Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

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Zabob
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Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

Intervento di Zabob »

Da quasi 30 anni, prima per studio poi per lavoro, mi trovo stabilmente a Genova. Sempre per motivi di lavoro (non faccio il tassista però ;)) ho conosciuto i nomi di quasi tutte le vie e piazze, e soprattutto ho sentito come i genovesi le pronunciano.
La prima volta che ho visto i nomi di via Antonio Caveri, via P.A. De Cavero e via Balbi Piovera –tutti nomi mai sentiti prima– mi è venuto spontaneo pronunciarli sdruccioli. Invece chi abita a Genova chiama queste strade via Cavéri, via De Cavéro e via Balbi Piovéra. Ritenendo che nessuno meglio degli abitanti del posto conosca i nomi delle vie (e poi i primi due sono cognomi di un politico genovese e di un generale genovese) mi sono adeguato alla pronuncia piana... però rimango nel dubbio che magari non sbagliavo del tutto con le pronunce sdrucciole.
Per Balbi Piovera, intanto, Wikipedia mi dà ragione (marchese di Piòvera).
Oggi com'oggi non si sente dire dieci parole, cinque delle quali non sieno o d'oltremonte o nuove, dando un calcio alle proprie e native. (Fanfani-Arlìa, 1877)

PersOnLine
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Intervento di PersOnLine »

Il DOP dà Piòvera, ma Cavèri.

Ligure
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Re: Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

Intervento di Ligure »

Pur essendo sempre stato "colpito" dal contenuto dell'intervento precedente, non sono mai intervenuto per timore di risultare "polemico". Intendo dire in senso generale, non "relazionale" tra persone. Tento ora di farlo il più discretamente e garbatamente possibile.

Certamente non potrebbe quai mai valere un principio in base al quale "nessuno meglio degli abitanti del posto conosca i nomi delle vie", se ci si riferisce alla "buona pronuncia" italiana. Infatti, i parlanti locali si avvalgono della pronuncia dell'"italiano locale" e, ad es., statisticamente, la capacità di adoperare correttamente i due fonemi vocalici rappresentati entrambi graficamente come "e" risulta inesistente. Anche negli odonimi locali, evidentemente, l'apertura/chiusura di "e" - come si esprimerebbero i parlanti -segue sì le norme, ma quelle del linguaggio locale, appunto. Ovviamente, non c'entra neppure il fatto che "i primi due sono cognomi di un politico genovese e di un generale genovese", perché si tratta di personaggi d'altri tempi - totalmente sconosciuti ai più -. Per altro, anche "anticamente" si sarebbero seguite - nella pronuncia dei cognomi di questi personaggi - le "norme locali", magari accentuando ancora maggiormente tratti provenienti dalla schietta parlata dialettale. Per quanto riguarda il predicato nobiliare relativo a Piovera, si tratta di una località molto piccola, situata all'esterno dei confini regionali - anche linguistici - e praticamente sconosciuta. Il nome è stato appreso soltanto mediante la scrizione e viene da sempre pronunciato piano - soltanto perché "statisticamente" più probabile - e coll'e "chiusa", esattamente come le "norme locali" richiedono. Quando non si fa riferimento a prontuari, ma a informatori in carne e ossa occorre avere sempre ben chiaro che cosa essi ci possano effettivamente fornire. Gl'informatori locali - sia pure solo implicitamente "interpellati" - sono stati "impeccabili". Hanno "impeccabilmente" fornito la pronuncia degli odonimi in base alle "norme implicite" della pronuncia dell'"italiano locale". Tutto dipende da quella che era/è la nostra aspettativa ...

P.S.: d'altronde, il fatto che gli abitanti locali non parlino secondo le norme previste nei prontuari ricade sotto l'evidenza e gli orecchi di chiunque trascorra anche soltanto alcuni minuti - non di più - ad ascoltarli (ad es., nessuno di loro mai - neppure sotto tortura :wink: - direbbe mai "bène, biènnio ecc. ... ). Gli abitanti non sono - e non possono essere - i rappresentanti della "buona pronuncia", sono soltanto i rappresentanti della "loro pronuncia" - che ogni ordine e grado di apprendimento (dalla scuola materna ai corsi universitari) ha in loro confermato -, comunque s'intenda "valutarla".

