Influssi dotti nei dialetti

Spazio di discussione su questioni di dialettologia italiana e italoromanza

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u merlu rucà
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Intervento di u merlu rucà » gio, 27 dic 2018 21:49

Nel Ponente ligure ci salviamo con francu.
Largu de farina e strentu de brenu.

Ligure
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Intervento di Ligure » gio, 27 dic 2018 22:00

Ferdinand Bardamu ha scritto:Mi è venuta in mente un’altra parola che tradisce un chiaro influsso dòtto: líbaro, ossia ‹libero›. Lo sviluppo normale di /-b-/ nei dialetti veneti è /-v-/ oppure, molto spesso, il dileguo: es. guernareGUBERNARE, beère/béar ‹ BIBĔRE, ecc.
Certo, quanto lei scrive risulta assolutamente impeccabile.

Nei dialetti settentrionali gl'italianismi sono - praticamente - infiniti.

E - assai spesso - concordano.

Peccato che gli studiosi non si siano mai concessi orizzonti ampi e, non avendo mai compreso il fenomeno, non ne abbiano trattato.

In Liguria cose analoghe.

A Genova libbera/-u /'libbera/-u/ dichiara - tramite la geminazione anetimologica di /-b-/>/-bb-/ e la conservazione di /-r-/, che, se di origine diretta, avrebbe dovuto raggiungere lo zero fonico - l'appartenenza alla categoria degl'italianismi.

Se la voce fosse di derivazione diretta, si avrebbe l'aggettivo mai esistito liggia/-u /'liʤʤa/-u/.

Per altro, il sostantivo liggia /'liʤʤa/ significa frana, ma l'etimo è, ovviamente, diverso.

A Genova, nelle voci di derivazione diretta, a /-p-/, /-b-/ ed /-f-/ corrisponde /-v-/. Nel socioletto popolare - anch'esso, ora, estinto - pure /-v-/ aveva raggiunto lo zero fonico.

Infatti, "bere" è beive /'beive/* . Infatti, in genovese, l'esito di ĭ etimologico - in questo caso da bĭbĕre - in sillaba aperta è il dittongo /'ei/. Ma un tempo ,nel socioletto popolare, e tuttora, in parlate di tipo provinciale, si ha la forma bejje /'bejje/, in cui /-v-/ raggiunse lo zero fonico.

"Nipote" è nêvu /'ne:vu/ - deriva, infatti, dal nominativo e non dall'accusativo -. L'attuale /'e:/ proviene da /'je:/, esito regolare, in genovese, di ĕ etimologico in sillaba aperta (ma anche chiusa) - nĕpō(s) -. Sull'appennino - in provincia di Genova - si può ancora riscontrare lo stadio evolutivo arcaico niêvu /'nje:vu/.

"Stefano" è u Stêva /u 'ste:va/, ma l'ipocoristico popolaresco era u Stiânin /u 'stja:nin/.

Le corrispondenze tra il veneto - privo "da sempre" di "sensibilità contrastiva" rispetto alla quantità vocalica e alla durata consonantica - e i dialetti liguri risultano ovvie, banali, ma gli studiosi non si occupano di processi strutturali, sembrano dediti al folclore ...

Le corrispondenze sono dovute al fatto che - in entrambi i contesti linguistici - operò la lenizione e si ebbe apocope del fonema vocalico - finale di parola - dopo fonema consonantico sonorante.

A motivo della lenizione, a /-t-/ veneto corrisponde /-tt-/ in genovese, a /-b-/ veneto corrisponde /-bb-/ genovese e così via ...

Ciò di cui si sta argomentando risulta del tutto indiscutibile, più chiaro della luce del sole.

P.S.: καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ
φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν ...

*bĭbĕre => /'beiβeŕe/>/'beiveŕ/>/'beive/>/'beie/>/'beije/>/'bejje/ - la geminata /-jj-/ è dovuta al fatto che /j/ sorse come suono di transizione, ma, in seguito, l'/i/ che lo precedeva s'assimilò ad esso -.

