«Morbus anglicus»

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Souchou-sama
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Intervento di Souchou-sama » ven, 09 ago 2013 15:29

Tornando a spring roll, nell’italiano della signora udita da domna charola la pronuncia (neutra) dovrebb’essere [sˈpriŋː-ɡɾσl]. In inglese (britannico neutro), invece, sarebbe [ˌspɻɩŋ-ˈɻσ̈ˑɷɫ]. A voi il piacere di trovare tutte le differenze. :)

PS: Per domna charola, che se non conosce l’IPA ufficiale avrà ancor meno dimestichezza col canIPA, riporto anche le trascrizioni in uffIPA: [sˈpriŋː.ɡɾɔ̝l] vs. [ˌspɹɪŋ.ˈɹɔ̝̈ˑʊɫ].

Carnby
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Intervento di Carnby » ven, 09 ago 2013 18:24

E che ne dite di playa brasiliana? :shock: Per fortuna pare che per il momento sia solo un occasionalismo.

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Manutio
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Intervento di Manutio » sab, 10 ago 2013 9:31

Lo sproposito di playa per praia sarà certo occasionale. (Ma che bisogno c’era della parola esotica? Una praia è davvero qualcosa di diverso da una spiaggia?) Purtroppo non è occasionale l’ignoranza del fatto che un bel po’ di America latina parla portoghese e non spagnolo. E non è occasionale il ‘/xo′se:/ Barroso’ dei telegiornali.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » sab, 10 ago 2013 10:29

Manutio ha scritto:E non è occasionale il ‘/xo′se:/ Barroso’ dei telegiornali.
Per non parlare poi di /ˈvladimir/ Putin!

Per il nome di battesimo di Barroso, a me pare di sentire piú spesso qualcosa come /ʒoˈzɛ/, che è piú vicino alla pronuncia portoghese e, per un italiano, è anche piú semplice da dire. Ma ho sentito anche una versione semplificata della pronuncia spagnola, con una specie di colpo di glottide (/ʔoˈzɛ/) o addirittura /oˈzɛ/ (i cultori di fonetica e fonología mi correggano pure).

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Animo Grato
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Intervento di Animo Grato » sab, 10 ago 2013 11:45

Il primo segnale di una - seppur marginale - controtendenza? Riporto uno stralcio dall'intervista che il sito di Tiscali ha fatto ad Enrico Rava in occasione dell'uscita di un suo libro d'impianto autobiografico (Incontri con musicisti straordinari):
[Il titolo] non l’ho scelto io e [...] anzi mi sono opposto con tutte le mie forze. Per me il libro avrebbe dovuto chiamarsi Easy living, da un pezzo di Billie Holiday ma anche dal titolo di un mio disco. Ma gli esperti della casa editrice sostengono che i titoli in inglese non vadano bene.
Buffo, no? Una volta tanto che il titolo in inglese sarebbe stato del tutto giustificato, l'hanno bocciato... Forse il vero problema non è il morbus anglicus, ma l'irragionevolezza.
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

ThanhLax
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Intervento di ThanhLax » mar, 25 mar 2014 11:42

Marco1971 ha scritto:
incarcato ha scritto:Per airglow la faccenda è meno semplice del previsto: questo è infatti un termine usato a livello internazionale in àmbito geofisico per indicare la luminosità (rilevante solo per la luminosità — scusate il bisticcio — globale del cielo notturno) prodotta dai gas atmosferici. L'airglow fa parte d'una pletora di sei o sette altri fenomeni che servono a valutare la luminosità naturale del cielo notturno.

Per pura accademia, io suggerirei il termine nigrèdo, sulla scia del suo «foto-antonimo» albèdo. :wink:

Ma se l’airglow suggerisce di per sé la luminosità (glow: luce [diffusa], bagliore, luminosità, ecc.), oltreché per il suo significato («luminosità [...] nell’atmosfera alta...»), non capisco nigrèdo, che rimanda al nero, al buio, alla notte. D’altra parte, il significato, in fisica, di albèdo è «rapporto tra la quantità di
energia riflessa da una superficie sferica e la quantità totale che l’ha colpita» (GRADIT). Non vedo il nesso... :
roll:
Penso che abbiate condiviso formula luminosità corretta .. Ho lavorato su simile tipo di progetto e cercherò di raccogliere qualche informazione in più ..

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Manutio
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Intervento di Manutio » mar, 29 apr 2014 11:52

Un fatterello che non voglio tacere ai confratelli del forum; può far ridere ma è anche desolante. Qualcuno mi offre da leggere un libro di archeologia, non opera di qualche improvvisato divulgatore, si badi, ma pubblicazione di un gruppo di importanti reperti, destinato alla gente del mestiere, pur se in grado di interessare anche il lettore comune. Leggo e mi imbatto nella menzione di statue collocate nel «basamento esterno» del Partenone. Dapprima resto fortemente perplesso, poi mi si fa luce, anche se sul momento non riesco a crederci: all’origine di questa preziosità c’è l’eastern pediment della fonte inglese. La contigua fotografia toglie ogni dubbio, rappresentando due statue di dèi che proprio nel frontone orientale del Partenone erano collocate. Eastern è evidentemente ‘esterno’, e pediment ricorda ‘pedana’ o ‘piedistallo’, quindi sarà il basamento del tempio. Nota bene: il libro è firmato da ben venticinque autori, che hanno collaborato ai singoli capitoli, sicché quella pagina, in manoscritto o in bozze, è passata certamente sotto diverse paia di occhi. Qui parliamo di morbus anglicus, ma l’espressione andrà intesa qualche volta come ‘ignoranza dell’inglese’.
PS. Se qualcuno fosse incredulo (e lo giustificherei), sono pronto a trasmettergli, via messaggio privato, i dati bibliografici e l’indicazione della pagina.

