«Web-democrazia»

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Ferdinand Bardamu
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«Web-democrazia»

Intervento di Ferdinand Bardamu »

Sull’onda dell’inatteso risultato del Movimento 5 Stelle, si moltiplicano sui media le analisi sul rapporto fra la Rete e la politica. A questo riguardo, l’ultimo neologismo coniato dai giornali è web-democrazia; a dir vero, la parola è attestata già nel 2009 nell’archivio della Repubblica, ma pare proprio che, dato il mutato quadro politico, in futuro i mezzi d’informazione ne faranno un uso meno sporadico e occasionale.

La parola mi lascia perplesso per l’uso di web- come prefissoide (tralasciando lo sgradevole incontro di e [d]). Propongo di sostituirlo con ciber-, che gode d’una certa fortuna, pur soccombendo spesso allo spurio cyber- (pronunciato, ovviamente, sàiber-).

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato »

E che ne direbbe di retecrazia (sul modello del già esistente telecrazia - o videocrazia)? Certo, analizzando la parola il suo significato sarebbe semplicemente "governo della rete" e non "democrazia nata in (o 'influenzata dalla') rete", ma è pur vero che spesso in questo tipo di neologismi gli elementi usati si limitano a suggerire i concetti chiave, senza essere troppo rigorosi.

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama »

Web-democrazia è pessimo, ma sinceramente io leggo/sento molto piú spesso democrazia del web; anche se, ovviamente, sarebbe meglio la [presunta :D] democrazia della/in Rete.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Uhm, retecrazia mi sembrerebbe forviante, perché, come videocrazia e telecrazia, sottenderebbe un’accezione negativa o polemica che web-democrazia (apparentemente) non ha: eliminando demo-, piú che un governo, avremmo un potere (o dominio) della Rete, ché -crazía, di per sé, non è usato per significare democrazia.

Non volendo ricorrere a perifrasi come democrazia della Rete o democrazia internettiana e sim., non saprei trovare nulla di meglio del prefissoide ciber- per esprimere, in termini neutri, la novità di questa (presunta, appunto ;)) partecipazione democratica.

Souchou, a me è capitato non solo di leggere web-democrazia, ma anche di sentirlo un paio di volte in tivvú e in radio.

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SinoItaliano
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Intervento di SinoItaliano »

Democrazia 2.0 :D
Questo di sette è il piú gradito giorno, pien di speme e di gioia: diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno.

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato »

SinoItaliano ha scritto:Democrazia 2.0 :D
Mi ha bruciato sul tempo!
Ferdinand Bardamu ha scritto:non saprei trovare nulla di meglio del prefissoide ciber- per esprimere, in termini neutri, la novità di questa (presunta, appunto ;)) partecipazione democratica.
Il prefissoide ciber-, secondo me, presenta alcuni svantaggi:
1) dà origine, in questo caso, a una parola eccessivamente lunga (ciberdemocrazia);
2) è troppo simile a cyber-, e credo che questo porterebbe facilmente a una pronuncia indesiderata (saiberdemocrazia);
3) è un po' antiquato: andava di moda quando William Gibson pubblicava Neuromante (era tutto un fiorire di ciberspazio e affini), ma è rimasto legato a quell'ambito fantascientifico. In altre parole, quando la rete era ancora più immaginata che "reale", era ciberspazio; quando internet è diventata una faccenda quotidiana, è stato semplicemente "il web" (o, preferibilmente, "la rete"). Ciberspazio e derivati mi ricordano l'ingenuità, a posteriori un po' patetica, di vecchi film come Fahrenheit 451: automobili dalle linee chiaramente anni '60, ma con le lucine perché "nel 2000 le macchine voleranno".

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Democrazia 2.0 è una buona soluzione e non inusitata. A mio parere, però, ha lo svantaggio d’essere un po’ «secchiona», forse; insomma, dà l’impressione d’essere «tecnica» e non immediatamente trasparente per tutti.