Ligure
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Intervento di Ligure » gio, 27 dic 2018 23:12

u merlu rucà ha scritto:Nel Ponente ligure ci salviamo con francu.
Ovviamente, francu /'franku/ esiste in tutta la Liguria - e pure in italiano - e non solamente nel Ponente.

Altrettanto ovviamente, in tutta la Liguria (e pure nel Ponente) francu non è il traducente di "libero" e l'italianismo lib(b)eru - geminazione a parte - permane indispensabile e attivamente usato da tutti i dialettofoni.

Esistono infinite espressioni - quasi tutte - in cui, in dialetto, si può usare unicamente lib(b)eru, esattamente come in italiano.

Ad es.: "Sono libero di fare ...", "Non c'è nessun posto libero ..." et c. ...

Comunque, francu e lib(b)eru non possiedono affatto lo stesso significato. Non sono affatto sinonimi.

Ad es.: "Nu me sentu lib(beru)" corrisponde esattamente all'espressione italiana, ma, se si dice "Nu me sentu francu", il significato è che l'individuo - supponiamo un anziano - dichiara di sentirsi insicuro, incerto, ad es., nel camminare ...

Cioè tutt'altra cosa ...

Risulta assai raro che affermazioni sintetiche e generali corrispondano al vero stato delle cose ...

P.S.: infatti, i lessici del dialetto riportano per franco corrispondenze quali sincero, schietto, ingenuo, leale.

P.P.S.: l'accezione di esente - esattamente come in italiano - si può, ormai, riscontrare soltanto in espressioni stereotipate.

... καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν ...

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Intervento di u merlu rucà » ven, 28 dic 2018 19:39

Certo che francu significa sincero, schietto, leale ma anche libero.
Largu de farina e strentu de brenu.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » dom, 30 dic 2018 15:34

Ligure ha scritto:Nei dialetti settentrionali gl'italianismi sono - praticamente - infiniti.
Mi permetto solo di fare una precisazione per chi, seguendoci, si fosse fatto qualche domanda in merito. Qui c’interessano gli italianismi o i latinismi penetrati nei dialetti prima della scolarizzazione e, soprattutto, della diffusione dei media di massa.

Gl’italianismi piú recenti si riconoscono subito perché non si adattano piú alla fonotassi del dialetto. Tutte le parole che abbiamo citato, invece, mostrano una forma piú o meno evidente di adattamento.

Ligure
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Intervento di Ligure » dom, 30 dic 2018 16:12

Non amo le polemiche, ma mi piace che le informazioni siano fornite in modo corretto ai lettori. Per il rispetto loro dovuto e per il tempo che ci dedicano dimostrando interesse a quanto qui si scrive.

Quanto ho avuto modo di riferire - in precedenza - in merito all'aggettivo franca/-u è assolutamente corretto e descrive esattamente lo stato delle cose in Liguria.
u merlu rucà ha scritto:Certo che francu significa sincero, schietto, leale ma anche libero.
La modalità con cui, invece, è stata formulata questa breve frase di riscontro induce chi non conosca personalmente la realtà dialettale della Liguria a pensare che francu possa davvero essere il traducente ligure di "libero". Il che - come ho già ampiamente chiarito - assolutamente non è. Il traducente ligure dell'aggettivo italiano “libero” risulta esclusivamente l'italianismo lib(b)eru. Esistono infiniti esempi - ovviamente, mi esimo dal riferirli tutti (ma ne ho riportato uno e ho chiarito la differenza di significato che l'espressione viene ad assumere se, in essa, si adotta l'aggettivo francu anziché lib(b)eru) -. L'esempio proposto dimostra, con tutta evidenza, che la traduzione di "libero"  - in tutti i dialetti tradizionali della Liguria - è soltanto lib(b)eru.

In nessuno di essi si potrebbe sostituire francu a lib(b)eru!

Infatti, ad es., la frase italiana “non sono libero di fare ...” - in tutti i dialetti della Liguria - non può che essere tradotta come nu sun lib(b)eru de fâ ... e non si può assolutamente sostituire francu a lib(b)eru!

