Intervista a Tullio De Mauro

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Decimo
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Intervista a Tullio De Mauro

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Articolo di Alessandra Baduel su la Repubblica di oggi:

“Restare aggrappati alla nostra lingua ci fa perdere milioni”

Italia perde ogni anno molto di più di quel mezzo milione che costa la cabina dell’interprete: ci rimette in risorse che potrebbero arrivare se i nostri rappresentanti parlassero l’inglese e il francese. È l’opinione del linguista Tullio De Mauro.
Professore, c’è chi sostiene che l’uso dell’italiano negli organismi europei vada difeso.
«Per me, sarebbe semplice: gli italiani, e in particolare le nostre delegazioni politiche all’estero, dovrebbero studiare le lingue. Cosa che, per motivi misteriosi, nel nostro Paese riteniamo inutile fare, anche se ci rimettiamo economicamente».
I costi degli interpreti in effetti sono alti.
«Ma non sono nulla a fronte di tutto ciò che non riusciamo a farci dare come contributi europei per l’Italia. Saper trattare in più lingue in riunioni e commissioni di varia natura, porterebbe soldi, che invece vengono regolarmente dirottati verso Grecia e Spagna. Spagnoli e greci sanno le lingue e le sanno usare: trattano e ottengono».
Il lessico inglesizzante che ci ha invasi, come mai non aiuta a padroneggiare almeno quella lingua?
«In realtà i nostri inglesismi sono inferiori agli italianismi dei britannici, ma comunque il problema è il nostro analfabetismo. Abbiamo pochi diplomati alle superiori, nel confronto internazionale. E c’è il modo d’insegnare le lingue: anni di studio, ma senza mai un periodo di applicazione intensiva. Quindi non arriviamo a padroneggiare la lingua studiata».
Un suggerimento per i nostri politici? Qualche corso intensivo d’inglese e francese?
«Sono davvero molte le cose che non studiano e non sanno. La lingua, non è la più grave».
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Non so se sia il caso di paragonare la quantità di forestierismi d'inglese e italiano. L'inglese ha una grammatica e una morfologia molto piú semplici rispetto all'italiano e questo è uno dei motivi che, a mio avviso, rendono per questa lingua piú facile accettare prestiti da altre lingue.

Sono d'accordo sul fatto che si dovrebbero studiare meglio le lingue straniere. Questo non favorirebbe soltanto gli affari, ma, in un'ottica meno mercantile e piú culturale, forse permetterebbe di arginare l'invasione dei prestiti inglesi. Se si conosce il significato di un'espressione straniera, si sa come tradurla.
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