Carnby ha scritto:Però nei decenni passati s'italianizzavano solo i nomi di persona, i cognomi venivano quasi sempre lasciati stare nella forma originaria
Mi pare però che questa regola non sia stata applicata a Francesco Bacone e Tommaso Moro.
Modesta aggiunta a proposito dei nomi regali. Italianizzarli (salvo casi di eccessiva difficoltà: Håkon di Norvegia) è stata la norma indiscussa fino a ieri, ma comincia a dare segni di cedimento. La queen è stata sempre Elisabetta, come il consorte Filippo, ma la sorella sempre Margaret, mai Margherita. Il film di Visconti ha diffuso Ludwig per quello che prima era per tutti Ludovico II di Baviera, come il suo avo medievale. Il nome del re di Spagna, quello che portiamo in tasca nelle nostre monete da un euro, non viene certo italianizzato in Giancarlo, che si presenta ovvio, ma che molti troverebbero comico. Tornando alla corte di San Giacomo, il principe di Galles resta saldamente Carlo, ma i figli sono per tutti Henry e William. In questa evoluzione altri paesi ci hanno preceduto, come la Germania. La «Frankfurter Allgemeine», ripubblicando qualche tempo fa dei propri testi che risalivano agli anni Cinquanta, segnalava come cosa un po’ buffa il fatto che il principe Charles vi apparisse come Karl.
«Giovanni il Terribile» è davvero eccellente, non ci avevo pensato. L’incoerenza è dovuta forse al fatto che Iván (mi raccomando l’accento!) è tanto caratteristicamente russo che sembrava di rovinarlo traducendolo, mentre altrettanto non si può dire per Piëtr.
Questo di sette è il piú gradito giorno, pien di speme e di gioia: diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Beh, sì, come Maicol e Daiana... cioè, a questo punto mi viene da chiedere cosa si debba considerare come "nome italiano". Da noi esiste - ma non chiedetemi se c'è il santo corrispondente - Ivano; nel russo, Ivàn (come giustamente viene sottolineato, e analogamente a Barìs e a Maskvà) corrisponde al personaggio cristiano che noi indichiamo come "Giovanni". Non so se poi si possano considerare equivalenti, cioè se gli "Ivani" si sentono "Giovanni" o si considerano con un nome a sé stante.
Il nome Ivano in italiano è in parte derivato dallo slavo Ivan (russo e altre lingue) e in parte dal bretone Yves (francese Yvain) cfr. De Felice, Dizionario dei nomi italiani.
Ferdinand Bardamu ha scritto:Non credo sia un caso che Verdone abbia scelto i nomi di Ivano e Jessica per la coppia coatta di Viaggi di nozze.
Ne approfitto per dire che trovo che ci sia una crudele ironia nel fatto che un nome dagli illustri natali come Jessica (coniato da Shakespeare nel Mercante di Venezia, o almeno lì attestato per la prima volta) sia diventato uno degli emblemi della "burinaggine".
Scusate il fuori tema.
Animo Grato ha scritto:Ne approfitto per dire che trovo che ci sia una crudele ironia nel fatto che un nome dagli illustri natali come Jessica (coniato da Shakespeare nel Mercante di Venezia, o almeno lì attestato per la prima volta) sia diventato uno degli emblemi della "burinaggine".
Scusate il fuori tema.
Ha ragione. Purtroppo è entrato da noi attraverso l’influenza del mondo dello spettacolo statunitense, donde il successo del nome in alcuni ambienti. Hai voglia, oggi, a dire
— Le abbiamo messo nome Gessica, come la figlia di Shylock nel Mercante di Venezia.
— Ah, io me penzavo che era Ggessica come Ggessica Arba.
Nomi sfortunati: con Jessica fa il paio Sabrina («a Sabbrí, se vedemo!»), che sarebbe la ninfa eponima del fiume gallese Severn, celebrata dalla mitologia locale e nientemeno che da John Milton, che in Momus ha raccolto l’elegante latinizzazione, di perfetto gusto umanistico. Per completare la piccola collezione, qualche biblista o semitista potrebbe dirci qualcosa su Deborah.
Manutio ha scritto:Per completare la piccola collezione, qualche biblista o semitista potrebbe dirci qualcosa su Deborah.
Se vi basta il De Felice eccovi accontentati.
Emidio De Felice ha scritto:Dèbora F. VARIANTIDèborah. Accentrato per più della metà in Emilia-Romagna e in Toscana e per il resto disperso nel Nord, è un nome in parte israelitico e in parte protestante e straniero, ma anche, soprattutto nella forma italianizzata Debora, di moda, affermatosi con vari film di successo del 2º dopoguerra interpretati dall'attrice scozzese Deborah Kerr, prodotti in Inghilterra e poi negli Stati Uniti tra il 1940 e il 1955. Alla base è il nome ebraico Debōrāh, adattato in greco come Debbôra o Debórra e in latino come Débora, propriamente 'ape', della profetessa dell'Antico Testamento che sollevò gli Ebrei contro la dominazione di Iabin, re di Asor.
Invece Samant(h)a ha origini più «dubbie».
Emidio De Felice ha scritto:Samantha F. È un recente nome di moda affermatosi dagli anni '70 per la protagonista della serie televisiva statunitense «Bewitched» (propriamente 'stregato, stegata', da witch, 'strega'), di largo ascolto anche in Italia nella versione intitolata appunto «Samantha», in cui Samantha è la più giovane delle due streghe che, per amore, rinuncia alle sue capacità stregonesche. Il nome inglese Samantha, di vaga impronta ebraica, è documentato negli Stati Uniti dalla fine del Settecento, e nel 1880 appare come nome di una strega.
...ma anche Samantah, e Deborah, nonché Debhora e Dhebora... tutti saltati fuori facendo l'appello degli studenti dei laboratori di primo anno !
cosi come Sara + h... tutte studentesse a cui rinunciavo a mettere la h, tanto ogni volta sbagliavo il posto!!!!