Esattamente come in italiano. In cui “franco” non risulta sinonimo di “libero” e in cui non si può avere un'ipotetica frase quale “non sono franco di fare ...”.

Quanto da me sopra riferito può essere riscontrato vero su qualsiasi lessico ligure o su qualsiasi testo che tratti dei significati dell'aggettivo ligure francu.

Per altro, la palese erroneità dell'informazione fornita travalica ampiamente il ristretto ambito della dialettologia ligure. Infatti, in Liguria, come, per altro, nel Settentrione italiano - almeno, laddove l'aggettivo permanga tuttora vivo -, ma anche nel resto d'Italia (e pure nelle lingue neolatine quali, ad es., il francese, il provenzale, il castigliano, il catalano e il portoghese - e nei loro rispettivi dialetti -), l'aggettivo “franco” - nei vari, ma simili, esiti locali - non è mai divenuto sinonimo di “libero”. Infatti, gli esiti locali di “libero” permangono tuttora vivi e ben distinti - soprattutto semanticamente - da quelli di “franco”. Nell'esteso dominio neolatino (quindi, anche in Italia e, in Italia, in Liguria, senz'eccezione) dell'ampio ambito semantico relativo al concetto di “libertà” l'aggettivo “franco” ha potuto assumere e, in parte, conservare soltanto quanto - restrittivamente - attiene all'aspetto dell'esenzione - da prestazioni o da imposte -. Accezione molto specifica che l'aggettivo “franco” ha conservato unicamente in espressioni di tipo stereotipato, non risultando più produttivo in questo specifico significato.

Per altro, l'aggettivo “frank” risulta presente anche in una lingua quale l'inglese (certamente non neolatina, anche se ricca di prestiti da lingue neolatine). Neppure in inglese “frank” ha potuto sostituire “free” = libero e anche in inglese (esattamente come nelle lingue neolatine, nei loro dialetti, in italiano, nei suoi dialetti - e in quelli liguri, in particolare -) si può unicamente affermare “I am not free to do ...” = “non sono libero di fare …, mentre “I am not frank ...” ha significato ben diverso. Lo stesso che esso assume nelle lingue neolatine, in italiano, nei suoi dialetti - e, in particolare, in quelli della regione ligure -.

Infatti, in inglese, la presenza dell'aggettivo “frank” e la sostanziale condivisione di significato colle lingue neolatine è dovuta al fatto che l'aggettivo “frank” - per quanto di origine germanica e, specificamente, francone - ha fatto ingresso nella lingua a motivo dell'influenza della varietà di francese portata in Inghilterra dai conquistatori normanni, che, quando s'impadronirono dell'isola, avevano già abbandonato l'uso della loro lingua originaria.

Ne consegue che, nell'amplissimo territorio accennato, l'aggettivo “franco” - e i suoi corrispondenti locali (in Liguria, francu) - non possono reggere (a differenza di “libero”) un infinito e non risultano, pertanto, sinonimi (né traducenti) di “libero” - espresso nelle sue varie forme locali specifiche -.

Quanto esposto in merito all'impossibilità di reggere un infinito verbale rappresenta, per così dire, una sorta di cartina di tornasole e, quindi, come detto, l'affermazione fornita risulta falsa e priva di qualsiasi fondamento.

Non solamente nel limitato contesto dei dialetti liguri, ma nel ben più ampio ambito territoriale delle lingue neolatine. E, ormai, a causa dell'antica influenza esercitata sull'inglese, anche a livello planetario, dal momento che la lingua inglese risulta attualmente parlata in tutto l'orbe terrestre.

P.S.: un aspetto in cui le scienze linguistiche dispiegano in pieno tutto il loro fascino si può agevolmente riscontrare quando, dall'intervento puntuale mirato a correggere una sciocchezza relativa a un ambito geografico assai ristretto, ci si può muovere diacronicamente e diatopicamente lungo le linee evolutive delle parlate delle nostre società e di quelle di coloro che ci hanno preceduto nella Storia.