Se facesse "norma" la loro pronuncia, allora, si dovrebbe dire Génova /'ʤenɔva/ (voce ancora maggioritariamente pronunciata coll' "e" chiusa e coll' "o" aperta) - in dialetto /'ze:na/ - perché nessuno di loro pronuncia Gènova /'ʤɛnova/ adoperando gli adeguati fonemi vocalici. Similmente anche in molti altri casi ...

Ligure
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Iscritto in data: lun, 31 ago 2015 13:18

Re: Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

Intervento di Ligure »

L'intervento precedente - sostanzialmente - tratta il fatto che i potenziali informatori locali non sono i "custodi" di una pronuncia che si possa pretendere di confrontare sui lessici e sui prontuari esistenti, semplicemente perché gli abitanti - nella loro pronuncia dell'italiano locale -, come risulta evidentissimo, seguono tutt'altre "norme". Evidentemente, non quelle definibili come "buona pronuncia". Per altro, la sede dell'accento e la corretta apertura/chiusura delle vocali accentate relative alle voci prese in considerazione sono state tutte indicate correttamente.

Ma - come spesso succede (nel caso dei cognomi e anche dei predicati nobiliari che le famiglie aristocratiche utilizzavano quali cognomi per designare un ramo particolare della loro casata) - c'è un "però". Tutti gli araldisti e i genealogisti locali - oltre ai docenti di materie storiche dell'Università - pronunciano concordemente Balbi Piovéra (certo, coll'e "chiusa") quando si riferiscono a questo ramo della nobile famiglia. E tutto ciò non dipende semplicemente dal fatto che non risulta più sempre - né a tutti - perspicuo che Piovera (dato che si tratta di una località poco significativa e praticamente sconosciuta) non fosse originariamente cognome, ma predicato.

Ma perché allora? Semplicemente perché furono gli stessi Balbi di Piovera a farsi chiamare Balbi Piovéra, "storicizzando" così il nome della loro famiglia, del loro palazzo e, poi, della strada. Nomi che continueranno a essere utilizzati localmente, ormai, soltanto nella pronuncia piana del predicato nobiliare inteso quale cognome. Infatti, finché ve ne furono - di Balbi Piovera -, essi chiamavano se stessi Balbi Piovéra (e non i Balbi di Piòvera!). Né mai altrimenti, pur sapendo esattamente da dove provenisse il loro titolo specifico. Il che - storicamente e linguisticamente - ha pure un suo valore. Perché si ritenevano i "Balbi Piovéra di Genova" ... E non di "nessun altrove" ... Pur sapendo benissimo qual era la pronuncia del nome del loro antico feudo dove si recavano a "villeggiare". Nel locale vernacolo piemontese pronunciabile esclusivamente coll'accento sulla prima sillaba - "Piovra" -, dal momento che la seconda vocale era andata incontro allo zero fonico (fenomeno linguistico che non sarebbe stato possibile in una varietà linguistica di tipo ligure, perché, normalmente, le vocali interne vengono conservate).

Dopo aver riproposto una piccola pagina di storia locale obliata, mi fermo. Solo i nobili d'un tempo o anche ciascuno di noi ha diritto a poter intervenire sulla pronuncia del proprio cognome? I Balbi Piovéra, ovviamente, non avrebbero mai potuto modificare il nome della "corrispondente" località, che pronunciavano esattamente come indicano i prontuari. E chi davvero può dire se effettivamente sbaglino gli storici che ancora conoscono le vicende di un'antica famiglia aristocratica, dal momento che ne riferiscono il "cognome" come gli stessi rappresentanti - e pure tutta la cittadinanza - all'epoca lo pronunciavano, prima che tutto si riducesse a un odonimo o a una targa nei pressi del palazzo avito?

Essi "erano" ... - o, almeno, certamente "si sentivano" - "Piovéra", i "Piovéra", non (i) Piòvera. Piòvera era soltanto il nome di un antico feudo della loro famiglia e l'origine geografica del loro predicato nobiliare. Loro erano intervenuti sul nome, sulla lingua, come sempre hanno fanno - sia pure con mille modalità (e convenzioni) diverse - tutti coloro che nel contesto della Storia vivono o sono vissuti. Altrimenti - nel corso della Storia - non sarebbe mai intervenuta né variabilità né evoluzione linguistica.
Ultima modifica di Ligure in data ven, 14 feb 2020 20:27, modificato 2 volte in totale.