Concordo in parte con il sapore, per cosí dire, polveroso di ciber- e col rischio che molti leggano comunque sàiber-; tuttavia, come italianizzazione cyber- ha goduto e gode d’una discreta produttività.

Poi, ciberdemocrazia è certamente lungo, ma non mal formato, qual è web-democrazia; e d’altro canto, possiamo immaginare altri composti di democrazia: iperdemocrazia, turbodemocrazia, oligodemocrazia, gerontodemocrazia, ecc.

Tirando le somme, abbiamo tre alternative a un mostriciattolo come web-democrazia: democrazia 2.0, ciberdemocrazia, democrazia in/della Rete. E che ne dite di democrazia virtuale? Un po’ equivoco — se è virtuale, la democrazia non c’è, si potrebbe pensare — ma, nell’accezione informatica, virtuale potrebbe fornire un’altra possibilità.

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igrino
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Intervento di igrino »

Tanto per dire la mia: a me il termine retecrazia suggerito da Animo Grato non dispiace e non vi avverto nessuna sfumatura negativa...

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama »

Certo, ma sarebbe ben poco trasparente: per quale motivo bisognerebbe interpretarlo come «la democrazia della Rete» anziché come «il potere della Rete»? :)

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igrino
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Intervento di igrino »

Sempre secondo la mia non qualificata opinione: mi rendo conto che l'etimologia di retecrazia sarebbe fuorviante ma il contesto d'uso ne chiarirebbe comunque il senso. Tipo “Grillo e il suo uso della retecrazia per la scelta del candidato al Quirinale”

Più in generale credo che, se si vuole proporre alternative che abbiano realmente la possibilità d'imporsi sul fratellastro inglese (e non solo), si debbano accettare dei compromessi fra orecchiabilità e correttezza etimologica: se la nuova parola otterrà il successo sperato, sarà allora l'uso quotidiano a smussarne i significati semantici che, al momento, la rendono poco digeribile agli stomaci degli esperti d'italiano.

In altra parole preferisco un approccio pratico, piuttosto che teorico, al problema di individuare termini italiani che rimpiazzino i forestierismi: valutando un termine mi pongo la domanda “potrebbe questa parola essere accettata in sostituzione del forestierismo?” piuttosto che “quale sarebbe (in teoria) il traducente formalmente più corretto?”. Quando queste due domande portano alla stessa risposta siamo tutti contenti ma quando si dovesse scegliere io opterei per la prima. Preferisco un termine non correttissimo che un forestierismo perché poi, il suo uso quotidiano, ne giustificherà l'abuso linguistico...

Scusatemi la divagazione: suppongo che questo problema sia già stato affrontato in qualche altro filone con argomentazioni molto più complete, esatte e interessanti delle mie...

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SinoItaliano
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Intervento di SinoItaliano »

Ma il suffisso -crazia vuole necessariamente una prima parte che finisce per -o? O è solo un caso che la maggior parte dei composti abbiano -ocrazia?
Questo di sette è il piú gradito giorno, pien di speme e di gioia: diman tristezza e noia recheran l'ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno.

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Marco1971
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Intervento di Marco1971 »

Ho trovato omnicrazia/onnicrazia, pancrazia e telecrazia. :)
Ma quella lingua si chiama d’una patria, la quale convertisce i vocaboli ch’ella ha accattati da altri nell’uso suo, et è sí potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu »

Come ha ribadito Souchou, il suffisso -crazía non rimanda alla democrazia, ma al potere (dispotico, assoluto, in senso proprio o con una connotazione polemica): es. teocrazia, telecrazia, ecc. Cosí, retecrazia farebbe pensare piú al potere soverchiante d’Internet che alla democrazia fondata sull’uso della Rete.

Giusto per aggiungere un altro traducente, ho letto anche democrazia elettronica; non mi sembra però altrettanto preciso che gli altri.

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