P.P.S.: il risultato globale dell'analisi diacronica e diatopica effettuata consente di affermare che l'aggettivo “franco” - di origine francone - aveva, originariamente, un significato esclusivamente etnico. Per traslato assunse, inizialmente, connotazioni innegabilmente collegate al concetto di libertà. Evidentemente, quella collegata ai popoli conquistatori dell'epoca e alle inevitabili metafore che - in merito - si potevano costituire. Ma non riuscì mai a scalzare dall'uso il precedente termine neolatino “libero” - se non nell'accezione ristretta dell'esenzione fiscale -, sviluppando, per altro, un campo semantico suo proprio. Il quale ha sempre impedito e tuttora chiaramente impedisce - anche a livello mondiale grazie alla lingua inglese, portatrice di parte dell'eredità neolatina - qualsiasi tipo di possibile sinonimia o traducibilità coll'aggettivo “libero”, Liguria inclusa.

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Intervento di Animo Grato » dom, 30 dic 2018 18:19

Grazie della... franchezza con cui ha affrontato l'argomento! :wink:
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

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Intervento di Ligure » dom, 30 dic 2018 22:27

Grazie anche a lei per l'interesse dimostrato e, dati i riscontri del calendario, formulo a lei (e a tutti) i migliori auguri per un sereno Anno nuovo! :)

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Intervento di u merlu rucà » lun, 31 dic 2018 17:22

Nel VPL si trova, fra altri significati (schietto, sincero, leale, fissato saldamente, sicuro, a posto), sotto la voce francu: Arenz.(ano) 'libero' francu dau travagiu 'libero dal lavoro'. Nel Dizionario Sanremasco di Pio Carli alla voce francu si trova anche 'libero'.
È probabile che la voce latina originaria non sia sopravissuta, sostituita nell'uso parlato dal germ. frank, e che sia stata ripresa in seguito (per via dotta o come italianismo) e in tempi abbastanza recenti.
In Sergio Aprosio VOCABOLARIO LIGURE STORICO - BIBLIOGRAFICO SEC. X-XX PARTE SECONDA - VOLGARE E DIALETTO VOLUME PRIMO A - L troviamo:
franco agg. “libero, forte, valoroso”
Parte prima: Latino Volume I A - L
franchus agg. “franco, libero immune da servitù”
Se non erro nel suddetto monumentale e benemerito lavoro, non compaiono libero, libberu, liberu.
Certamente oggi prevale liberu, con qualche sopravvivenza di francu ma in passato la situazione doveva essere ben diversa.
Largu de farina e strentu de brenu.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » lun, 31 dic 2018 19:00

Grazie, Merlu, per averci fornito le fonti. Sa per caso se francu, in quest’accezione, è tuttora usato, magari da qualche parlante anziano?

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Intervento di Infarinato » lun, 31 dic 2018 22:04

u merlu rucà ha scritto:Certamente oggi prevale liberu, con qualche sopravvivenza di francu ma in passato la situazione doveva essere ben diversa.
Si notino anche i due esempi di genovese antico citati dal TLIO, s.v. «franco(1) agg./s.m», 1.4 («[c]he ha piena libertà di scelta, esente da condizionamenti»).

Interessante quanto si dice nel FEW a proposito di libre e franc (ignoro se franco sia trattato nel recente volume sui germanismi del LEI :oops:). Riporto il passo nella mia [assai approssimativa] traduzione dal tedesco (e sperando d’aver interpretato correttamente tutte le abbreviazioni).
Il [i][url=https://apps.atilf.fr/lecteurFEW/index.php/page/view]FEW[/url][/i], [i]s.v. [/i]«līber», p. 298, ha scritto:Il l[a]t[ino] LĪBER «libero» sopravvive nell’a[ntico]log[udorese] liveru «proprietario» ML Alog 15, nell’a[ntico]veron[ese] livro «libero da», nel cat[alano] lliure «libero nei suoi movimenti» (> logud[orese] liúru), oltre che in occit[ano] (sopra I), Arch 134, 313. Nella Francia settentrionale è stato sostituito da FRANK. Dal XIV secolo, e specialmente con la fine del XV secolo, l’agg[ettivo] l[a]t[ino] viene nuovamente preso in prestito (II 1) e rimpiazza molto rapidamente franc nella maggior parte delle posizioni. La diversità degli usi in cui appare libre emerge chiaramente quando si consideri il concetto opposto in ognuno di essi. Diverse «sfere della vita» hanno probabilmente preso in prestito l’agg[ettivo] indipendentemente l’una dall’altra, cosí la politica, la chiesa (probabilmente Calvino) etc.
Mi domando se qualcosa di simile non sia accaduto anche nelle varietà liguri (e nei dialetti italoromanzi in cui franco presenta[va] un uso relativamente esteso), ma qui obbligatoriamente mi taccio, ché confesso di non saperne nulla. :mrgreen:

P.S. Buon anno a tutti! :D

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Intervento di Ferdinand Bardamu » mar, 01 gen 2019 15:47

Grazie, Infarinato, e buon anno a tutti anche da parte mia. :)

Se non ho male interpretato, il FEW dice che a parte alcuni rari casi (antico logudorese, antico veronese e catalano), il latino LĪBER non ha continuatori diretti. Sbaglio?

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Intervento di Infarinato » mar, 01 gen 2019 15:58

Ferdinand Bardamu ha scritto:Se non ho male interpretato, il FEW dice che a parte alcuni rari casi (antico logudorese, antico veronese e catalano), il latino LĪBER non ha continuatori diretti. Sbaglio?
No, non sbagli, e sostanzialmente la stessa cosa dice il DELI.

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Intervento di Ligure » mar, 08 gen 2019 13:14

Ferdinand Bardamu ha scritto:Grazie, Merlu, per averci fornito le fonti. Sa per caso se francu, in quest’accezione, è tuttora usato, magari da qualche parlante anziano?
Rinnovando a tutti gli auguri di Buon anno, colgo l'occasione di ringraziare lei e Infarinato anche per i preziosi riferimenti forniti, che consentono di gettare un po' di luce sulla situazione linguistica del passato.

Fin dal mio primo intervento in merito avevo chiarito apertis verbis che libberu non poteva che essere un cultismo, un italianismo, comunque si decida di definirlo.

Meravigliandomi sempre che gli studiosi - o gli appassionati - non riescano (o non accettino), prima ancora di aver consultato la relativa documentazione - non sempre disponibile, occorre dirlo, per tutte le voci dialettali - d'identificarlo come tale già a partire dalla geminazione anetimologica palesemente evidente in tutte le varietà linguistiche di tipo genovese (ma anche in altre).

Per altro, anche nelle varietà linguistiche non genovesi (e prive di geminazione), così come avvenne anche nei dialetti veneti, /-b-/ immediatamente postaccentuale non può che indicare/segnalare italianismo.

Perché l'evoluzione diretta avrebbe condotto a /-v-/ o addirittura - in dipendenza dal dialetto o dal socioletto considerati - allo zero fonico.

Quindi, a mio modesto avviso, risulterebbe metodologicamente corretto, prima ancora di consultare riferimenti documentali o formulare ipotesi ideologiche - purché siano ragionevoli - controllare il passaporto del vocabolo.

I segni caratteristici del vocabolo sono costituiti dalla presenza della geminazione anetimologica o di fonemi quali /-b-/ postaccentuale, che non si poteva più riscontrare negl'inventari fonematici dialettali a motivo dell'intervenuta lenizione. Ciò anche in totale assenza di documentazione storica in merito. La fonetica e la fonologia parlano! Certo, se nessuno le ascolta ...

Inoltre, la voce franco, proveniente dal francone, se s'intende ampliare il discorso anche in ambito semantico, non può, ovviamente, essere considerata di derivazione diretta in Liguria. Né può, evidentemente, esistere certezza di un prestito diretto dalla lingua francone ai dialetti liguri.