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Ferdinand Bardamu
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Intervento di Ferdinand Bardamu » ven, 02 mag 2014 8:00

Manutio ha scritto:Qui parliamo di morbus anglicus, ma l’espressione andrà intesa qualche volta come ‘ignoranza dell’inglese’.
Magari fosse solo ignoranza dell’inglese! Nel suo aneddoto gli autori dimostrano di non sapere nemmeno com’è fatto il Partenone. Oppure elevano la sciatteria a metodo di lavoro. Nell’uno o nell’altro caso non ne escono bene.

ippogrifo
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Intervento di ippogrifo » ven, 02 mag 2014 14:00

Manutio ha scritto:Eastern è evidentemente ‘esterno’, e pediment ricorda ‘pedana’ o ‘piedistallo’, quindi sarà il basamento del tempio.
"Pediment" potrebbe anche essere considerato un termine "difficile" - anche se non si può, oggettivamente, ritenerlo tale per esperti della materia -, ma "eastern" tradotto con "esterno" è quasi peggio.

Gli esperti "non possono" non sapere che i templi dell'antichità venivano edificati secondo specifici criteri di "orientamento" che corrispondevano a precise concettualizzazioni e simbolizzazioni religiose. E anche a esigenze cultuali consolidate dalla tradizione. In seguito, anche le chiese cristiane - almeno, fino a epoche storicamente recenti - vennero costruite "orientate" - non in modo casuale -. E non si può neppure ritenere totalmente casuale il fatto che si disponga del sostantivo "orientamento", ma non di "occidentamento". Anche se - sotto un profilo meramente geometrico - si tratterebbe soltanto del verso opposto di percorrenza della stessa retta che unisce i due punti cardinali.

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Manutio
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Intervento di Manutio » sab, 03 mag 2014 10:43

Visto che il basamento esterno del Partenone ha suscitato qualche curiosità, ne voglio raccontare un’altra, perché ci togliamo ogni illusione sul mondo in cui siamo capitati. Un illustre archeologo italiano. cui sono dedicate delle vie, pubblicò all’inizio del secolo scorso un suo libro sull’antica Roma, a Londra e in inglese, che in anni recenti un editore italiano ha pensato, lodevolmente anche se con qualche ritardo, di tradurre. Chi legge, in una pagina dove si parla di una questione molto dibattuta fra gli studiosi, trova le parole dell’originale inglese rese a questo modo:

«L’inizio di questa campagna di scavo ci suggerisce che la spada avrebbe piú successo in questa materia che non tutti i nostri ragionamenti.»

Qualcuno sarà rimasto esterrefatto: le dispute scientifiche si risolvono col giudizio di Dio? L’ordalia è entrata nelle nostre facoltà? Poi, speriamo, si sarà ricordato che in inglese c’è una paroletta, spade, che sarebbe la pala, in questo caso la pala dell’archeologo scavatore. Gli Inglesi dicono to call a spade a spade, a somiglianza del nostro dire pane al pane e vino al vino, ma qui si è fatta una ben strana applicazione di questo modo proverbiale. E ce ne sarebbe ancora, da riempire pagine e pagine del forum. Il libro porta le firme di due traduttori, e c’è da immaginare che secondo il buon metodo ognuno dei due abbia rivisto il lavoro dell’altro. Per evitare simili strafalcioni non dovrebbe servire né troppo inglese né troppa archeologia, solo un po’ di buon senso; ma certi traduttori sembrano aver fatto proprio, come scrisse Mario Praz in un suo memorabile saggio, il principio di Tertulliano: «Credo quia absurdum, certum quia impossibile.»
Per gli eventuali increduli, v. sopra.

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Intervento di Ferdinand Bardamu » sab, 03 mag 2014 14:24

Manutio ha scritto:«L’inizio di questa campagna di scavo ci suggerisce che la spada avrebbe piú successo in questa materia che non tutti i nostri ragionamenti.»
Stenterei a crederlo, se da fededegna persona udito non l’avessi… Spada in italiano è una metonimia con un significato inequivocabile: in quest’esempio, io capisco che, in archeologia, la violenza è piú efficace dell’esercizio intellettuale (!).

Carnby
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Intervento di Carnby » sab, 03 mag 2014 14:54

Manutio ha scritto:Poi, speriamo, si sarà ricordato che in inglese c’è una paroletta, spade, che sarebbe la pala
La vanga. «Pala» è shovel.

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Intervento di Animo Grato » dom, 04 mag 2014 11:19

Che ci volete fare? Ne uccide più la lingua (straniera) che la... vanga! :wink:
«Ed elli avea del cool fatto trombetta». Anonimo del Trecento su Miles Davis
«E non piegherò certo il mio italiano a mere (e francamente discutibili) convenienze sociali». Infarinato
«Prima l'italiano!»

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Manutio
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Intervento di Manutio » dom, 04 mag 2014 11:29

Carnby ha scritto:La vanga. «Pala» è shovel.
Ahi, ahi! Almeno i derivati spalare, che non è certo scavare, e dall’altra parte il metaforico rivangare, che invece è proprio il riportare alla luce ciò che era sotterrato, dovevano salvaguardarmi dalla confusione, a parte il confronto fra le due lingue. Grazie della fraterna correzione.

Carnby
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Intervento di Carnby » dom, 04 mag 2014 11:49

Manutio ha scritto:Grazie della fraterna correzione.
Sono contento che non se la sia presa. :wink:

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