): all'unisono i lungadige.
Possibile che il Gabrielli sia il solo a rispettare la regola circa la formazione del plurale dei nomi composti e, quindi, il solo a sbagliare?

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Federico
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Intervento di Federico »

Però non so quanto sia comune usare queste parole al plurale: in genere si considere tutto il lungopò (ecc.) nella sua interezza, non come mille località diverse sul Po che in quanto tali saranno i lungopò.
È la stessa cosa di latte/latti ecc., insomma.

Si potrebbe ipotizzare che di queste parole le piú usate al plurale in quanto piú logorate tendano di piú verso una data forma "popolare" (cioè quella non conforme alla regola).

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Federico ha scritto:È la stessa cosa di latte/latti ecc., insomma.
:shock:

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Federico
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Intervento di Federico »

Marco1971 ha scritto:
Federico ha scritto:È la stessa cosa di latte/latti ecc., insomma.
:shock:
Non capisco perché si scandalizzi tanto: era solo per dire che anche latte si usa al singolare quando si parla dell'alimento in sé, mentre diventa plurale quando se ne prendono in considerazione diverse varietà.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Ma tra il latte e le strade che costeggiano un fiume c’è di mezzo... la panna! :mrgreen:

Ma seriamente: dal punto di vista grammaticale la comparazione non è pertinente. Latte e, per esempio, lungarno, non condividono le stesse proprietà: il primo è nel contempo nome [di] massa e nome numerabile; il secondo è solo numerabile.

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Federico
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Intervento di Federico »

Marco1971 ha scritto:Ma seriamente: dal punto di vista grammaticale la comparazione non è pertinente. Latte e, per esempio, lungarno, non condividono le stesse proprietà: il primo è nel contempo nome [di] massa e nome numerabile; il secondo è solo numerabile.
Ovvio che la corrispondenza non è perfetta; l'esempio serviva solo per mostrare una caratteristica dell'uso del plurale.

l'italiana
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Intervento di l'italiana »

Buongiorno a tutti.
Ho usato la funzione ricerca e ho appena trovato questo filone.
A proposito di "latti" come plurale di "latte", l'ho sentito da poco in una pubblicità.

Ho controllato il De Mauro e specifica:
làt|te
s.m., s.m.inv.
mentre il Sabatini Coletti (versione in linea nel sito del Corriere) dice:
latte [làt-te] s.m. (non com. pl.)
personalmente "latti" non mi piace... :(

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Infarinato
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Intervento di Infarinato »

l'italiana ha scritto:A proposito di "latti" come plurale di "latte", l'ho sentito da poco in una pubblicità.

Ho controllato il De Mauro e specifica:
làt|te
s.m., s.m.inv.
mentre il Sabatini Coletti (versione in linea nel sito del Corriere) dice:
latte [làt-te] s.m. (non com. pl.)
personalmente "latti" non mi piace... :(
Sí, ma le preferenze personali… ;)

Come diceva giustamente Federico poco sopra, latti nel senso di «[piú] varietà di latte» va benissimo, e il rendere [in situazioni del genere] numerabile un sostantivo normalmente non numerabile è un procedimento comunissimo anche in lingue come l’inglese, ad esempio.

l'italiana
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Intervento di l'italiana »

Infarinato, Lei ha ragione: il suo ragionamento non fa una grinza. La cosa che mi lascia perplessa è il fatto che il De Mauro me lo dia come "inv." così come mi fu insegnato quand'ero piccina...meno male che ci siete voi che mi fate dubitare di tutto!!! :D

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Ho trovato questo nella GGIC (vol. I, pp. 325-326):

Alcuni nomi massa possono usarsi al plurale e/o prendere l’articolo indeterminativo, ma questo comporta uno slittamento di significato. Infatti in tal caso essi passano ad indicare entità discrete, oppure una sottoclasse, una specificazione, dei massa. In ogni caso il nome in questione non è piú un nome massa, ma si è trasformato in numerabile (v. VII.2):

(86) un vino / un pane (senza sale) / un metallo (prezioso) / un riso sopraffino

(87) due caffè / un dolce / tre latti (macchiati).

In (86) e (87) si fa riferimento generalmente o a «tipi», «qualità» (si tratta quindi di sottoclassi di nomi massa come in un pane senza sale), oppure a «pezzi», «porzioni», «formati» della entità continua denominata dal rispettivo nome massa. Cosí per esempio un vino rosso significa «una qualità di vino», mentre un caffè sta ad indicare ovviamente «una tazza di caffè», ecc. Dunque l’uso dell’articolo indeterminativo e del plurale è giustificato dal fatto che, in ogni caso, ci si riferisce ad una entità discreta.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

l'italiana
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Intervento di l'italiana »

Ottima spiegazione. Grazie Marco, molto gentile :D

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