Mentre parrebbe più ragionevole e prudente ritenere l'aggettivo franco, per l'epoca in cui può essere penetrato nei dialetti liguri, termine proveniente dagli aspetti di lingua più colti o, quanto meno, più sensibili al momento storico e alla cultura del tempo. Quindi, risulta logico il fatto che esso sia stato incluso nelle parlate dialettali con un ambito semantico assolutamente non lontano da quello riscontrabile in tutti gli altri dialetti italiani e, chiaramente, anche nell'italiano stesso.

Tutto ciò esposto, rimane da rispondere alla domanda puntuale da lei formulata.

1) No. Non esistono - e da moltissimi secoli - in tutta la Liguria parlanti anziani che usino franco quale sinonimo di libero!

Esattamente come in tutta la Liguria le voci dialettali che rappresentano il sostantivo collegato a franco (in italiano franchigia e franchezza) altri significati non hanno se non quelli corrispondenti alle voci italiane riferite e in nessun dialetto della Regione si può confondere la franchezza del tratto o la franchigia dall'imposta col concetto - assai più ampio - di libertà. Né mai alcun dialettofono - per quanto dotato di scarse competenze lessicali - lo farebbe.

L'episodio del Balilla che, il 5 dicembre del 1746, incitò i propri concittadini a liberarsi dalla presenza delle truppe austriache occupanti, determinò la pubblicazione di una serie innumerevole di componimenti poetici celebrativi in lingua locale dedicati all'evento storico. In cui si possono già riscontrare le condizioni linguistiche attuali, consolidate già da diversi secoli come si può desumere da quanto segue. In essi, ogni tre o quattro versi, compaiono l'equivalente di libertà - libbertæ /ˌlibber'tɛ:/ - o gli aggettivi libbera/-u. O gli equivalenti del fatidico sostantivo "liberazione" o del verbo "liberare". Non si riscontrano mai occorrenze di franco né di aggettivi da esso derivati. Mai! Mentre tutta l'esaltazione della Repubblica aristocratica locale, a partire dai testi del sec. XIV/XV (in poesia e in prosa), sfoggia e utilizza abbondantemente e costantemente il sostantivo libbertæ e gli aggettivi libbera/-u. Mai franca/-u!

Inoltre, si può aggiungere sinteticamente quanto segue:

2) Non esiste assolutamente alcun differenziale semantico relativo all'aggettivo franco tra il Ponente, il Levante e il Centro (Genovesato) della regione ligure. In tutte le aree geografiche e in tutti i tipi di dialetti (più o meno arcaici) il significato coincide.

E non implica il valore di libero se non nelle accezioni (per altro, ormai, stereotipate) relative al concetto di esenzione.

3) A Sanremo l'aggettivo liberu, nell'espressione dei dialettofoni - anziani e meno anziani -, possiede lo stesso identico significato che vale sulla bocca dei dialettofoni del Centro urbano di Genova. Il fatto che si ritrovi libero come spiegazione su un lessico locale denota solamente lo stile non approfondito della trattazione della voce. Anche alcuni lessici genovesi dopo aver segnalato "sincero, sicuro, spigliato ... " e aver proposto esempi adeguati, inseriscono libero, ma chiariscono che l'accezione è quella di esente e gli esempi - per altro, stereotipi - lo dimostrano inequivocabilmente.

Quindi, se s'intendesse concludere che a Sanremo, in dialetto, nel Ponente ligure, l'equivalente di franco possa essere sinonimo di libero, l'informazione risulterebbe palesemente falsa e destituita di qualsiasi fondamento.

Anche a Sanremo (come, per altro, in tutto il resto della Liguria) il calendario segna l'anno di grazia 2019 - e non il sec. XIII o epoche a esso precedenti -!

4) L'Aprosio ha utilizzato nella sua opera (monumentale e, per altro, tutt'altro che indenne da pecche) soltanto una modesta porzione delle schede lessicografiche da lui predisposte negli anni. Altrimenti - a motivo dell'ingestibilità editoriale delle dimensioni del testo - nessuno gliel'avrebbe mai stampata. Ormai, l'Aprosio è defunto e dubito seriamente, se anche avesse predisposto una scheda lessicografica relativa all'aggettivo libberu, che possa esistere un erede intellettuale interessato a riprendere e pubblicare quanto permane inedito. Neppure nelle enciclopedie - o nei libri scientifici - si trova tutto o tutte le verità.