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Ferdinand Bardamu
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Re: Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Ligure ha scritto:
ven, 14 feb 2020 12:01
Solo i nobili d'un tempo o anche ciascuno di noi ha diritto a poter intervenire sulla pronuncia del proprio cognome?
È un’ottima domanda: la questione è stata sollevata anche recentemente, a proposito della pronuncia del cognome Padoan.

Ne approfitto per esporre la mia opinione. Non nego il valore storico e linguistico della pronuncia locale aberrante. Ma non nego nemmeno l’importanza didattica della pronuncia «etimologicamente corretta». Gli abitanti del posto, e gli stessi nobili possessori del cognome, dicono Piovéra, nondimeno Piòvera mette in evidenza il legame tra la famiglia nobiliare e il paesino piemontese.

Non avrebbe senso correggere i genovesi che dicono Piovéra DOP alla mano, è indubbio, cosí come nessuno, a Verona, correggerebbe chi dice Porta Bórsari invece che Porta Borsàri. Tuttavia, anche in questo caso, la pronuncia conforme all’origine, quella piana, rende la parola trasparente: a guardia della porta stavano i bursarii, cioè i dazieri.

Ligure
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Re: Sdruccioli o piani? Pronuncia di alcuni odonimi genovesi

Intervento di Ligure »

Quanto scrive Ferdinand mi sembra - sostanzialmente - condivisibile.

Approfitto per segnalare che la modifica della pronuncia dei cognomi delle famiglie altolocate (soprattutto mediante lo spostamento dell'accento per renderne il significato - ahimé del tutto prosaico! - meno trasparente e immediato) era, un tempo, del tutto comune. M'accontenterò di citare un solo altro caso. Le occorrenze nella toponomastica del cognome della nobile famiglia Brignole, che ebbe un fulgido passato culminato in onori e in un periodo di smodata ricchezza - prima dell'oblio -, e lo stesso loro cognome vengono sempre pronunciate come voci terzultimali. Come, ad es., nel caso della stazione Brignole. Addirittura c'è chi non riesce a trattenere un'espressione di sufficienza quando un viaggiatore o un annunciatore televisivo si avvalgono della pronuncia "piana".

Per altro, il nome della nobile casata cela modeste origini appenniniche in un piccolo villaggio montano la cui denominazione - Brignole - andrebbe correttamente pronunciata quale penultimale. Si tratta, infatti, assai semplicemente, d'un tentativo d'italianizzazione del toponimo locale. Il quale altro non indica che le prugne selvatiche, la cui denominazione - nel vernacolo del posto - costituisce un derivato del simplex "brigna/-e" = prugna/-e (in cui /i/ deriva - per iotacismo - da /y/, a sua volta proveniente da /u/ etimologico). Un'adeguata italianizzazione - almeno del toponimo - avrebbe dovuto essere, ovviamente, "Prugnòle". Per amara ironia della sorte, l'ultima duchessa portatrice del cognome - Maria Brignole Sale, nota come duchessa di Galliera, proprietaria di un'immensa fortuna (la quale viveva a Parigi nell'hôtel Matignon, attualmente sede del primo ministro francese) -, dopo la morte dei due primi nati, ebbe un figlio che, pur potendo ereditare glorie, capitali e anche il cognome materno, da adulto, ripudiò la famiglia, rinunciò alla cittadinanza italiana e, all'epoca, si fece adottare da un ufficiale austriaco.

In realtà, i confronti con i toponimi corrispondenti, per quanto risultino incontrovertibili nel caso d'un predicato nobiliare - che rimanda direttamente al territorio -, possono essere effettuati anche con molti cognomi locali, se si presta la dovuta attenzione alla storia.

In generale, i misfatti non potevano essere dimenticati, ma l'innocenza costituita dall'estrema modestia, quasi dalla povertà delle origini non poteva assolutamente essere tramandata.

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