Ancora su «bumerango»

Spazio di discussione su prestiti e forestierismi

Moderatore: Cruscanti

Intervieni
Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 10251
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Ancora su «bumerango»

Intervento di Marco1971 »

Scrive il Diccionario Panhispánico de Dudas (rosso mio):
búmeran o bumerán. La voz inglesa boomerang (‘arma arrojadiza que, cuando no da en el blanco, vuelve al punto de partida’) se ha incorporado al español con dos acentuaciones, ambas válidas. En varios países americanos, como la Argentina, México o el Ecuador, se conserva la pronunciación esdrújula etimológica, que debe representarse en español con la grafía búmeran: «La brillante maniobra [...] se está transformando en un búmeran» (Wornat Menem-Bolocco [Arg. 2001]); en cambio, en España y otras partes de América es más frecuente la pronunciación aguda que refleja la grafía bumerán: «El objeto era demasiado pesado y tenía una forma demasiado atípica para ser un bumerán» (Vanguardia [Esp.] 16.2.95). No debe usarse la forma híbrida bumerang, que no es ni inglesa ni española. La forma esdrújula es invariable en plural: los búmeran; el plural de la forma aguda es bumeranes (→ PLURAL, 1g).
E il Dizionario Panitaliano dei Dubbi chi lo scriverà?
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Avatara utente
Marco1971
Moderatore
Interventi: 10251
Iscritto in data: gio, 04 nov 2004 12:37

Intervento di Marco1971 »

Proseguo (con o senza permesso :D). In italiano esistono 32 parole uscenti in –ango, di cui 6 (o 5, escludendo la variante di orango) in –rango: charango, condurango, glifocrango, orango, rango, urango. Non vedo quindi in che modo l’italianizzazione bumerango possa stridere, visto che s’inserisce in una nutrita serie. Le remore vanno attribuite, pare, alla paura irrazionale della novità indigena, mentre timor non incute la novità forestiera.
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.
Intervieni

Chi c’è in linea

Utenti presenti in questa sezione: Nessuno e 0 ospiti