Per altro, esistono verità non pubblicate, ma indiscutibili.

Esattamente come esistono verità linguistiche indubitabili.

Tutto sta a saperle comprendere, accettare ed esporre con attendibilità cristallina.

P.S.: diffondere l'informazione che possano esistere luoghi in Liguria in cui franco possa essere sinonimo dialettale di libero non costituisce soltanto una falsità linguistica, ma anche un palese errore di tipo storico. Fin dall'epoca della riforma politica dovuta ad Andrea Doria - anno 1528 - tutta la pubblicistica redatta in dialetto distingue costantemente tra il concetto di "franchigia" relativo all'esenzione fiscale - una merce può essere franca (o meno) relativamente, ad es., ai dazi della dogana portuale, ma non una persona -. Le persone sono, relativamente alla loro condizione, libere - ad es., i cittadini della Repubblica - o si hanno gli schiavi - ad es., pirati barbareschi catturati e adibiti al remo -. Questa dialettica s'è mantenuta - nel dialetto locale, come negli altri dialetti italiani e come nella lingua - fino ai nostri giorni. Osservata da allora da tutti i dialettofoni liguri. Emergendo palesemente nelle opere scritte in dialetto in occasione delle vicende della difesa della libertà rispetto alle potenze confinanti, alla dialettica tra la libertà degli aristocratici devoti e la libertà propugnata dai seguaci dei francesi laici fino a giungere alle testimonianze del conflitto tra le affermazioni del movimento fascista e le parole dei partigiani - entrambe consegnate alla musica e alla Storia -. La voce franchigia venne, invece, esclusivamente riservata al dibattito economico sui prodotti e le merci. Mentre la franchezza permase (ed è tuttora) una caratteristica del tratto personale, ben distinta dal concetto inerente la libertà, spesso, nel corso della Storia, riacquistata a prezzo del sangue.

Infatti, relativamente alla franchezza di tipo personale, non si richiede il sacrificio del sangue e le persone sono state sempre state sorrette dal rispetto dovuto agli altri e dalle capacità individuali d'introspezione.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » mar, 08 gen 2019 16:33

Molto interessante e, direi, definitivo.

Cogliendo, un po' pretestuosamente, la palla al balzo, solleverei un'altra questione, su un altro franco.

Sono sicuro di aver udito con queste orecchie, anni fa, dei dialettofoni savonesi che si riferivano alla valuta corrente (all'epoca, la lira) adoperando la parola franco. Parlando di un prodotto che costava, tanto per dire, quindicimila lire, dicevano che il suo prezzo era di quindicimila franchi (evito a me e a voi l'imbarazzo di una mia "puntuale" trascrizione del dialetto... :roll: ).
Le domande che mi faccio sono due.
La prima riguarda l'origine: donde arriva questo franco? Se ci si può fidare di questa pagina sulla monetazione genovese, risulta che una moneta chiamata franc[o] fu battuta a Genova per un periodo molto limitato (1805 - 1814). È possibile che abbia lasciato un segno tanto profondo nella lingua? A tal punto che, colloquialmente, avrebbe addirittura soppiantato la lira (italiana), a dispetto del fatto che a Genova per secoli è stata in uso (materiale e, presumo, linguistico) un'altra lira?
La seconda domanda riguarda l'attualità. Visto che in quest'uso colloquiale il franco "immaginario" valeva una lira (era, insomma, il traducente dialettale per la "valuta corrente", alla faccia degli scrupoli numismatici), mi chiedo se quest'abitudine sia sopravvissuta al tramonto della lira, e quindi se oggi qualche dialettofono genuino dica disinvoltamente «dieci franchi» per «dieci euro».
Anche se temo che, per procedere correttamente, bisognerebbe prima verificare quanti, fra coloro che vent'anni fa dicevano «ventimila franchi [lire]», oggi siano ancora in vita... :(
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