Nell’uso proprio pare essere un semplice calco dell’inglese exfiltration. Non sono però del tutto sicuro dell’accezione giornalistica; un esempio dal quotidiano La Repubblica di oggi (p. 2):
Interrogati i funzionari Giorgia Iafrate e Pietro Ostuni, i due poliziotti del commissariato Monforte che notarono le anomalie, Nicole Minetti e Michelle Coinceção, che esfiltrarono Ruby da via Fatebenefratelli, non è che ci sia molto di piú.
Vale «far uscire di soppiatto», «fare sfuggire» o un piú neutro «prelevare»?
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
Da una ricerca sul sito del quotidiano, ricavo che l’iniziatore dell’uso è Giuseppe D’Avanzo, che ha praticamente cristallizzato la formula —in almeno tre articoli— esfiltrare Ruby dalla questura (imitato poi da Colaprico nel passo che ho segnalato).
P.S. Google Libri soccorre: «dissequestrare» parrebbe essere il sinonimo piú acconcio.
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
Nel caso in questione – quel della ‘nipote di Mubarak’ – «far uscire di soppiatto», «far fuggire» mi pare il sinonimo migliore.
Il Treccani in linea lemmatizza il nomen actionis ‘esfiltrazione’ nell’Osservatorio della lingua italiana (dunque fra i neologismi), riportando un passo del Corriere della Sera datato 21 ottobre 2004 (epperò anteriore alla vicenda di Ruby):
La cosiddetta Gladio Rossa. Un nucleo creato per l'"esfiltrazione" (la fuga, ndr) dei dirigenti comunisti in caso di colpo di Stato militare in Italia.
Si tratta d’una parola del gergo dei servizi segreti (un campo che, da cronista investigativo, D’Avanzo conosce bene) che crea un alone di sospetto sull’operazione dell’affido precipitoso della ragazzina.
Gentile Carlo, in dubbio è l’uso figurato di esfiltrare in relazione alla vicenda summenzionata, non quello proprio.
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
Giusta osservazione
Ma perché non tenersi al buon vecchio far uscire di soppiatto? Oppure contrabbandare? Esfiltrazione mi sa di burocratese e/o giuridichese. Aiuto!!!!!! Orrore!!!!!
Ho rivolto la domanda direttamente a Piero Colaprico, che ha risposto (pubblico, per gentile concessione del cronista):
Il termine è stato usato per la prima volta in Italia quando sono state rese note le procedure delle rete Gladio o stay-behind: prevedeva attacchi ed esfiltrazione di persone, cioè fare uscire dall’Italia – per portarli in luogo sicuro – personalità varie, utili, nemiche dei nemici (allora i sovietici).
Insomma, abbiamo da intendere «far uscire per portare al sicuro».
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
Se prendiamo per buona la definizione del Wikizionario, il cui controllo e le cui fonti non sono note, esfiltrazione (da cui esfiltrare è derivato) è, come dicevo sopra, il «termine utilizzato in gergo dai servizi segreti per indicare l'allontanamento di un agente dal luogo in cui opera».
Per il verbo exfiltrate, Dictionary.com dà la seguente definizione: «to withdraw troops surreptitiously, esp. from a dangerous position [ritirare le truppe di soppiatto, spec. da una posizione di pericolo]».
Ora, l’uso che di esfiltrare fa D’Avanzo può essere o un vezzo (o una peculiarità) della sua prosa per solito un po’ curialesca, – una specie d’automatismo, dunque, dovuto alla consuetudine con l’ambiente delle ‘barbe finte’ – oppure una scelta consapevole e rispondente a un preciso scopo espressivo.
Sta di fatto che, dal contesto (che non riporto per evitare l’accusa di divagazione indebita) e dalla risposta che Colaprico ha dato a Decimo, il significato piú acconcio sembra essere ‘far uscire di soppiatto per portare al sicuro (in questo caso, da domande indiscrete)’, quantunque, evidentemente, l’estensione del termine al di fuori del lessico militare e spionistico sia insolita. La clandestinità dell’azione è, tuttavia, un requisito necessario del significato della parola.
Ringrazio Ferdinand per l’intervento puntuale. Poiché D’Avanzo ha preferito che non pubblicassi la sua risposta (peraltro precisa) sull’uso figurato che ha inteso attribuire al verbo, mi limito a rettificare quanto avevo desunto dalla mia ricerca sul sito del quotidiano: in questo contesto, esfiltrare appare per la prima volta in un articolo a quattro mani (Colaprico e D’Avanzo, per l’appunto) del 28 ottobre, sicché la paternità va riconosciuta a entrambi.
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.
Si può escludere: anche diversi testi di Google Libri ne confermano l’origine gergale-militare (con ogni probabilità per calco dall’inglese).
P.S. Mi sono permesso d’insistere, e D’Avanzo —con squisita creanza— mi ha permesso di ripotare le sue parole: «B. aveva l'urgenza di allontanare dal territorio nemico (la questura) un suo agente (Ruby) che, se catturato, poteva parlare».
V’ha grand’uopo, a dirlavi con ischiettezza, di restaurar l’Erario nostro, già per somma inopia o sia di voci scelte dal buon Secolo, o sia d’altre voci di novello trovato.